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  • Verso la guerra in Ucraina. Kiev come Monaco nel 1938 | 14/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    La situazione in Ucraina è critica e pericolosa. In queste poche parole dettate dal Governo tedesco sta la preoccupazione che non manchi molto al rombo del cannone. Basta un pretesto e tutto può precipitare. Ogni azione diplomatica non ha portato i risultati attesi da molti.
    La Russia prosegue nell'azione ammassa truppe al confine e la Nato è allertata in tutte le sue basi. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno ritirato i loro osservatori distaccati presso la missione Smm dell’Osce. In particolare il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace ha paragonato gli sforzi diplomatici occidentali per scongiurare un’invasione russa dell’Ucraina all’accordo con la Germania nazista prima della seconda guerra mondiale.
    “C’è un’atmosfera che ricorda Monaco in alcuni Paesi occidentali”, riferendosi alla conferenza che si tenne nella città della Baviera nel 1938 che consegnò ad Adolf Hitler parti dell’allora Cecoslovacchia nel tentativo, poi fallito, di evitare il grande conflitto in Europa. il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invoca sanzioni preventive per fermare Mosca, ma promette che manterrà aperto il suo spazio aereo. Berlino minaccia sanzioni in caso di invasione russa in Ucraina. La decisione di un eventuale invio di truppe Italiane nell'Est Europa nell'ambito della crisi ucraina verrà presa in sede Nato.
    È una guerra avviata per molti motivi: la presenza dei maggiori gasdotti del mondo, il luogo cruciale sul piano geopolitico, il rilancio della Nato ad opera di Biden dopo il disimpegno di Trump, il calo dei consensi di Biden, il ruolo di Putin in Asia, un mucchio spaventoso di quattrini. E in tutto questo aleggia lo spettro di una guerra che coinvolge ogni potenza mondiale.
    Credits: Agenzia Fotogramma
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    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Le mani della 'ndrangheta sulle ferrovie | 12/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    La ‘ndrangheta aveva messo le mani sui lavori di Rete ferroviaria italiana. Lo aveva fatto in maniera pervasiva e stabile: gli operai che finivano sui cantieri ferroviari, secondo i magistrati, spesso non avevano “alcuna competenza professionale” e la documentazione che attestava la loro abilitazione era frutto di “falsificazione”. Non solo: il personale lavorava in “condizioni di sfruttamento”.
    La procura antimafia di Milano ha concluso l’inchiesta che ha portato all’arresto di 15 persone – 11 in carcere e 4 ai domiciliari – e che vede coinvolti gruppi imprenditoriali che “gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria direttamente da R.F.I. spa.
    Nell'indagine dei magistrati spuntano i nomi di "G.C.F. Costruzioni Generali spa, Gefer srl, Armafer spa, Globalfer spa, Salcef spa, Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie spa, Fersalento srl, Euroferroviaria spa”. I lavori di manutenzione della rete ferroviaria riguardano in prevalenza Lombardia, Veneto, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. Risulta impressionante la ricostruzione del sistema degli appalti messa in campo dalla pm Bruna Albertini e dalla Guardia di finanza. Nella sostanza le società che prendevano gli appalti da Rfi, in particolare i gruppi Rossi e Ventura, scrive la Dda, si rapportavano col sistema del “distacco della manodopera” e “nolo a freddo dei mezzi” con gli Aloisio e i Giardino, quest’ultimi con “solidi ed attuali collegamenti con le storiche famiglie di ‘ndrangheta” di Crotone “alle quali sono ‘legati’ da indissolubili vincoli di parentela ed alle quali assicurano il costante e continuo approvvigionamento dei mezzi di sussistenza soprattutto allorché i loro capi trascorrono in detenzione carceraria”. I grandi gruppi che ricevevano gli appalti da Rfi, parte lesa, avevano quindi rapporti “con le numerosissime società a loro riconducibili ma fittiziamente intestate a prestanome”.
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    3 min
  • Balza in alto l'inflazione americana e Ue rivede al ribasso il Pil italiano | 11/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Il 2022 doveva essere l'anno in cui l'economia mondiale avrebbe dovuto trovare un nuovo slancio, invece i dati americani ed europei riportano al ribasso le speranze di miglioramento.
    Balzo dell'inflazione Usa a gennaio. I prezzi al consumo lo scorso mese sono saliti al +7,5% sull'anno dal +7% di dicembre, ai massimi dal 1982. Il dato è oltre le attese che scommettevano su un +7,3%. Su base mensile l'inflazione è ferma al +0,6% come in dicembre. Gli analisti si attendevano un +0,5%. E la Fed corre verso il rialzo dei tassi. Intanto l'Ue rivede a ribasso il Pil italiano nel 2022 prevedendo un +4,1% quando, nel rapporto dello scorso novembre, configurava una crescita al 4,3%. Per il 2023 l'Ue stima un Pil al +2,3%.
    "Le previsioni di breve termine sono oscurate dalla prolungata interruzione di forniture e dal brusco aumento dei prezzi dell'energia. Si prevede che l'erosione del potere di acquisto e l'attenuazione della fiducia dei consumatori frenino la crescita reale nel breve periodo. Ci si aspetta che l'attività economica guadagni slancio nel secondo trimestre e continui ad espandersi nella seconda parte dell'anno", scrive l'Ue. Se va bene la ripresa economica partirà soltanto nel secondo semestre. Nella sostanza lo scenario, rispetto a 4 mesi fa, è moderatamente meno positivo, ma a Bruxelles sono anche convinti che i cosiddetti "venti contrari" alla ripresa non dureranno a lungo.
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    3 min
  • 10 febbraio, il giorno della memoria smemorata | 10/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata.
    Venne istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, e intende "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
    La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell'Italia.
    Il simbolo di questa ricorrenza sono quelle crepe della terra dove sono state sepolte per sempre migliaia di persone, uccise in gran parte dai partigiani di Tito. Ma il 10 febbraio è anche il giorno della memoria smemorata. Senza dimenticare giustificare gli eccidi effettuati da alcuni reparti partigiani, la narrazione di questi ultimi anni elude le tante vicende orribili che hanno preceduto la cosiddetta "resa dei conti".
    In via Bellosguardo a Trieste, l'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, commissario Giuseppe Gueli, vicecommissario Gaetano Collotti, avevano messo in piedi un vero e proprio luogo di tortura. La cosiddetta "Banda Collotti" si era specializzata nell'arresto illegale di oppositori politici. La Villa Triste divenne nota per le urla dei seviziati che si sentivano dall’esterno. E ancora prima delle foibe ci furono decine e decine di stragi contro civili inermi organizzate dalle truppe italiane nei Balcani comandate dal generale Rodolfo Graziani.
    Oggi in una puntata del nostro format "Gli occhi della Storia", Giornale Radio racconta l'orrore delle foibe attraverso importanti testimonianze che inquadrano anche questa memoria smemorata del nostro Paese e che dissacra il falso mito di "italiani brava gente".
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • La mediazione di Macron e l'escalation militare in Ucraina | 09/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    La crisi tra Stati Uniti e Russia sull'Ucraina si muove lungo tre diagonali: l'escalation militare, la mediazione di Emmanuel Macron, il ruolo geopolitico e il futuro della Nato. Sul piano diplomatico, il Presidente francese è certamente il più attivo. Macron ha incontrato a Mosca Vladimir Putin, a Kiev il presidente Volodymyr Zelensky. Da Putin, Macron ha ottenuto la rassicurazione che non ci sarà un'escalation nella crisi russo-occidentale legata all'Ucraina. Per Macron si è dunque trattato di bloccare il gioco per impedire una accelerazione e aprire nuove prospettive politiche e diplomatiche. Ma c'è ancora molto lavoro da mettere in campo. Per i russi, la questione delle garanzie di sicurezza richieste all'Occidente non hanno ancora avuto una risposta soddisfacente e quindi il problema "rimane aperto e cruciale".
    Sullo scacchiere internazionale, il Regno Unito "non intende arretrare" di fronte a quella che considera una minaccia attribuita a Mosca nei confronti dell'Ucraina e darà il suo contributo a "sanzioni" anti-russe, dice Boris Johnson. In Italia le preoccupazioni vengono espresse dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, secondo cui nell’ambito della crisi Russia-Ucraina ci sono «elevati fattori di rischio e la possibilità di una potenziale escalation». Più possibilista il ministro degli Esteri Luigi di Maio che ha annunciato di voler evitare il rischio preoccupante di una azione militare. Una guerra si aggiungerebbe alle conseguenze già pesanti - in termini umanitari, geopolitici ed economici - di un conflitto aperto ormai da quasi un decennio ai confini dell'Europa, a soli duemila chilometri da Trieste. Un conflitto che dal 2014 a oggi ha già causato 15mila vittime tra militari, combattenti e civili; un milione e mezzo di rifugiati interni all'Ucraina, e 500mila in Russia.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • M5s. Il tribunale azzera le modifiche dello statuto e l'elezione di Conte | 08/02/2022 | Il Corsivo
    degli iscritti e il conseguente mancato raggiungimento del quorum. Si tratta di 81.839 persone iscritte da meno di sei mesi e, come da regolamento precedente, non erano state ammesse alla votazione. Il ricorso è stato promosso a ottobre 2021 da un gruppo di attivisti napoletani, difesi dall'avvocato Lorenzo Borrè, a cui si sono poi aggiunti decine di iscritti del resto d'Italia che hanno contribuito al pagamento delle spese legali. L'implosione del M5s è fin troppo evidente.
    Giuseppe Conte non riesce a contenere le varie anime del movimento: le correnti, i gruppi parlamentari, i vari comitati locali che, come quello di Napoli e di altre parti d'italia, non hanno affatto gradito le modifiche dello Statuto imposte da Conte. La leadership traballa e con ogni probabilità tutto tornerà nelle mani del vecchio Beppe Grillo.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Sanremo: forte negli ascolti, debole nelle vendite | 07/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    13 milioni 380 mila spettatori, il 64,9%. Un successo di pubbl8co così forte e strutturato il Festival della canzone di Sanremo non lo otteneva dal lontano 2000, quando alla conduzione c'era Fabio Fazio.
    Sanremo si dimostra anche una macchina per far soldi facili: gli sponsor hanno investito ben 42 milioni di euro sulle serate del festival.
    Se il carrozzone sanremese si propone come un affare per Rai1 e per il servizio pubblico radiotelevisivo, la storia del Festival non ha quasi mai sfondato le classifiche del mercato discografico.
    I cd non si vendono, troppo cari.
    Il vinile è in ripresa, ma pur sempre destinato ad una n8cchia di appassionati. Restano le piattaforme come Spotify, Amazon, Itunes e più in generale i download digitali. Le stime di vendite riguardano la serata finale. Si va dalle 1852 copie di "Voglio amarti" di Iva Zanicchi alle 58818 copie di "Brividi" di Mahmood e Blanco, e in mezzo ci si muove intorno ad una media di 5 mila copie per le canzoni finaliste.
    Si tratta di una resa minima del mercato discografico a fronte di notevoli investimenti promozionali e pubblicitari.
    Ma la tendenza viene da lontano.
    A parte Domenico Modugno con "Nel blu dipinto di blu", Sanremo non significa vendite. Nel 1961, Adruano Celentano arriva secondo a Sanremo con "24 mila baci", e raggiunge la 17esima posizione nelle vendite.
    Nel 1982, "Vita spericolata " di Vasco Rossi si piazza al 25esimo posto. Stessa sorta è ticcara nel tempo a Bobby Solo, Nicola Di Bari, Rino Gaetano, Alice, Jalisse, Marco Masini.
    L'unica eccezione moderna è rappresentara dai Maneskin a cui Sanremo ha portato fortuna.
    Il piatto piange in attesa di un nuovo show televisivo.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • 05/02/2022 | Il Corsivo
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  • Il Corsivo di Sabato 05 Febbraio 2022
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  • Mattarella e il dovere della partecipazione | 04/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Il secondo mandato di Sergio Mattarella si apre con un richiamo e al contempo con un monito sommesso.
    Tutti siamo chiamati al dovere della partecipazione. È l’idea di Stato-comunità su cui il Capo dello Stato si è speso nel primo settennato e che oggi diviene ancor più importante in un Paese che attraversa un periodo difficile. Nel suo discorso non si ascoltano toni vendicativi nei confronti del Parlamento, dei leader politici che , senza un accordo politico, alla fine gli hanno chiesto con il voto di accettare il suo secondo mandato. Non si avverte la durezza del celebre discorso di Giorgio Napolitano del 23 aprile 2013, sintetizzabile nella formula «la mia rielezione è la vostra crisi». Anzi in quello di Mattarella c'è perfino una sorta di incoraggiamento ad andare avanti, proseguendo però nella direzione del ritrovamento di uno spirito unitario. Proprio dal Parlamento si aspetta coesione e responsabilità su altri fronti assai delicati per l’Italia: l'emergenza sanitaria, la ripartenza economica attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il Governo Draghi è tenuto a rispettare.
    Il presidente ricorda l'ancoraggio dell’Italia all’Europa, che nell'immediato futuro dovrà affrontare passaggi critici, sui quali dovremo far sentire la nostra voce senza disarmonie, come prevedibilmente accadrà nel caso delle aspre tensioni sull'Ucraina. Insomma chi si attendeva da Mattarella una ventina di minuti di reprimende resta fortemente deluso.
    Il Capo dello Stato rimane uomo equilibrato, più incline a fornire indicazioni di tipo alto che tentato a farsi stritolare nel tritacarne delle polemiche. Un discorso sobrio, ma con molti indirizzi politici e istituzionali da seguire.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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