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Lo scandalo al British Museum ha riacceso la disputa sui marmi del Partenone da parte del prestigioso museo alla Grecia: il governo greco ha reiterato in questi mesi le richieste di restituzione dei frammenti che tra il 1801 e il 1803 Lord Elgin, allora ambasciatore inglese in Grecia, deportò a Londra, lasciando dietro di sé un edificio ferocemente mutilato. Oggi queste rovine restano il segno tangibile di una Grecia classica di cui ancora oggi ci sentiamo figli. Ma perché siamo tutti debitori della Grecia antica? E quale ruolo ha oggi il classico nella nostra società ipertecnologica e globalizzata? A “Voci dipinte” per parlarne la scrittrice Andrea Marcolongo, autrice di “Spostare la luna dall’orbita”, resoconto di una notte trascorsa da sola al Museo dell’Acropoli, e l’archeologo Salvatore Settis, autore – fra gli altri - del saggio il “Futuro del classico”. Per la mostra della settimana siamo andati a Winterthur a scoprire le radici di uno dei maestri del Romanticismo tedesco, Caspar David Friedrich.
Vivian Meier la fotografa i cui lavori sono stati scoperti solo dopo la morte e che tanto spesso si era autoritratta scriveva “un autoritratto è una presenza in terza persona che indica la simultaneità di quella presenza e della sua assenza”.
Per quanto sia un genere estremamente popolare e praticato dagli artisti moderni l’autoritratto mantiene intatto il fascino di ciò che resta misterioso e sconosciuto. Dall’ossessione medioevale per gli specchi e i giochi di rimandi che implica il loro uso, agli elementi non fisiognomici che arricchiscono i dipinti fornendo informazioni altrettanto importanti sul protagonista del quadro, gli autoritratti sono spesso preziosi rivelatori della cultura di una società.
In questa puntata di Voci dipinte ne parliamo con Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi che possiede una delle più ricche collezioni al mondo di autoritratti, e con la storica dell’arte Laura Damiani Cabrini che per gli Uffizi ha curato un saggio che apparirà nel nuovo catalogo dedicato alla collezione di autoritratti.
Sono passati pochissimi anni da quando nel 2018 è stato battuto all’asta il primo dipinto realizzato grazie a un’intelligenza artificiale da un collettivo di artisti francesi: il ritratto di Edmond de Belamy. E oggi si parla ormai di vera e propria rivoluzione; la diffusione sempre più rapida e capillare dei sistemi di intelligenza artificiale sta avendo un impatto anche sui processi creativi. Per molti architetti e designer è diventato uno strumento per immaginare progetti visionari; per molti artisti una nuova frontiera per riflettere sulla natura dell’arte stessa e per realizzare opere inedite e perturbanti. A “Voci dipinte” ne parliamo con la studiosa di estetica dei nuovi media Alice Barale e l’architetto e designer Riccardo Blumer. Per la mostra della settimana andiamo al Kunstmuseum di Basilea a visitare una mostra dedicata ai Fauves che sta riscuotendo grande successo di critica e di pubblico.
“A questo serve il corpo” (Bompiani) è un racconto multiforme attraverso la storia dell’arte e la letteratura che si mette in ascolto dei corpi delle donne e degli artisti.
A Voci dipinte Emanuela Burgazzoli ne parla con l’autrice: Roberta Scorranese, giornalista e saggista.
"A questo serve il corpo” è un racconto multiforme attraverso la storia dell’arte e la letteratura che si mette in ascolto dei corpi delle donne e degli artisti. Passando in rassegna alcune famose opere d’arte che hanno al centro il corpo femminile, come la "Maddalena penitente" del Caravaggio o la "Madonna del Parto" di Piero della Francesca, la storia delle donne dipinte si intreccia con le protagoniste di donne reali, protagoniste di brevi racconti. Il corpo cambia e prende vita nello sguardo di chi lo dipinge e lo osserva. Eppure conserva il proprio mistero. A Voci dipinte ne parliamo con l’autrice: Roberta Scorranese, giornalista e saggista; per la mostra della settimana Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum di Berna, racconta la mostra dedicata all’artista svizzero Markus Raetz.
I bestiari risalgono probabilmente al II secolo d. C. quando ad Alessandria d’Egitto apparve il ''Fisiologo greco'', un testo che fu poi via via modificato, ampliato e rielaborato in numerosissime versioni e in varie lingue e che attingeva sia a fonti bibliche sia a fonti profane come Plinio il vecchio.
Quelli più noti risalgono al Medioevo, testi sorprendenti e affascinanti che alla descrizione e all’illustrazione dell’animale accompagnano l’interpretazione allegorica delle sue caratteristiche e dei suoi comportamenti.
Una recente pubblicazione curata dalla storica e curatrice di design Domitilla Dardi raccoglie e commenta numerosi esempi di bestiari classici integrandoli con opere che arrivano fino alla contemporaneità. Il risultato è un viaggio tra creature “bestiali" ed esseri immaginari dove che racconta molto del mondo animale ma soprattutto di quello dei sogni e degli incubi umani.
Ne parliamo in questa puntata di Voci dipinte completata dalla visita alla mostra "Da Albrecht Dürer a Andy Warhol Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich" in programma al MASI dal 10 settembre al 7 gennaio 2024.
Dal graffitismo americano alle opere superquotate di Banksy: la street art ha percorso molta strada dagli anni Sessanta quando i primi writers si firmavano clandestinamente sui treni della metropolitana di New York a colpi di bombolette spray.
Grazie anche a nomi di artisti tradizionali come Keith Haring e Basquiat l’arte urbana è entrata con il tempo nelle gallerie e nei musei; oggi sulla scia dell’effetto Banksy e dei social media la street art è entrata definitivamente nel sistema dell’arte. Da fenomeno underground a fenomeno globale, la pratica della street art ingloba una pluralità di tecniche, temi e stili, vive di mostre e festival, ed è riconosciuta come forma di arte pubblica, commissionata dalle amministrazioni di molte città, grandi e piccole, ne è un esempio il progetto Urban art di Chiasso.
A "Voci dipinte" ne parliamo con due ospiti: Nicoletta Ossanna Cavadini, responsabile del Centro culturale di Chiasso e Alice Cosmai dell’Ufficio arte negli spazi pubblici di Milano.
Dall’anno della sua fondazione, nel 1970 Art Basel ha percorso molta strada: passando dai 16mila spettatori ai 93mila del 2019, l’ultima edizione prepandemia, e dai 110 galleristi di allora ai 284 dell'edizione 2023. Oggi Art Basel è una vera e propria multinazionale, con altre tre succursali in città nevralgiche per il mercato dall’arte internazionale: Miami, Hong Kong e Parigi. E Art Basel a Basilea è ormai molto più di una fiera: grazie ai molti progetti curatoriali - come Unlimited - è diventata una grande esposizione delle ultime tendenze dell’arte contemporanea. E con un percorso di istallazioni pensate per lo spazio pubblico vive anche nel tessuto cittadino. La sua anima commerciale resta preponderante: è la fiera per i collezionisti, mercanti e galleristi e rappresenta un indicatore prezioso per gli investitori. Quale la sua identità e la sua funzione oggi? Ne parleremo con Vincenzo De Bellis, il nuovo direttore delle piattaforme di Art Basel, e Giovanni Carmine, curatore della sezione Unlimited e Samuel Leuenberger, curatore di Parcours. A Voci dipinte, Domenica su Rete Due alle 10h35.
È stata presentata come la Biennale delle altre architetture. Quelle di altri continenti o di altri paradigmi. Lesley Lokko, la curatrice di questa 18.edizione della Biennale di architettura di Venezia ha affermato fin da quando le è stato assegnato l’incarico che il gesto essenziale della sua Biennale sarebbe stato il cambiamento e ha voluto intitolarla "The Laboratory of the Future".
E certamente al futuro si guarda molto in questa Biennale. Vuoi per il confronto e la presenza costante con l’intelligenza artificiale, vuoi per le grosse sfide ecologiche ed energetiche che attendono il nostro abitare di domani e in alcuni casi già di oggi, vuoi per gli interrogativi che il ripensamento di decarbonizzazione e decolonizzazione suscitano, vuoi infine perla grande attenzione dedicata al continente africano.
Un’edizione in cui il mestiere e gli strumenti dell’architetto travalicano continuamente lo stretto ambito tecnico di chi è chiamato a costruire e modellare i nostri spazi, e che in questo sconfinare ha il merito di interrogarci sul concetto stesso di spazio e di abitare.
A Voci dipinte ne parlano l’architetto Laura Ceriolo e il filosofo Matteo Vegetti.
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Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e…

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