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Presente a Napoli per un evento Gianfranco Zola (che ricopre da qualche settimana il ruolo di coordinatore per i progetti delle attività giovanili del Club Italia e di vice presidente vicario della Lega Pro, ha rilasciato un’intervista ai colleghi di Repubblica. Tra i temi toccati ovviamente anche il nuovo corso della nazionale maggiore riaffidato a Roberto Mancini in panchina, partito con un ko in Nations League: “Non mi aspettavo che il Belgio fosse così forte dopo il Mondiale. Per noi è stata una prova complicata, ma l’Italia ha reagito nel secondo tempo e dobbiamo ripartire da questo. Non possiamo però dare giudizi definitivi, c’è bisogno di tempo sia per l’immediato che per le generazioni future dei campioni su cui stiamo lavorando. Dobbiamo avere pazienza nel bene e nel male, poi raccoglieremo sicuramente i frutti”.
Montella: “Sarà una partita emozionante, non avrei scelto di giocare contro l’Italia. Sicuramente una partita ai fini del risultato decisiva. Anzi, importantissima e emozionante, Per questa gara qualcosa cambieremo, giocando quattro partite di questo livello è inevitabile. Abbiamo assenze importantissime, anche fossero state due gare. Credo molto nella gradualità e nell’inserimento di alcuni ragazzi. Quando uno fa il tifoso ci può anche stare che fischi e sia deluso. Direi che è normale. Adesso dipenderà da noi, dai risultati di queste partite. Se saremo una bella squadra e vinceremo“.
Mancini: “Montella ha fatto un bel lavoro e non meritava di uscire nel primo girone del Mondiale. Ha giocatori di talento e una squadra forte: lo sono sempre stati, ora lo sono ancora di più. Per noi sarà una partita difficile. Mi aspetto che l’Italia faccia una gara buona, che migliori il pressing e l’aggressività, ma in questi due giorni non abbiamo avuto tempo di lavorare. Servirà tempo”.
Nelle precedenti edizioni, le quattro Nazionali arrivate ultime nei rispettivi gironi di Lega A retrocedevano direttamente in Lega B. Le quattro terze classificate, invece, erano chiamate a disputare uno spareggio contro le seconde dei gironi di Lega B per evitare la retrocessione. A partire da questa edizione appena partita, il sistema cambia. Infatti non saranno più tutte le ultime dei quattro gironi a retrocedere automaticamente, ma soltanto le due peggiori quarte classificate. Allo stesso tempo, le due migliori terze classificate resteranno automaticamente in Lega A, senza dover disputare alcuno spareggio. Le due peggiori terze, invece, insieme alle due migliori quarte classificate, affronteranno negli spareggi le quattro seconde classificate dei gironi di Lega B. Il nuovo meccanismo offre quindi a un maggior numero di Nazionali la possibilità di evitare la retrocessione diretta, una modifica resa necessaria dall’aumento delle squadre che comporranno la Lega A a partire dall’edizione successiva.
Questo cambiamento rappresenta il primo passo verso una riforma più ampia, che entrerà pienamente in vigore con la Nations League 2028/29, col passaggio dalle attuali quattro leghe a tre – A, B e C –, con 18 Nazionali in ciascuna divisione. Ogni lega sarà divisa in tre gironi da sei squadre e ogni Nazionale disputerà sei partite contro cinque avversarie differenti. La modifica ai meccanismi di promozione e retrocessione di questa edizione serve dunque soloper riallineare il numero delle Nazionali in vista della nuova struttura. Al termine dell’edizione in partenza sarà infatti determinata la composizione delle tre leghe per il 2028/29.
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L’illusione della prima giornata (ko immeritato per 2-3 con la CMB campione d’Italia) di poter fare un campionato importante, al momento per il Cagliari Calcio a 5 donne, per ora non c’è. Ieri le ragazze di Giorgi hanno subito una sconfitta pesante per 4-0 sul parquet della TikiTaka Francavilla, che fa il paio al 5-2 subito nello scorso turno (sempre in trasferta) dall’Audace Verona. E, mentre nelle prime due partite giocate, vi era stata una reazione dopo una partenza ad handicap, stavolta la casella gol segnati è zero.
C’è equilibrio tra le sue squadre fino al vantaggio siglato (16’03”) dalla Bettioli, con le isolane ancora colpite nel primo tempo, cosa da migliorare assolutamente in questo avvio di stagione. La reazione non arriva, al contrario (18’34”) le padrone di casa vanno sul 2-0. Al rientro in campo il Cagliari non sigla, cosa che invece fanno le abruzzesi con la Sant’Anna, col cronometro che segna 6’50”. Il 4-0, che chiude i giochi, porta la firma (13’30”) della Coppari.
Il successo della TikiTaka permette alla sua squadra di essere in vetta a punteggio pieno (9 punti) assieme a Falconara. In coda, a 0 punti, oltre al Cagliari, anche Molfetta e la matricola Women Napoli.
TIKI TAKA ADRIATICA FRANCAVILLA: Duda Suceck, Coppari, De Siena, Mansueto, Delgado, Bettioli, Baladassarre, Gallus, Iannelli, Sant’Anna, Pedretti, Luzzi. All: Marzuoli
La Nazionale femminile italiana di Calcio a 5 (che mai nella sua storia è riuscita a partecipare alla fase finale di un Europeo) si ritrovera da oggi a sabato al CPO ‘Giulio Onesti’ di Roma per preparare l’Elite Round di qualificazione in programma in Slovenia dal 7 al 10 ottobre. L’obiettivo è centrare il pass per la fase finale in programma a Osijek in Croazia dal 14 al 21 marzo del prossimo anno.
L’Italia è nel Gruppo 3 con le slovene padrone di casa, la Francia e la Spagna, che la competizione l’ha vinta per tre volte su tre. Dopo il raduno di Roma la squadra partirà alla volta di Lasko il 4 ottobre. L’esordio alla ‘Sport Hall Tri Lilije’ è previsto mercoledì 7 ottobre alle ore 19 proprio contro la Slovenia, mentre il giorno seguente (ore 16.30) ci sarà la sfida alle Furie Rosse; l’ultima partita del girone è invece sabato 10 ottobre contro le transalpine (ore 15). Si qualificano alla fase finale le prime dei quattro gironi di questo turno Elite e le due migliori seconde; le due peggiori seconde, invece, si sfideranno in uno spareggio da giocarsi a novembre.
Portieri: Denise Carturan (Bitonto), Anthea Polloni (Women Roma), Ana Sestari (Falconara);
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Il Cagliari corre e fa riaffiorare ricordi lontani a Franco Selvaggi. L’ex attaccante rossoblù, protagonista in Sardegna dal 1979 al 1982, ha analizzato su Il Corriere dello Sport l’eccellente partenza della squadra di Fabio Pisacane, capace di raccogliere quattro vittorie nelle prime cinque giornate e di costruire una delle migliori difese del panorama europeo.
Selvaggi ammette di essere rimasto “sorpreso dalla partenza del Cagliari” e traccia un parallelo con la sua prima stagione in rossoblù, quando la squadra arrivò inizialmente sino al secondo posto dietro l’Inter, chiudendo poi il campionato al nono posto.
Secondo l’ex centravanti, alla base del rendimento attuale ci sono una squadra forte, un gruppo giovane e motivato, un ambiente coeso e una società capace di lavorare con competenza. Parole importanti anche per Paul Mendy, definito un attaccante “interessante per velocità, capacità di vedere la porta e predisposizione a fungere da riferimento offensivo“.
Selvaggi interviene anche sul dibattito attorno ad Alessandro Romano, criticato dopo il debutto in Nazionale contro il Belgio. Per il campione del mondo 1982 “il giudizio è stato eccessivo: tutta l’Italia aveva incontrato difficoltà e il giovane centrocampista del Cagliari era al primo vero impatto con la maglia azzurra contro un avversario di alto livello“.
Gli elogi riguardano inevitabilmente anche Fabio Pisacane. Selvaggi ricorda come la scelta del tecnico rappresentasse inizialmente una scommessa, ma sottolinea i risultati ottenuti già nella scorsa stagione e la capacità dell’allenatore di “concedere fiducia ai giovani“.
Sul possibile sogno europeo, però, arriva il freno. Il Cagliari dovrà continuare ad affrontare ogni partita con la stessa fame, evitando di vivere di rendita sui risultati conquistati. Per Selvaggi il vero avversario, adesso, può diventare proprio l’appagamento.
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Zé Pedro si sente sempre più dentro il mondo Cagliari. Il difensore portoghese, intervistato da L’Unione Sarda, ha raccontato il proprio percorso personale e professionale, partito dal settore giovanile del Vitória Guimarães e arrivato sino alla prima squadra del Porto, con cui ha assaggiato anche l’Europa League. Quella in Sardegna rappresenta la sua prima vera esperienza lontano dal Portogallo, ma l’ambientamento è stato rapido grazie all’accoglienza ricevuta da società, compagni, staff e tifosi.
Il centrale è ormai alla sua seconda stagione nell’Isola e non nasconde il desiderio di proseguire ancora a lungo in rossoblù. Ha sottolineato anche la solidità del club e il buon rapporto costruito con il presidente Tommaso Giulini e la dirigenza. “Questa è la mia prima vera esperienza lontano da casa. Ma i tifosi, i compagni e lo staff mi hanno fatto sentire a casa fin dal primo giorno, posso dire di essermi ambientato appieno“.
Parole particolarmente significative sono state dedicate a Fabio Pisacane. Zé Pedro apprezza la cultura del lavoro dell’allenatore, la capacità di dialogare con i giocatori senza rinunciare alla fermezza nelle decisioni. Per il portoghese il tecnico rappresenta un autentico valore aggiunto.
Un ruolo fondamentale, però, appartiene anche al gruppo. Secondo il difensore, il Cagliari ha saputo compattarsi pure davanti alle difficoltà extracalcistiche vissute tra la parte finale del ritiro e l’inizio della stagione. La forza dei rapporti costruiti nello spogliatoio avrebbe permesso alla squadra di affrontare con maggiore equilibrio anche i momenti complicati. “Io cerco sempre di crescere e lui mi sta aiutando nel percorso: è una persona disponibile, aperta al dialogo, ma al contempo ferma nelle decisioni. È il valore aggiunto di questa squadra“, ha affermato il giocatore su Pisacane.
Sul brillante avvio di campionato, Zé Pedro mantiene una linea prudente. Il Cagliari ha raccolto più di quanto molti si aspettassero, ma l’obiettivo resta quello di procedere passo dopo passo, continuando a migliorare senza modificare prematuramente le ambizioni stagionali.
I tifosi possono sognare, mentre la squadra deve conservare realismo e concentrazione: “Pensiamo ad andare avanti, step dopo step“.
Cagliari ha conquistato Zé Pedro anche nella vita quotidiana. Il difensore conduce un’esistenza tranquilla con la fidanzata Francisca e i due bassotti Daisy e Cacau, alternando film, letture e lunghe passeggiate. Prima di arrivare conosceva soprattutto il mare della Sardegna; oggi ha scoperto anche la forte identità rossoblù e il legame profondo tra squadra e territorio. E all’Unipol Domus, racconta, quella passione diventa una spinta concreta per il Cagliari.
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Ripartire significa anche accettare qualche curva scomoda lungo la strada. Roberto Donadoni, ex commissario tecnico della Nazionale italiana ed ex allenatore del Cagliari, ha analizzato ai microfoni di Sportitalia il momento degli Azzurri, reduci dalla sconfitta per 2-0 contro il Belgio nella prima giornata di Nations League.
Secondo Donadoni, una fase di ricostruzione comporta inevitabilmente il passaggio attraverso situazioni meno piacevoli di quelle auspicate. L’ex centrocampista invita quindi a considerare le attuali difficoltà come parte del percorso, augurandosi che nelle prossime settimane il cammino possa diventare progressivamente più agevole.
Da parte di Donadoni arriva soprattutto un messaggio di sostegno nei confronti di Roberto Mancini, tornato sulla panchina azzurra con il compito di aprire un nuovo ciclo. L’ex tecnico rossoblù ritiene fondamentale che le varie componenti del movimento calcistico italiano procedano nella stessa direzione, evitando che le prime difficoltà provochino immediatamente una messa in discussione del progetto.
Un concetto particolarmente attuale in un’Italia che Mancini ha deciso di ringiovanire, inserendo numerosi volti nuovi e chiedendo tempo per permettere loro di acquisire esperienza internazionale. “Dobbiamo sposare la causa azzurra e andare avanti convinti che Roberto possa costituire l’uomo giusto per la Nazionale. Però, quando si inizia un nuovo ciclo, va messo in conto che la strada sia meno agevole del previsto“, ha affermato Donadoni sul suo ex compagno di Nazionale ai tempi della gestione Vicini.
Le parole di Donadoni fanno da sfondo alla seconda partita dell’Italia nella Nations League. Questa sera gli Azzurri saranno impegnati a Bursa contro la Turchia di Vincenzo Montella, con calcio d’inizio alle 20.45 italiane. Dopo il passo falso dell’Olimpico, la squadra di Mancini andrà alla ricerca dei primi punti del girone.
Il commissario tecnico ha inoltre scelto di portare in Turchia soltanto una parte della rosa, lasciando dieci calciatori ad allenarsi a Coverciano in vista dei successivi impegni contro Francia e nuovamente Turchia.
Il pensiero di Donadoni, in fondo, fotografa bene il momento: ricostruire richiede tempo, pazienza e continuità, soprattutto quando si decide di affidare una parte importante del futuro della Nazionale alle nuove generazioni.
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Alessandro Romano resta nel cuore della nuova Italia. Dopo l’esordio con la Nazionale maggiore contro il Belgio, il centrocampista del Cagliari è partito regolarmente per Bursa ed è quindi a disposizione di Roberto Mancini per la seconda giornata di Nations League contro la Turchia. Il ct ha infatti lasciato a Coverciano dieci giocatori della rosa, ma il nome del giovane rossoblù non compare nell’elenco.
Una conferma tutt’altro che banale dopo il rumore che ha accompagnato il suo debutto. Romano era stato schierato titolare contro il Belgio e una sua palla persa aveva contribuito all’azione del vantaggio ospite. L’Italia ha poi perso 2-0, con la stessa FIGC che ha sottolineato le difficoltà collettive incontrate dagli Azzurri soprattutto nel primo tempo.
Intorno al classe rossoblù, tuttavia, il giudizio mediatico ha assunto rapidamente dimensioni molto più ampie del singolo episodio. È una dinamica che accompagna spesso i giovani italiani: prima vengono invocati coraggio, spazio e fiducia, poi un errore rischia di trasformarsi immediatamente in una sentenza.
Proprio alla vigilia della gara di Bursa, Sandro Tonali ha richiamato la necessità di lasciare i giovani “leggeri” per permettere loro di crescere. Un concetto che si sposa perfettamente con il momento vissuto da Romano: l’errore appartiene al percorso, soprattutto quando si parla di un calciatore ai primi passi in Nazionale maggiore.
Il discorso, del resto, non può essere ridotto a un singolo giocatore. È tutta l’Italia a essere chiamata alla risposta dopo il ko dell’Olimpico. Gli Azzurri affronteranno questa sera la Turchia di Vincenzo Montella all’Atatürk Spor Kompleksi di Bursa, con calcio d’inizio alle 20.45 italiane e diretta su Rai 1. Ricordiamo, per completezza d’informazione, che l’altro giocatore del Cagliari Daniel Maldini non è stato convocato per la trasferta turca e lavorerà con gli altri compagni a Coverciano.
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Prosegue l’esperienza internazionale di Juan Rodríguez. Il difensore del Cagliari è con l’Uruguay impegnato nella tournée asiatica organizzata durante questa sosta dei campionati. Oggi, lunedì 28 settembre, la Celeste affronterà la Corea del Sud al Seoul World Cup Stadium: calcio d’inizio alle ore 13 italiane, le 20 locali.
Per Rodríguez si tratta di un’altra occasione per vivere da vicino l’ambiente della Nazionale maggiore e provare a ritagliarsi spazio nelle scelte di Diego Forlán, che ha inserito il centrale rossoblù tra i difensori convocati per questa finestra internazionale.
L’Uruguay arriva alla partita di Seul con la necessità di reagire dopo il 3-1 subito contro il Giappone giovedì scorso. La prima uscita della tournée non ha sorriso alla formazione sudamericana, punita a Miyagi dai padroni di casa.
Dall’altra parte ci sarà una Corea del Sud reduce invece da un convincente 3-0 contro l’Ecuador, risultato che rende ancora più interessante il test della Celeste. La selezione asiatica potrà inoltre contare sul sostegno del pubblico di Seul e su elementi di grande esperienza internazionale.
In casa Cagliari gli occhi saranno inevitabilmente puntati su Rodríguez. Ogni minuto raccolto con l’Uruguay rappresenterebbe un ulteriore tassello nel percorso di crescita del giovane centrale, chiamato a confrontarsi con un contesto internazionale di livello.
Quella contro la Corea del Sud non sarà, inoltre, l’ultima tappa della trasferta asiatica: l’Uruguay completerà il proprio programma il 6 ottobre contro l’India, prima del rientro dei nazionali nei rispettivi club.
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La Nazionale italiana domina le prime pagine dei quotidiani sportivi. La Gazzetta dello Sport apre con “Brivido calcio”, presentando la delicata trasferta contro la Turchia dopo il passo falso con il Belgio. Roberto Mancini prepara una profonda trasformazione: dieci giocatori vengono lasciati a casa, tra cui Nicolò Barella, mentre sono annunciati cambiamenti sia in difesa sia a centrocampo.
Il ct invita però a non scaricare la pressione sui giovani e continua a spendere parole importanti per Alessandro Romano, protagonista di un ottimo avvio con il Cagliari e già entrato nel giro della Nazionale maggiore.
“Serve tempo” è invece il titolo scelto dal Corriere dello Sport. Mancini prova a spegnere le tensioni nate dopo la sconfitta contro il Belgio, ricordando quanto sia necessario accompagnare la crescita della nuova Italia. Tra le possibili novità figura Kayode sulla fascia destra, mentre per il centrocampo si scaldano Fagioli, Tonali, Frattesi e Doumbia.
Anche Tuttosport punta sulla reazione azzurra con il titolo “Siamo vivi, siamo forti”. Sandro Tonali rilancia l’orgoglio della squadra, mentre Mancini chiede che le critiche vengano indirizzate soprattutto verso di lui e non verso i calciatori più giovani. Sullo sfondo c’è anche il particolare incrocio con Vincenzo Montella, ct della Turchia.
Grande spazio sul Corriere dello Sport anche all’intervista esclusiva a Francesco Totti. L’ex capitano della Roma ripercorre la propria carriera, ricordando gli anni d’oro tra il 2001 e il 2008 e il rapporto speciale con il pubblico giallorosso.
Sul mercato delle panchine, invece, Tuttosport segnala il divorzio tra il Parma e Carlos Cuesta, mentre La Gazzetta dello Sport accosta alla successione il nome di Alberto Gilardino. Una giornata, dunque, sospesa tra il futuro della Nazionale e nuovi scossoni nel calcio dei club.
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Serie A in lutto per Pietro Battara, esponente della scuola italiana tra i pali
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Si è spento oggi a Genova, all’età di 90 anni, Pietro “Piero” Battara. Uno di quei personaggi capaci di attraversare epoche profondamente differenti del calcio italiano. Prima portiere di alto livello, poi maestro dei numeri uno quando la figura del preparatore specifico era ancora tutta da inventare. Battara è morto nella sua abitazione nel Levante genovese, lasciando un legame indissolubile soprattutto con la Sampdoria.
Nato a Torino il 21 luglio 1936, aveva cominciato quasi per caso tra i campetti degli oratori. Debuttò nel Cenisia. Il calcio professionistico lo portò al Lanerossi Vicenza, dove debuttò in Serie A e riuscì gradualmente a conquistarsi spazio tra i pali. Nel 1961 arrivò la svolta: il trasferimento alla Sampdoria, destinata a diventare la sua seconda casa.
A Genova Battara rimase fino al 1972, totalizzando 243 presenze complessive con la maglia blucerchiata. Non fu immediatamente titolare indiscusso, ma con l’arrivo di Fulvio Bernardini diventò una certezza. Fisico, riflessi e soprattutto un coraggio quasi temerario ne fecero uno degli idoli della tifoseria. A lui venne associato il soprannome di “Batman”, perfetto per un portiere che sembrava moltiplicarsi tra i pali.
Nel 1966-67 fu uno dei protagonisti della pronta risalita della Sampdoria in Serie A. Memorabili anche alcune sue prestazioni contro il Napoli. Il 7 febbraio 1971, al San Paolo, continuò a giocare nonostante un infortunio a un pollice, contribuendo allo 0-0 finale. Nella stagione 1969-70 era inoltre riuscito a mantenere la porta blucerchiata inviolata per 641 minuti.
Nel 1972 lasciò la Sampdoria per il Bologna. In Emilia disputò gli ultimi due anni della carriera, conquistando la Coppa Italia 1973-74, prima di appendere definitivamente i guanti al chiodo. Ma per Battara quella non fu una fine: fu piuttosto l’inizio di una seconda esistenza calcistica.
Aveva intuito con largo anticipo che il portiere non poteva essere semplicemente un calciatore mandato a difendere una porta durante l’allenamento collettivo. Servivano esercizi specifici, tecnica, ripetizioni, studio delle uscite e soprattutto un lavoro mentale differente. Divenne così uno dei pionieri italiani della preparazione specifica dei portieri, contribuendo allo sviluppo di una figura professionale destinata a diventare indispensabile in qualsiasi staff moderno.
Il cerchio si chiuse tornando a Genova. Battara entrò nello staff della Sampdoria di Vujadin Boskov, lavorando come preparatore dei portieri anche nella leggendaria stagione 1990-91, quella del primo e unico Scudetto della storia blucerchiata. Una fonte d’epoca già nel novembre 1990 lo descriveva come il preparatore incaricato di far crescere Gianluca Pagliuca.
Fu proprio Pagliuca uno degli allievi simbolo della scuola Battara. Il futuro portiere della Nazionale trovò in lui un maestro capace di curare non soltanto l’aspetto atletico e tecnico, ma anche quella solitudine particolare che accompagna ogni numero uno. La Sampdoria stessa, ricordandolo oggi, ha sottolineato il suo ruolo fondamentale nella formazione di Pagliuca.
La sua eredità calcistica è diventata anche una storia di famiglia. Il figlio Massimo Battara ha intrapreso la medesima professione, lavorando per anni al fianco di Roberto Mancini e facendo parte dello staff dell’Italia campione d’Europa nel 2021. Il nipote Daniele ha proseguito lungo lo stesso sentiero, portando avanti una tradizione nata molti decenni prima sui campi d’allenamento.
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