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Il rapporto tra Bitcoin e mass media non è mai stato eccezionale. Sulle principali testate disinformazione e confusione sono spesso predominanti: è un fattore costante o è destinato a migliorare nel tempo? Avendo un background giornalistico in redazioni cosiddette mainstream ho pensato di provare a tenere traccia di come Bitcoin verrà raccontato, volta per volta, in base agli eventi di attualità. E’ per questo che con la fermata di oggi nasce Stampa e Bitcoin, la rubrica che analizza periodicamente il modo in cui giornali, tv e siti web dipingono la tecnologia introdotta da Satoshi Nakamoto.
La prima puntata non può che essere dedicata al coinvolgimento di Bitcoin nella narrazione relativa al tracollo di FTX.
Soft fork, hard fork: quando si parla di aggiornamenti alle regole di consenso di Bitcoin - ma anche di altre criptovalute - questi termini sono all’ordine del giorno. E’ dunque importante capire che cosa indichino, quale sia la differenza tra loro e anche quale sia il differente approccio della comunità Bitcoin rispetto a quella di Ethereum o di altre criptovalute. La domanda iniziale è: che cos’è un fork?
Stiamo alzando i tassi d’interesse “perché stiamo combattendo l’inflazione. L’inflazione è sorta praticamente dal nulla”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde, ospite del talk show irlandese Late Late Show lo scorso venerdì 28 ottobre.
Per tutti, ormai, inflazione è sinonimo di rialzo dei prezzi. Non si tratta solo di una credenza diffusa ma di un significato fatto proprio anche dai libri di economia e dalla lingua ufficiale. La Treccani spiega così il termine:
“Aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta. Il fenomeno può avere molteplici cause, sia reali sia monetarie, e assumere forme differenti”.
Ma è davvero così? Se Bitcoin insegna una cosa, insegna a dubitare: “Don’t trust, verify”, è uno dei detti più diffusi. E verificando emerge un problema: l’inversione di causa ed effetto.
La Svizzera, si sa, è un Paese molto più avanzato rispetto al nostro in termini di adozione di Bitcoin. In alcune aree è già possibile pagare le tasse, comprare biglietti per il trasporto pubblico e privato ed eseguire attività quotidiane pagando direttamente in satoshi.
Aree come quella di Zugo sono note per avere politiche fiscali estremamente attraenti per le aziende del settore cripto e ospitano la sede legale di diverse attività. Il 3 marzo scorso la città di Lugano ha deciso di unirsi prepotentemente alla competizione per attrarre questo nuovo mondo annunciando il Plan B. Approfondito con dovizia di particolari nella fermata #21, il progetto prevedeva inizialmente l’istituzione di un hub per le aziende del settore, la creazione di corsi di specializzazione dedicati, la diffusione dei pagamenti in criptovaluta in città e l’organizzazione di una conferenza di respiro internazionale. Quest’ultima, il Plan B Forum, si è svolta il 28 e il 29 ottobre scorsi. Com’è andata? E a che punto è l’intero progetto del piano B?
E’ ormai da metà giugno che il prezzo di bitcoin si aggira intorno ai $20.000. In tale scenario sarebbe legittimo aspettarsi una certa stabilità anche nel settore più industrializzato di Bitcoin: quello del mining. Le cose, però, non stanno così.
Scopriamo cos'è l'hash price e come mai il mining sta continuando a crescere.
Bitcoin Train Podcast - Trailer Fermata #54
Granath aveva sufficienti basi fattuali per affermare che Wright aveva mentito e imbrogliato nel tentativo di dimostrare di essere Satoshi Nakamoto”.
Sono le parole scritte dal giudice norvegese Helen Engebrigtsen nella sentenza, emessa lo scorso 20 ottobre, relativa al processo che vedeva contrapposti Magnus Granath - noto su Twitter con lo pseudonimo “Hodlonaut” - e Craig Steven Wright. Come riporta la Corte distrettuale di Oslo, nel 2019 Hodlonaut aveva definito Wright su Twitter “patetico truffatore”, “cringe”, “chiaramente malato di mente”. Il tribunale ha stabilito che questi termini non fossero diffamatori anche per il fatto che le evidenze portate da Wright a sostegno della sua tesi - quella di essere il vero Satoshi Nakamoto - non sono state convincenti.
Quello del processo tra Hodlonaut e CSW - come viene spesso abbreviato Wright - è solo l’ultimo capitolo di una storia lunga ormai sette anni. La storia di Faketoshi.
Un evento popolare in una città simbolica.
Per la sua prima volta all'interno dei confini comunitari, dal 12 al 14 ottobre, Bitcoin Magazine ha scelto Amsterdam. Simbolo europeo di libertà, dove la prostituzione è liberalizzata e le droghe leggere sono tollerate e, anche per questo, luogo oggetto di turismo proveniente da tutto il continente. Scelta ideale per parlare di uno strumento intriso di cultura libertaria.
Per Bitcoin Train e Bitcoin Magazine sono stato alla conferenza: cosa ne è risultato? Qual è il bilancio? Tre lezioni che mi sono portato a casa dalla Bitcoin Amsterdam.
Lezione n. 1 - Lightning Network: il futuro è già qui
Diversamente da Riga, alla Bitcoin Amsterdam era possibile acquistare qualunque cosa in bitcoin tramite LN: cibo, bevande, alcolici, gadget. Il risultato è che nei tre giorni di conferenza le compravendite in sats hanno raggiunto il valore complessivo di 1,56 bitcoin (o 156,8 milioni di satoshi) con quasi 4.000 transazioni.
Lezione n. 2 - Libertà e Bitcoin: strade comuni
Sebbene non siano stati fatti annunci significativi, assistendo a interventi e panel è stato possibile individuare un pattern. Bitcoin è utilizzato già da tempo come strumento di libertà: libertà di pagamento e di parola, libertà dalla spirale debitoria in cui viviamo, dagli effetti della disinformazione, dai regimi.
Lezione n. 3 - Serve più coinvolgimento
Dei 6.000 partecipanti attesi inizialmente da Bitcoin Magazine, l’affluenza complessiva è stata di solamente 3.500 persone. Un bene per la location - che sarebbe stata francamente inadatta a ospitare il doppio dei presenti - ma un dato che porta a una critica doverosa. Se da un lato il livello di speech e panel era basilare e quindi accessibile anche ai meno esperti, dall’altro la conferenza non è stata adeguatamente pubblicizzata.
Dopotutto, a Milano il Salone del Mobile è così popolare proprio perché anche chi si disinteressa di design si imbatte spesso negli eventi del Fuorisalone girando per la città. Purtroppo non ho visto quasi nulla di tutto questo ad Amsterdam. Nessun evento e pochissimi flyer pubblicitari sparsi qua e là. Se l’obiettivo era quello di fare onboarding di più curiosi possibili, l’approccio è stato sbagliato
La storia di Ross Ulbricht, incarcerato 9 anni fa per aver costruito Silk Road, traccia la strada per il futuro di Bitcoin: il contrasto ai soprusi dei governi.
Ho attraversato molte fasi durante la mia prigionia: disperazione, paura, senso di colpa, accettazione, noia, tutto questo mentre Bitcoin continua ad andare avanti. Oggi mi ispiro a Bitcoin. Continuerò ad andare avanti, giorno dopo giorno, facendo sempre il passo successivo. Continuerò ad aggiungere il prossimo blocco. O riconquisterò la libertà o, alla fine della mia vita, potrò guardare indietro e dire: "Almeno ci ho provato".
L’estratto citato proviene da una lettera di Ross Ulbricht scritta recentemente dal carcere di massima sicurezza di Tucson, Arizona. Nove anni fa Ulbricht ha interrotto la sua vita da uomo libero e ad oggi non è previsto che potrà mai più riprenderla.
La storia di Silk Road insegna che le rivoluzioni - anche quelle più pacifiche, quelle libertarie - non si fanno con la cieca obbedienza. Ulbricht ha provato a perseguire un’idea ma la furia del sistema che stava mettendo in dubbio si è abbattuta contro di lui, infliggendogli una pena esemplare.
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