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Sabato i taiwanesi votano per eleggere il presidente e rinnovare il parlamento. L’attuale vicepresidente Lai Ching-te (William Lai), del Partito democratico progressista (Dpp, attualmente al governo), è il grande favorito del voto. Il suo principale avversario è Hou Yu-ih, candidato del Kuomintang (Kmt), formazione favorevole a relazioni più strette con Pechino.
Il voto è seguito con attenzione dalla Cina, che considera Taiwan una sua provincia ribelle, e dagli Stati Uniti, i principali fornitori di armi all’isola
Proprio la Cina ha definito Lai, un “grave pericolo” per le sue posizioni, ritenute “indipendentiste”. Per Pechino quello di sabato è un voto cruciale dell’isola, da considerarsi come una scelta tra “pace e guerra”.
Entrambi i principali candidati sostengono comunque di voler mantenere lo status quo, una situazione sostanzialmente cristallizzata nella quale i taiwanesi rivendicano una propria autonomia e Pechino rivendica una propria sovranità sull’isola. Il vicepresidente William Lai in passato si era detto favorevole all’indipendenza dell’isola, nella corsa al voto ha invece dichiarato che non farà mosse in quella direzione. Il candidato del Kuomintang, Lai Ching-te ha dal canto suo promesso di “non svendere Taiwan alla Cina” e di mantenere i legami con gli Stati Uniti.
Ma quanto pesa la questione del rapporto con la Cina sulle elezioni, sulle intenzioni di voto dei taiwanesi? Quali sono gli scenari che si prospettano in caso di vittoria dell’attuale vicepresidente? Che ruolo giocano la Cina e gli Stati Uniti in queste elezioni?
Di questo e altro parliamo con:
Lorenzo Lamperti Giornalista a Taiwan, collaboratore RSI
Giulia Sciorati analista dell’Ispi e ricercatrice alla London School of Economics and Political Science, specializzata in politica estera e di sicurezza della Cina.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Sabato i taiwanesi votano per eleggere il presidente e rinnovare il parlamento. L’attuale vicepresidente Lai Ching-te (William Lai), del Partito democratico progressista (Dpp, attualmente al governo), è il grande favorito del voto. Il suo principale avversario è Hou Yu-ih, candidato del Kuomintang (Kmt), formazione favorevole a relazioni più strette con Pechino.
Il voto è seguito con attenzione dalla Cina, che considera Taiwan una sua provincia ribelle, e dagli Stati Uniti, i principali fornitori di armi all’isola
Proprio la Cina ha definito Lai, un “grave pericolo” per le sue posizioni, ritenute “indipendentiste”. Per Pechino quello di sabato è un voto cruciale dell’isola, da considerarsi come una scelta tra “pace e guerra”.
Entrambi i principali candidati sostengono comunque di voler mantenere lo status quo, una situazione sostanzialmente cristallizzata nella quale i taiwanesi rivendicano una propria autonomia e Pechino rivendica una propria sovranità sull’isola. Il vicepresidente William Lai in passato si era detto favorevole all’indipendenza dell’isola, nella corsa al voto ha invece dichiarato che non farà mosse in quella direzione. Il candidato del Kuomintang, Lai Ching-te ha dal canto suo promesso di “non svendere Taiwan alla Cina” e di mantenere i legami con gli Stati Uniti.
Ma quanto pesa la questione del rapporto con la Cina sulle elezioni, sulle intenzioni di voto dei taiwanesi? Quali sono gli scenari che si prospettano in caso di vittoria dell’attuale vicepresidente? Che ruolo giocano la Cina e gli Stati Uniti in queste elezioni?
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Giulia Sciorati analista dell’Ispi e ricercatrice alla London School of Economics and Political Science, specializzata in politica estera e di sicurezza della Cina.

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