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Grensill e Archegos sono nomi che ai comuni mortali non dicono proprio nulla. Questi due fondi di investimento sono invece tristemente noti ai vertici di Credit Suisse, a causa delle perdite - non ancora quantificate ma definite “significative” - che la banca ha dovuto annunciare per aver puntato in borsa proprio su questi titoli.
Un passo falso o meglio una ponderazione errata dei rischi – in gergo finanziario si parla di “risk management” – che sta arrecando danno all’immagine dell’istituto di Zurigo, con il tonfo del valore delle proprie azioni e con una serie di mosse strategiche che ora dovrà essere perlomeno rimandata, per mancanza dei fondi necessari.
Insomma, gli anni passano ma la crisi finanziaria del 2008 rimane lì con i suoi moniti a volte inascoltati. Per questo c’è ancora chi si lancia in operazioni ad alto rischio con l’obiettivo di fare cassetta, di ripagare i propri clienti e i propri azionisti e, in definitiva, di tener testa alla concorrenza. Ma quando il gioco va storto si rischia di far la fine di Credit Suisse in questi giorni.
Per capire l’ammontare esatto delle perdite si dovrà aspettare qualche settimana, quando la banca presenterà i propri risultati del primo trimestre 2021. "Il controllo del rischio a ogni livello di questa banca deve essere esaminato e i cambiamenti fatti dove ci sono deficienze", ha dichiarato a Bloomberg David Herro, capo degli investimenti di Harris Associates, uno dei principali azionisti della banca. Delle teste cadranno?
Ne parliamo con:
Marzio Minoli, giornalista RSI;
Fabio Poma, gestore patrimoniale;
Luca Soncini, professore di strategia bancaria presso l’USI;
Alfonso Tuor, Economista e docente alla SUPSI.
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Grensill e Archegos sono nomi che ai comuni mortali non dicono proprio nulla. Questi due fondi di investimento sono invece tristemente noti ai vertici di Credit Suisse, a causa delle perdite - non ancora quantificate ma definite “significative” - che la banca ha dovuto annunciare per aver puntato in borsa proprio su questi titoli.
Un passo falso o meglio una ponderazione errata dei rischi – in gergo finanziario si parla di “risk management” – che sta arrecando danno all’immagine dell’istituto di Zurigo, con il tonfo del valore delle proprie azioni e con una serie di mosse strategiche che ora dovrà essere perlomeno rimandata, per mancanza dei fondi necessari.
Insomma, gli anni passano ma la crisi finanziaria del 2008 rimane lì con i suoi moniti a volte inascoltati. Per questo c’è ancora chi si lancia in operazioni ad alto rischio con l’obiettivo di fare cassetta, di ripagare i propri clienti e i propri azionisti e, in definitiva, di tener testa alla concorrenza. Ma quando il gioco va storto si rischia di far la fine di Credit Suisse in questi giorni.
Per capire l’ammontare esatto delle perdite si dovrà aspettare qualche settimana, quando la banca presenterà i propri risultati del primo trimestre 2021. "Il controllo del rischio a ogni livello di questa banca deve essere esaminato e i cambiamenti fatti dove ci sono deficienze", ha dichiarato a Bloomberg David Herro, capo degli investimenti di Harris Associates, uno dei principali azionisti della banca. Delle teste cadranno?
Ne parliamo con:
Marzio Minoli, giornalista RSI;
Fabio Poma, gestore patrimoniale;
Luca Soncini, professore di strategia bancaria presso l’USI;
Alfonso Tuor, Economista e docente alla SUPSI.
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

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