🎙️ IL CAPPIO e altri libri

🎙️ IL CAPPIO e altri libri

By MARCELLA BOCCIAArtsBooks
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🎙️ IL CAPPIO e altri libri episodes

  • Nebbia nera (Marcella Boccia)
    Nebbia nera (Marcella Boccia)

    La nebbia nera soffoca i lampioni,inghiotte le strade in un buio liquido,scivola nelle vene delle città addormentatecome morfina in un corpo stanco di esistere.Qui, tra i muri scrostati della mia mente,la notte non ha finestre,solo specchi incrinatiche riflettono un volto che non riconosco.La guerra del sangue contro la carne,del respiro contro la gola serrata,è un sussurro che si annoda alla gola,un requiem suonato da un cuore sfinito.Se domani non venisse,se il tempo smettesse di gocciolare,sarei solo polvere che si mescola all'ombra,sarei il silenzio che la nebbia custodisce.


    (Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)
    2 min
  • Nebbia grigia (Marcella Boccia)
    Nebbia grigia (Marcella Boccia)

    La nebbia è grigia come la fine,striscia lungo i muri sbrecciatidelle case che non hanno più porte,dove il vento recita preghiere smarrite.C’è un inverno che non si spegne,una cenere sospesa nell’aria,e il cielo è un velo di piomboteso sulle vene della città.Passano ombre senza volto,mani che non cercano mani,bocche sigillate dal freddodi parole mai nate.Cammino in questa assenza,come un nome cancellato dall’acqua,come un respiro che si perdenell'ultimo battito della luce.

    (Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)
    2 min
  • Nebbia bianca (Marcella Boccia)
    Nebbia bianca (Marcella Boccia)

    La nebbia scende come un sudario,avvolge le ossa spoglie della terra,dove i miei passi affondano mutinel ventre di una città senza volto.Non c’è ombra, non c’è contorno,solo il bianco che divora i margini,che inghiotte il cielo e le strade,che spegne la voce dei lampioni stanchi.Qui dentro si dissolve il tempo,si frantuma la memoria in polvere lieve,e il futuro è un miraggio lontano,un eco che non trova più il suo suono.Sento il freddo strisciare nei polmoni,pallido come un pensiero d’addio,e mi chiedo se esisto davveroo se anch’io sono fatta di nebbia.

    (Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)
    2 min
  • Nebbia  (Marcella Boccia)
    Nebbia  (Marcella Boccia)

    Ho camminato dentro la nebbia,oltre il margine della vista,dove la luce si sciogliee il tempo si piega su se stesso.Qui le voci sono lontane,ombre sfilacciate tra i rami spogli,nomi che il vento ha sepoltonelle crepe dell’alba.La città si dissolve a passi lenti,un miraggio di pietra e memoria,mentre il respiro si perdenel fiato invisibile del nulla.Non so più dove finisco,se il corpo è una stanza vuotao un campo invernaledove la neve non cade mai.Forse è questo morire:non un colpo, non una fiamma,ma un lento svanire,come un volto che si scioglienel bianco immobile del mondo.

    (Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)
    2 min
  • Italia, terra di santi e carnefici (Marcella Boccia)
    Italia, terra di santi e carnefici (Marcella Boccia)

    Italia,sei un altare insanguinato,un rosario di ossa spezzatesgranato tra le dita dei boia.Hanno inciso la tua croce sulle spalledei poeti che non hanno taciuto,hanno bruciato le streghe nei tuoi vicolie poi le hanno fatte santequando non restava che cenere.Ti ho vista nei salotti buoni,nei brindisi alla libertàmentre fuori, sui marciapiedi,la miseria faceva il suo mestierecon mani sporche di preghiere rimaste sospese.Ti ho vista nei tribunali,dove la legge si piega come un giuncodavanti al vento delle cravatte,e nei porti, dove gli occhi dei dannatiimplorano terra e trovano ferro.Italia,terra di santi e carnefici,di Madonne in processionee donne gettate nei fossi,di statue che piangonoe corpi che scompaiono nel nulla.Hai il sapore acre delle fabbriche dismesse,dei treni che non arrivano mai,delle piazze che hanno visto il sangueimpastarsi ai sampietrinie ancora custodisconoil grido muto dei caduti.Eppure,sei anche la voce di chi non si inginocchia,sei il pugno sul tavolo del poeta,il furore inciso nella pietra,sei la bellezza che ferisce a mortema continua a cantare.Italia,seppellisci i tuoi carnefici,lascia vivere i tuoi santisenza bisogno di martirio.


    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min
  • L’ossessione della bellezza (Marcella Boccia)
    L’ossessione della bellezza (Marcella Boccia)

    Mi hanno detto che la bellezzaè il respiro trattenuto davanti a un quadro,è il marmo che stilla sanguenelle pieghe della Pietà,è il tramonto sulle cupole di Romache si incendia come un'offerta muta agli dèi.Ma io l’ho vista nei corpi spezzati,nelle labbra spaccate dal gelo,nella fame che affila gli zigomie trasforma la pelle in pergamena di dolore.L’ho trovata nelle strade di Napolidove i bambini giocano con il fuocoe nelle ossa scavate delle Madonneche mendicano al semaforocon occhi senza redenzione.La bellezza è una lama,una condanna,un cappio che stringe i polsidi chi osa desiderarla troppo.La bellezza è la cravatta annodata alla goladi chi si crede padrone del mondoma cammina su un filo di rasoio,senza vedere il baratro.Eppure, la cerco ancora,come un cane randagio sotto la pioggia,nelle crepe dell’asfalto,nel pianto strozzato di una donna sul tram,nella ruggine sulle ringhiere di Milano,nelle mani che si stringonosapendo che domani potrebbe non esistere più.Perché se il mondo deve bruciare,voglio che lo faccia con grazia,come un angelo cadutoche danza nel fuocosenza rimpianti.

    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min
  • Un requiem per il mondo (Marcella Boccia)
    Un requiem per il mondo (Marcella Boccia)

    Suonate le campane,ma non per i santi.Per i corpi riversi nei vicoli,per gli occhi svuotati nei campi di battaglia,per il pane spezzato dalle madriche masticano il silenzio della fame.Cantate il requiem,ma non per i morti.Per i vivi che trascinano giorni come catene,per le mani sporche di fabbrica e fango,per i cuori inchiodati a una scrivaniache battono lenti, senza speranza.Sciogliete gli inni nazionali,lasciateli colare nelle fogne,insieme al sangue rappresodi chi ha creduto alle promesse,di chi ha marciato per una patriache non ha mai avuto il suo nome sulle labbra.Bruciate le bandiere,tutte le bandiere,fate cenere dei confinitracciati con il ferro e il piombo,con le ossa dei vinti,con le urla degli esiliatiche sognano una casasenza sbarre, senza dogane.E quando tutto sarà cenere,quando i troni saranno polveree i profeti muti,quando non resterà nullase non la nuda terrache rifiuta i nostri passi,allora, solo allora,potremo forse seppellircisenza vergogna,senza memoria,senza un dioche ci assolvadalla nostra colpa.

    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min
  • Senza dio, senza terra (Marcella Boccia)
    Senza dio, senza terra (Marcella Boccia)

    Sono nata su una croce d’ulivo,tra l’incenso e il pianto,battezzata in un nomeche non ho mai scelto,in una lingua che non perdonae in una terra che non consola.Mi hanno detto che l’erba del campocresce per volontà divina,che la pioggia è una benedizionee il grano la carne di un dio crocifisso.Ma io ho visto le ossa nei campi,i corpi riversi nei mari,i fiori piegati sotto il passodi chi non tornerà più.Ho camminato tra le cattedralie non ho trovato redenzione.Solo pietra, solo freddo,solo mani giunte a chiedere salvezzaa un cielo di piomboche non ha mai risposto a nessuno.Mi hanno detto che la patria è un grembo,che la bandiera è un sudarioin cui avvolgersi strettiper non sentire il gelo del nulla.Ma io non ho una patria,non ho una terra,non ho un dio che mi chiami figlia.Sono il vento che erode le scogliere,sono l’urlo nella gola del mare,sono la carne che bruciasenza promessa di resurrezione.E se un giorno cadrò,non sarà per inginocchiarmi.Sarà per affondare i denti nella polveree sputare via ogni preghierache mi hanno messo in bocca.Senza dio.Senza terra.Senza catene.Solo il mio nome inciso nel fuoco.

    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min
  • La cravatta degli uomini liberi (Marcella Boccia)
    La cravatta degli uomini liberi (Marcella Boccia)

    Li vedi ogni mattina,scesi dai treni come soldati senz’armi,negli occhi il riflesso smortodi schermi luminosi,nelle mani una tazza di caffèche non scalda niente.Hanno il nodo stretto alla gola,perfetto, simmetrico,un’illusione di controllomentre il respiro si fa corto,mentre il cuore martellail tempo della resa.Camminano tra i palazzi di vetro,le scarpe lucide come specchiche non riflettono nulla.Dicono “sto bene”con la voce piattadi chi ha dimenticato cosa significhistare bene davvero.La cravatta degli uomini liberili strangola piano,senza far rumore,senza lasciare segni.È un cappio educato,accettato,indossato con orgogliocome un blasone di morte lenta.E così marciano,ogni santo giorno,verso uffici che sono templi del nulla,verso case che sono gabbie dorate,verso letti dove l’amoreè un’abitudine senza più calore.Ma guai a parlare di libertàa chi si è venduto la pelleper uno stipendio a fine mese.Guai a dire che il ventonon ha mai portato cravatte,che i poeti muoiono giovaniperché nessuna corda li tiene fermi,che i folli ridonoperché sono gli unicia non aver bisogno di un cappioper sentirsi vivi.

    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min
  • Santuario delle ombre (Marcella Boccia)
    Santuario delle ombre (Marcella Boccia)

    C’è un luogo in Italiache non troverai sulle mappe,una chiesa senza croci,un altare senza fede,dove i santi hanno il volto scarnificatodei poeti morti troppo presto,dove le preghieresuonano come voci spezzatenelle stanze d’ospedale.È il santuario delle ombre,dove il cielo si piega sulla terracome un padre stanco,dove le ciminiere di Tarantobenedicono con fumi nerii polmoni dei bambini,dove i campi di pomodori in Pugliabevono il sudore dei dannatiche non avranno mai un nome.Qui il peccato è nascere fragili,sentire troppo, vedere oltre.Qui la redenzione è un cappioche stringe piano, come una carezza,mentre le madri mettono fiorisulle tombe dei figli ancora vivi.A Genova il mare non riflette più i volti,a Palermo le statue guardano altrove,a Milano le vetrine brillanoper occhi che non possono permettersi niente.E Roma, con le sue rovine,è solo il cadavere di un imperoche nessuno ha sepolto.Nel santuario delle ombrele campane non suonano più.Qui pregano i dannati,i poeti, gli artisti,chi si porta la morte dentrocome un organo in più.E quando la notte soffia via l’ultima luce,restiamo in ginocchio davanti all’altare del nulla,aspettando che Dio si ricordidi averci dimenticati.

    (Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)
    3 min

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