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  • Una Festa listata a lutto | 02/05/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Nella giornata in cui tutto il Paese ha festeggiato i suoi lavoratori, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto sul drammatico tema delle morti bianche, lanciando l’obbiettivo dello “zero morti sul lavoro”, da raggiungersi nel più breve tempo possibile. Il capo dello Stato ha, inoltre, precisato che il lavoro non può essere in alcun modo “un gioco d'azzardo”, ma deve al contrario rappresentare uno strumento di progresso e affermazione delle persone: per nessun motivo, quindi, si deve permettere che a più posti di lavoro finiscano per corrispondere anche più disgrazie sul lavoro. Pertanto – ha concluso Mattarella - occorre porre in essere uno sforzo eccezionale. I primi tre mesi del nuovo anno, secondo i dati forniti dall’Inail, hanno imperdonabilmente registrato 189 morti sul lavoro contro le 184 dello stesso periodo del del 2021 (+2,2%) e le 166 del 2020. Inoltre, nel complesso, le denunce di infortunio sono state 194.106, in aumento cioè del 50,9% rispetto alle 128.671 del 2021.
    Per quanto riguarda, nello specifico, l’incremento degli eventi letali, in questo primo trimestre 2022, va segnalato che il fenomeno è dovuto esclusivamente alla componente femminile, i cui casi denunciati all’Inail sono passati da 14 a 24. In merito, invece, alle fasce di età, l’Inail sottolinea come ad aumentare siano i decessi tra gli under 40 (da 34 a 49 casi) e tra i 45-49enni (da 22 a 24).
    Dall’analisi territoriale emerge, infine, un incremento di 11 casi mortali nel Centro (da 34 a 45), di sette nelle Isole (da 8 a 15), di tre nel Nord Est (da 38 a 41) e di due nel Nord Ovest (da 47 a 49). Il Mezzogiorno è, quindi, il solo a registrare un calo (da 58 a 39). Tra le regioni che risultano maggiormente funestate da questi fatti luttuosi figurano la Lombardia e la Toscana (con +8 decessi per entrambe) e il Veneto (+6), mentre i maggiori decrementi riguardano Abruzzo (-8 casi), Campania (-7) e Piemonte (-5).
    Il presidente dell’Inail, Franco Bettoni - intervenendo ad un incontro sulla sicurezza promosso da Federmeccanica e dai sindacati metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm - ha dichiarato che, considerate le statistiche davvero preoccupanti, non bisogna assolutamente abbassare la guardia sul problema della sicurezza sul lavoro. Ed a questo proposito, l’Inail stesso è impegnato a migliorare i propri sforzi su consulenza e formazione, mettendo a disposizione 2,7 miliardi di agevolazioni per chi investa in attività di ricerca, tese a favorire politiche di prevenzione.
    A sua volta, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, oggi membro del Consiglio dell’Inail, ha aggiunto che, attualmente, il costo degli infortuni incide, a livello nazionale, nella misura del 3% sul prodotto interno lordo (vale a dire, quindi, 45 miliardi di euro ogni anno). Se soltanto una parte di questa somma – spiega Damiano - fosse spesa per prevenire gli infortuni, il Paese avrebbe imboccato la strada giusta.
    4 min
  • Pil sempre più basso, dice l'Istat. L'economia decresce | 30/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    I nodi della nostra economia vengono purtroppo al pettine. Dopo quattro trimestri di crescita sostenuta, nel primo trimestre del 2022 il Pil è tornato a diminuire ed è sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Su base tendenziale è cresciuto del 5,8%. Sono molti i fattori chiave di questa decrescita. La variazione congiunturale rilevata dall'Istat è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, di una riduzione in quello dei servizi e di una stazionarietà nell'industria. Si evidenzia un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta. Il 2021 era stato caratterizzato da trimestri in crescita: +0,3% per il primo, +2,7% per il secondo, +2,5% per il terzo e +0,7% per il quarto.
    L'illusione si è smorzata a fine marzo 2022 con una sensibile controtendenza. In Europa solo la Francia registra una crescita zero. Il Pil della Germania è cresciuto invece dello 0,2% nel primo trimestre nonostante l’impatto della guerra in Ucraina. In Spagna il Pil balza dello 0,3% nel primo trimestre del 2022, molto meno del 2,2% registrato nei tre mesi precedenti. Intanto in Italia ad aprile l’inflazione rallenta dopo nove mesi di accelerazione.
    L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 6,2% su base annua (da +6,5% del mese precedente). Oltre all’energia, decelerano anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,3% a +2,4%). Accelerano invece i prezzi dei beni alimentari lavorati (da +3,9% a +5,4%), quelli dei beni durevoli (da +1,6% a +2,2%), dei beni non durevoli (da +1,3% a +2,1%) e i prezzi dei servizi relativi ai trasporti.
    3 min
  • Ue blocca i conti in rubli. Visco: senza gas russo recessione per due anni | 29/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non sempre le sanzioni portano bene a chi le intende applicare. Nello stesso giorno, l'Unione Europea blocca ogni tipo di conto in rubli e il Governatore di Bankitalia Visco si dice convinto che, senza il gas russo, l'economia italiana dovrà navigare in recessione moderata per almeno due anni. Secondo Bruxelles, aprire un conto in rubli per pagare il gas significa effettuare un prestito alla Banca Centrale della Russia. Non so quali misure prenderà contro Eni che annuncia l'imminente apertura di un conto presso Gazprombank, contro quattro importatori europei che avrebbero già effettuato pagamenti in rubli e altri dieci con un conto in valuta russa nella stessa banca, contro le compagnie energetiche pubbliche di Germania, Austria, Ungheria e Slovacchia che si starebbero preparando ad aprire i conti secondari in rubli presso l’istituto russo.
    So invece che il nodo del gas in rubli sta determinando il futuro economico mondiale. Gazprom ha ufficialmente sospeso le forniture alla Polonia e alla Bulgaria. E il mercato ha ripreso a tremare.
    In realtà, le aziende europee che comprano il gas russo non sarebbero tenute a pagare direttamente in rubli ma continuerebbero a utilizzare dollari o euro. In un secondo momento sarebbe Gazprombank ha convertire il denaro presso la banca centrale russa. Il senso dello schema voluto da Mosca è quello di portare valuta estera in casa, evitando che i pagamenti possano essere congelati come avvenuto per le riserve della banca centrale russa detenute all'estero. E pare che l'operazione le stia riuscendo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • Il ricatto russo sul gas. La mossa di Gazprom | 28/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La mossa di Gazprom era prevedibile. Chiudere i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria, significa mettere in ginocchio le economie di due paesi in evidente difficoltà energetica. Si tratta di un vero e proprio ricatto russo in mezzo alla guerra tra Mosca e Kiev.
    L’accelerazione degli eventi sembra spianare la strada a misure sanzionatorie più severe da parte Ue. Ma qualcuno sta già provvedendo alla sua emancipazione dal gas russo. Varsavia si prepara da anni a fare a meno del gas russo, da cui un tempo dipendeva al 100%: si è dotata di due rigassificatori, in gran parte forniti grazie a contratti con società Usa, e dal 1° ottobre metterà in funzione il Baltic Pipe, gasdotto con cui potrà importare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Norvegia. In questo modo potrà sostituire del tutto le forniture russe, evitando di rinnovare il contratto con Gazprom, in scadenza a fine anno.
    E il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck annuncia che «un embargo oggi è diventato gestibile per la Germania». Il Governo tedesco è infatti riuscito a ridurre la dipendenza da Mosca ad appena il 12% (dal 35% di prima dell’invasione dell’Ucraina), individuando approvvigionamenti alternativi per la maxi raffineria di Leuna e ora è impegnato a trovare una soluzione anche per l’altro impianto servito dall’oleodotto Druzhba, quello di Schwedt, partecipato da Rosneft. Più difficile si prospetta la situazione per la Bulgaria, che ancora dipende per il 90% dalla Russia, benché anche Sofia abbia un contratto in scadenza a fine anno con Gazprom, che aveva detto di non voler rinnovare.
    La Ue ha intanto compiuto un primo passo verso l'applicazione di un tetto ai prezzi del gas, concedendo a Spagna e Portogallo di limitare temporaneamente a 40 euro per Megawattora il prezzo delle forniture destinate alle centrali elettriche nella penisola iberica. L’Italia spera in misure analoghe, estese a tutta la Ue.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Posizioni distanti tra Russia e Onu sul cessate il fuoco | 27/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il conflitto tra Russia e Ucraina non si allenta e, nonostante i timidi sforzi del segretario delle Nazioni Unite Guterres che vola tra Mosca e Kiev alla ricerca di un cessate il fuoco, non si vedono all'orizzonte segnali di distensione. Anzi, gli ultimi fatti pongono al centro dell'attenzione la possibilità di un allargamento della guerra. lo spettro di un terzo conflitto mondiale è qualcosa di reale.
    Nella regione separatista filorussa della Moldavia sono state colpite due antenne della radio russa e un'unità militare vicino a Tiraspol: la notizia arriva dopo un'altra giornata segnata da attacchi su obiettivi strategici ucraini. Intanto Zaporizhzhia è in allerta per i missili di Mosca che hanno sorvolato la centrale nucleare a bassa quota secondo Energoatom, l'operatore nucleare dell'Ucraina.
    Mosca alza ancora i toni avvertendo che il rischio di terza guerra mondiale è "reale". Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si rivolge così al segretario generale dell'Onu António Guterres in visita a Mosca: "Con l'invio delle armi dell'Occidente il negoziato è difficile". E ancora: "Il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza non sparirà, è uno dei pilastri dell'organizzazione, senza questa si sfascerà perché le grandi potenze poggiano sul principio dell'unanimità che ci permette di evitare i conflitti tra i membri permanenti", ricorda Lavrov a Guterres.
    Le posizioni restano quindi distanti. Del resto, la missione di Guterres aveva poche possibilità di successo visto che la Russia di Putin esclude per il momento la possibilità di un cessate il fuoco. E tutto viene accelerato. A Ramstein, in Germania, i rappresentanti di circa 40 Paesi, invitati dagli Stati Uniti a discutere di come rafforzare la difesa dell'Ucraina, confermano l'invio di armi.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Letta del Pd contestato a Milano per il 25 aprile | 26/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Alla fine è accaduto ciò che era prevedibile. A Milano, medaglia d'oro della Resistenza durante gli anni dell'occupazione nazista e della dittatura fascista, un piccolo gruppo di manifestanti ha contestato il segretario del Partito Democratico Enrico Letta e gli appartenenti della Brigata Ebraica. "Letta servo della Nato, fuori i servizi della Nato dal corteo", hanno gridato i militanti dei Carc contro lo spezzone del corteo dei democratici.
    Nulla di particolarmente violento, ma qualcosa di certamente simbolico. L'Anpi ha duramente criticato le contestazioni. È accaduto nel giorno in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la cerimonia del 25 aprile ad Acerra, in Campania, cita la canzone "Bella Ciao" a proposito dell'invasione dell'Ucraina da parte di Putin. E mentre Liliana Segre, dal palco di Marzabotto, parlava di una "Resistenza necessaria".
    Le tensioni, le divisioni, le polemiche, non hanno però impedito a migliaia di persone in tutta Italia di fare memoria. Già, la memoria. Nella puntata di ieri del "Timone" sono intervenuti insieme Sergio Fogagnolo, figlio di uno dei quindici antifascisti fucilati a Piazzale Loreto il 10 agosto 1944, e Gianluca Luccarini, presidente dei familiari delle vittime della strage di Montesole-Marzabotto, il cui ramo della famiglia è stata sterminata dai nazifascisti. Nelle parole della loro testimonianza a Giornale Radio, è concentrato il senso alto del 25 aprile: l'eredità morale, spirituale e politica della Resistenza che vale ancora oggi, a 77 anni della fine della seconda guerra mondiale e nel mezzo di un conflitto tra Russia e Ucraina ancora tutto da terminare.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il secondo mandato di Emmanuel Macron | 25/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Macron ha raddoppiato e ora si accinge a tornare all'Eliseo incassando una nuova vittoria su una delle due opposizioni in campo: Le Pen a destra e Mélenchon a sinistra. Rispetto a 5 anni fa, il leader di En Marche non ha dato risposte strutturali alla società francese. Si è limitato a riproporre gli stessi temi della vittoriosa campagna del 2017 e a spingere sul fronte comune contro l'estrema destra. La sua avversaria invece ha costruito maschere molto efficaci che l'hanno fatta percepire ancora più vicina ai problemi della popolazione e dei più giovani. Le è andata male. Nonostante la prevedibile astensione tipica di ogni secondo turno, la Francia ha preferito una forza tranquilla ad un cambio repentino, ad uno spostamento a destra del Paese. Si è preso tutti i voti della repubblicana Pécresse e degli over 65 che hanno avuto paura della destra estrema.
    Macron ha però collezionato una lunga serie di errori che hanno contribuito a cristallizzare la sua immagine di “presidente dei ricchi” e quindi il rifiuto di una parte trasversale degli elettori che non si sono presentati ai seggi. Durante il suo mandato ci sono state una crisi sociale con i gilet gialli, una pandemica e una militare. In cinque anni sono successi avvenimenti che hanno colpito le persone in profondità: in relazione agli altri, al lavoro, alla morte. Macron però, non ha rivalutato la sua posizione. E non ha dato risposte strutturali alle crisi.
    Ma la Francia centrista, la borghesia illuminata di destra e di sinistra sta comunque con Macron, perché al momento non vede altre alternative se non il populismo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Marcia Perugia-Assisi. Il pacifismo torna in piazza | 23/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Domani migliaia di persone cammineranno tra Perugia e Assisi portando in dote le bandiere della pace, della solidarietà. I pacifisti tornano nelle piazze e dicono no alla guerra, accogliendo l'invito di Papa Francesco. Il volontariato laico e cattolico, l'associazionismo no profit, i ragazzi di Francesco. Sarà impossibile non vederli.
    La marcia ha una storia lunga sessantuno anni. Infatti il 24 settembre del 1961 si tiene la prima Marcia. Il principale promotore è certamente Aldo Capitini che trasforma una camminata in una testimonianza a favore della nonviolenza, della pace e della solidarietà tra i popoli. Capitini, filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore, prende spunto dai pacifisti anglosassoni che nel 1958, guidati dal filosofo Bertrand Russell, si radunano ad Aldermaston per una protesta antinucleare. In 61 anni in tanti hanno percorso quei 24 chilometri tra Perugia e Assisi: Piovene, Guttuso, Ernesto Rossi, Arpino e Italo Calvino. Nel 1962, Capitini fonda il Movimento nonviolento per la Pace, di chiara ispirazione ai valori gandhiani. La bandiera arcobaleno, quella della pace, raggiunge la sua massima popolarità nel 2002 come manifestazione di protesta contro la guerra in Iraq.
    Scriveva il poeta Gianni Rodari. «C’è gente d’ogni condizione sociale; il deputato cammina fianco a fianco al mezzadro, lo scrittore famoso accanto al professionista, al contadino umbro, allo studente romano. Delegazioni sono giunte da Cosenza, da Messina, da Palermo, da Trento, da Pescara, da Torino, da Genova, da Milano, da Taranto. Professori universitari, artisti, dirigenti sindacali si mescolano alle famiglie venute al completo, con la borsa per la merenda, alle ragazze in costume, agli sportivi». L’eredità di Capitini è rimasta nel tempo.
    3 min
  • 25 aprile di memoria, resistenza e divisioni | 22/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il 25 aprile 1945, Milano veniva liberata dai nazifascisti da parte delle forze di liberazione. Negli stessi giorni anche Genova e Torino cadevano nelle mani dei partigiani. In quelle ore convulse e drammatiche cadevano le ultime roccaforti delle milizie fasciste che avevano occupato le città, i ribelli snidavano le resistenze naziste attraverso moti popolari, gli operai in armi sfidavano il nemico alla luce del sole.
    77 anni dopo, di quella memoria restano ancora tante tracce, nonostante la generazione dei partigiani si sta lentamente spegnendo e una nuova generazione che non ha fatto la Resistenza ne prende l'eredità spirituale, culturale e politica. Questo anniversario giunge in un momento tragico per la storia dell'umanità, in mezzo al conflitto tra Russia e Ucraina, le cui conseguenze umane, militari, geopolitiche ed economiche sono ancora tutte da verificare, ma già fanno intravedere un mondo certamente meno stabile, i cui equilibri politici sono incerti. Le immagini della guerra in Ucraina riportano l'orologio della Storia indietro nel passato.
    Ma è impossibile sul piano storico equiparare il movimento resistenziale e antifascista internazionale durante la seconda guerra mondiale, e ancora prima al tempo del fascismo e del nazismo. Quella ucraina è certamente una resistenza all'aggressione della Russia di Vladimir Putin, ma si muove in un contesto geopolitico dove non è in atto un conflitto mondiale, e l'aggressore, comunque criminale, non ha velleità al momento di tipo espansionistico, non intende annettere altri stati al suo impero.
    Quindi le polemiche sul 25 aprile, sul ruolo dell'Anpi e del suo presidente Gianfranco Pagliarulo, risultano per lo più strumentali, demagogiche e perfino in malafede. Un conto è il dibattito legittimo, anche acceso, tra gli aderenti e dirigenti dell'associazione. Altra cosa risulta l'attacco che tenta di delegittimare l'Anpi, i partigiani, e anche il valore profondo di questo 25 aprile, cioè la pace e la fine di ogni guerra.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Onu, i rifugiati sono oltre 5 milioni | 21/04/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Intorno alla guerra tra Russia e Ucraina, nei talk show televisivi gli analisti parlano di armi, si azzuffano su strategie geopolitiche, questioni economiche, e raccontano ben poco a mio avviso del tema centrale del conflitto: da ieri i rifugiati di guerra in Ucraina superano l'impressionante quota di cinque milioni. Le cifre sono state fornite dalle Nazioni Unite a poco meno di due mesi dall’invasione russa del 24 febbraio. La fuga dal Paese ha superato le aspettative stabilite all’inizio del conflitto dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati: prevedeva che l’invasione avrebbe costretto fino a quattro milioni di persone a lasciare il Paese. Invece la soglia già alta è ormai stata abbondantemente superata. La velocità e la portata dell’esodo lo rendono il più grande movimento di persone in Europa dalla seconda guerra mondiale, secondo le Nazioni Unite. Più di un quarto della popolazione ucraina è sostanzialmente sfollata all’estero o all’interno del Paese dall’inizio della guerra.
    L’Unhcr afferma che 7,1 milioni di persone hanno lasciato le loro case per altre parti del Paese dall’inizio della guerra. Circa 13 milioni sono intrappolati nelle aree colpite dal conflitto e non sono in grado di fuggire. Più della metà di coloro che hanno lasciato l’Ucraina sono entrati in Polonia. In prevalenza sono donne, vecchi, bambini, neonati. Quelli che vivono in Ucraina sono uomini che si sono arruolati nell'esercito di Zelenski, vecchi che vivono nelle campagne e un popolo ridotto ormai alla fame. Nelle città manca tutto e le riserve non arrivano all'estate, secondo alcuni indicatori neppure alla fine della primavera.
    Chi fornisce le cifre dovrebbe essere anche l'Istituzione preposta a trovare la soluzione politica della crisi, ma l'Onu, come recentemente ha rilevato anche Papa Francesco, non c'è, non esiste. Solo i suoi funzionari sul campo organizzano il flusso dell'esodo, come vigili urbani della solidarietà.
    _________________________________________
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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