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Il 19 settembre 2023, quattro mesi fa esatti, l’Azerbaijan avviava una operazione militare nell’enclave dell’Artsakh, Nagorno Karabakh, popolato da circa 150 mila persone di etnia armena.
In poche ore la quasi totalità della popolazione era costretta ad abbandonare le proprie case e la propria storia millenaria e cercare rifugio in Armenia. La questione della frammentazione etnica in quella regione del Caucaso sembra da allora dimenticata, diluita nell’indifferenza della comunità internazionale e nella ridefinizione, su altri teatri di guerra, dei nuovi equilibri diplomatici mondiali.
Il presente ed il futuro della comunità armena dell’Artsakh sembrano segnati, e solo lo stato dell’Armenia e la sua popolazione sembrano ancora interessati a garantire dignità e sostegno alla popolazione fuggita dalle proprie case.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Il 19 settembre 2023, quattro mesi fa esatti, l’Azerbaijan avviava una operazione militare nell’enclave dell’Artsakh, Nagorno Karabakh, popolato da circa 150 mila persone di etnia armena.
In poche ore la quasi totalità della popolazione era costretta ad abbandonare le proprie case e la propria storia millenaria e cercare rifugio in Armenia. La questione della frammentazione etnica in quella regione del Caucaso sembra da allora dimenticata, diluita nell’indifferenza della comunità internazionale e nella ridefinizione, su altri teatri di guerra, dei nuovi equilibri diplomatici mondiali.
Il presente ed il futuro della comunità armena dell’Artsakh sembrano segnati, e solo lo stato dell’Armenia e la sua popolazione sembrano ancora interessati a garantire dignità e sostegno alla popolazione fuggita dalle proprie case.

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