Il Cagliari 2026-27 ripartirà anche da una figura che negli anni ha lasciato un segno profondo all’interno del club. Nei giorni scorsi la società rossoblù ha infatti ufficializzato il ritorno di Massimiliano Canzi, per tutti “Max”, nel ruolo di Responsabile del Settore Giovanile.
Una scelta che va oltre il semplice incarico tecnico. Perché Canzi rappresenta da tempo uno dei volti più riconoscibili del lavoro sui giovani all’interno dell’universo rossoblù. Un allenatore capace di coniugare competenza, sensibilità umana e conoscenza profonda dell’ambiente sardo. Verrà presentato domattina in conferenza stampa, in tandem con il nuovo direttore sportivo della prima squadra Pietro Accardi.
Gli anni alla guida della Primavera
La storia tra Canzi e il Cagliari si era consolidata soprattutto attraverso il lungo lavoro svolto alla guida della Primavera rossoblù, esperienza che lo aveva reso uno degli allenatori più apprezzati del settore giovanile italiano.
Con lui la Primavera del Cagliari aveva costruito una precisa identità tecnica, puntando sulla valorizzazione dei talenti locali e sulla crescita individuale dei giocatori. Diversi ragazzi passati sotto la sua guida sarebbero poi approdati stabilmente nel calcio professionistico.
Canzi si era distinto soprattutto per un approccio moderno e relazionale. “L’allenatore deve aiutare il ragazzo a diventare prima uomo e poi calciatore”, aveva spiegato in passato parlando del proprio modo di intendere il lavoro nel vivaio.
Un pensiero che racconta molto del suo profilo umano oltre che professionale.
L’esperienza accanto a Walter Zenga
Nel 2020 arrivò anche la chiamata in prima squadra. Durante la gestione tecnica di Walter Zenga, Canzi entrò infatti nello staff rossoblù come viceallenatore, vivendo così direttamente l’ambiente della Serie A.
Un’esperienza intensa, arrivata in una fase complicata per via della pandemia, ma utile per ampliare ulteriormente il proprio bagaglio professionale.
Zenga stesso aveva più volte sottolineato la qualità del lavoro svolto da Canzi, definendolo una figura preparata e molto rispettata all’interno dello spogliatoio.
La crescita alla Juventus Women
Dopo la parentesi cagliaritana, Canzi ha proseguito il proprio percorso professionale con Olbia (13° e 9° posto in Serie C), Pontedera (6° e 9° posto nella medesima categoria) e alla guida della Juventus Women, una delle realtà più strutturate e vincenti del calcio femminile italiano. A Torino ha vinto tutto il primo anno: Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italiana e l’equivalente della Coppa di Lega. Canzi è stato insignito della Panchina d’Oro nel 2024-25, quale miglior allenatore della stagione femminile italiana. Ha chiuso l’esperienza bianconera con il terzo posto 2025-26, dopo 82 panchine ufficiali di cui 16 in Champions League.
Anche in quel contesto ha potuto lavorare in un ambiente altamente competitivo, confrontandosi con metodologie moderne e con un’organizzazione di livello internazionale.
Un’esperienza che oggi arricchisce ulteriormente il suo profilo e che potrebbe rappresentare un valore aggiunto nel nuovo progetto rossoblù dedicato ai giovani.
Una figura stimata anche sul piano umano
Chi conosce Canzi lo descrive come una persona equilibrata, riflessiva e profondamente legata al lavoro quotidiano sul campo. Mai personaggio sopra le righe, ha sempre preferito la sostanza alla visibilità. Alcuni anni fa, in occasione di un seminario dedicato agli allenatori sardi a Iglesias, chi scrive ha avuto la possibilità di apprezzare la preparazione calcistica e divulgativa di Canzi. Aperto al confronto e sempre orientato all’ascolto.
60 anni il prossimo 4 luglio, nel corso degli anni ha spesso parlato dell’importanza della formazione umana nel calcio giovanile. “Bisogna insegnare ai ragazzi ad affrontare le difficoltà, non soltanto a giocare bene”, aveva dichiarato in una delle sue interviste più note durante l’esperienza alla Primavera rossoblù.
Parole che spiegano bene la filosofia di un tecnico che ha sempre cercato di mettere il ragazzo al centro del percorso educativo e sportivo.
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