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  • Si avvia un dialogo tra Russia e Ucraina, ma è una finta tregua | 04/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    È una finta tregua quella trovata ieri tra Russia e Ucraina. Le parti iniziano a parlare, e lo faranno anche la prossima settimana, e trovano un accordicchio sui corridoi umanitari, ma ognuno resta nei fatti sulle sue posizioni. Kiev dice che dai colloqui "non sono stati ottenuti i risultati attesi". Mosca parla invece di "sostanziali progressi". Nella sostanza L’Ucraina e la Russia organizzeranno canali di comunicazione speciali per l’interazione durante l’evacuazione dei civili e per la consegna di cibo.
    È già molto, ma non si va granchè avanti. Zelensky vuole parlare direttamente con Vladimir Putin, giudicando un confronto con il presidente russo come "l'unico modo per fermare la guerra". Il vero tema è fino a che punto si può spingere la guerra.
    Macron sente Putin e si fa l'idea che il peggio deve ancora venire e che la Russia intende in realtà prendersi con le armi tutta l'Ucraina. E i segnali ci sono tutti. La manovra militare dei russi è una tenaglia mortale, dove ogni città (Kiev, Karshiv, Mariupol, Kherson), viene bombardata di ora in ora da otto giorni senza alcuna tregua.
    Soprattutto l'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia nucleare lancia il vero allarme: bisogna cessare le azioni contro i siti nucleari. La creazione della zona A2/AD è l'unico modo per proteggere gli impianti nucleari dagli attacchi aerei e prevenire la loro trasformazione in una fonte di disastro nucleare. Le dichiarazioni dell'Aiea arrivano mentre è in corso una battaglia pericolosissima intorno alla centrale di Chernobyl.
    Ricordo che in Ucraina ci sono 15 reattori nucleari in quattro centrali atomiche, tra cui Zaporizhia, una delle più grandi d'Europa e ora sotto il controllo dell'esercito russo.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Ad un passo dalla guerra atomica | 04/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Nella notte un attacco russo contro la centrale di Zaporizhzhia ha sfiorato l'allarme nucleare. Ieri l'impianto, il più grande di questo genere in Europa, era stato conquistato dalle forze russe. Nella tarda serata sono iniziati i combattimenti e poco fuori dal perimetro della centrale sono avvenute numerose esplosioni. Per alcune ore i vigili del fuoco sotto tiro non sono riusciti a raggiungere le fiamme. Poi il direttore della centrale ha detto che è stata messa in sicurezza. Secondo i responsabili dell'impianto le fiamme hanno interessato una struttura per la formazione e un laboratorio. L'Aiea non segnala nessun cambiamento nei livelli di radiazioni nel sito della centrale di Zaporizhzhia. L'incendio non ha interessato strutture o attrezzature definite "essenziali". Tutto è avvenuto poco dopo l'accordo tra Russia e Ucraina sui corridoi umanitari. Ma è una finta tregua, come si è visto stanotte. Le parti iniziano a parlare, e lo faranno anche la prossima settimana, e trovano un accordicchio, ma ognuno resta nei fatti sulle sue posizioni.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    2 min
  • I civili in ostaggio della guerra | 03/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Le immagini sono eloquenti. I civili ucraini sono ostaggio della guerra di Vladimir Putin.
    Almeno un milione hanno oltrepassato i confini tra Polonia e Ucraina, secondo le stime orientate al ribasso dell'Alto Commissariato dell'Onu. Altrettanti si mettono in coda, con auto e autobus, attraversando una via di salvezza possibile, comunque verso i confini.
    Altri ancora dormono da otto giorni sotto le profonde metropolitane di Kiev. E in gran parte si riparano come possono: sotterrati nei bunker dei palazzi.
    Zelenski parla di almeno duemila civili uccisi, ma la cifra è in difetto, oltre a centinaia di strutture di trasporto, ospedali, asili e case.
    Chi dovrebbe proteggere i civili non belligeranti? Chi li avrebbe in carico? L'Onu prevede un flusso di uscita dall'Ucraina di almeno quattro milioni di persone. Ma è la stessa organizzazione che interviene otto giorni dall'inizio di un conflitto con una risoluzione di condanna contro la Russia, dove ci sono stati 141 voti a favore, ma anche cinque contrari e 35 astenuti, tra cui Cina e India.
    L'Organizzazione Mondiale della sanità lancia l'idea di un corridoio per consentire un accesso sicuro e continuo per gli operatori umanitari e fornire rifornimenti alle persone che hanno bisogno, cioè ai civili in fuga dalla guerra. Nessuno al momento ha deciso di schierarsi dalla parte dei civili, delle vere vittime della guerra. E nel silenzio generale vibrano ancora i colpi del cannone.
    Fino a quando?
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • L'Italia e la guerra tra Russia e Ucraina | 02/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Si osserva la diretta tv del dibattito parlamentare sulla crisi militare in Ucraina e si avverte subito la distanza siderale tra gli interventi dei nostri leader politici e il dramma che si consuma in queste ore a Kiev, sotto le bombe sganciate dagli aerei e lanciate dai mezzi pesanti russi.
    Le immagini della torre della tv di Kiev colpita dai russi, delle famiglie riparate nei bunker, dei bambini stipati lungo il confine con la Polonia. Il volto di Mario Draghi che parla di eroismo del popolo ucraino, di scelte fino a pochi mesi fa impensabili, di misure restrittive, di armi all'esercito ucraino. Il volto di Matteo Salvini, coperto dalla mascherina, che lo applaude.
    Eppure qualcosa stona.
    Mario Draghi è il presidente che resta fedele all'Alleanza atlantica e che garantisce, con la sua presenza a Palazzo Chigi, il rapporto tra Stati Uniti, Nato, e il nostro Paese.
    Matteo Salvini è stato il leader politico italiano più vicino alla Russia di Vladimir Putin. Forse non tutti ricordano che Gianluca Salvoini, l'uomo più vicino, a Matteo Salvini, nel 2017, fu tra gli artefici del patto di collaborazione firmato tra la Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Lo stesso Salvoini è stato oggetto di indagini per una negoziazione avvenuta nella hall dell'Hotel Metropol di Mosca, il 18 ottobre 2018, tra alcuni italiani (tra cui Salvoini), e intermediari russi.
    L'accordo aveva come oggetto la compravendita di gasolio russo per un miliardo e mezzo di dollari, con l'obiettivo presunto di girare il quattro per cento, pari a 65 milioni, alla Lega.
    Tuttavia, da quello che è emerso dalle indagini, la compravendita non si sarebbe poi concretizzata. Però le comunanze di visioni tra Lega e Russia ci sono state e trasformano quegli applausi in qualcosa di poco convincente.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Si tratta e si combatte tra Russia ed Ucraina | 01/03/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Come in tutte le guerre si tratta e si combatte. Ed è così anche tra Russia e Ucraina.
    Il tavolo delle trattative si è aperto a Gomel al confine con la Bielorussia su alcuni punti che fanno intravedere un terreno comune di discussione. La Russia chiede la sua sovranità in Crimea, la neutralità e la smilitarizzazione di Kiev.
    L'Ucraina definisce l'approccio russo come molto prevenuto del processo distruttivo lanciato in questi giorni. I colloqui sono molto difficili, ma il solo fatto che le due delegazioni si sono parlate per oltre sette ore è un dato certamente positivo, ed altro tempo sarà messo in campo nei prossimi giorni sul confine tra Polonia e Bielorussia.
    Però l'avvio di colloqui non significa pace.
    Infatti si combatte in varie parti del Paese, centinaia di migliaia di ucraini premono ai confini. L'emergenza umanitaria è già da giorni una terribile realtà tanto che l'Agenzia per i rifugiati dell'Onu stima in 500 mila le persone che hanno oltrepassato i confini. I civili sono la vera grande questione morale, etica.
    Putin ha promesso a Macron che cesseranno i bombardamenti contro le abitazioni, ma nel corso di queste ore convulse le promesse non sono state mantenute.
    Putin accusa colpi durissimi. La guerra lampo non c'è stata, la comunità internazionale ha fatto quadrato con sanzioni insoddisfacenti, ma con qualche risultato: la fuoriuscita della Russia dal sistema bancario Swift, la svalutazione del rublo, l'esclusione dalle competizioni Fifa e Uefa.
    E una protesta interna sempre più organizzata, sostenuta da una nuova generazione russa, mette in seria difficoltà l'immagine unitaria che Putin intende offrire al mondo intero.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Il teatro, la guerra, la pace | 28/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    È notte.
    A Kiev suonano le sirene, la popolazione fugge dalle città oppure cerca di resistere riparandosi nelle ecatombi delle metropolitane, fin dentro bunker improvvisati: la madre che allatta il figlio, il nonno che non prende sonno, la famiglia che mangia panini. E fuori, nella città del coprifuoco, si sentono forti e chiari i rumori assordanti delle bombe che sventrano i palazzi, degli spari intorno ai ministeri. La presa del potere, l'incendio del palazzo, sono sempre preceduti da lampi accesi nella notte ed è sempre il preludio di morte e di distruzione.
    Il teatro può raccontare la drammaturgia di una notte come questa? Può uno scrittore, con la sola forza del ticchettio della sua tastiera e la potenza delle parole, opporsi ad una guerra?
    Uno scrittore può solo smuovere le coscienze delle persone, nulla di più. E sarebbe già molto in un mondo smemorato.
    Uno scrittore può scrivere storie e questa dimostra più di ogni altra il complesso e tormentato rapporto tra teatro, guerra e pace.
    Dal 2020 lei è stata la direttrice del Vsevolod Mejerchol'd State Theater and Cultural Center, il teatro statale di Mosca.
    Poi l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin, i bombardamenti contro i civili, l'isolamento del su
    Paese dalla comunità internazionale ha stravolto tutto.
    Così Elena Kovalskaya ha annunciato le dimissioni sul suo profilo Facebook, in aperta dissonanza contro quell’atto di guerra, perché lei pensa che l'essenza del teatro si debba misurare con il concetto di pace universale.
    "Amici, in segno di protesta contro l’invasione russa dell’Ucraina, lascio il mio posto di direttore del Vsevolod Mejerchol'd State Theater and Cultural Center di Mosca. È impossibile lavorare per un assassino e ricevere uno stipendio da lui“.
    Il suo teatro porta il nome del drammaturgo russo Vsevolod Mejerchol'd, condannato a morte nel 1940 perché giudicato rivoluzionario.
    Ebbene, 82 anni dopo la fine drammatica di Mejerchol'd, la direzione del teatro statale di Mosca poteva isolare Elena Kovalskaya, farla cadere nell'oblio, renderla invisibile, come accaduto tante volte nella storia russa.
    Invece no.
    Il Vsevolod Mejerchol'd State Theater and Cultural Center ha scritto un documento che difende la scelta della sua direttrice.
    "L'attacco della Russia è in tragico conflitto con la nostra missione. Non possiamo tacere su questo. Ci resta solo questo da dire: ‘No alla guerra’".
    Quella di Elena Kovalskaya è una presa di posizione netta e integerrima, lei che ha deciso di rinunciare all’incarico pur di non restare in silenzio di fronte alla tragedia umanitaria e alle violenze che si stanno consumando in questi giorni.
    A pochi passi, al teatro Majakovskij di Mosca, la direzione proibisce ai suoi attori di esprimere “qualsiasi commento” sull’invasione dell’Ucraina.
    La Storia si ripete.
    Credits: Vladimir OKC
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    3 min
  • L'asse tra Cina e Russia sulla crisi in Ucraina | 26/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    C'è un asse strategico tra Russia e Cina nella gestione delle controversie economiche della crisi in Ucraina?
    Non è un accordo scritto e dichiarato, ma molti fatti vanno verso questa direzione. La Cina ha risposto con un invito alla calma, alla moderazione, ma nel contempo non parla di invasione e comprende in qualche modo le motivazioni di Mosca. Dietro alla reazione apparentemente cauta di Pechino, resta la solidità della "alleanza" tra Cina e Russia.
    Xi Jinping sostiene nei fatti Vladimir Putin. Solo 22 giorni fa, i due leader hanno firmato una dichiarazione comune che assicura a Mosca un cliente per i suoi idrocarburi, una linea di credito per sopravvivere alle future nuove sanzioni occidentali. Inoltre nel comunicato congiunto finale la Cina si è allineata con la Russia nelle preoccupazioni contro l'espansione della Nato, l'inizio della guerra in Ucraina. Nell'accordo dello scorso 4 febbraio, le due potenze hanno dichiarato di voler costruire un nuovo ordine mondiale e riformare l'attuale sistema internazionale.
    La guerra in corso in Ucraina e le reazioni di Pechino sono la prova di questa prospettiva, ma anche della natura dei rapporti bilaterali Russia-Cina, improntati ad un approccio che consiste nel coprirsi a vicenda per le scelte politiche degli ultimi 15 anni. Alla base della nuova forma di relazione tra Russia e Cina, c'è una posizione di parità quali membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, con la possibilità di astenersi o utilizzare il proprio diritto di veto l'uno contro l'altro. E poi c'è il gigantesco accordo energetico di circa 104 miliardi di euro siglato di recente.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • L’attacco russo all'Ucraina affonda i titoli bancari | 25/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    I primi segnali economici dell'attacco russo in Ucraina sono ben visibili sui mercati finanziari italiani, europei, internazionali. Come prevedibile, a farne le spese sono in prevalenza i titoli bancari.
    Le possibili ripercussioni economiche legate alle nuove sanzioni americane ed europee contro Mosca inducono gli investitori ad alleggerire le posizioni sul settore, che mette a segno la peggiore prestazione di giornata a livello continentale con un calo vicino al 6% del sottoindice Stoxx. Gli Istituti di credito italiani sono in fibrillazione e studiano i potenziali impatti sulle proprie attività e i piani per limitarli. Il mercato, naturalmente, mette nel mirino in primo luogo le banche europee con maggiore esposizione diretta alla Russia: in base ai calcoli di Autonomous, all'austriaca Reiffeisen fa capo il decimo gruppo bancario russo con impieghi per 11,6 miliardi, Societé Generale attraverso Rosbank è undicesima con 10,4 miliardi e UniCredit è quattordicesima con circa 8 miliardi (e 14 miliardi in termini di asset totali secondo gli analisti di Bestinver). Intesa Sanpaolo si ferma a un'esposizione di 5,5 miliardi in termini di impieghi.
    Alla Borsa di Vienna i titoli Reiffeisen sprofondano nell'abisso, mentre a Parigi Socgen è in calo del 7,5% e a Piazza Affari Unicredit è la peggiore e anche Intesa Sanpaolo accusa significativi cali. Tra i principali titoli milanesi le vendite colpiscono anche Banco Bpm,Banca Generali, Banca Mediolanum e Bper Banca.
    L'impatto della guerra in Ucraina non sarà indenne per gran parte degli istituti di credito.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Lo scoppio della guerra in Ucraina dimostra l'inconsistenza di Onu e diplomazia | 24/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Lo spettro della guerra in Ucraina è già una inquietante realtà. Putin lancia nella notte l'operazione militare contro l'Ucraina, invade la Bielorussia, suonano le sirene a Kiev, i bombardamenti russi annientano le difise aeree di Kiev. Si contgano già centinaia di morti. È l'inizio della prima guerra mondiale energetica?
    Putin avverte che non ci sono piani di o ccupazione dell'Ucraina, ma chiede la smilitarizzazione del Paese perché giudica inacettabile l'espansione della Nato fino ai suoi confini. Ma l'Ucraina non è un paese europeo e neppure formalmente un membro Nato. L'Alleanza Atlantica parla di sanzioni sempre più forti e durature. E mentre si ode forte e chiaro il rumore assordante dei cannoni, ci sono due entità già sconfitte: l'Onu e l'intera diplomazia europea. L'Onu ha esortato un generico buon senso tra le parti in conflitto, e questa mattina, con la guerra già iniziata, il suo segretario Guterres ammette in qualche modo il suo fallimento, perché nella sostanza non ha reso un servizio utile alla riappacificazione, al rispetto degli accordi stipulati a Minsk nel 2014 e 2015. La diplomazia europea non esiste. Macron ha trattato molto per la Francia, poco per l'Europa, e si è dimostrato troppo sicuro sulle intenzioni di Putin di sedersi intorno al tavolo con Biden per stabilire un aggiornamento dei trattati di Minsk.
    Da Bruxelles si mettono in campo solo sanzioni che come si sa sono strutturalmente inefficaci in gran parte delle situazioni di conflitto. Poco prima del suono delle sirene sarebbe dovuto toccare al Presidente del Consiglio Mario Draghi portare Putin a migliori consigli, ma Draghi avrebbe trattato al massimo per l'Italia, perchè i giochi erano già fatti. La mancanza di una visione diplomatica europea e il ruolo ormai poco centrale dell'Onu e del suo segretario ha portato il mondo alle armi, fino al conflitto, ad un passo dall'autodistruzione.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    Ascolta "L'Attimo Fuggente”, ogni giorno dalle 07.00 alle 09.00 la vita italiana verrà analizzata, messa in discussione e a volte apprezzata con le interviste spigolose di Telese a tutti gli interpreti della vita politica e sociale di tutti i giorni. Ascolta L'Attimo Fuggente solo su Giornale Radio.
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    3 min
  • L'inconsistenza di Onu e diplomazia nella crisi in Ucraina | 24/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Ci sono due entità già sconfitte in queste settimane di crisi in Ucraina: l'Onu e l'intera diplomazia europea.
    L'Onu ha esortato un generico buon senso tra le parti in conflitto, ma non ha reso un servizio utile alla riappacificazione, al rispetto degli accordi stipulati a Minsk nel 2014 e 2015.
    La diplomazia europea ha fallito.
    Macron ha trattato tra domenica e lunedì molto per la Francia, poco per l'Europa, e si è dimostrato troppo sicuro sulle intenzioni di Putin di sedersi intorno al tavolo con Biden per stabilire un aggiornamento dei trattati di Minsk.
    Il riconoscimento russo delle repubbliche del Donbass, per altro ampiamente previsto da molti analisti, ha trasformato la trattativa di Macron in un goffo tentativo di protagonismo diplomatico. Il cancelliere Olaf Scholz ha nei fatti bloccato l'espansione del progetto di Nord Stream 2.
    Da Bruxelles si mettono in campo solo sanzioni che come si sa sono strutturalmente inefficaci in gran parte delle situazioni di conflitto.
    Allora che fare? Ora toccherebbe al Presidente del Consiglio Mario Draghi. Si lavora ancora alla possibile visita a Mosca di Draghi, per colloqui con Putin. La conferma giunge dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. L'ipotesi pareva accantonata, ma resta ancora un'opzione possibile. Putin ha sottolineato che Mosca è pronta a trovare "soluzioni diplomatiche" con l'Occidente per mettere fine alla crisi ucraina, ma ha anche aggiunto che gli interessi e la sicurezza della Russia "non sono negoziabili". Come dire, posso ancora discutere ma secondo le mie condizioni. Si gioca anche sulla credibilità personale e l'abilità mediatoria di Draghi, la probabile ultima carta della diplomazia europea.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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