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  • Le gaffe di Biden e la posizione europea su Putin | 28/03/2022 | Il Corsivo
    Non porta bene la tecnica dura di Joe Biden contro Vladimir Putin. Le due nuove uscite di Biden su Putin non sono piaciute a molti, soprattutto a quelli che dovrebbero essere i suoi alleati militari e politici. Il Presidente americano ha definito Vladimir Putin un macellaio e ha esortato di porre fine al potere del presidente russo: " non può rimanere al potere". Una politica di cambio di regime in Russia è stata smentita dalla Casa Bianca e dal segretario di Stato, Antony Blinken. E anche l'Unione Europea si smarca nettamente da Biden. "Come Ue non stiamo cercando un cambio di regime, spetta ai cittadini russi decidere se lo vogliono. Quello che vogliamo nel caso della Russia è impedire che l'aggressione continui e questo è il nostro obiettivo: fermare la guerra di Putin contro l'Ucraina", ha detto l'alto rappresentante Ue Josep Borrell. Il presidente francese Macron ha detto che "non userebbe" mai i termini utilizzati da Biden, ritenendo che non dovrebbe esserci "un'escalation di parole o azioni" nella guerra in Ucraina. Le numerose e ingiustificate gaffe e la smania delle attività atlantiste di Joe Biden si devono inserire in un quadro non positivo dei risultati della presidenza americana che tenta di recuperare i punti persi nell'indice di popolarità interna ed ora anche internazionale. E per dirla con le parole di un veterano della diplomazia americana, Richard Haas, "le parole usate da Biden contro Putin hanno reso una situazione difficile ancora più difficile e una situazione pericolosa più pericolosa". Un clima da guerra fredda che non avremmo mai voluto rivedere nel mondo.
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    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    2 min
  • E la delusione continua… | 26/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Come sono lontane le giornate di Wembley e degli illusori successi che, la scorsa estate, accesero di entusiasmo tutte le piazze italiane….A poco serve recriminare per quei due rigori sbagliati nelle due partite precedenti, che hanno costretto la nazionale di Mancini a disputare questi play off che tra l’altro, per una delle tre squadre più titolate al mondo, sono già di per sé un qualche cosa di assolutamente inglorioso. Non è solo l’inaccettabile ed assurda sconfitta contro la nazionale numero 67 del ranking Fifa a turbare gli umori degli appassionati di calcio in Italia, perché, in fondo, la sfortuna recita spesso una parte di rilievo in tante vicende umane: e bisogna riconoscere che la partita giocata con la Macedonia del Nord ha visto, senza dubbio, il fato indossare, la maglietta dei nostri avversari. Quello che, invece, amareggia maggiormente è il dover constatare che, se si esclude appunto la parentesi degli Europei 2021, il bilancio del nostro calcio, negli ultimi 12 anni, è stato decisamente fallimentare. Infatti, a partire dal 2010, nessuna squadra di club italiana si è più affermata in qualche torneo europeo e l’onta di dover adesso saltare i Mondiali per la seconda volta consecutiva non deve neanche farci dimenticare il fatto che anche nelle edizioni del 2010 e del 2014 gli Azzurri, pur essendosi qualificati, erano poi sempre stati eliminati al primo turno….E allora viene da domandarsi se valga veramente la pena continuare a disputare un campionato di Serie A che, vedendo la partecipazione di venti società, si articola, di conseguenza, in troppe partite che, sovente, intasano il calendario e non consentono alla Nazionale di preparare adeguatamente i suoi appuntamenti più importanti. Mancini aveva inutilmente chiesto di poter fruire di una settimana supplementare di ritiro, ma le esigenze dei clubs e del campionato sono prevalse anche questa volta e così, adesso, tutto il sistema calcio tricolore è atteso da quattro anni di anonimato, da un posto in meno nella Champions League e da un ridimensionamento finanziario che riguarderà tutte le società che militano in Serie A.
    Viene spontaneo accostare il disastro di giovedì sera a quello altrettanto clamoroso che vide i nostri colori infangarsi ai Mondiali del 66 con la famosa eliminazione subita da parte della Corea del Nord. Ma almeno, in quegli ormai lontani Anni 60, le nostre squadre di club dominavano sia in Europa, che nel resto del mondo.
    Oggi, invece, la batosta che ci è arrivata dalla nazionale di un Paese di 2 milioni di abitanti e da giocatori di livello molto modesto, non trova nemmeno il conforto dei successi ottenuti in altre competizioni. Tra proprietà statunitensi o asiatiche interessate solamente agli aspetti speculativi del “gioco più bello del mondo”, le società vanno in crisi sia di solidità finanziaria, che di risultati sportivi: anche se – a dire il vero – il denaro continua egualmente a scorrere a fiumi sui conti correnti di tutti i protagonisti del circuito pallonaro: giocatori, tecnici, procuratori, scommettitori, raiders ed avventurieri di ogni tipo.
    È la lenta agonia di un mondo che fu di Bearzot, di Riva, di Mazzola e di Rivera.
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    Ascolta "Il Corsivo": Ferruccio Bovio in Redazione e Roberto Frangipane in Studio.
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    4 min
  • L'impatto della guerra sull'economia e l'inflazione | 25/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non solo morti, feriti, città distrutte, dolori infiniti. La guerra tra Russia e Ucraina ha già ridisegnato il mondo, senza attendere gli sviluppi negoziali e la ormai quasi certo nuova spartizione delle risorse energetiche. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, per aggressori, aggrediti, per Stati Uniti, Europa, Asia, avrà un impatto rilevante sull'attività economica e sull'inflazione, attraverso il rincaro dell'energia e delle materie prime, le turbative del commercio internazionale e il peggioramento del clima di fiducia. Ecco perché la Bce rileva come l'entità di tali effetti dipenderà dall'evoluzione del conflitto, le attuali sanzioni ed eventuali ulteriori misure. L'impatto della guerra va valutato alla luce delle solide condizioni di fondo dell'economia dell'area dell'euro, che beneficia dell'ingente sostegno delle politiche economiche.
    La ripresa dell'economia è agevolata dal graduale dissolversi dell'impatto della variante Omicron del coronavirus mentre le strozzature dal lato dell'offerta hanno mostrato segnali di attenuazione a fronte di un mercato del lavoro migliorato ulteriormente. L’economia dell’eurozona, secondo il bollettino di Bce, dopo essere cresciuta del 5,3% nel 2021 con il pil tornato al livello pre-pandemico a fine anno, ha rallentato allo 0,3% nell'ultimo trimestre del 2021 e ci si attende che rimanga debole nel primo trimestre di quest’anno.
    Sul fronte dell'economia russa, crescono i timori per un default di Mosca. L’ultimo allarme è arrivato dall’agenzia di rating S&P, che «vede un significativo aumento del rischio di insolvenza per la Russia a causa delle difficoltà nel completare i pagamenti, e valuterà i prossimi pagamenti di interessi e capitale delle obbligazioni sovrane russe denominate in dollari e in euro il 31 marzo e il 4 aprile».
    Sul piano economico, la geografia economica non sarà identica al mondo prima della guerra.
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    3 min
  • La missione di Biden in Europa e la guerra in Ucraina | 24/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Presidente americano Joe Biden sbarca in Europa per il suo terzo viaggio oltreoceano da quando si è insediato alla Casa Bianca. Il suo arrivo giunge in mezzo alla guerra tra Russia Chiara. Biden intende inviare un chiaro messaggio a Vladimir Putin, rafforzare l'unità dell'Occidente e valutare i prossimi passi per fermare l'aggressione russa in Ucraina, ma anche rassicurare Nato e Polonia impegnati nell'accoglienza di chi fugge dalla guerra. Il vertice dell'Alleanza Atlantica e il Consiglio d'Europa saranno l'occasione per il presidente americano di discutere del coordinamento militare, umanitario ed economico», e mostrare un fronte unito con gli alleati.
    Durante i due giorni di vertici e conferenze previsti oggi e domani, Biden darà il via libera ai nuovi aiuti della Nato all'Ucraina come equipaggiamenti per la cyberdifesa e contro le minacce chimiche, radiologiche e nucleari. Ma la Nato non vuole dire necessariamente Europa, anche se nelle ultime settimane gli eventi bellici hanno unito sempre più gli interessi dell'Alleanza Atlantica con quelli di Bruxelles. Nella bozza delle conclusioni che saranno sul tavolo del vertice Ue, si legge che « l'Unione resta pronta a muoversi rapidamente per l'adozione di nuove sanzioni coordinate», e «si impegna per garantire maggiore indipendenza energetica anche con l'acquisto e lo stoccaggio comune di gas, gas liquefatto e idrogeno». La questione dei rifugiati sarà al centro della trasferta di Biden a Varsavia, che si presenta più complessa anche per il pasticcio dei Mig-29 che la Polonia ha offerto agli Stati Uniti per consegnarli successivamente all'Ucraina.
    Si tratta dunque di una missione delicata e Biden si trova davanti ad un bivio: fermare la guerra favorendo un trattato di pace con un cessate il fuoco duraturo oppure proseguire con sanzioni sempre più dure contro la Russia e con un massiccio stanziamento di aiuti militari a Kiev. Giunti a questo punto del conflitto si tratta di scelte strategiche per la sicurezza del mondo che coinvolgono tutti, a cui Biden non può rimanere estraneo.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Il discorso di Zelensky in Parlamento e l'impossibile no fly zone in Ucraina | 23/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    "L’Ucraina è il cancello per l’esercito russo e loro vogliono entrare in Europa, ma la barbarie non deve entrare". Il presidente ucraino Zelensky parla da Kiev alle Camere italiane, riunite a Montecitorio, dopo i video collegamenti con i Parlamenti d’Europa, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Germania e Israele. Il suo discorso ottiene un successo da parte di tutti gli schieramenti, in una standing ovation quasi unanime dei parlamentari italiani.
    Zelensky si destreggia come un abile comunicatore dove le condizioni tra aggressore e aggredito fanno la differenza sul piano emozionale. "L’invasione russa sta distruggendo le famiglie, la guerra continua a devastare città ucraine, alcune sono completamente distrutte come Mariupol, che aveva mezzo milione di abitanti, è come Genova, immaginate Genova completamente bruciata". Ma qualcosa inizia a stonare quando alla richiesta di una nuova fornitura di armi, il Presidente del Consiglio conferma: «A chi scappa dalla guerra dobbiamo offrire accoglienza, di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con aiuti, anche militari, alla resistenza». No, caro Draghi. Le armi nelle mani degli Stati maggiori di Difesa servono solo ad allargare i conflitti.
    Le no fly zone in Ucraina ci portano dritti ad una guerra mondiale. E questo sarebbe Storia se la si volesse studiare fino in fondo. Invece bisognerebbe potenziare i ponti aerei per portar fuori dalle zone del conflitto migliaia di persone al giorno, stimolare la diplomazia internazionale affinchè si giunga ad un cessate il fuoco duraturo, fare cioè politica estera, quello che manca nel suo esecutivo. Di questi tempi, anche per uno come me, uno come Giulio Andreotti diventa un gigante rispetto a certi piccolissimi personaggi che popolano il suo Governo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
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    3 min
  • Il piano B di Putin e la presa delle città | 22/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La strategia di Putin nella guerra in Ucraina lascia intendere che, fallita ormai da un bel pezzo la cosiddetta "guerra lampo", le azioni russe si concentreranno sempre più verso la presa delle città. I massicci bombardamenti, anche dal mare, sulle città ucraine, e il lancio di missili, farebbero parte del cosiddetto “piano B” di Vladimir Putin.
    E i segnali confermano questa nuova tendenza. Solo ieri l'artiglieria russa ha colpito un supermercato non lontano dal centro di Kiev e la marina ha preso di mira per tutta la giornata la città di Odessa. La decisione di cambiare tattica da parte di Putin è finalizzata ad assicurarsi obiettivi sul territorio, e far leva sul governo ucraino affinché accetti la neutralità fra Russia e Occidente. Ci sono indicazioni di una inversione di strategia militare: i russi punteranno a conquistare un “ponte” fra la Russia occidentale e la penisola della Crimea, oltre a espandere il suo controllo nel Donbass. Di fatto Putin intende far accettare a Kiev le sue rivendicazioni sui territori dell’Est e del Sud del paese.
    Però sul campo le cose potrebbero non funzionare. La resa di Mariupol, ormai ridotta ad un ammasso di macerie, non è stata accettata dall'Ucraina, così come le navi russe che hanno bombardato Odessa sono poi tornate nelle proprie postazioni lontane dalla costa dopo il fuoco dell'esercito di Kiev. È una corsa contro il tempo. Da una parte la guerra dilaga, dall'altra sono ripresi i negoziati e le trattative diplomatiche con Turchia e Cina che tentano una missione al momento distante dall'obiettivo di un cessate al fuoco duraturo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
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    3 min
  • La memoria delle vittime della mafia | 21/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome. Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
    Da quel giorno centinaia di migliaia di persone hanno sfilato nelle città per ricordare a tutti che la lotta alla mafia è un dovere morale, civile, un impegno pieno.
    Don Luigi Ciotti è certamente il simbolo di questa resistenza al crimine, un giorno ha detto una frase che mi aveva colpito molto: «Il rischio grave è che di fronte a questo mimetizzarsi della criminalità organizzata la popolazione diventi tollerante. Inizi a pensare che in fondo non è un problema così grave. Ed è per questo motivo che c’è bisogno di maggiore coraggio, da parte di tutti. Bisogna avere coraggio, tanto coraggio».
    Si bisogna avere coraggio. Anche noi, nel nostro piccolo, oggi nel programma "Gli occhi della Storia" racconteremo quattro storie di uomini lasciati soli dallo Stato e dalle istituzioni, poi uccisi dalla mafia: il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l'imprenditore Libero Grassi, il giornalista Giuseppe Fava, il prete Don Pino Puglisi. Quattro storie di persone che hanno avuto il coraggio di ribellarsi alle illegalità, ai soprusi.
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    3 min
  • Prove di distensione tra Stati Uniti e Cina | 19/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non sarà la telefonata che ferma la guerra in Ucraina, ma quella intercorsa ieri tra il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello cinese Xi Jinping si è rivelata quanto meno una prova di distensione tra le due superpotenze. Mentre a Mosca Putin parlava di operazioni non ancora concluse, Biden e Xi Jinping hanno discusso dell'invasione russa dell'Ucraina.
    È il primo colloquio tra i due leader dopo l'inizio della guerra. Joe Biden ha chiesto a Xi Jinping di usare la sua influenza con il presidente russo Vladimir Putin affinché Mosca "metta fine a questa orribile guerra".
    Per il presidente cinese, Xi Jinping, "le relazioni tra Cina e Usa non possono arrivare alla fase dello scontro, che non è nell'interesse di nessuno". Xi Jinping ha detto che "gli eventi mostrano ancora una volta che le relazioni tra Stati non possono arrivare al punto di scontro. Conflitto e confronto non sono nell'interesse di nessuno", ha scandito il presidente cinese, aggiungendo che "la pace e la sicurezza sono i tesori più preziosi della comunità internazionale".
    La Cina e gli Stati Uniti hanno dunque il dovere della responsabilità, perché una guerra non conviene a nessuno e le nazioni non possono impegnarsi in scontri militari per risolvere le loro controversie. Xi Jinping si presenta dunque come un interlocutore affidabile sul piano diplomatico e in grado di mettere sul tavolo delle trattative la sua forte influenza, il suo potere politico ed economico.
    Non sappiamo se a Putin questa disponibilità di Pechino possa bastare per determinare un vero cessate il fuoco.
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    3 min
  • Mariupol indossa la maschera dell'orrore | 18/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quando si bombarda un teatro stipato di civili, chiunque sia il folle responsabile, la guerra è finita. Non esistono più regole, non c'è pietà, non vale più niente che possa avere un senso logico: i negoziati, la diplomazia, l'umanità.
    A Mariupol perfino la guerra che è orrore alza le mani. Nulla può davanti ad un gesto così forte e simbolico. Il teatro è luogo di cultura, di arte, dove la forza delle parole dovrebbe dominare ogni cosa. Invece il fragore delle armi, dei cannoni dell'artiglieria, ha tirato giù un monumento alla cultura, stipato di cittadini terrorizzati e impietriti.
    130 si sono salvati perché il rifugio antiaereo vicino al Mariupol Drama Theatre ha resistito. Forse i civili pensavano che gli eserciti avrebbero risparmiato le loro vite, che non fossero capaci di oltrepassare quella sottile linea di demarcazione tra logica e delitto. Invece no.
    Loro, i civili, si sono fortunatamente salvati ma il teatro di Mariupol si è sbriciolato come fanno i castelli di sabbia travolti dall'alta marea. Il teatro è crollato e si è dissolto. Non c'è più. E in quel disastro la maschera della guerra ha piegato la macchina teatrale verso l'orrore e il silenzio.
    Il rimpallo delle responsabilità rende tutto ancora più surreale. Le arti, la cultura, lo spettacolo, il rito magico del teatro si è incarnato nel dramma e nella tragedia.
    Ci vorranno anni per ricostruire tutto ciò che sembra oggi perduto per sempre.
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  • Bozza di accordo in 15 punti tra Russia e Ucraina | 17/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    C'è una bozza di tregua in quindici punti tra Russia e Ucraina e prevede prevede il cessate il fuoco e un ritiro russo in cambio della neutralità ucraina e l'assenza nel suo territorio di basi straniere.
    Nella sostanza i negoziati tra Russia e Ucraina fin qui hanno messo al centro dei colloqui due questioni centrali: lo status neutrale di Kiev e le garanzie di sicurezza per il Paese oggi invaso. Per il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, "questi due aspetti stanno per essere concordati".
    La delegazione russa si è sbilanciata, secondo cui "l'Ucraina può essere un Paese neutrale, ma con un proprio esercito sul modello Svezia o Austria". Il consigliere presidenziale ucraino, Mikhail Podolyak, ha respinto questa offerta: "L'Ucraina rifiuta l'idea di una sua neutralità basata sul modello austriaco o svedese. Vogliamo garanzie di sicurezza assolute. Oggi siamo in uno stato di guerra diretta con la Russia, pertanto il modello di pace può essere solo ucraino", ha detto Podolyak.
    Kiev ha bisogno della certezza di potersi difendere: un esercito e una forza navale. E un pezzo di carta che sostenga che, di fronte a un'aggressione esterna, alcuni Paesi siano pronti a difendere l'Ucraina. Si pensa a Usa, Gran Bretagna o Turchia. Difficile dire che i russi possano accettare questa clausola decisiva.
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