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  • La ripresa economica che non riprende | 04/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Gli ultimi dati economici globali danno l'Italia in netta ripresa economica.
    Ma sarà davvero così? Pare più una ripresa che non riprende fino in fondo, piuttosto che un exploit della nostra economia che ancora dipende, come tutte del resto, alle variabili non sempre chiare del mercato e dell'evolversi della pandemia.
    Veniamo alle cifre. Il Pil mondiale ha registrato la peggior contrazione dal dopoguerra (-3,2%), ma una forte prospettiva di ripresa del 6% per il 2021 e del 4,9% del 2022. Lo prevede The European House Ambrosetti che ha presentato questi dati nel corso del Forum a Cernobbio. Per quanto riguarda l'Italia la stima del Pil per il 2021 al 4,9% (1.648 miliardi di euro) e per il 2022 al 4,4% (1.721 miliardi di euro).
    Il Pil generato nel secondo trimestre 2021 ammonta a 413,6 miliardi di euro. In italia si è registrata anche una forte accelerazione dei consumi, soprattutto nel secondo trimestre 2021, trainata dall'acquisto di beni non alimentari (+4,4% rispetto al trimestre precedente). I beni alimentari non mostrano una crescita così sostenuta (+0,6% nel secondo trimestre 2021), ma nel 2020 si erano ridotti in misura molto minore.
    Registrata inoltre una moderata ripresa dell'export nazionale. Tra marzo e maggio 2021 l'export è aumentato del 6,1% rispetto ai tre mesi precedenti, sia considerando l'export intra-Eu che quello extra-Eu (+6,1% per entrambi). Il problema vero è che c'è una politica economica su scala europea, ma manca un punto di vista politico-economico da parte di chi, almeno sulla carta, avrebbe la maggioranza. L'Europa di Altiero Spinelli non si è ancora avverata.
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    3 min
  • New York allagata. Il dramma delle megalopoli vulnerabili | 03/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Le immagini che giungono dalla megalopoli americana ricordano alcune scene di un vecchio cult movie di John Carpenter: 1997, fuga da New York. Solo che il 1997 è già passato da un bel pezzo e nel ventesimo secolo New York si è trasformata in una città vulnerabile. In poche ore si è allagata, bloccata la metropolitana e gli abitanti sono stati invitati dalle autorità a non uscire di casa.
    Sta di fatto che l'uragano Ida ha colpito la grande mela in un modo che secondo il governatore Kathy Hochul, che ha sostituito Andrew Cuomo da appena 8 giorni, "non era prevedibile". Decine le vittime.
    Dalle 20:51 alle 21:51 di mercoledì sono caduti 80,01 mm di pioggia, la più grande quantità d'acqua mai caduta sulla metropoli statunitens. Il sindaco Bill de Blasio aveva dichiarato l'emergenza per la città. In poco tempo le linee elettriche sono saltate, le condizioni delle strade sono pericolose. Ma era possibile prevedere il tornado Ida. Da molti giorni il sistema della protezione civile americana aveva ampiamente previsto l'impatto violento su New York.
    Dalle immagini inviate dal satellite da almeno una settimana si capiva perfettamente che la traiettoria avrebbe colpito la città senza fargli sconti, ma la città è andata avanti, senza sosta, come fosse una giornata normale di fine estate, nonostante l'intensità fosse simile a quella che sovente si registra di questi tempi. Ida ha potuto fare il suo corso senza applicare un piano preciso di salvaguardia dagli uragani, in un Paese dove tra settembre e ottobre normalmente si abbattono sulle coste fenomeni metereologici eccezionali.
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    3 min
  • Flop della protesta no vax | 02/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Doveva essere una disubbidienza di massa, la protesta dei no vax contro l'obbligo del green pass in scuole, ristoranti, treni e bus a lungo percorrenza, invece si è rivelata un grande flop. Pochi no vax alle manifestazioni organizzate da varie sigle e affiancate da gruppi della destra radicale in 54 città e relativi scali ferroviari e annunciate con grande enfasi sui social.
    Invece si sono presentati ingenti appartenenti alle forze dell'ordine, alcune organizzati in tenuta antisommossa, e una buona dose di giornalisti. I dispositivi di sicurezza disposti dai comitati di ordine pubblico erano scattati già nella notte, con le stazioni blindate e decine di agenti di polizia e carabinieri schierati.
    Il Viminale aveva promesso tolleranza zero verso ogni forma di violenza e da Roma a Bari, da Milano a Napoli, sono stati appena qualche decina i manifestanti che hanno organizzato sit-in fuori delle stazioni, alcuni fermati a Genova, Torino e Milano. Si tratta di una doppia sconfitta incassata dal movimento no vax, proprio nel giorno in cui è arrivato l'annuncio che si è superata la soglia del 70% dei vaccinati con la seconda dose.
    Un flop per certi versi prevedibile data la soglia di attenzione ai massimi livelli di istituzioni e forze dell'ordine dopo le gravissime violenze e le minacce dei giorni scorsi.
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    2 min
  • Le minacce dei no vax contro i fautori della vaccinazione | 01/09/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giornalisti di Rainews 24 e del gruppo Gedi malmenati. Il professor Bassetti minacciato in pubblico a Genova. Messaggi intimidatori e di morte indirizzati al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Manifestazioni terminate facendo a botte con la polizia e distruggendo banchetti del M5s.
    E oggi sono in programma cortei contro il green pass e blocchi della circolazione ferroviaria in almeno 54 città italiane.
    Sarà stato il clima estivo e la mancanza di personale perché in ferie, ma qualcosa deve essere proprio sfuggito al Viminale in queste ultime settimane nel controllo delle tante manifestazioni dei no vax e della sicurezza dell'ordine pubblico.
    Cosa è andato storto? Chi soffia sul fuoco della protesta? Perché non c'è in Parlamento uno schieramento compatto che condanni fermamente ogni tipo di violenza? La sensazione è quella di una sorta di pre guerra civile tra una minoranza di cittadini italiani che non si vogliono vaccinare e 36 milioni 500mila persone, il 60,5% persone che si sono fatti iniettare le due dosi. Il Viminale e il Governo Draghi ha scelto la mano leggera contro i no vax più violenti, strumentalizzati da destre radicali, ultras, e ogni altra opposizione di piazza, ma qualcuno dovrà poi prendersi la responsabilità nel caso proseguisse l'escalation di intimidazioni nel Paese.
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    2 min
  • Il paradigma del rogo del palazzo di Milano | 31/08/2021 | Il Corsivo
    Il rogo della "Torre del Moro" di Milano e il paradigma di una città dove si costruisce tutto in fretta e i controlli risultano spesso farraginosi.  Il grattacielo di 16 piani è stato costruito poco più di 10 anni fa e non è accettabile che un edificio così moderno, il cui costo raggiunge la cifra di 8000 euro al metro quadrato, si sia dimostrato vulnerabile.
    Ora la magistratura sta compiendo gli accertamenti, ma è lampante che il rivestimento esterno del palazzo, venduto come ignifugo al 100% è andato in fiamme in modo troppo rapido, in una dinamica che ha ricordato da vicino l'incendio della Grenfell Tower di Londra. Per quel rogo, l'inchiesta stabilì che i pannelli prodotti dalla Arconic e fatti di alluminio composito erano altamente infiammabili, in particolare lo scioglimento e sgocciolamento del polietilene che bruciava tra due fogli di metallo. "Ci sentiamo presi in giro- dice una coppia di quarantenni che viveva nella Torre-  questo palazzo ci era stato venduto come un edificio d'avanguardia, invece i proprietari hanno utilizzato probabilmente materiali scadenti".
    Se così fosse sarebbe un fatto gravissimo, perché solo per un soffio e la prontezza dei vigili del fuoco non ci sono state vittime e un bilancio ancor più pesante.
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    2 min
  • Il dramma delle studentesse afghane della Sapienza di Roma | 30/08/2021 | Il Corsivo
    Nelle guerre, le storie delle persone diventano drammi epocali che attraversano la grande Storia. Il dramma delle 81 studentesse afghane di stanza all'Università Sapienza di Roma è emblematica e si trasforma in uno dei lati speculari del conflitto bellico.
    Dunque, ci sono 81 studentesse afghane iscritte all'Università degli studi di Roma “La Sapienza” che erano sulla lista del Ministero della Difesa per essere trasferite in Italia, ma sono rimaste bloccate a Kabul. Le giovani afghane dovevano partire ma a causa degli attentati degli ultimi giorni sono dovute tornare indietro. Ora le autorità militari e la dirigenza dell'Università Sapienza ha messo in moto la macchina diplomatica con l'obiettivo di riportare al più presto le ragazze in Italia. La speranza ora è che il gruppo possa viaggiare su voli di altri Stati, se ce ne saranno.
    Ma al di là della vicenda specifica continua da parte dei talebani l'instaurazione in Afghanistan di un regime medievale, retrogrado e punitivo nei confronti soprattutto delle donne. Il ministro dell'Istruzione talebano ha annunciato che d'ora in avanti nelle università dell'Afghanistan le studentesse e gli studenti saranno divisi. "Continueranno a studiare in classi separate, come vuole la Sharia", ha dichiarato Abdul Baqi Haqqani. E' stato inoltre imposto il divieto di "voci femminili" nelle radio e televisioni di Kandahar. Sono le facce della stessa medaglia e dimostrano un particolare accanimento dei talebani contro le donne. Quando i confini dell'Afghanistan si chiuderanno a breve sarà sempre più difficile difendere i loro diritti fondamentali.
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    2 min
  • La strategia dell'Isis in Afghanistan | 28/08/2021 | Il Corsivo
    Si chiama Isis Khorasan, Isis-K o ancora Iskp, e proviene della provincia afghana del Khorasan. Si tratta della sigla che ha rivendicato in queste ore l'attentato kamikaze all'aeroporto di Kabul, i cui effetti in termini di vittime e del peggioramento della situazione geopolitica sono devastanti. Il gruppo è formato da un manipolo di 2200 miliziani armati, arroccato nella provincia montana di Kunar, al confine con il Pakistan.
    È formato da militanti pashtun pakistani fuggiti dal loro Paese, disertori afghani, estremisti uzbeki e, in numero più limitato, reduci arabi di quello che fu lo Stato islamico siro-iracheno.
    Isis-K considera i talebani vittoriosi come "apostati", traditori e "agenti degli americani".
    Del resto non poteva che finire così, perché Talebani e Isis sono in guerra da tempo e i talebani hanno indicato in varie occasioni di voler tenere Isis lontano dalle aree sotto suo controllo. L'Isis-K, in questi ultimi sei anni, ha conteso ai talebani il monopolio delle operazioni terroristiche contro obiettivi militari e civili all'interno del Paese.
    E il 15 agosto, giorno della caduta di Kabul, dei cinquemila detenuti liberati dai talebani, uno solo è stato giustiziato sul posto: Abu Omar Khorasani, uno dei comandanti di vertice dell’IS nel sud-est asiatico, detenuto da un anno dopo essere stato arrestato dalla polizia dell'allora governo Ghani. Sul piano militare non ci sarebbe partita tra talebani e Isi-K, ma, come si è visto all'aeroporto di Kabul, il gruppo è in grado di colpire dove e come vuole.
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    2 min
  • I talebani vietano la musica in Afghanistan | 27/08/2021 | Il Corsivo
    Un popolo a cui viene negata la possibilità di ascoltare musica è un popolo represso da una dittatura feroce . Da ieri i talebani hanno vietato agli afghani di ascoltare ogni tipo di musica internazionale, canzoni, sinfonie o altri brani, in luoghi pubblici.
    L'annuncio del portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid funziona da monito ed è categorico. "La musica è proibita nell'Islam - ha detto al New York Times - ma speriamo di poter persuadere le persone a non fare queste cose, invece di fare pressioni".
    Dal 1996 al 2001 (e fino a oggi nelle zone che hanno continuato a controllare) vennero messi al bando la musica, i film, la tv – oltre a giochi come il biliardo e gli scacchi, l’alcool, fino allo smalto per le unghie e le riviste di moda. Passa da qui il dominio culturale del gruppo che tiene oggi le redini politiche e militari del Paese.
    E fa impressione perché anche le più spietate dittature del Novecento in Europa utilizzavano la musica come propaganda politica. In Italia attraverso il Ministero della Cultura Popolare fascista che censurava le canzoni americane e inglese, ma permetteva agli artisti vicini al regime di cantarle alla radio. I talebani no, spengono le radio e gli impianti di ascolto agli afghani, puntano all'isolamento totale del loro popolo. A farne le spese saranno anche le straordinarie eccellenze come l’Istituto nazionale di musica afghano (ANIM) creato da Ahmad Naser Sarmast.
    Con il regime talebano la popolazione non potrà imparare a suonare uno strumento, registrare e neppure ascoltare musica di nessun tipo (se non le preghiere del muezzin). L’arte non è mai  piaciuta ai talebani. Nel 2001 fecero saltare i giganti Budda nella valle di Bamyan, cercarono di distruggere i reperti dei museo di Kabul. Distrussero libri, fotografie, quadri. Nessuno poteva disegnare volti, o farsi fotografie. A quell’epoca, l’Afghanistan perse circa la metà del suo patrimonio culturale. Vent'anni dopo i talebani invoca la legge della sharia che vieta la rappresentazione di icone, corpi umani e altre divinità. Si profilano anni di oscurantismo per gli afghani.
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  • La battaglia all'aeroporto di Kabul | 26/08/2021 | Il Corsivo
    All'aeroporto di Kabul si gioca una corsa contro il tempo. Da una parte c'è Biden che annuncia il ritiro delle truppe il 31 agosto, ma con alcuni alleati che tentano di convincere il Presidente americano a far slittare di qualche giorno le operazioni. Dall'altra ci sono i talebani con gli ultimatum: "Nel caso di ritardi americani e coalizione subiranno conseguenze". La situazione nella zona dell'aeroporto è cambiata ed è sempre più tesa. I talebani hanno allestito un checkpoint a cinque chilometri dall'ingresso nord dello scalo, dove si è radunata la maggior parte degli afghani che spera di poter lasciare il Paese.
    Bloccano tutti a meno che non dimostrino di avere un visto americano, un passaporto americano o un invito da parte degli Stati Uniti o dei Paesi Nato“. Ciò che resta all'aeroporto di Kabul è una massa incalcolabile di aghani che chiedono di essere accettati come rifugiati. almeno diecimila, dicono le varie fonti presenti nel Paese. Nel frattempo sono salite ad almeno 82.300 le persone evacuate da Usa, Regno Unito e altri Paesi dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani. Nelle ultime 24 ore i militari americani hanno portato fuori quasi 20.000 sfollati, mentre Londra, seconda per numero di soccorsi, è arrivata in totale a quota 10.000 da inizio operazioni. È una situazione di massima tensione che si spera non sfoci nel crepitio dei kalashnikov, perchè ancora una volta a farne le spese saranno i più deboli.
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  • Al G7 sull'Afghanistan, Draghi rilancia la difesa dei diritti dei rifugiati | 25/08/2021 | Il Corsivo
    Alla riunione del G7 sull'Afghanistan, il Presidente del consiglio Mario Draghi propone una sfida umanitaria: la priorità deve restare la difesa dei diritti fondamentali, la difesa dei diritti delle donne, la protezione di tutti coloro che si sono esposti in questi anni nella difesa della costruzione di un Afghanistan democratico. Questo obiettivo deve essere perseguito in tutti i contesti possibili, secondo Draghi. Ma il contesto geopolitico e strategico dentro il quale si colloca il futuro del paese asiatico dopo la presa del potere dei talebani non può' prescindere dal coinvolgimento di Cina, Russia, Arabia Saudita, Turchia, India, perché sono tutti membri del G20, la sede naturale dove poter avviare questa operazione di collaborazione.
    Nei giorni scorsi il premier ha avuto una serie di colloqui telefonici con i principali leader mondiali, da Angela Merkel a Vladimir Putin a Emmanuel Macron allo stesso Joe Biden. La linea che rilancia è la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel Paese, ma anche quella chiesta dal premier britannico Boris Johnson: prevenire una crisi umanitaria e aiutare la popolazione afghana a difendere le conquiste degli ultimi 20 anni. Non sarà facile.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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