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  • La svolta di papa Francesco. Zuppi presidente della Cei | 25/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Papa Francesco prosegue nella sua rivoluzione della Chiesa moderna portando un ex prete di strada come l'arcivescovo di Bologna Monsignor Matteo Zuppi alla guida dei vescovi italiani, la Cei.
    Il cardinale Zuppi era il candidato più votato della terna da sottoporre al pontefice, seguito dal cardinale di Siena Paolo Lojudice e da monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale. L’annuncio è stato dato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente uscente. «Io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole», aveva detto Francesco a Luciano Fontana, direttore del Corriere. E così è stato.
    Zuppi proviene dall'esperienza della Comunità di Sant'Egidio. Dunque è l'uomo che ha applicato in tempi non sospetti l'idea di una "Chiesa dei poveri". Dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti. Poco prima di essere eletto, Zuppi si è lasciato andare. "Il cardinale Biffi diceva che solo i matti vogliono diventare vescovi, si potrebbe dire che quelli ancora più matti vogliono diventare capi dei vescovi. I vescovi devono indicare qualcuno che sentano che faccia unità e possa rappresentarli tutti".
    L'arrivo di Zuppi alla guida della Cei può offrire una impronta nuova all'istituzione ecclesiale, più vicina alle idee di Francesco.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Ombre nere sulla strage di Capaci? | 24/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non c'è pace sull'accertamento della verità per la strage di Capaci, di cui ieri ricorreva il trentesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. Ora, a distanza di tutto questo tempo, vengono alla luce ombre nere dietro all'attentato. Non solo mafia, anche apparati dello Stato e altri soggetti esterni a Cosa Nostra.
    Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia nazionale e poi cofondatore dell'organizzazione di destra Ordine Nuovo, scomparso nel 2019, sarebbe stato presente insieme ad alcuni boss nei pressi dello svincolo di Capaci per un sopralluogo qualche mese prima della strage. È una delle ipotesi su cui sono in corso verifiche da parte degli inquirenti. Su questo scenario poi stava probabilmente indagando Paolo Borsellino e per questo sarebbe stata decisa l'accelerazione che ha portato, 57 giorni dopo la strage di Capaci, alla strage di Via d'Amelio. Borsellino aveva capito e aveva cominciato a scavare sui collegamenti tra la mafia di Totò Riina e le frange eversive della destra italiana a sua volta collegate con la P2 di Licio Gelli.
    L’ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato ha indagato a lungo sulla vicenda con la famosa inchiesta Sistemi criminali poi archiviata: tra gli indagati vi erano appunto Stefano Delle Chiaie e Licio Gelli. "L’opinione che mi sono fatto è che Borsellino deve essere ucciso in quei 19 giorni perché ha capito che dietro la strage di Capaci ci sono entità esterne a Cosa nostra, ci sono spezzoni di Servizi, pezzi deviati dello Stato e annota tutto questo nella sua agenda rossa con uno sgomento che è progressivo e un senso di impotenza che è progressivo perché lui capisce che sarà la mafia ad ucciderlo, ma che ci sono entità superiori che lo decideranno", dice Scarpinato.
    Ma Delle Chiaie è morto e non potrà più essere interrogato. E come nel passato della strategia della tensione la verità tra Storia e indagini giungerà al suo capolinea.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • A trent'anni dalla strage di Capaci | 23/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Trent'anni è un tempo lungo per la memoria di un Paese. Una cifra tonda di un anniversario che ancora scava un profondo buco nero nel cuore degli italiani e determina un prima e un dopo, un segno preciso che condiziona ancora la nostra Storia. Trent'anni fa, la mafia stragista colpiva il centro nevralgico dell'antimafia con l'eccidio sull'autostrada tra Capaci e Isola delle femmine, l'uccisione di Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gran parte della loro scorta (Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro), 23 feriti.
    Un attentato perfetto, con 500 chilogrammi di esplosivo stipato in un cunicolo, compiuto dal vertice di Cosa Nostra (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Nitto Santapaola, Matteo Messina Denaro e il gotha dell'organizzazione). Nulla fu come prima. Il 19 luglio in via D'amelio, lo stesso gruppo aveva architettato il piano per uccidere Paolo Borsellino e la scorta. Falcone e Borsellino avevano istruito il maxiprocesso concluso con un numero impressionante di condanne definitive. A trent'anni da Capaci, pesa ancora il mancato accertamento dei cosiddetti mandanti occulti della strage: una rete di interessi che univano criminali, uomini inseriti negli apparati dello Stato come Giovanni Aiello (faccia da mostro), Istituzioni, imprenditori passati alla politica come Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, e molto altro ancora. Indizi che hanno fatto scattare inchieste, che hanno impegnato procure e commissioni parlamentari, senza un risultato giudiziario. Eppure il dubbio che non fosse solo opera di Cosa Nostra rimane.
    E questo anniversario non contribuirà a svelare gli intrighi che hanno portato alla morte di due simboli dell'antimafia. Ci sarebbe ancora troppo da indagare per giungere ad una verità piena. E la nostra fragile democrazia non è in grado di trasformare un dubbio in una prova provata.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il canto del cigno | 21/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    È in corso di svolgimento, alla Mostra d'Oltremare a Napoli, la Convention nazionale di Forza Italia che vivrà il suo momento clou oggi verso mezzogiorno, quando prenderà la parola il fondatore e leader carismatico del Partito, Silvio Berlusconi. Il quasi ottantaseienne ex presidente del Consiglio, a dispetto dei tanti problemi di salute che, negli ultimi tempi, lo hanno spesso costretto a rinunciare ad apparire in pubblico, decide, questa volta, di partecipare all’evento in veste da protagonista, intendendo così dimostrare di essere ancora l’unico personaggio in grado di imprimere una spinta decisiva per un rilancio in grande stile della forza politica da lui stesso creata ormai quasi trent’anni fa.
    E la Campania, essendo sempre stata per Forza Italia una regione di grandi soddisfazioni elettorali, potrebbe forse costituire il terreno ideale per ricostruire le fondamenta di un fenomeno politico/aziendale apparso anomalo fin dalle sue origini e che oggi sembra destinato a vivere un sofferto tramonto strettamente connesso proprio a quello che tormenta la figura del suo ideatore. Il partito di Berlusconi è, infatti, attraversato da una crisi profonda che sta pagando sia in termini di consensi elettorali, che di conflittualità intestine, ormai neanche più formalmente nascoste.
    Intorno al vecchio capo sono riunite, in queste ore, 5.000 persone tra sindaci, amministratori locali e parlamentari. Il partito può ancora vantare quattro governatori (Molise, Basilicata, Piemonte e Calabria) e tre ministri (Brunetta, Cargagna e Gelmini), ai quali spetta il compito di rappresentare le istanze dell’anima forzista più moderata e governativa – potremmo dire “draghiana” – in aperta contrapposizione con l’ala più insofferente verso l’attuale esperienza di governo e che guarda con spiccato interesse alla sponda salviniana.
    Berlusconi cercherà di lanciare, a tutto il centro destra, il messaggio, secondo il quale solo con i moderati di Forza Italia si può tornare a vincere ed a riconquistare il Paese nel 2023. Lo sforzo organizzativo è stato enorme e la location è quanto di più spettacolare si potesse scegliere, ma è certo che quella capacità di coinvolgere la gente che sconfinava, talvolta, anche in una sorta di fastidioso “culto della personalità” del Cavaliere di Arcore, sembra ormai essere del tutto venuta a mancare per sempre. Ed anche la presenza, in qualità di ospite internazionale, dell’attore Ron Moss (il Ridge della serie Beautiful per chi se lo ricorda) sa molto di Anni 80, di storie che abbiamo dimenticato, di giorni che non torneranno e forse anche di un inclemente “canto del cigno”.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Crepe evidenti sui muri di Palazzo Chigi | 20/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Mario Draghi ha fatto il punto, in Senato, sullo stato delle cose in Ucraina e sulla posizione assunta dal nostro Paese in merito al gravissimo conflitto in corso. Il Presidente del Consiglio ha spiegato che, giunti ormai all’ottantacinquesimo giorno di una guerra che - almeno nelle intenzioni di chi l’ha scatenata - avrebbe dovuto rivelarsi brevissima, la Federazione Russa si è ritirata da ampie zone inizialmente occupate, dovendo prendere realisticamente atto del fatto che la sua avanzata procede molto più lentamente del previsto. I Russi – ha detto Draghi - si sono ritirati da alcune aree per concentrare i propri sforzi militari nella regione sud orientale dell’Ucraina, causando, comunque, un costo in termini di vite umane che appare terribile sia per i propri soldati, che per la popolazione civile. Ed a questo proposito, l’inquilino di Palazzo Chigi ha offerto il sostegno del suo Governo per indagare sui crimini di guerra, ribadendo anche l’impegno a proseguire nella fornitura di aiuti militari destinati alla resistenza di Kiev.
    Il dibattito in aula che è seguito all’intervento del premier è stato piuttosto animato ed ha contribuito non poco a far emergere le contraddizioni e le fragilità che albergano non solo all’interno della maggioranza di governo, ma anche nell’ambito della coalizione di centro destra, quando si devono affrontare temi di politica internazionale. Dai banchi dei 5 Stelle, la voce del senatore Crucioli non si stancava di gridare ”vergogna” all’indirizzo di Draghi, mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini, spiegava a chiare lettere che se qualcuno in quella sede aveva appena finito di parlare di inviare altre armi, lui non ci stava per niente, sentendosi orgogliosamente ancorato “ai valori, ai diritti conquistati in Occidente e, quindi, sempre “con i popoli e mai con gli aggressori”. Ed è stato a questo punto che, prendendo la parola per conto di Fratelli d’Italia, il veterano Ignazio La Russa ha espresso in modo inequivocabile tutto il suo dissenso rispetto alle affermazioni di Salvini, facendogli osservare che se – come la Lega è solita sostenere – la difesa è sempre legittima quando è a casa nostra, non si capisce perché non debba esserlo anche quando è a casa degli Ucraini...E poi, con la veemenza che gli è propria, ha domandato a quello che dovrebbe essere un suo futuro alleato di governo se avesse capito oppure no che “le armi sono necessarie per cacciare l’invasore”. Parole, probabilmente, indirizzate anche a Silvio Berlusconi che, proprio due giorni prima, parlando a Treviglio aveva manifestato una certa perplessità proprio in merito all’opportunità di continuare ad armare l’esercito di Zalensky.
    La maggioranza politica che ha garantito, fino a questo momento, la sopravvivenza dell’esecutivo Draghi sta, quindi, cominciando ad evidenziare crepe preoccupanti, al punto che nel PD si comincia a temere che i 5 Stelle possano sganciarsi dal governo, magari offrendo un ben poco vincolante “appoggio esterno”...ed a quel punto la tentazione di seguirli potrebbe divenire allettante anche per la Lega. Insomma, vista l’aria che tira, la prospettiva di votare anticipatamente ad ottobre non è poi più così remota.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il giorno di Mario Draghi in Parlamento sull'invio di nuove armi a Kiev | 19/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Oggi il Presidente del Consiglio Mario Draghi è atteso al Senato e alla Camera, per riferire sul nuovo invio di armi a Kiev, sul viaggio negli Stati Uniti, sui suoi incontri con il Presidente americano Joe Biden.
    Per impedire un voto vero e proprio, e veder affiorare le tante differenze nella maggioranza, la diplomazia politica ha scelto la formula del "premier time". Un cavillo, un artifizio più volte utilizzato nel passato che depotenzia ogni tentativo di mettere in difficoltà l'asse che tiene in piedi l'esecutivo guidato da Draghi. In aula quindi dovrebbero esserci domande e risposte, proprio come un normale "question time", ma non una discussione fra parlamentari, né la presentazione di documenti e mozioni che può esserci solo con le "comunicazioni".
    Sembrano questioni di mera tecnica parlamentare, ma non è così. Le posizioni dei partiti sulle armi all'Ucraina non cambiano. Il M5s chiede un atto di indirizzo del Parlamento, gli altri stanno a guardare. Nei fatti Draghi va in Parlamento giusto per dare le informazioni necessarie e richieste dal M5s, senza far esprimere deputati e senatori, senza che ci sia un vero confronto politico, rimandando più in là una chiarificazione che prima o poi dovrà avvenire. Forse i risultati delle amministrative e dei referendum potrebbero avviare nuovi orientamenti e alleanze.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • Conte conferma la linea contraria all'invio di nuove armi a Kiev | 18/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sul nuovo invio di armi a Kiev la situazione nella maggioranza che sostiene Mario Draghi è sempre più incartata. il Consiglio Nazionale del M5s, ha deliberato all’unanimità di “considerare non sufficiente, in base ai principi del nostro ordinamento democratico, il vaglio parlamentare che è stato effettuato in corrispondenza del ‘decreto Ucraina‘ che risale ai giorni immediatamente successivi all’aggressione militare russa”, definendo “necessario” in questa fase “un confronto in Parlamento tra le varie forze politiche, con la possibilità di pervenire a un atto di indirizzo del Parlamento”.
    Nella sostanza quella di Giuseppe Conte è la posizione di tutto il movimento, nessuno escluso. Come si tradurrà questa opposizione alla fornitura di armi tattiche all'Ucraina è difficile prevedere, di certo si attende dal M5s la traduzione dalle parole in fatti. Il leader della Lega Matteo Salvini si è convinto che le armi a Kiev allontanino la pace, ma non avrebbe intenzione di impallinare Draghi in caso di un voto. Anche Silvio Berlusconi è apparso lunedì sera ad un evento a Treviglio. Nel suo discorso ha criticato i leader occidentali e seguito la Lega sulla strategia di sostegno militare: "Mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere". Poi però ieri ha compiuto una parziale marcia indietro. Con Draghi restano il Pd di Enrico Letta e Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Ed è proprio questa inedita alleanza, tra un partito che sostiene il Governo e un altro che sta all'opposizione, che si basa il futuro dell'esposizione italiana nel sostegno militare a Kiev.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Finlandia e Svezia chiedono l'adesione alla Nato. Putin prepara la risposta militare | 17/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo la Finlandia, anche la Svezia chiederà ufficialmente l’adesione alla Nato. Il primo ministro Magdalena Andersson parla di una nuova “era” per il Paese scandinavo. “Stiamo lasciando un’epoca ed entrando in una nuova”, ha dichiarato il leader svedese. Un'epoca nuova, si, ma quale?
    I confini dell'Alleanza Atlantica virano sempre più verso la Russia e il Presidente Vladimir Putin ha affermato che, mentre l’espansione della Nato in Svezia e Finlandia non rappresenta una minaccia diretta, l'allargamento delle infrastrutture militari in questi territori provocherà sicuramente la risposta russa. Cosa vuol dire? Putin intende dire che finchè Svezia e Finlandia, pur nella Nato, mettono in campo una strategia militare con un profilo basso, non belligerante, la Russia rimane a guardare. In caso contrario Mosca cambierà azione e invierà truppe e mezzi di deterrenza anche atomica ai confini. I tempi non sono immediati e incognite di tipo politico possono inceppare l'iter di annessione di Finlandia e Svezia nell'Alleanza.
    Il Congresso americano potrebbe ratificare l’adesione della Finlandia alla Nato entro la pausa estiva che scatterà a agosto. E il leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, ha ribadito che la sua formazione politica vuole che gli Stati Uniti restino nell’alleanza militare, suggerendo che l’opinione di Donald Trump, secondo cui gli Usa dovrebbero lasciare la Nato, non è popolare nel partito. Ma tra i democratici qualche mugugno si sente sollevare da diverse settimane. Di certo il mondo che abbiamo visto fino ad oggi tra qualche anno sarà diverso, nuovamente ridipinto con confini militari che non porteranno venti di pace, a breve.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • L'invio delle armi a Kiev e il ruolo del Parlamento | 16/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Perché il presidente del Consiglio Mario Draghi non ha riferito al Parlamento prima di andare a Washington per incontrare il presidente statunitense Joe Biden? È grave che non l'abbia fatto. È stato risposto che il dibattito dell’aula, con le diverse posizioni che sarebbero emerse, avrebbe creato imbarazzo al governo. Ci può stare, ma è altrettanto vero che l'invio di altre armi a Kiev, anche di tipo offensivo, sia affare del Parlamento, non del solo Governo.
    I costituzionalisti Zagrebelsky e Carlassare contestano all’esecutivo l’invio di armi “segrete” e il “bavaglio” alle Camere. Hanno ragione. Intanto il Governo fa spallucce. Il terzo decreto di forniture militari all’Ucraina è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, firmato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, insieme ai titolari di Economia ed Esteri, Daniele Franco e Luigi Di Maio. La lista dei materiali in partenza per Kiev, voce per voce, è segreta come le precedenti, e viene illustrata oggi da Guerini al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). E al comitato le riunioni sono altrettanto segrete per legge.
    Il dibattito politico finora ha visto M5S in prima linea, e poi Lega contrari alle armi più pesanti. Gli altri partiti non si sono finora opposti ma restano cauti. La lista delle forniture militari non è identica alle precedenti. Sono in ballo mezzi più combattivi e reattivi disponibili nel nostro parco della Difesa. Ci sono gli M113, veicolo cingolato da trasporto truppe. Sono spuntati i Lince Vtlm (veicolo tattico leggero multiruolo), già attivi in Libano, Afghanistan e Somalia. Più a rischio sul piano politico, così come gli obici FH-70, forse ancora di più, sono i Leopard, carri armati a tutti gli effetti, costruiti a metà anni ’60 del secolo scorso. Per armi di questo tipo c'è bisogno di una autorizzazione parlamentare a cui il Governo non si può più sottrarre.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • L'allargamento della Nato e il pericolo nucleare | 14/05/2022 | Il Corsivo
    La richiesta formale della Finlandia e la disponibilità della Svezia di entrare a breve nella Nato allargano nei fatti il perimetro di influenza geopolitica dell'Alleanza atlantica ad est, determinando un possibile pericolo di guerra nucleare. La Russia si sentirebbe minacciata e potrebbe giocare la carta della deterrenza atomica. Lo scenario non è del tutto lontano dalla realtà. Segnali di forti tensioni già si avvertono e basta niente per scivolare verso un conflitto dai risultati imprevedibili. La Turchia si dice contraria all'annessione di Finlandia e Svezia nell'Alleanza. E' vero che la Turchia possiede il secondo esercito più armato della coalizione ma non sappiamo quanto possa essere grande il suo potere politico per frenare o impedire questa operazione. La Finlandia tira dritto e conferma la sua richiesta, senza alcun arretramento. Secondo il Parlamento di Stoccolma l’adesione della Svezia alla Nato ridurrebbe i rischi di un conflitto in Nord Europa. La temperatura delle tensioni la dovrebbero misurare i mercati. E al di là delle minacce nucleari, respinte dall'Europa al mittente, Mosca al momento non intende tagliare le forniture di gas alla Finlandia e definisce fake le notizie fatte circolare dal giornale finlandese Iltalehti- Finlandia e Svezia avevano sempre guardato con freddezza a un ingresso nella Nato, ma la guerra in Ucraina ha cambiato tutto. Ed è per questo che la premier finlandese Sanna Marin, annunciando una svolta dirompente nella storia dei due Paesi, ha di fatto determinato una accelerazione strategica che avrà conseguenze imprevedibili sul piano politico, economico, militare.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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