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  • La crisi in Ucraina e l'arma europea del North Stream 2 | 23/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Si chiama North Stream 2 l'arma nelle mani europee che risulta più importante di tutte le sanzioni messe in campo in queste ore da Stati Uniti, Europa, Regno Unito contro la Russia.
    Il North Stream 2, lungo 1.200 chilometri (745 miglia) sottomarino, che vanno dalla costa baltica russa alla Germania nord-orientale, è costato 12 miliardi di dollari e segue lo stesso percorso del North Stream 1, completato più di dieci anni fa. Come il suo gemello, Nord Stream 2 sarà in grado di portare 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno dalla Russia all'Europa, aumentando le forniture di gas a un prezzo relativamente economico. La partita si gioca in buona parte lungo quei 1200 chilometri, tanto che, nelle ore in cui Putin annunciava il riconoscimento delle repubbliche del Donbass, il cancelliere tedesco Scholtz ribadiva che l'avvio della pipeline North Stream 2 non potrà essere data. Del resto il conflitto in Ucraina non si combatte solo sul piano militare e geopolitico.
    Se l'Europa è molto dipendente dal gas che viene inviato da Gazprom, l'economia russa si basa quasi esclusivamente sulla vendita di idrocarburi. E l'Europa, è sicuramente il miglior cliente di Mosca. Uno stop del progetto isolerebbe ancora più Mosca dal resto del mondo.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    2 min
  • Le truppe russe entrano nel Donbass. Missione di peacekeeping, dice il Cremlino | 22/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Prima un lungo discorso in TV, poi il riconoscimento dell'indipendenza delle repubbliche di Donestk e Luhansk da Kiev, infine l'invio di truppe scelte nel Donbass per una missione di peacekeeping. In una sola sera il Presidente russo Vladimir Putin risolve a suo modo la difficile e intricata crisi in Ucraina.
    Ora il conflitto militare è reale, dice Onu. Ed ha ragione. La mossa del Cremlino, nei fatti, allontana gli sforzi diplomatici e rende nullo l'accordo che solo domenica notte il premier francese Macron aveva portato a casa per conto dell'Europa, e un pò anche per se stesso.
    Il 24 febbraio si sarebbero dovuti vedere il segretario di Stato americano Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavrov con l'obiettivo di far sedere intorno ad un tavolo il Presidente americano Joe Biden e russo Vladimir Putin.
    Le ultime scelte del Cremlino rendono impossibile la trattativa. Gli Stati Uniti annunciano le prime sanzioni su investimenti e commercio nel Donbass, alle quali se ne aggiungono altre di marca europea. Le borse crollano sotto i colpi dei venti di guerra. È in ribasso Mosca, i mercati finanziari europei tranne Londra. A Donestk si festeggia in piazza. Bandiere russe, mortaretti, si brinda per l'arrivo dei blindati. E su quello che accadrà restano le parole di Alexandr Kofman, ex ministro degli esteri della Repubblica di Donetsk, che coordina i festeggiamenti. "Stanotte celebriamo la vittoria di otto anni di guerra contro i nazisti ucraini. Ma i combattimenti andranno avanti. Lotteremo per liberare dal nazismo anche Sloviansk e Mariupol. Stasera è la semifinale. La finale sarà quando libereremo tutta l'Ucraina dai nazisti". Il futuro precipita verso la guerra e le nuvole nere all'orizzonte non promettono nulla di buono.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Putin vuole riconoscere l'indipendenza delle repubbliche dell'est Ucraina | 22/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Il Presidente russo Vladimir Putin intende riconoscere l'indipendenza delle repubbliche dell'Ucraina dell'est.
    Si tratta di una delle ultime mosse del Cremlino nell'ambito della crisi in Ucraina, prima del pre vertice tra il segretario di Stato americano Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavrov che potrebbe precedere il definitivo faccia a faccia tra Biden e Putin.
    Putin parte da una visione pragmatica della situazione sul piano militare e diplomatico. Nonostante gli sforzi di Emmanuel Macron, "Kiev ha già condotto operazioni punitive contro il Donbass e sembra proprio che si stia avventurando in un'altra avventura. Gli ultimi sviluppi dimostrano che le autorità ucraine non hanno nessuna intenzione di implementare gli accordi di Minsk", dice Putin. Già, gli accordi di Minsk. Firmati tra il 2014 e il 2015, non sono mai stati rispettati da tutti i paesi sottoscrittori del documento.
    Francia e Germania sono rimasti a guardare il peggioramento della situazione. L'Ucraina ha proseguito il progetto di annessione alla Nato.
    La Russia preoccupata dell'espansione dell'Alleanza Atlantica verso est ha in qualche modo appoggiato i ribelli filo russi e gli Stati Uniti di Biden oggi puntano sulla dissoluzione della potenza russa per spartirsi ingenti risorse. Il futuro è ormai di breve periodo e l'incertezza richiama il buon senso.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    2 min
  • La polveriera del Donbass al centro della crisi ucraina | 21/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    La situazione nel Donbass precipita e devia l'azione politica verso il conflitto militare. I cittadini delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk sono ormai alla mobilitazione generale. Centinaia di pullman hanno portato oltre confine, sotto la protezione di Mosca, donne, bambini, anziani. Gli uomini in età di leva, sono rimasti a combattere. Sulla linea di separazione si registrano ben 1.500 violazioni del cessate il fuoco, secondo l’Osce. L’Ucraina denuncia due soldati morti e 4 feriti. Il ministro dell’Interno stava rispondendo ai giornalisti sul fronte quando sono caduti dei colpi di mortaio. Dall’altro lato, i separatisti denunciano un civile ucciso.
    E in questa tempesta di fuoco, 40mila sono fuggiti dal Donbass e giunti nella regione russa di Rostov. Sono ospitati in 92 centri di accoglienza temporanea, 950 mila i residenti del Donbass hanno richiesto la cittadinanza russa, mentre oltre 770mila l’hanno già ottenuta. Le persone ora continuano a rivolgersi ai servizi di migrazione e a scrivere domande per ottenere la cittadinanza russa. Il Donbass è una polveriera, ma non da oggi.
    Nel 2014 gli scontri iniziarono subito perché Kiev, dopo la lezione della Crimea, ha subito tentato di riprendere il controllo di quelle zone. Ma con l’assistenza militare di Mosca, i ribelli hanno sempre resistito, infliggendo a volte pesanti perdite all’esercito regolare. Si calcola che i morti siano stati fino ad oggi almeno 14 mila.
    I combattimenti più intensi sono terminati dopo il 2015, quando a Minsk in Bielorussia si raggiunse un’intesa tra ribelli e governo ucraino sotto l’egida di Russia, Germania e Francia. Il ritorno del conflitto nel Donbass dimostra che quegli accordi sono carta straccia e andrebbero riaggiornati.
    Credits: Agenzia Fotogramma
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    3 min
  • La guerra delle fonti e il conflitto in Ucraina | 19/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Noi giornalisti dovremmo conoscere bene le tante carte deontologiche che regolano il nostro mestieri. La carta di Treviso, quelle di Perugia e di Roma, la carta dei doveri del giornalisti. Quindi dovremmo saper applicare il controllo delle fonti, la verifica della veridicità delle notizie, il rispetto per il pluralismo e per le idee differenti, Le carte deontologiche sono norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’albo dei giornalisti, che integrano il diritto ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare. Non sempre però applichiamo questi principi. Accade così nella normale routine, figuriamoci poi in tempo di conflitto.
    Il tema è il ritiro delle truppe russe dalle zone confinanti con l'Ucraina. Ed ecco che i giornalisti, non tutti ma molti, diventano parte del conflitto, pubblicano dossier scritti da fonti di intelligence di varie nazionalità, diffondono foto, video, tutto ciò che può servire a confermare la propria tesi. Nei periodi in cui è in corso una tensione internazionale in mezzo non si riesce a stare.
    Da una parte i video diffusi dalla Russia che dimostrano l'esistenza di un piano di riduzione delle forze in campo, dall'altra le foto di provenienza americana che accusano la Russia di voler mentire sull'esistenza di operazioni di mescolamento di forze con basi, ponti, luoghi strategici situati in una zona non lontana dal confine tra Russia e Ucraina.
    Pur citando le fonti, questi reperti multimediali rimangono contrapposti, non univoci, quindi fragili sul piano della credibilità. Intorno a quei confini girano invece giornalisti liberi, freelance che si spingono troppo spesso oltre la linea di demarcazione tra vita e morte e che rischiano la vita mentre consumano le suole delle scarpe. E i loro scritti e immagini contengono una dose di verità che nessun mass media mainstream potrebbe mai garantire.
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    3 min
  • La nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia | 18/02/2022 | Il Corsivo
    È in corso ormai una seconda guerra fredda che contrappone Stati Uniti, Nato e Russia. Tutti i segnali militari, politici e diplomatici avanzano giorno dopo giorno verso questa situazione. I russi hanno ammassato truppe, mezzi militari di ogni grandezza ai confin con l'Ucraina. Dopo un lungo braccio di ferro hanno effettivamente depotenziato il loro arsenale di guerra ritirandolo nelle basi. L'intelligence americana e dei paesi aderenti all'Alleanza atlantica dicono che questo ritiro non c'è stato. Per Joe Biden un attacco russo contro l'Ucraina è un rischio elevato: un'operazione sotto falsa bandiera, ha precisato Biden. Anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi è su questa lunghezza d'onda. "Per il momento episodi di de escalation sul terreno non si sono visti", ha detto Draghi. Dalla riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu giunge l'appello alla moderazione inviato a tutte le parti in conflitto. "Chiediamo a tutte le parti di esercitare la massima moderazione in questo momento delicato e di astenersi da qualsiasi azione unilaterale che vada contro la lettera e lo spirito degli accordi di Minsk, o pregiudichi la loro attuazione provocando ulteriori tensioni", ha ribadito il sottosegretario generale agli affari politici dell'Onu Rosemary De Carlo.Violazioni del cessate il fuoco ce ne sono state nelle ultime ore. Il Cremlino parla di «provocazioni ucraine in Donbass, situazione incendiaria». Una proposta di mediazione ci sarebbe. Sono gli accordi di Minsk, come ricordato dal segretario di Stato americano Blinken. Gli accordi di Minsk sono stati sottoscritti tra il 2014 e il 2015 per risolvere la crisi delle regioni filorusse dell’Ucraina. Francia, Germania, Russia e Ucraina concordano un cessate il fuoco nell'area, il ritiro di armi pesanti e truppe dalla linea di contatto, l’avvio di un dialogo per concedere maggiore autonomia alle regioni dl Donetsk e Lugansk a patto che queste rimangano territorio ucraino. Ma gli accordi non hanno mai trovato piena attuazione.
    3 min
  • Crollo del Ponte Morandi. Chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati | 17/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Era il 14 agosto 2018. 43 persone innocenti perdevano la vita per il crollo del Ponte Morandi. Da quel giorno per i familiari delle vittime è stato un calvario, tra rabbia e domande spesso rimaste senza alcuna risposta. Ci sono volute 11 udienze ai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno per formulare la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex amministratore delegato di Aspi e Atlantide Giovanni Castellucci e altri 58 imputati, oltre alle due società Aspi e Spea. I pm hanno anche chiesto il dissequestro dei reperti in modo da consentire al Comune di proseguire con i lavori per il parco della Memoria, il luogo progettato dall'architetto Stefano Boeri, per ricordare le vittime.
    Per gli investigatori il viadotto crollò per le mancate manutenzioni, rinviate nel corso degli anni. Secondo l'accusa tutti sapevano che il ponte era malato ma nessuno fece nulla per ridurre i costi, in modo da garantire maggiori dividendi ai soci. Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, disastro colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, rimozione dolosa di dispositivi di sicurezza, falso, omissione d'atti d'ufficio. Gli imputati sono gli ex vertici di Aspi e Spea (la società che si occupava delle manutenzioni), i dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato che non controllarono la società e lo stato delle opere. Oggi inizieranno a parlare i legali delle parti civili e dei responsabili civili, ma qualcosa di chiaro è già emerso in questi quattro anni di indagini. In molti sapevano delle condizioni precarie in cui versava il Ponte ma non hanno mosso un dito. Anzi oggi mettono in campo un tentativo goffo di allentamento della loro posizione. Le vittime e l'intero Paese attendono l'accertamento pieno della verità.
    Credits: Agenzia Fotogramma.
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    3 min
  • Il gioco a scacchi tra Mosca, Ucraina e Nato | 16/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    È una strana partita a scacchi che si gioca su vari tavoli e con tre soggetti: Mosca, Ucraina, Nato.
    Nessuno ha la vittoria in tasca in quanto ogni contendente in campo mette nel conto una buona dose di sconfitta. Le forze russe schierate per esercitazioni militari nei pressi della frontiera ucraina sono rientrate alle loro basi. In particolare, unità dei distretti militari meridionali e occidentali, che hanno completato i loro compiti, hanno caricato i mezzi di trasporto ferroviari e terrestri.
    Ma, secondo Lavrov, il ritiro delle truppe russe alle loro basi era già pianificato e non dipende dall'Occidente. Lavrov ha anche escluso che ci fossero piani militari già avanzati mirati ad invadere l'Ucraina.
    La Nato è titubante. "Non ci sono segnali sul terreno che la Russia stia riducendo le truppe ai confini dell'Ucraina", afferma il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.
    Intanto la partita si sposta dal terreno strettamente militare a quello diplomatico. Gran Bretagna e Germania considerano positive le aperture di Mosca, ma Boris Johnson resta prudente rispetto alla situazione militare sul terreno ed evoca "segnali misti" non tutti incoraggianti da parte dell'intelligence occidentale sulla questione di un possibile ritiro parziale di forze russe dai confini. In questo via e vai diplomatico anche l'Italia si muove.
    Di Maio era oggi a Kiev, e oggi si trova in Russia. Mercoledì sera il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà a Parigi per una cena di lavoro all'Eliseo.
    La situazione è tutta in movimento e il termometro vira leggermente verso un miglioramento, ma l'attenzione rimane altissima.
    Credits: Agenzia Fotogramma
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    3 min
  • La mediazione di Lavrov nella crisi in Ucraina | 15/02/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Tra i salotti delle diplomazie di mezzo mondo si dice che il ministro degli Esteri russo Lavrov sovente conti quanto il presidente Vladimir Putin. Lavrov è qualcosa in più di un mero suggeritore di visioni politiche. Già diplomatico sovietico nello Sri lanka fino al 1976, consigliere all'Onu nel 1988, Vice Capo del Dipartimento delle Relazioni economiche internazionali, direttore del dipartimento delle organizzazioni internazionali e delle questioni globali del Ministero degli Affari Esteri, Vice Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa sotto la presidenza di Boris El'cin, Ambasciatore della Russia all'Onu. Viene considerato uno degli uomini chiave del governo di Vladimir Putin e un fedelissimo del presidente. La sua opposizione quasi sistematica alle iniziative occidentali - come le sue ripetute condanne nei confronti dell'espansione della NATO verso est - gli è valsa nelle cancellerie l'epiteto di Mr. Nyet (signor no).
    Dunque quando Lavrov afferma che per la crisi in Ucraina 'ci sono chance di trovare un accordo con l'Occidente', dice qualcosa che si avvicina molto alla verità, Infatti poche ore dopo aver fatto filtrare questa dichiarazione, il ministro della Difesa russo Shoigu, collega di Lavrov, ha annunciato che "una parte delle esercitazioni" delle forze armate di Mosca "si sta concludendo, e un'altra sarà completata nel prossimo futuro". E il cancelliere tedesco Scholtz, in visita a Kiev ha affermato che "la questione dell'ingresso dell'Ucraina nella Nato non è in agenda per questo è strano che la Russia agisca come se lo fosse", Scholz ha chiesto alla Russia segnali immediati di de-escalation, perché "una nuova aggressione militare avrà delle conseguenze pesanti per la Russia".
    Credits: Agenzia Fotogramma
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  • 14/02/2022 | Il Corsivo
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