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By Michele D’InnellaSociety & Culture
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  • L’ombra oscura della Massoneria in Italia - La P2 di Licio Gelli
    Propaganda due (meglio nota come P2) era una loggia massonica aderente al Grande Oriente d'Italia (GOI). Venne fondata nel 1877 con il nome di Propaganda massonica, nel periodo della sua conduzione da parte dell'imprenditore Licio Gelli assunse forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell'ordinamento giuridico italiano. La P2 fu sospesa dal GOI il 26 luglio 1976; successivamente, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 sotto la presidenza del ministro Tina Anselmi concluse il caso P2 denunciando la loggia come una vera e propria «organizzazione criminale» ed «eversiva». Fu sciolta con un'apposita legge, la n°17 del 25 gennaio 1982.
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    1 hr 45 min
  • Il Giallo dietro al Suicidio di Roberto Calvi - Il Banchiere degli Dei
    Roberto Calvi, presidente del banco Ambrosiano, lascia Milano l'8 giugno 1982. Viene trovato impiccato a un traliccio a Londra, sotto il ponte dei Frati neri, il successivo 18 giugno. Era fuggito per trovare una scappatoia dal crac dell'istituto di credito milanese che per anni aveva operato in società con lo IOR, la banca vaticana. Dietro la sua morte si celano i segreti di una spietata politica finanziaria dettata dalla Massoneria, dal Vaticano e dalla mafia. Sotto il ponte dei frati neri sul Tamigi, impiccato ad un’impalcatura, penzola il corpo di un uomo di 60 anni, vestito con un abito di pregevole fattura. Nelle tasche ci sono dei mattoni, le mani sono legate dietro la schiena. In fondo alle tasche 7.400 sterline e un passaporto con un nome italiano. È Roberto Calvi, presidente del banco Ambrosiano di Milano, il banchiere che faceva affari con lo Ior, il banchiere di Dio.
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    46 min
  • Morti nelle mani dello Stato - I casi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva
    La morte di Stefano Cucchi avvenne a Roma il 22 ottobre 2009 mentre il giovane era sottoposto a custodia cautelare. Le cause della morte e le responsabilità sono oggetto di procedimenti giudiziari che hanno coinvolto da un lato i medici dell'ospedale Pertini, dall'altro continuano a coinvolgere, a vario titolo, più militari dell’Arma dei Carabinieri. Il caso ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica a seguito della pubblicazione delle foto dell'autopsia, poi riprese da agenzie di stampa, giornali e telegiornali italiani. La vicenda ha altresì ispirato documentari e lungometraggi cinematografici.
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    1 hr 50 min
  • La strage di Piazza della Loggia
    La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico fascista compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista. L'attentato provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102.
    Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, vennero riconosciuti colpevoli e condannati alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo; quali esecutori materiali vennero riconosciuti Ermanno Buzzi (nel frattempo assassinato in carcere) e Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di "fonte Tritone" dei Servizi Segreti Italiani), assieme ai già detenuti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (il quale ha trasportato l'ordigno). Come mandante è stato condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi. Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l'ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti furono assolti.
    È considerato uno degli attentati più gravi degli anni di piombo, assieme alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti), alla strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti).
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    1 hr 41 min
  • La trattativa Stato-Mafia
    La locuzione "trattativa Stato-mafia" definisce una negoziazione tra importanti funzionari dello Stato italiano e rappresentanti di Cosa nostra portata avanti nel periodo successivo alla stagione delle stragi del '92 e '93, al fine di giungere ad un accordo e a delle forme di reciproca convivenza, con l'obiettivo anche di far cessare delle stragi. In sintesi dunque, il fulcro ipotizzato dell'accordo sarebbe stato la fine della cosiddetta "stagione stragista", in cambio di un'attenuazione delle azioni di lotta alla mafia, in particolare in seguito all'attività del pool di Palermo guidato da Giovanni Falcone che aveva condannato nel Maxiprocesso di Palermo centinaia di criminali mafiosi. La trattativa Stato-mafia sarebbe stato quindi il risultato del ricatto della mafia esercitato attraverso le stragi, al fine di costringere lo Stato a un compromesso. L'ipotesi è stata oggetto di lunghe indagini giudiziarie non ancora concluse, e di alcune inchieste giornalistiche.
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    1 hr 46 min
  • Il Clan dei Casalesi - La Terra dei Fuochi
    Il Clan dei Casalesi è uno dei più potenti clan camorristici e una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo. Originario di San Cipriano d’Aversa, il clan fu formato nella seconda metà del XX secolo.
    Si connota all'interno della camorra come un cartello criminale avente i tratti tipici paragonabili alla 'ndrangheta o a cosa nostra. Oltre che nella provincia di Caserta, il clan risulta attivo anche nel Lazio meridionale, Puglia, Piemonte settentrionale, Molise, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia, nonché in altri paesi del mondo, come la Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal sud America, in Germania, in Romania ed infine negli Stati Uniti d'America.
    Non solo gestisce il traffico di droga proveniente dal Sud America, ma anche in altri paesi dell'Unione europea, in particolare in Polonia, dove gestisce il contrabbando di sigarette. Invece in Romania, Bulgaria e Ungheria gestisce la prostituzione, il traffico di droga, l'edilizia, centri benessere ed il riciclaggio di denaro, investendolo in attività legali.
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    2 hr 3 min
  • Il Serial Killer delle Prostitute - Gianfranco Stevanin
    16 novembre 1994, casello autostradale di Vicenza Ovest. Una donna si precipita fuori da un’autovettura e, indicando il conducente, comincia a gridare “È armato! È armato!”.
    L’automobilista, in possesso di una pistola giocattolo, è Gianfranco Stevanin, 35 anni, agricoltore. La donna, una prostituta austriaca, denuncia di essere stata sequestrata e violentata da Stevanin, che l’avrebbe avvicinata offrendole un milione di lire per farsi fotografare nuda.
    In una prima perquisizione, la polizia trova nell’abitazione dell’agricoltore migliaia di foto pornografiche, oggetti sadomaso, ma anche una busta con peli pubici, oltre ai documenti di due ragazze scomparse: Claudia Pulejo, una tossicodipendente di 29 anni, di Legnago (Verona), e una cameriera serba, Biljana Pavlovic, 25 anni. Gli investigatori cominciano a sospettare che Stevanin possa essere coinvolto nelle sparizioni delle due ragazze, ma per oltre sette mesi non emerge alcun indizio utile.
    Il 19 giugno 1995 Stevanin viene condannato a tre anni di prigione per la violenza alla prostituta austriaca e finisce in carcere. Due settimane dopo, a 1,5km dal casale di Stevanin, un contadino trova un sacco di juta contenente un tronco di scheletro di donna senza testa, né arti. Gli scavi nel podere continuano e il 12 novembre viene rinvenuto nei terreni di Stevanin un altro scheletro.
    Stevanin, pur negando di essere un assassino, comincia a collaborare con gli investigatori raccontando di avere dei flashback. Tra questi c’è quello di un cadavere di donna che lui stesso ha fatto a pezzi con un taglierino. Sulla base delle sue indicazioni, il 1º dicembre, sempre nel podere, viene trovato un terzo cadavere. Gli esami medici scopriranno un piccolo cuore tatuato sul polso sinistro del cadavere che permetteranno di identificare Claudia Pulejo.
    Ma chi è Gianfranco Stevanin? Basette lunghe, camicie anni Settanta dal collo sollevato, un’aria allampanata che riesce simpatica alle ragazze, Stevanin, figlio unico di una coppia di ricchi agricoltori, soprannominato Elvis dai ragazzi di Terrazzo, è stato sempre un ragazzo distaccato, quasi ombroso. A 16 anni un incidente che potrebbe avergli segnato la vita: una caduta dalla motocicletta gli procura una frattura cranica e lunghe settimane di coma.
    Durante i lunghi interrogatori cui sarà sottoposto, Stevanin negherà sempre di aver ucciso, sosterrà invece che le donne gli sono morte tra le braccia mentre faceva l’amore con loro e di essersi sbarazzato dei loro corpi: alcuni seppelliti nei campi, altri smembrati e gettati nell’Adige e nei fossi. Il 4 novembre 1997 un incidente probatorio con i periti psichiatrici stabilisce che Gianfranco Stevanin al momento di smembrare i corpi era capace di intendere e di volere.
    Condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di 6 donne (due mai identificate), con una sentenza a sorpresa, in Appello Stevanin viene riconosciuto incapace di intendere e volere al momento degli omicidi e condannato a dieci anni e sei mesi di reclusione ma solo per il reato di occultamento e vilipendio di cadavere.
    Ma nel 2000 la Cassazione annulla questa sentenza. Il 7 febbraio 2002 Stevanin viene condannato in via definitiva all’ergastolo, dove ad oggi sconta ancora la sua pena.
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    57 min
  • L’Anonima Sequestri - Gli anni dei Rapimenti in Sardegna
    Anonima sequestri (o Anonima Sarda) è un'espressione giornalistica utilizzata dai media italiani per riferirsi a gruppi in seno al Banditismo sardo, responsabili soprattutto dei sequestri di persona verificatisi in Sardegna e non solo, con alta frequenza dagli anni sessanta agli anni novanta del XX secolo, per poi scomparire negli anni 2000.
    Non essendovi state in Sardegna associazioni a delinquere di stampo mafioso, o disegno unitario dietro i vari casi di sequestro, l'espressione 'anonima sequestri' andrebbe evitata per riferirsi alla storia dei sequestri di persona in Sardegna e piuttosto riservata alla descrizione del modo in cui i media italiani trattarono il fenomeno nel periodo in questione.
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    1 hr 38 min
  • Il Naufragio Fantasma
    Il naufragio della F174 (conosciuto anche come tragedia di Portopalo o strage del Natale 1996) fu un sinistro marittimo avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996 nelle acque internazionali a 19 miglia nautiche (35 km) al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa.
    Una vecchia nave di legno, gravemente sovraccarica dal trasporto di clandestini provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka affondò, causando la morte di almeno 283 persone e rappresentò all'epoca la più grande tragedia navale del Mediterraneo dalla fine della Seconda guerra mondiale, e rimase tale sino al naufragio di Lampedusa, verificatosi il 3 ottobre 2013.
    I pescatori di Portopalo si resero conto dell'avvenuto disastro quando, dopo alcuni giorni, iniziarono a recuperare con le proprie reti alcuni resti umani e altri relitti. Tuttavia, temendo che le indagini avrebbero potuto interrompere la pesca (unica fonte di sostentamento della zona), gli abitanti e le autorità di Portopalo non segnalarono i ritrovamenti alla magistratura. Solo a seguito di un'inchiesta giornalistica del 2001, il relitto della nave naufragata venne ritrovato alla profondità di 108 metri nel punto indicato da un pescatore locale pentito.
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    1 hr
  • La strage di Ustica
    La strage di Ustica fu un incidente aereo, avvenuto alle 20:59 del 27 giugno 1980 sopra il braccio di mare compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica.
    Vi fu coinvolto il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi, operato dall'aeromobile Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia, il quale perse il contatto radio con l'aeroporto di Roma-Ciampino, responsabile del controllo del traffico aereo in quel settore, si destrutturò e cadde nel mar Tirreno. Nell'incidente morirono tutti gli 81 occupanti dell'aeromobile, tra passeggeri ed equipaggio. Fino al disastro aereo di Linate, la strage di Ustica fu uno degli incidenti aerei più gravi avvenuti sul suolo italiano dal secondo dopoguerra.
    A diversi decenni di distanza, vari aspetti dell'incidente non sono ancora chiariti in maniera compiuta, a partire dalla dinamica stessa.
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    45 min

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