Dalla sclerosi multipla alla divulgazione scientifica, dai social ai libri e al documentario: l’intervista a Stefania Unida è un racconto umano di fragilità, consapevolezza e possibilità.
Stefania Unida ai microfoni di Radio Unica
Stefania Unida è stata ospite ai microfoni di Radio Unica per un’intervista intensa e autentica, capace di andare oltre la cronaca sanitaria. La sua voce racconta una storia personale che parla a molti. Una storia che parte dalla diagnosi di sclerosi multipla e arriva alla scelta consapevole di trasformare la fragilità in narrazione, conoscenza e condivisione.
La diagnosi e il silenzio iniziale
La diagnosi non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Stefania Unida racconta un percorso fatto di segnali ignorati, normalizzati, spiegati con la stanchezza o lo stress. Quando nel 2008 arriva il nome della malattia, non ci sono urla né lacrime. C’è il silenzio. Un silenzio profondo, quello che toglie le parole e riscrive il futuro. È lì che nasce la consapevolezza di entrare in una storia non scelta, ma destinata a diventare parte della propria identità.
Raccontarsi per non sentirsi invisibili
La scelta di raccontarsi nasce da un vuoto. Stefania Unida cercava informazioni, ma trovava solo forum che aumentavano la paura. Mancavano le storie. Mancavano le voci. Da qui l’idea di tradurre articoli scientifici, renderli accessibili, umani. Prima un blog, poi i social. Il racconto diventa un modo per dire “io esisto”, per rompere l’isolamento e dare spazio alle malattie invisibili. Non eroi, non tragedie. Persone.
Il libro come atto di verità
Dal racconto online nasce un libro autobiografico. Non un testo sulla malattia, ma sulla persona. Fragile è il titolo scelto, perché le crepe non sono difetti, ma punti da cui passa la luce. Scrivere, soprattutto dopo una ricaduta nel 2023, è stato doloroso e liberatorio insieme. Mettere su carta paure e dubbi ha permesso di guardarli senza fuggire, di dare loro forma e senso.
Dal cortometraggio al documentario
Il percorso narrativo si amplia con l’audiovisivo. Prima il cortometraggio “Non siamo invisibili”, poi il documentario “Istruzioni per non sclerare”. Qui Stefania Unida sceglie l’ironia come chiave di accesso a un tema serio. Il messaggio è chiaro: la vita con una patologia non è una vita a metà. È una vita diversa, ma piena di dignità, desideri e possibilità. Nessuno insegna come vivere quando il corpo cambia, ma raccontarlo può aiutare.
Ricerca, università e tecnologia
L’esperienza personale incontra anche la ricerca. Stefania Unida ha partecipato come paziente esperto a un progetto universitario internazionale sulla tele-riabilitazione, basato sull’intelligenza artificiale. Un sistema che permette ai fisioterapisti di seguire i pazienti a distanza, offrendo feedback immediati. Un esempio concreto di come scienza, tecnologia e vissuto possano dialogare, soprattutto in territori come la Sardegna, dove la sclerosi multipla è molto diffusa.
Un messaggio per chi è all’inizio del percorso
Il consiglio finale è semplice e potente. Non isolarsi. Dare spazio alla paura, al pianto, alla fragilità. Cercare altre voci. Stefania Unida lo ripete con forza: non si è la propria diagnosi. La vita resta piena di possibilità, anche se diverse da quelle immaginate. Un messaggio che continua a viaggiare grazie alla radio, ai libri, ai documentari e ai social. L’intervista è disponibile su radiouni