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  • Fermare la pioggia nucleare alla dogana? | 16/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il rischio di un aumento vertiginoso dei costi delle bollette energetiche, di cui ha recentemente parlato il ministro Roberto Cingolani, ha restituito una certa rilevanza politica ad un tema che, in Italia, considerati gli esiti inequivocabili di ben due referendum, non dovrebbe più essere oggetto di alcuna discussione. E stiamo, ovviamente, parlando della questione nucleare. Nonostante, infatti, soltanto dieci anni fa, siano state abrogate, per via referendaria, alcune norme che erano state concepite per facilitare l’insediamento di centrali nucleari nel nostro Paese, il dibattito su di esse, in questi giorni, si è, comunque, riacceso, coinvolgendo anche i vertici della politica nazionale.
    Le centrali nucleari in funzione in Europa sono 185, delle quali 58 nella sola Francia. Seguono al secondo posto la Russia (con 36), l’Ucraina ed il Regno Unito (entrambi con 15). Complessivamente, gli impianti in attività producono 119 miliardi di Watt, di cui la metà arriva dalla vicina Francia, la quale, per ottenere oltre tre quarti della propria energia elettrica, ricorre appunto alla fissione dell’atomo. La Germania, che si avvale in scarsa misura del nucleare, ha, invece, in programma di smantellare ogni suo impianto entro il 2022.
    L’Italia è il più grande importatore di energia elettrica al mondo ed è l’unico Paese appartenente al G8 a non disporre di impianti nucleari. Ecco perché l’attuale situazione, segnata da fonti energetiche che iniziano a scarseggiare e da conseguenti crescite vertiginose dei prezzi di mercato, ha finito per ripresentare sotto una luce diversa – e non solo da noi – le tematiche legate al nucleare. Di quello attuale e non solo di quello futuro. Nessuno può, infatti, far finta di ignorare che si tratta dell’unica fonte in grado di fornire energia “no carbon” in abbondanza e a prezzi di fornitura programmabili, senza, per altro, subire né i vincoli di volatilità tipici dei combustibili fossili, nè quelli costituiti dalla disponibilità a fasi alterne che caratterizzano, invece, le rinnovabili. Sull’argomento, nel nostro Paese, sembra affiorare una certa confusione. Per aver semplicemente ricordato che, al giorno d’oggi, la tecnologia nucleare ha fatto dei passi avanti da gigante in quanto a sicurezza ed economicità, il ministro Cingolani è stato addirittura minacciato di morte...Dopo di che ha inserito, prudentemente, la marcia indietro ed ha immediatamente rassicurato i suoi colleghi di governo 5 Stelle (guidati per l’occasione da Giuseppe Conte), sul fatto che l’Italia non abbraccerà mai l’energia atomica, poiché su questa prospettiva si sono già espressi negativamente due referendum. Per contro, proprio mentre scriviamo queste nostre poche righe, arriva una chiara apertura all’atomo da parte di Matteo Salvini, il quale dichiara il proprio orientamento favorevole all’apertura di centrali nucleari persino nelle vicinanze delle grandi città.
    È difficile e forse anche ingenuo pensare di poter dire no al nucleare come se il nostro fosse un Paese completamente isolato dal resto del mondo. A questo proposito ci vengono in mente le parole di Andreotti che, riferendosi ad un eventuale incidente presso la centrale francese di Mentone (e, quindi, praticamente in Liguria..), si chiedeva con quali mezzi i nostri doganieri di Ventimiglia avrebbero potuto fermare e respingere delle radiazioni nucleari, scaturite a così pochi chilometri da casa nostra...
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    4 min
  • Il G20 delle Religioni e l’uso della parola “razza” | 15/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Si è concluso ieri, a Bologna, il “G20 delle Religioni”, al quale hanno preso parte intellettuali ed esponenti di tutte le principali fedi del mondo. Tra i vari temi che sono stati oggetto di seminari, dibattiti e proposte di carattere umanitario, desideriamo segnalarvi l’appello che il forum inter religioso ha lanciato affinché venga cancellata per sempre la parola “razza” dalle Costituzioni e dai codici di tutto il Pianeta.
    Si tratta di un argomento sul quale, da tempo, è in corso una discussione in diversi Paesi europei e che parte dal presupposto che l’uso di quel termine, quand’anche sia inserito in un contesto antidiscriminatorio, costituirebbe pur sempre – almeno secondo i fautori della sua eliminazione - una implicita, ma sostanziale ammissione del fatto che, effettivamente, esistono svariate razze umane.
    Così deve aver pensato il legislatore francese che, tre anni fa, rivedendo la propria carta costituzionale del 1958, ha eliminato qualsiasi riferimento, sia lessicale, che concettuale all’idea stessa di “razza”. Ed anche la Germania ha, poco tempo dopo, deciso di seguire i Francesi, modificando il proprio testo giuridico fondamentale, precisando che nessuno può essere danneggiato “per motivi razzisti”, là dove, in precedenza, compariva, invece, la formula “per la sua razza”. Pure in Italia, da qualche anno, si è iniziato a discutere sull’opportunità di riscrivere l’art. 3 della nostra Costituzione nella parte in cui, come è noto, recita che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…” Ovviamente, l’argomento, nel nostro Paese, è reso particolarmente delicato dalla memoria delle Leggi Razziali emanate dal fascismo nel 1938 ed è, pertanto, normale che alla fretta di chi vorrebbe immediatamente escludere la parola “incriminata” dall’articolo 3, si contrappongano ancora le opinioni dei non pochi giuristi che, al contrario, restano invece persuasi che la conservazione, nel testo, del termine “razza” rappresenti una sorta di monito importante, affinché mai più possano ripetersi quegli imperdonabili errori e quelle inconcepibili tragedie.
    Certo è però, che del vocabolo “razza e dell’espressione “origine razziale” si fa ancora oggi un largo uso nel nostro sistema normativo, inteso nel suo senso più ampio: se è vero, come uno studio recente della Deloitte Legal ha certificato, che gli atti pubblici vigenti in Italia nei quali figura tranquillamente il concetto di razza sono addirittura 239…
    A noi non resta, quindi, che attendere con pazienza che ad accorgersene sia, finalmente, anche la politica.
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    3 min
  • Quel pacco postale di mio nipote | 14/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Puoi essere così sfortunato da perdere entrambi i genitori (nonché il solo fratello che hai), in uno stesso incidente e poi vederti allontanare anche dalla persona che, gradualmente, sta cominciando a diventare la tua nuova figura femminile di riferimento. L’unico sopravvissuto alla sciagura del Mottarone avrebbe dovuto iniziare ieri la sua prima elementare, unitamente agli altri bambini con i quali, negli ultimi due anni, aveva fatto amicizia, frequentando l’asilo nello stesso istituto scolastico di Pavia, al quale mamma e papà, prima di morire, lo avevano iscritto. Invece, è stato portato via, molto lontano da quel suo appena imbastito ed ancora fragilissimo universo, fatto di affetti ritrovati, di timide speranze e di condizionanti paure. Qualcuno che pensa, evidentemente, di sapere meglio di chiunque altro quali siano le scelte giuste da fare per aiutare un bambino a crescere nel migliore dei modi, ha pensato bene di farlo salire su un aereo privato, per condurlo via con sé, passando come un carro armato sulla volontà del piccolo, sul suo già molto precario equilibrio psichico, sul dolore degli zii affidatari e sul delicato lavoro di recupero svolto dagli psicoterapeuti. Non importa se il rapporto che aveva iniziato a legare il bimbo sopravvissuto alla “zia – mamma", era divenuto così stretto da far sì che il nipotino, per il timore di dover rivivere il trauma dell’abbandono e per sentirsi rassicurato, seguisse la donna in ogni suo spostamento per la casa… e non importa perché un adulto – un nonno – incapace di sorvolare sui propri progetti e sui propri convincimenti, ha deciso di agire personalmente in nome di un non ben definito “interesse supremo”. Stiamo parlando di un bambino di sei anni, che da cinque vive a Pavia, che magari ha già cominciato a tifare per l’Inter o per il Milan e che, probabilmente parla già anche con accento lombardo...Un bambino che ha, quindi, bisogno di tutto, tranne che di perdere, per la seconda volta, proprio la persona alla quale ha appena cominciato ad affidare i suoi sogni e la sua sicurezza. Ma vai a farlo capire a chi è abituato a trattare figli e nipoti come se fossero pacchi postali da spedire, senza tante storie, dove risulta più comodo o conveniente...
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    3 min
  • L’11 settembre dei complottisti | 13/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Si sono concluse le commemorazioni ufficiali per il ventennale del 11 settembre. Abbiamo tutti rivisto le immagini, ascoltato le testimonianze, letto le rievocazioni e le analisi di generali, diplomatici e politologi che ci hanno portati a riflettere sulla straordinaria impronta storica lasciata, in tutto il mondo, da quei quattro aerei di linea lanciati come bombe devastanti su oltre tremila cittadini americani. Però, purtroppo, a non pochi di noi è pure capitato di doversi anche sorbire tutta una serie di fandonie complottiste, ribadite, con cieca ed incrollabile convinzione, dai tanti gruppi di fanatici che credono di opporsi alla dittatura sanitaria , alla cospirazione del nuovo ordine mondiale ed alla immancabile piovra ebraica che governerebbe il Pianeta fin dai tempi di Re Salomone.... E certamente, la tragica vicenda delle Torri Gemelle si presta molto bene a stimolare la fantasia malata dei vari terrapiattisti di destra e di sinistra che, affermando i loro dogmi e le loro verità, imperversano un po’ ovunque sui social, volendoci, raccontare, ad ogni costo, la realtà arcana degli attentati di quel giorno, fin da subito subdolamente celata, a noi poveri ingenui, dalle fonti di informazione ufficiali.
    Tra i movimenti complottisti online più noti, come ad esempio QAnon, una delle teorie più diffuse sostiene che il vero responsabile di tutto quanto avvenne, in quello sventurato martedì di fine estate, sarebbe stato lo stesso governo statunitense - all'epoca guidato dal presidente George W. Bush – che avrebbe organizzato ed eseguito gli attacchi, o che, comunque, pur essendone stato informato anticipatamente, nulla avrebbe fatto per impedirli. Su queste basi, sono poi facilmente germogliate anche altre stramberie come quella secondo la quale Osama Bin Laden non sarebbe stato altro che un burattino manovrato da fantomatiche élite mondiali, interessate a provocare uno sconquasso geopolitico, per poter ridurre le libertà dei cittadini e favorire così l’affermarsi di una dittatura tecnocratica a livello globale.
    E poi, come al solito, poteva mancare qualcuno che non si chiedesse come mai, tra le vittime newyorkesi, non figurasse alcun ebreo, nonostante fossero ben quattromila i lavoratori israeliti a servire, regolarmente, ogni giorno presso le Twin Towers? Ma è chiaro...perché erano stati tutti avvertiti, la sera prima, di non andare il mattino dopo in ufficio...probabilmente dallo stesso governo di Gerusalemme, oppure da qualche misteriosa loggia finanziaria magari facente capo ai Rothschild o a George Soros...A nulla servono i dati ufficiali degli ospedali e degli obitori che ci parlano di una percentuale del 9,2% di ebrei che rimasero sotto le macerie: un dato, del resto, perfettamente in linea proprio con quel 9,7% che riguarda, invece, la presenza di residenti israeliti nella Grande Mela. Ma tant’è...evidentemente quella di credere alle fiabe è un’esigenza che accompagna certi individui per tutta la vita.
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    3 min
  • Nè vinti, né vincitori | 11/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Sono passati esattamente vent’anni da quel’11 settembre in cui, negli Stati Uniti, circa tremila persone vennero uccise, da quattro aerei di linea dirottati per essere usati come bombe devastanti, lanciate su un’America che, con il presidente Bush junior, stava seriamente cercando di recuperare la sua tendenza genetica al non interventismo. Parlare di attentato terroristico – sia pure il più grave di sempre – ci sembra riduttivo, poiché in realtà si trattò di un vero e proprio atto di guerra: non importa se compiuto da un gruppo autonomo ( quale è Al-Quaeda ) e non da un Paese straniero e nemico, perché il fatto fu comunque vissuto, dall’intero Occidente, come l’azione bellica di gran lunga più spietata e annientatrice mai realizzata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. D’altra parte, le intenzioni ( o le illusioni che dir si voglia ) di Bin Laden erano proprio quelle di dare, attraverso quella dimostrazione di efficienza criminale, il via ad un conflitto su scala globale, dimostrando a tutto l’universo islamico che il tempo dello strapotere militare e tecnologico dei tanto odiati ”crociati” era ormai giunto agli sgoccioli. E non a caso, la reazione a quanto avvenne in quella drammatica giornata di fine estate, è stato l’unico caso, nella storia della Nato, in cui si è fatto ricorso all’ articolo 5 del suo Statuto, il quale stabilisce che un attacco contro uno Stato membro deve essere considerato come un attacco contro l’intera comunità atlantica.
    In queste ultime settimane, abbiamo osservato il confusionario ritiro dell’Occidente dall’Afghanistan, accompagnato dal ritorno dei talebani al potere e, pertanto, molti di noi hanno anche giustamente riflettuto sul prezzo pagato - sia in termini di vite umane (53 vittime soltanto tra i soldati italiani), che in termini economici (circa 300 milioni di dollari spesi ogni giorno) - per questa ventennale avventura a Kabul.
    Però, prima di giudicare del tutto inconcludente lo sforzo compiuto da USA ed alleati, bisogna forse anche domandarsi che cosa sarebbe successo se America ed Europa non avessero messo in atto alcun tipo di reazione alla strage e si fossero limitate a porgere, con rassegnazione, l’altra guancia allo “Sceicco del terrore”. In fondo, quel disegno di Al- Quaeda di scatenare un conflitto a livello planetario, ha avuto un seguito di dimensioni piuttosto limitate, sia territorialmente, che ideologicamente. Lo stesso Bin Laden è stato eliminato in Pakistan nel 2011 e quella rivoluzione islamica mondiale, da lui tanto sognata, si è sviluppata, essenzialmente, tramite una rete di sigle e di sotto sigle Jihadiste assai frammentate tra di loro. Ed anche la più importante di esse – e cioè l’Isis – dopo un periodo di forte espansione, attraversa oggi una fase di chiaro ridimensionamento, sia in Iraq che in Siria.
    Certo, l’ordine talebano, in questo sabato 11 settembre 2021, regna sovrano a Kabul, ma – almeno rispetto alle aspirazioni iniziali di chi ideò gli attacchi alle Torri Gemelle – non è che si possa poi parlare di un risultato straordinario…
    Siamo, dunque, in presenza di una lunga guerra che, tra alti e bassi, sarà destinata a durare ancora a lungo...Per ora, sul campo, non registriamo, in modo evidente, né vinti, né vincitori.
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    4 min
  • I "guerrieri" contro il Draghi | 10/09/2021 !| Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Almeno a parole, volevano far saltare il Parlamento con una bomba lanciata da un drone e poi, in vista della manifestazione contro il green pass che si terrà domani a Roma, incitavano i seguaci della loro chat Telegram, denominata “i guerrieri”, ad aggredire i giornalisti, invitandoli ad “usare le molotov” per far saltare i furgoni delle televisioni. Stando a quanto riferito dalla Questura di Milano, sembra che per la stampa, ritenuta asservita al regime, questi “guerrieri” nutrissero un vero e proprio odio.
    A Milano le otto perquisizioni operate dalla Digos hanno portato alla luce non solo l’intenzione di partecipare in maniera sediziosa al corteo di protesta in programma nella Capitale sabato, ma anche tutta una serie di incitamenti, verso gli altri 200 membri del gruppo Telegram, a compiere azioni violente, nelle rispettive province di residenza, contro svariati obbiettivi istituzionali, magari approfittando della visita di esponenti dell’Esecutivo, come quella, poi annullata, che era stata programmata a Padova, lo scorso 2 settembre, da parte del Ministro della Salute, Roberto Speranza. I membri della cellula – non si capisce bene se fanciullescamente pagliaccesca o concretamente eversiva - avrebbero inoltre avuto, sempre secondo la Questura meneghina, l’effettiva intenzione di approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare durante il raduno di domani nella Capitale.
    All’interno del gruppo Telegram gli otto milanesi che gestivano la chat e che si definivano, appunto, “i guerrieri” sono risultati essere 5 donne e 3 uomini, con un’età compresa tra i 53 e i 33 anni ed ora sono indagati per istigazione a delinquere aggravata.
    Le azioni violente che stavano architettando, facendo ricorso anche con all’uso di armi bianche (coltelli e ordigni fai da te) erano tese – secondo gli inquirenti - a “mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale”.
    Digos e Procura della Repubblica sottolineano l’importanza della loro azione preventiva, che ha impedito il verificarsi di disordini che erano già stati programmati. E se le cose stanno veramente in questi termini, significa che certi gruppi hanno pericolosamente incominciato ad alzare il tiro.
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    3 min
  • Uno spreco irresponsabile | 09/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Negli ultimi mesi, molti Paesi Occidentali hanno scelto per la loro campagna vaccinale i prodotti Pfizer e Moderna, escludendo del tutto – o quasi - i sieri di AstraZeneca e di Jhonson&Johnson.
    Nel frattempo però, solamente in Italia, sono arrivate milioni di dosi di entrambi i vaccini caduti in disuso ed entro la fine del mese saranno, in totale, più di 40 milioni i flaconi che ne verranno forniti, sulla base di contratti stipulati, l’anno scorso, tra l’Ue e le case farmaceutiche.
    Pertanto, in Italia, dal momento che – salvo rari casi - i vaccini AstraZeneca o J&J non vengono più inoculati, ci si verrà a trovare con dosi in eccesso di prodotti ormai prossimi alla scadenza (o anche già scaduti), a fronte di un mare di denaro investito. Stiamo parlando di fiale che, probabilmente, saranno inserite nel piano Covax (il programma internazionale che ha come obbiettivo l’accesso equo ai vaccini anti covid-19) oppure nel recentissimo Patto di Roma che prevede la donazione di quelle in eccesso ai Paesi terzi.
    Il ministro Speranza ha spiegato che la finalità di questo Patto è, appunto, quella di favorire le condizioni per cui il vaccino sia un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. Ci sono però non pochi problemi. Innanzitutto perché la durata dei vaccini è molto breve e la scadenza, per Astra Zeneca e per J&J varia tra i 4 ed i 6 mesi, mentre per i Paesi occidentali, che pure ne hanno acquistato milioni di dosi (26 milioni di Astra Zeneca sono in arrivo soltanto per l’Italia), si tratta – come ormai è chiaro - di sieri che, purtroppo, nessuno ha più intenzione di utilizzare.
    Inoltre, pur adoperando tutta la buona volontà possibile e immaginabile, consegnare le dosi in eccesso non è mai facile. Specialmente in alcuni Paesi, come quelli africani, nei quali è già capitato che i farmaci arrivassero scaduti: uno degli ultimi esempi ha riguardato il Malawi, dove sono andate distrutte 20 mila dosi di AstraZeneca proprio perché giunte fuori tempo massimo. Forse, per l’Unione Europea, una soluzione per ovviare a simili sprechi potrebbe essere quella di concordare, con le case farmaceutiche, la distribuzione diretta ai Paesi terzi delle forniture di un siero che tanto, nel Vecchio Continente, resterebbe del tutto inutilizzato.
    Non è ancora ben chiaro il motivo per cui i Paesi occidentali abbiano deciso di puntare tutto su Pfizer e Moderna scartando, perlomeno negli ultimi mesi, AstraZeneca e J&J. Probabilmente, non deve avere aiutato una comunicazione confusa, legata in particolar modo al prodotto anglo-svedese, prima suggerito solo per soggetti under 60 e poi, come se nulla fosse, riservato esclusivamente a persone over 60 ...Resta il fatto che, tanto per segnalare una situazione a caso, il governo del Regno Unito disporrà di 219 milioni di dosi in eccesso nel 2021. Che fine faranno? Il rischio concreto, se non si corre rapidamente ai ripari, è quello di vederle finire in qualche termovalorizzatore per bruciare ad altissime temperature.
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    3 min
  • Evitare la beffa dei tamponi | 08/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Dopo un’estate caratterizzata da rapporti piuttosto conflittuali, sembra finalmente delinearsi all’orizzonte un certo disgelo tra la Confindustria ed i Sindacati. E il primo terreno d’intesa le parti sociali lo hanno trovato su un tema che, fino a pochi giorni fa, era, per loro, risultato pericolosamente divisivo: e stiamo parlando del green pass, in merito al quale industriali e sindacalisti, messe da parte le polemiche più sterili, hanno adesso deciso di avanzare una richiesta congiunta a Governo e Parlamento, affinché qualcuno si assuma la responsabilità di emanare un provvedimento legislativo che stabilisca l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini.
    Si sa che Mario Draghi punta ad estendere quanto più possibile il Green pass e per questo motivo avrà, probabilmente, accolto in modo molto positivo gli sviluppi del confronto tra le parti sociali. Infatti, giunti a questo punto, la situazione – inizialmente così ingarbugliata - pare essersi ormai definitivamente dipanata, con le imprese ed i rappresentati dei lavoratori che si esprimono compatti a favore del vaccino imposto per legge e con una sostanziale apertura, da parte di GGIL, CISL E UIL, anche riguardo all’impiego dei green pass sui luoghi di lavoro.
    Resta però, ancora un punto dolente ed è quello rappresentato dal costo dei tamponi, del quale Confindustria non intende assolutamente farsi carico, così come i Sindacati sostengono che, quando si parla di sicurezza sul lavoro, gli oneri non possono certamente essere addossati sulle spalle di operai ed impiegati. Tutti d’amore e d’accordo, quindi, nel dire che, in definitiva, dovrebbe essere lo Stato a farsi carico di quella che Bonomi definisce un’operazione di “utilità sociale”, pagando direttamente i tamponi a chi non è mai stato disposto a farsi vaccinare gratuitamente...
    La cosa non ci persuade affatto, perché quando Bonomi e Landini dichiarano che dovrà essere lo Stato a fornire, ogni due giorni, i tamponi gratuiti a quei lavoratori che rifiutano di farsi somministrare le dosi, in realtà pretendono che il denaro pubblico ( e, quindi, di tutti i contribuenti italiani ) venga utilizzato per risolvere gli intoppi, creati dai capricci di qualche no vax, al normale svolgimento delle attività lavorative.
    Può darsi che alla fine, se non altro per quieto vivere, il Governo finisca per accontentarli tutti, ma, fornendo i tamponi gratis ad alcuni privilegiati, finirà solamente per agevolare chi già adesso gode di quel maggior contenimento del virus e di quel minor affollamento ospedaliero, che sono stati ottenuti, essenzialmente, grazie all’impegno di chi si è adeguato, fin da subito, alle raccomandazioni delle autorità sanitarie, senza fare tante storie...
    Così il lavoratore che non si vaccinerà potrà, comunque, fruire del supporto totale della collettività nell’acquisto dei suoi tamponi. Insomma, un fatto che ci sembra assomigliare molto ad una beffa.
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    3 min
  • A volte ritornano | 07/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Saadi Gheddafi, il figlio “calciatore” dell’ex leader libico Muhammar Gheddafi, è stato appena rilasciato da un carcere di Tripoli, dove era rimasto detenuto dal 2014, dopo la sua estradizione dal Niger, il Paese in cui si era rifugiato con una parte del numeroso clan che componeva la famiglia del bizzoso Colonnello ucciso a Sirte nel 2011.
    Saadi è tornato in libertà, sia pure in ritardo, grazie ad una sentenza emessa dalla Corte tripolina già alcuni mesi fa. Nell’aprile del 2018 era stato processato e assolto per l'omicidio, avvenuto nel 2005, di un ex giocatore ed allenatore libico, di nome Bachir Rayani. Adesso era in attesa di un nuovo processo per il ruolo svolto nella repressione della rivolta del 2011. In realtà, Saadi non era stato accusato di crimini specifici, ma era pur sempre il terzo figlio del Colonnello ed aveva, pertanto, goduto di tutti gli sfarzosi privilegi messigli a disposizione dal sistema di potere del padre: insomma, quanto basta per aver accumulato invidie e rancori per alcune generazioni...Però, noi in Italia lo ricordiamo, soprattutto, per il suo immenso sogno di sfondare, nel calcio italiano, anche a livello di Serie A.
    L’effervescente patron del Perugia, Luciano Gaucci, lo aveva ingaggiato nel 2003 su richiesta dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi...a proposito dei privilegi cui accennavamo prima.. Giocatore di livello mediocre, trovato positivo al doping e squalificato per tre mesi, il figlio di Gheddafi, nel nostro campionato, aveva giocato pochissimo: per la precisione 15 minuti che l’allora trainer perugino, Serse Cosmi, gli concesse di passare in campo contro quella Juventus, della quale avrebbe tanto voluto vestire la maglia...
    Oggi però, in Libia la liberazione di Saadi assume una valenza politica piuttosto chiara, con il tentativo, da parte del governo di unità nazionale in carica, di assicurarsi, in vista delle elezioni previste per le fine di dicembre, il sostegno della parte gheddafiana della società libica, che è ancora forte a livello di tribù e di capacità economica.
    Sempre che non si riproponga, addirittura, un nuovo e più diretto coinvolgimento della famiglia Gheddafi nella vita politica del Paese, con la candidatura alla presidenza della repubblica di Saif, secondogenito del Colonnello, nonché ovviamente fratello del calciatore appena scarcerato. La notizia è stata pubblicata, un paio di mesi fa, da The Times che ha reso nota l’intenzione del più politico degli eredi di Muammar Gheddafi di candidarsi alla carica più alta dello Stato nord africano. Stando al Times, che ha raggiunto al telefono Saif Gheddafi mentre si trovava in un luogo segreto per sfuggire al rischio di attentati, il figlio del Colonnello avrebbe confermato l’intenzione di provare a diventare presidente, sperando che non venga, nel frattempo, emanata una legge elettorale che gli impedisca di farlo.
    E così, forse, la fiction iniziata con un colpo di stato nel 1969, ha ancora qualche puntata inedita da trasmettere sugli schermi della politica internazionale.
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  • La bella estate di Tokyo | 06/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Si sono conclusi definitivamente i Giochi di Tokyo. Con le Olimpiadi (dal 23 luglio all’8 agosto) e con le Paralimpiadi (dal 24 agosto a ieri), il mondo intero ha vissuto un’ estate ricca di entusiasmi, di sogni e magari, in qualche caso, anche di delusioni che, comunque, la Cerimonia di addio, appena terminata, ha ormai archiviato nell’armadio dei ricordi indelebili.
    L’Italia si è classificata nona nel medagliere della Paralimpiade con un bilancio veramente lusinghiero: stiamo, infatti, parlando di 69 medaglie, di cui 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. Se le sommiamo alle 40 conquistate il mese scorso dalla nostra delegazione olimpica, ne viene fuori un risultato brillantissimo che vede gli atleti italiani salire sul podio per ben109 volte. Una grande soddisfazione, non c’è che dire... Una sequenza di appassionanti emozioni che, partendo da Tokyo, è arrivata fino a noi, coinvolgendo, in una gioiosa tensione generale, i tanti milioni di sportivi e di tifosi italiani.
    Probabilmente, alcuni allori olimpici particolarmente prestigiosi ottenuti – talvolta non senza sorpresa - dai colori azzurri, hanno pure contribuito a creare un buon terreno fertile per l’attenzione da destinare, da parte del pubblico, anche alle gare che avrebbero successivamente animato la fase paralimpica. Ma non c’è dubbio sul fatto che, una volta presa dimestichezza con queste meno conosciute discipline sportive e con i volti nuovi che le rappresentavano, l’interesse degli Italiani è cresciuto, in modo immediato e convinto, anche per loro.
    Pertanto, ci sembra oggi di poter scrivere, senza timore di essere smentiti, che lo sport tricolore, in questa stagione nipponica, si è positivamente confermato come un contenitore molto ampio ed in grado di accogliere, sinergicamente, due componenti sorelle che, sia pure in una chiara distinzione di eventi e di valori agonistici, concorrono entrambe ad esaltare quella straordinaria capacità di unire che lo sport mostra di possedere ogni volta che viene chiamato ad avvicinare tutti gli uomini del Pianeta.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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