W la dislessia - Il podcast

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By W la dislessiaEducation
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W la dislessia - Il podcast episodes

  • Scopri la dislessia Ep. 79 - Ci sono degli esercizi da fare per la disgrafia?
    Se tuo figlio ha una brutta grafia o c'è la disgrafia di mezzo ci sono un po' di esercizi che si possono fare.

    Andiamo a vederli insieme.

    Il primo passo è riconoscere la fatica che tuo figlio sta facendo.

    Il secondo è capire che dietro c'è un grande sforzo, sia fisico che mentale, quindi evita di pensare che la quantità di esercizio possa fare la differenza.

    Ma quali sono gli esercizi?

    1. Osserva che non ci sia tensione prima di fare qualcosa legata alla lettura. Insegnali a rilasciare questa tensione con l'esercizio che vedrai nel video

    2. Riconosci che lavorare sulla scrittura può essere noioso e prevede il mettersi in gioco (ed essere consapevoli che è importante farlo).

    3. La scrittura è legata alla continuità del tratto e un buon esercizio è anche "unisci i puntini"

    4. Lavora sul collegamento OCCHIO-TESTA-MANO

    5. Fai usare a tuo figlio la penna con cui si trova meglio e per cui sente maggiore confidenza

    Ricordati sempre che non è lo strumento che cambia tutto. Anzi non affidarti ciecamente agli strumenti.
    11 min
  • Scopri la dislessia Ep. 78 - Voti si o Voti no?
    Ma queste scuole senza voti hanno senso? E' meglio darli i voti oppure no?

    C'è sempre più la tendenza a dire che i voti, soprattutto quando i bambini sono piccoli, non hanno senso o sono dannosi.

    Quindi niente pagelle, niente valutazioni perché sembrano fare del male ai bambini.

    Ma questa cosa ha senso?
    Piccola premessa: non sono i voti che creano bassa autostima, ma i significati che vengono dati ai voti.

    Sono gli adulti (insegnanti e genitori) che caricano i bambini di eccessive aspettative e allora sì che si fanno danni reali.

    Nell'immediato magari va bene avere una scuola senza voti, ma nel lungo termine si rischia che sia addirittura controproducente.

    Tieni presente che la valutazione (i voti) sono un momento complesso nel lavoro dell'insegnante, ecco perché bisogna essere delicati nel dare le giuste spiegazioni e motivazioni al numero che i bambini vedono.

    Ma soprattutto: NON ATTRIBUIRE SIGNIFICATI!
    Non ti dicono cosa tuo figlio potrà o non potrà fare nella vita, sono lo specchio della valutazione di quel momento preciso.

    Quindi voti sì o voti no?
    5 min
  • Scopri la dislessia Ep. 77 - Come funziona l'Indennità di frequenza per i DSA
    Questa è una delle domande che ci fanno moltissimi genitori, quindi abbiamo deciso di fare chiarezza e darti delle indicazioni molto importanti.

    L’indennità di frequenza è una prestazione economica, erogata a domanda, finalizzata all’inserimento scolastico e sociale dei minori con disabilità fino al compimento della maggiore età.

    Il beneficio spetta ai cittadini minori di 18 anni con disturbi specifici dell’apprendimento, difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età, nonché ai minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze di 500, 1.000, 2.000 hertz, che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.
    Ai fini del riconoscimento della prestazione economica, il cittadino deve chiedere il riconoscimento dei requisiti sanitari inoltrando la domanda mediante il servizio denominato “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”.

    Le diagnosi di Disturbo Specifico di apprendimento di per sé non garantisce il riconoscimento del diritto all’indennità di frequenza.

    Per fare richiesta di indennità di frequenza, sarà necessario presentarsi a visita dalla commissione per l’accertamento dell’invalidità, la quale stabilisce se il bambino rientra nella condizione prevista dalla legge in base al grado di compromissione scolastica ed emotiva causato dal disturbo di apprendimento. A tal proposito è molto importante che la diagnosi riferisca una “difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età” (Legge 289/90).
    Che significa “difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età”?
    E’ necessario riferirsi a minori di 18 anni;
    Il bambino possiede reali difficoltà a fare ciò che ci si aspetta in base alla sua età;
    Questa difficoltà non deve essere transitoria.
    Come si presenta la domanda di indennità di frequenza?
    La modalità di presentazione della domanda di indennità di frequenza si trovano sul sito Internet dell’INPS, per richiederla è necessario:
    Essere in possesso del certificato medico introduttivo;
    Presentare tale certificazione all’INPS entro 90 giorni dalla sua emissione, a cui seguirà una convocazione presso l’ASL di riferimento;
    Presentarsi alla convocazione della visita predisposta presso la ASL, avvalendosi di tutte le documentazioni necessarie richieste per poter procedere;
    Attendere l’esito della visita che solitamente viene comunicato mediante raccomandata (in caso venga ingiustamente respinta è possibile fare ricorso).
    L’indennità di frequenza viene erogata per l’intero anno o nove mensilità, a seconda del caso che il bambino frequenti o meno centri specialistici anche durante i mesi estivi, fino al compimento del 18° anno di età.
    L’indennità di frequenza viene erogata per l’intero anno o nove mensilità, a seconda del caso che il bambino frequenti o meno centri specialistici anche durante i mesi estivi, fino al compimento del 18° anno di età.
    Accertato il possesso dei requisiti sanitari e amministrativi previsti, la prestazione economica viene corrisposta fino a un massimo di 12 mensilità, a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di effettivo inizio della frequenza al corso o al trattamento terapeutico-riabilitativo.
    L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza (fino a un massimo di 12 mensilità).
    7 min
  • Scopri la dislessia Ep. 76 - È giusto bocciare i ragazzi?
    Il tema di questa puntata è molto caldo, perché tocca delle corde emotive che vibrano molto forte: "cosa succede alla vita di mio figlio se viene bocciato?"

    Ha ancora senso bocciare i ragazzi? Se sì, che effetti si generano?

    La prima cosa da capire è che c'è bocciatura e bocciatura.

    1. Se un ragazzo non si impegna, non studia e non ottiene risultati, è inevitabile che arrivi una bocciatura!
    2. Un ragazzo si impegna tantissimo, ma lo stesso non ottiene risultati perché fatica e viene bocciato.
    3. Un ragazzo viene bocciato per INGIUSTIZIA!

    Partiamo dal primo.
    Non puoi pensare che tuo figlio passi un'estate a non fare nulla, quindi devono esserci delle conseguenze (ben chiare a tuo figlio prima che arrivi alla fine dell'anno).
    Ad esempio "vai a lavorare in malga tutta l'estate".
    Non è una punizione, ma una diretta conseguenza.

    Secondo caso.
    Puoi punirlo? Direi di no! Anzi va rinforzato e sostenuto proprio per l'impegno dimostrato.
    "Sono con te sia che tu voglia rimanere in questa scuola, sia che tu voglia cambiare".
    Ovviamente il discorso cambia tra medie e superiori. Alle superiori ci sta che un ragazzo venga fermato e non abbia le competenze per dare quella scuola e un cambio ha senso che venga almeno valutato.

    Caso numero tre.
    Distinguiamo tra DSA e non DSA.
    Ahinoi se è "non DSA" fai anche fatica a dimostrare eventuali ingiustizie (a meno che non siano dal punto di vista umano e DIMOSTRABILI).
    Se invece è nel mondo dei DSA, può capitare (ebbene sì ancora nel 2020 può capitare) che non sia stato applicato il PDP (Piano Didattico Personalizzato) e SE HAI LE PROVE puoi valutare se fare delle azioni nei confronti della scuola. Ma non è questo il tema del video, magari ne parleremo in altri momenti.

    Sopra ad ogni cosa, però, serve capire che qualunque esperienza, positiva o negativa può essere un momento da cui si può imparare qualcosa davvero.
    8 min
  • Scopri la dislessia Ep. 75 - I vuoti di memoria
    Se tuo figlio si dimentica le cose, non crea automatismi, questo è il podcast che fa per te.

    Ad esempio perché in matematica un giorno ricorda le cose ed il giorno dopo no?

    Oppure perché un esercizio di italiano funziona e quello dopo, anche se molto simile, non va?

    Una delle caratteristiche dei DSA è quella di “subire” dei sovraccarichi di informazioni, che li portano ad andare più o meno in tilt ed a perdere di vista l’obiettivo per cui stavano lavorando.

    Magari dura una frazione di secondo, ma può essere determinante per la riuscita di un esercizio.

    Ma cosa fare?

    La prima cosa è non allarmarsi, non è una fase perenne, ma un momento transitorio.
    Se non carichiamo di tensione ed ansia il ragazzo, le cose sono destinate a migliorare con l’esperienza.

    Non è necessario quindi continuare a martellarlo di esercizi costantemente perché altrimenti “non automatizza”, anzi, spesso, proprio quel continuare ad insistere aumenta il sovraccarico ed anche l’idea di non riuscire.

    Servono pazienza, calma e molta dedizione.
    7 min
  • Scopri la dislessia Ep. 74 - Come gestire la noia nei bambini
    Tuo figlio si distrae, disturba i compagni e continua a prendere note?
    E la risposta che ti dà è che si annoia?

    La noia è uno degli aspetti più importanti ed, ahimè, più sottovalutati nell'ambito delle difficoltà di apprendimento.

    E' difficile capire come mai non si insegna ai bambini che la noia è una compagna di vita, un "amico" con il quale si può convivere e gestire.

    La prima cosa da fare è distinguere la noia dallo scegliere di annoiarsi.
    Spesso a scuola scatta quando in modo automatico, quando magari la lezione è complicata o lenta.

    Imparare a stare da soli con se stessi è invece qualcosa che potrebbe essere utile per la nostra crescita, ma ora sembra un lusso quasi impensabile da raggiungere.

    Ed ecco che si passano le giornate a dire ai figli "perché non fai questo", "perché non vai a giocare con Paolo", eccetera.

    E' importante imparare a stare con noi stessi e devi aiutare tuo figlio a farlo quando serve.

    Più delicata è la noia inconsapevole ed è tipica di molti ragazzi con DSA, che molto spesso hanno un'intelligenza superiore alla media.

    Questi ragazzi si perdono facilmente se la lezione (o la parlata dei genitori) è lenta, quindi occhio a parlare ai 2 all'ora perché si perderà inesorabilmente.

    Altra fatica enorme per questi ragazzi è stare fermi e focalizzare l'attenzione senza muoversi.

    Prima che inizino a fare aereoplanini ed a lanciare cose, lasciateli che scarabocchino o disegnino mentre si parla.

    Altro strumento per aiutare un ragazzo incline alla noia è fargli fare ragionamenti, collegamenti e vedere cose nuove.

    Il campanello d'allarme? Lo sbadiglio, ovvero la ricerca di ossigeno.
    8 min
  • Scopri la dislessia Ep. 73 - Che scuola scegliere dopo le medie
    "Ma quale sarà la scuola giusta per mio figlio alle superiori?"

    Questa domanda è molto importante, ma per evitare di andare inutilmente in ansia serve che tu, ma anche tuo figlio, prendiate dei semplici accorgimenti.

    Ci sono alcuni passaggi importanti da comprendere per evitare di fare pasticci.

    Partiamo da un concetto semplice: il voto delle medie non indica assolutamente nulla per la scelta. Non è detto che un 6 in uscita pregiudichi un liceo e non è scontato che un 10 renda le superiori una passeggiata.

    Ricorda che il voto dell'esame di terza media è frutto, come è ovvio che sia, di valutazioni soggettive degli insegnanti, che per quanto siano stati bravi possono aver fatto valutazioni non rappresentative della realtà.

    Come detto anche in altri video, il voto non rappresenta le capacità di un ragazzo.

    I parametri più efficaci per comprendere quale sia la scuola migliore per tuo figlio sono 2:

    1. Che cosa sa fare;
    2. Che cosa gli piace fare.

    E' chiaro che se ci sono delle evidenti difficoltà con le materie scientifiche, forse è meglio evitare scuole in cui queste materie sono fondamentali.

    E' altrettanto chiaro che la motivazione può aiutare un ragazzo, dislessico o meno, a riuscire anche facendo fatica.

    Quei due parametri sono fondamentali!

    Ma non basta!

    Ricorda che gli anni delle superiori possono portare qualche inciampo, debiti o bocciature, ma dipende da come vengono vissuti questi inciampi per farli diventare uno spunto di crescita.
    8 min
  • Scopri la dislessia Ep. 72 - PEI - Piano Educativo Individualizzato e gli esami
    Se tuo figlio ha un Piano Educativo Individualizzato, il periodo degli esami è un momento in cui lo stress può salire molto.

    Il primo esame in cui il PEI viene coinvolto è quello delle medie e in questo caso la situazione è meno complessa rispetto alle superiori.

    L'unica cosa è che servono delle accortezze per fare in modo che ci sia una costante collaborazione tra genitori, insegnanti ed insegnanti di sostegno.

    Non bisogna dare per scontato nulla e serve che ci siano equilibrio e collaborazione.

    Alle superiori si aggiunge spesso un altro tipo di problema: il corpo docente molte volte spinge perché si passi al "programma differenziato", ovvero ad abbassare ulteriormente il livello di fatica dei ragazzi.

    Cosa comporta però questo? Che non ci sarà un diploma, ma una semplice qualifica. In soldoni avrete buttato anni di lavoro.

    Quindi state molto attenti a quello che succede quando vi parlano di esonero da determinate materie perché potrebbero esserci delle conseguenze non piacevoli per i ragazzi.
    6 min
  • Scopri la dislessia Ep. 71 - Dislessia e università
    Arriva lo spauracchio dell'università, ma come può mio figlio sostenerla senza impazzire?

    Lo so, pensavi che le scuole superiori fossero la parte finale della fatica nello studio di tuo figlio, ma arriva l'università e spesso non si sa cosa fare.

    Ci sono subito un paio di problemi da tenere in considerazione:

    Il mondo dell'università è molto lontano dal comprendere a fondo come funzioni il mondo della dislessia.

    Primo ostacolo: il test d'ingresso in cui vengono considerati tutti gli errori che magari a scuola venivano valutati solo alla luce del PDP.

    Quindi, mi raccomando, portate la diagnosi all'università e fatela protocollare, come a scuola.

    L'esame di ammissione rimane comunque spesso un ostacolo importante, quindi mi raccomando portate la diagnosi senza problemi.

    E' chiaro che se vuoi portare la diagnosi, devi fare un bel respiro ed andare all'ufficio disabilità! Lo so, la dislessia non è una malattia, ma molto spesso l'università inserisce i DSA nello stesso ufficio di chi ha delle disabilità.

    All'università in più, cambiano le cose, è fondamentale che siano i ragazzi a fare tutte le attività che a scuola venivano fatte dai genitori.

    Ragazzi datevi da fare, muovete voi i passi per ricevere gli strumenti compensativi e dispensativi.

    L'università è l'ingresso reale nel mondo dei grandi, inizia anche dall'assumerti le tue responsabilità di quello che capiterà.
    6 min
  • Scopri la dislessia Ep. 70 - Discalculia nei ragazzi, cosa fare
    "Mio figlio fa tanta fatica con la matematica e non so più dove sbattere la testa!"

    Se questa frase risuona nella tua testa questo video è fatto per te.

    Le difficoltà possono emergere in due momenti precisi:

    1. La verifica;
    2. Gli esercizi (soprattutto quelli complicati).

    Il denominatore comune di questi due momenti è lo stress.

    Ansia e stress sono i nemici che peggiorano di tanto le difficoltà che tuo figlio ha in ogni caso.

    La matematica non è solo essere bravi a fare i conti, ma anche mantenere un livello di attenzione elevato per riuscire a fare l'esercizio.

    La prima cosa che devi evitare è continuare a far ripetere lo stesso esercizio nella speranza che riesca a comprendere il meccanismo.

    Questo perché, se il ragazzo ha perso l'attenzione o gli è salita ansia/tensione, quell'esercizio non solo è inutile, ma è anche dannoso.

    Altro errore da evitare è spiegare la matematica esattamente come l'hai imparata tu e questo purtroppo capita spesso, sia a casa che a scuola.

    Un ragazzo in difficoltà ha bisogno di vedere le cose da una prospettiva diversa, non con decine di insistenze.

    Altro errore è pensare che la matematica sia solo numeri e calcoli.
    Sbagliato!

    La matematica ha molto a che fare con la comprensione, se il livello di comprensione è basso come puoi infatti riuscire a fare l'esercizio?

    Quindi devi mettere la tua attenzione sia nella parte di esercizio pratico, sia nella parte di comprensione (quindi le parole complesse che si usano spesso in matematica).

    Tutto questo viene esagerato nelle verifiche. Infatti molti ragazzi già vanno in stress quando vedono verifiche lunghissime, quindi anche questo è un aspetto da tenere in considerazione.

    Come sempre è necessaria pazienza.
    5 min

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W la dislessia: il podcast pensato appositamente per i genitori.
Niente paroloni, nessuna conferenza o lezione teorica.


In ogni puntata Alessandro, Paola e Valentina vi accompagneranno nel…

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