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Aristotele, filosofo vissuto tra il 384 a.C. circa e il 322 a.C., mente aperta e poliedrica che contribuì in modo determinante in vari ambiti del sapere (etica, poetica, retorica, fisica, metafisica, logica), è ricordato anche per essere stato l’insegnante di Alessandro Magno, incarico che svolse tra il 342 a.C. e il 339 a.C. circa. Come Aristotele, molte figure nell’arco della storia hanno ispirato singoli o gruppi di persone. Il ruolo dell’insegnante è spesso non solo quello di propagatrice o propagatore di cultura, ma è quello di essere fonte di ispirazione e riflessione: Anne Sullivan, Jaime Escalante, Alberto Manzi. Purtroppo però non sempre le buone intenzioni e la volontà degli insegnanti sono sufficienti: basti pensare a Seneca con Nerone.
fonte:
Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, (2006) Bompiani, Milano; Farné, R., (2003) Buona maestra TV. La Rai e l'educazione da "Non è mai troppo tardi" a "Quark", Roma, Carocci
La caccia alle streghe, la terra piatta, il millenarismo… una serie infinita di pregiudizi legati al medioevo ci convincono (erroneamente) di trovarci di fronte ad un’epoca buia e priva di progresso. In realtà non è così: la caccia alle streghe è un fenomeno che si afferma a partire dal Seicento, i medievali sapevano perfettamente che la terra è sferica, e infine la paura dell’anno Mille in realtà non trova alcuna conferma.
Da Ipparchia, ad Aspasia di Mileto, fino ad Ipazia di Alessandria, Eloisa e Ildegarda di Bingen, ripercorriamo le donne di cui abbiamo testimonianza nella storia della filosofia antica e medievale. Ad Ipazia dobbiamo progressi nella ricerca scientifica e filosofica, mentre ad Ildegarda la creazione di una delle prime lingue artificiali della Storia, il sistema alfabetico da lei denominato “lingua ignota”, composta da un alfabeto di 23 lettere, le “litterae ignotae”.
A livello di sentire comune, ma anche di pregiudizio, tendiamo ad avere un’idea di “medioevo” molto negativa. In realtà si tratta di un pregiudizio infondato costruito dagli uomini del rinascimento e dell’illuminismo. Tra le innovazioni più profonde del Medioevo troviamo le università, e la prima università è quella di Bologna. Una data importante da ricordare è quella del 1158, anno in cui Federico Barbarossa promulga la constitutio “Authentica Habita”, grazie alla quale l’università di Bologna riceve protezione e supporto per professori e studenti fuori sede, oltre ad una serie di tutele ed immunità.
Nel 410 avviene un evento spartiacque: il Sacco di Roma, ad opera dei Visigoti di Alarico. La tendenza è quella di trovare un capro espiatorio, che viene individuato nei Cristiani, “colpevoli” di aver introdotto il cristianesimo a Roma, “indebolendo” così la città e offendendo le divinità pagane. Agostino spiega perché tale motivazione è irrealistica, attuando una lettura dell’evento per certi versi paragonabile ad alcune dinamiche di cronaca.
Con l’espressione “concilio ecumenico” si fa riferimento ad una riunione generale di tutti i vescovi cristiani, che ha l’obiettivo di discutere e talvolta definire determinati argomenti che hanno a che fare con la fede. È difficile indicare il numero esatto dei concili ecumenici nella storia, perché ciascuna delle chiese cristiane li conta diversamente. La chiesa cattolica, negli ultimi 1700 anni, ha contato ben 21 concili ecumenici. Il più recente è il Concilio Vaticano II, che sancisce un primo tentativo di avvicinamento tra la Chiesa e la società contemporanea.
Gli scettici si pongono in netto contrasto rispetto ad una tradizione che ha abituato i lettori a scegliere tra due opzioni: una giusta e una sbagliata, una vera e una apparente, e per questo, la loro scelta (atipica) di sospendere il giudizio è stata a lungo criticata. Davvero però quando si sospende il giudizio si prova di essere deboli? Oppure c’è qualcosa di più profondo e addirittura maturo quando consapevolmente si sceglie di non prendere posizione o rimandare il momento della scelta? Il caso dell’astensionismo giovanile è una possibile chiave di lettura di questo fenomeno.
Nel corso dei secoli le posizioni assunte dalla filosofia e poi dalla religione circa il suicidio sono state discordanti. Da una parte, ad esempio, abbiamo la filosofia stoica, che accetta (e anzi, in certi casi addirittura ammira) il suicidio, purché sia compiuto razionalmente, perché vede nella scelta di porre fine alla propria vita un atto di estrema libertà. Queste riflessioni si riaccendono ed intensificano in età contemporanea per via di tutte le domande e perplessità circa fine vita ed eutanasia.
Le grandi filosofie dell’ellenismo (stoicismo, epicureismo e scetticismo) sono accomunate da svariati elementi, tra cui spicca un tema ricorrente, che tutte presentano in modo diverso ma complementare: la ricerca e il raggiungimento della felicità, o comunque della serenità.
All’interno dell’Etica Nicomachea, scritto esoterico dedicato all’etica, Aristotele affronta anche il tema dell’amicizia, e si occupa di delineare i vari tipi di amicizia possibile, porli in gerarchia e spiegare in che cosa consiste una vera amicizia. Secondo Aristotele esistono tre tipi di amicizia: quella basata sull’utile, quella basata sul piacere e quella basata sul bene. Quest’ultima è l’unica vera forma di amicizia, in quanto è a tutti gli effetti disinteressata, ed è capace di porre il bene dell’altro al primo posto; tuttavia, è possibile solo se si verificano determinate condizioni, talvolta contingenti e talvolta legate agli atteggiamenti.
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