Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Un'inchiesta mediatica | 02/06/2021 | Il Corsivo
    Ci manca solo il plastico della villa di Cogne di Bruno Vespa, poi l'inchiesta sulla strage della funivia Stresa-Mottarone può raggiungere l'apice della confusione mediatica.
    In genere i magistrati dovrebbero eseguire rilievi, produrre prove, confrontare testimonianze e parlare attraverso i documenti. Invece ormai i quadri indiziari si proiettano prima davanti alle telecamere televisive e poi nel lavoro quotidiano di chi è pagato per risolvere i casi giudiziari.
    Il gip di Verbania Donatella Banci Buonamici ha voluto precisare l'annullamento due dei tre fermi. "Dovreste ringraziare che il sistema è così, dovete essere felici di vivere in uno Stato in cui il sistema fa giustizia o è una garanzia e invece sembra che non siate felici, l'Italia è un paese democratico", ha detto il gip. Tutto giusto, sia chiaro, ma perché doversi giustificare davanti alle telecamere? E perché da diversi giorni il Procuratore Olimpia Bossi pare più propensa a dettare dichiarazioni, concedere interviste, piuttosto che parlare attraverso i riscontri e le prove? Un'inchiesta mediatica allontana sempre più la ricerca della verità di un caso giudiziario dai contorni ancora sfumati.
    2 min
  • L'economia italiana oltre il Recovery | 01/06/2021 | Il Corsivo
    Il Governatore di Bankitalia ha tracciato le linee guida dell'economia italiana oltre il Recovery. Per il 2021 prevede un rialzo del Pil di oltre il 4%. Ma basterà a bilanciare le gravi perdite subite in un anno di pandemia da Covid-19?
    Il Recovery metterà in campo una cifra eccezionale, mai ottenuta da nessun Governo italiano dopo il piano Marshall. Per Visco dopo la pandemia deve aprirsi una nuova epoca, fatta di cooperazione multilaterale intensa, di riduzione delle ingiustizie diffuse, di creazione di nuove opportunità. E non dovrà mancare la partecipazione, responsabile ed equilibrata, dell'Europa. Ma con quali strumenti? La recessione ha rilanciato l'azione economica dello Stato che però totalizza ancora oggi un debito impressionante, il più alto d'Europa. La ricetta di Bankitalia è ancora un mix di Stato e privati, perché, dice Visco, un'economia sana ha bisogno di entrambi con buone regole, servizi pubblici di qualità e interventi in aree in cui i rendimenti sociali sono alti, ma l'attività privata è insufficiente. La verità è che l'economia italiana presenta debolezze strutturali che la pandemia ha ancor più evidenziato: un sistema bancario che dovrebbe rivedere i suoi modelli di attività; i dati disastrosi sull'occupazione, specie quella giovanile, con oltre 3 milioni di ragazzi senza lavoro e senza futuro; una giustizia civile lenta e farraginosa.
    Una ripresa robusta della domanda nella seconda metà del 2021 è quindi possibile, ma non siamo in grado di prevedere fino a quando sarà risolta l'incapacità della classe politica di avere una visione del Paese che possa guardare oltre il Recovery.
    3 min
  • Funivia Stresa-Mottarone: troppi buchi nell'inchiesta | Il Corsivo
    Dopo la decisione del gip di scarcerare due dei tre indiziati per la strage della funivia Stresa-Mottarone, restano numerosi buchi nell'inchiesta.
    Il caposervizio della società "Ferrovie Mottarone srl" Gabriele Tadini, ora ai domiciliari, ha ammesso di aver inserito i ceppi, i forchettoni, per bloccare il sistema frenante e mantenere costante il via e vai di flusso di persone. Con ogni probabilità altri dipendenti erano a conoscenza di questa pratica, ma forse potevano rifiutare di assecondarla.
    Per Tadini, ogni azione era concordata con il gestore dell'impianto Luigi Nerini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio.
    Il gip ha mandato ai domiciliari Tadini e liberato Nerini e Perocchio. Dunque di due l'una. O l'inchiesta del procuratore di Verbania Olimpia Bossi è in gran parte sbagliata, oppure qualcosa non quadra.
    È cosa rara l'intervento di un sottoposto nell'ambito di delicate operazioni di sicurezza, eseguite senza il consenso dei vertici. Anche alcuni dipendenti della società ascoltati dal gip hanno scaricato le colpe su Tadini.
    La verità è che i magistrati impegnati in questa difficile inchiesta dovrebbero andare meno in tv concentrando i loro sforzi nella risoluzione del caso, come atteso da tutti gli italiani. Ma non una giustizia qualsiasi. Una giustizia e un processo veloce con prove provate, e un pò meno indizi.
    2 min
  • Il nuovo multilateralismo europeo in era Covid | Il Corsivo
    Il multilateralismo sta ritornando. Lo assicura il Presidente del Consiglio Mario draghi.
    Dopo gli anni dominati dall'asse franco-tedesco, i leader europei riscoprono, almeno sulla carta, l'unione delle forze. Del resto la crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare i problemi globali con soluzioni interne.
    Lo stesso vale per le altre sfide determinanti dei nostri tempi: il cambiamento climatico e le disuguaglianze globali. Si tratta di sfide talmente complesse che nessun paese si può sfilare e magari tentare una partita propria.
    Da quello che Draghi ha annunciato al Global Solutions Summit 2021, si capisce che l'Italia è determinata a guidare il cambiamento di paradigma. "Il mondo ha bisogno del mondo intero, non di un insieme di singoli stati", ha ricordato Draghi.
    Tutti i governi nazionali, le imprese, le città e le istituzioni finanziarie dovrebbero ora aderire alla coalizione globale per ridurre le emissioni di CO2 allo zero netto, e attuare piani e politiche concreti.
    La pandemia ha causato la peggiore crisi economica globale dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Il ritorno a un'economia globale forte e stabile è una priorità assoluta. Di fatto, l'attuale crisi sta minacciando di annullare i progressi realizzati nell'arco di due decenni per combattere la povertà e la disparità di genere. Le disuguaglianze stanno mettendo in pericolo le nostre democrazie minando la coesione sociale.
    Speriamo davvero che si passi ai fatti e che ci si lasci alle spalle politiche economiche fallimentari.
    3 min
  • Evitato lo stop della funivia per motivi economici | Il Corsivo
    Come Giornale Radio ha scritto fin dall'inizio dell'inchiesta sulla funivia Stresa-Mottarone, qualcosa non torna sulla dinamica dell'incidente e la ricerca della verità e delle responsabilità diventa il nodo centrale della vicenda. Ora la magistratura conferma che il vertice della società "Ferrovie del Mottarone srl" ha evitato lo stop degli impianti per meri motivi economici e il freno sarebbe stato manomesso in modo consapevole, per evitare disservizi e mancati incassi. Per una
    condotta così, da veri irresponsabili, le pene previste sarebbero severissime. Il fermo dei tre dirigenti della società è stato eseguito perché sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili. Enrico Perocchio, direttore di esercizio, nega ogni addebito. Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, ammette invece di avere deliberatamente inserito i dispositivi blocca freni forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza. Di questo comportamento erano stati ripetutamente informati Enrico Perocchio e Luigi Nerini, amministratore di Ferrovie del Mottarone. Ogni scelta di Tadini veniva dunque avvallata da Perrocchio e Nerini che negavano la possibilità di effettuare lavori di manutenzione. I fatti contestati sono di straordinaria gravità in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell'incolumità e della vita dei passeggeri.
    3 min
  • Evitato lo stop della funivia per motivi economici | 28/05/2021 | Il Corsivo
    Come Giornale Radio ha scritto fin dall'inizio dell'inchiesta sulla funivia Stresa-Mottarone, qualcosa non torna sulla dinamica dell'incidente e la ricerca della verità e delle responsabilità diventa il nodo centrale della vicenda. Ora la magistratura conferma che il vertice della società "Ferrovie del Mottarone srl" ha evitato lo stop degli impianti per meri motivi economici e il freno sarebbe stato manomesso in modo consapevole, per evitare disservizi e mancati incassi. Per una
    condotta così, da veri irresponsabili, le pene previste sarebbero severissime. Il fermo dei tre dirigenti della società è stato eseguito perché sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili. Enrico Perocchio, direttore di esercizio, nega ogni addebito. Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, ammette invece di avere deliberatamente inserito i dispositivi blocca freni (forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza. Di questo comportamento erano stati ripetutamente informati Enrico Perocchio e Luigi Nerini, amministratore di Ferrovie del Mottarone. Ogni scelta di Tadini veniva dunque avvallata da Perrocchio e Nerini che negavano la possibilità di effettuare lavori di manutenzione. I fatti contestati sono di straordinaria gravità in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell'incolumità e della vita dei passeggeri. del Mottarone srl" ha evitato lo stop degli impianti per meri motivi economici e il freno sarebbe stato manomesso in modo consapevole, per evitare disservizi e mancati incassi. Per una condotta così, da veri irresponsabili, le pene previste sarebbero severissime. Il fermo dei tre dirigenti della società è stato eseguito perché sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili. Enrico Perocchio, direttore di esercizio, nega ogni addebito. Gabriele Tadini, capo servizio della funivia del Mottarone, ammette invece di avere deliberatamente inserito i dispositivi blocca freni (forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza. Di questo comportamento erano stati ripetutamente informati Enrico Perocchio e Luigi Nerini, amministratore di Ferrovie del Mottarone. Ogni scelta di Tadini veniva dunque avvallata da Perrocchio e Nerini che negavano la possibilità di effettuare lavori di manutenzione. I fatti contestati sono di straordinaria gravità in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell'incolumità e della vita dei passeggeri.
    3 min
  • Per un pugno di euro | Il Corsivo
    Per un pugno di euro, i responsabili della funivia Stresa- Mottarone hanno manomesso il sistema frenante dell'impianto, inserito due forchettoni, cioè dei divaricatori che tengono distanti le ganasce dei freni che avrebbero dovuto bloccare il cavo portante in caso di rottura di quello trainante. Il cavo però si è rotto e la cabina, libera dall’unico vincolo, ha ripercorso a ritroso gli ultimi 300 metri a oltre cento chilometri orari, si è sganciata dalla fune portante e si è schiantata a terra, provocando la morte di 14 dei 15 passeggeri. Nulla sono valsi i due interventi tecnici effettuati dalla azienda di manutenzione, nel novembre 2020 e lo scorso 3 maggio. Una strage vera e propria, voluta e deliberata, per evitare il fermo della funivia in una giornata di grande traffico di passeggeri come la domenica. Il mero profitto ha prevalso sulla garanzia della sicurezza, solo che questa volta, nel calcolo di cassa, non era prevista la rottura del cavo e un bilancio di morti così alto. Chissà quante altre volte siamo saliti su impianti in cui la sicurezza era e forse resta un optional?
    2 min
  • La celerità delle indagini sulla sciagura del Mottarone | Il Corsivo
    Due donne, due magistrati della provincia italiana, hanno compreso una lezione investigativa che viene da lontano e l'hanno applicata alla complessa indagine sull'incidente sulla funivia Stresa - Mottarone.
    Se nelle prime 48 ore non si riesce a trovare la risoluzione di un caso giudiziario il tempo favorisce gli autori del reato. È stato così anche per il procuratore di Verbania Olimpia Bossi e per il pm Laura Carrera. I tre fermi avvenuti nella notte dimostrano le responsabilità gravi della società proprietaria della funivia: la "Ferrovie Mottarone srl". Per tre giorni i magistrati hanno cercato di capire la carena del comando e alla fine hanno ristretto il cerchio a tre persone: Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l'impianto, il direttore e il capo operativo del servizio.
    Per loro l'accusa è grave perché la cabina presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso. È ancora presto per dire se gli indizi si trasformeranno in prove e l'inchiesta reggerà anche in sede processuale, ma è il segnale di una giustizia che offre una risposta immediata alla ricerca della verità e alla memoria di quattordici persone.
    2 min
  • Accertare le cause della sciagura del Mottarone | Il Corsivo
    La rottura di un cavo e il mancato funzionamento del sistema di frenatura della funivia del Mottarone non possono essere dovuti alla mera casualità. La mancata attivazione del freno, dopo la rottura del cavo, ha messo in moto la cabina che ha preso velocità in discesa, finoa farla catapultare fuori dai cavi di sostegno. Si è ricostruita la catena del comando ed è lì che vanno cercati le possibili responsabilità. C'è la società che gestisce l'impianto ("Ferrovie del Mottarone"), ci sono le società che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione dell'impianto nel biennio 2014-2016, e c'è una società incaricata della revisione annuale della funivia, l'ultima effettuata nel novembre 2020, sei mesi fa. Ora si deve accertare le cause della sciagura del Mottarone. Non solo è un obbligo civile e penale da parte della magistratura e delle autorità competenti, ma è anche un dovere civile e morale,
    perché non è possibile che una normale domenica di maggio si trasformi in un incubo, in una tragedia dovuta a imperizia e alla scarsa attenzione di chi aveva il compito di garantire la sicurezza e la costante manutenzione degli impianti.
    2 min
  • Il monito di Mattarella sulla memoria di Falcone | Il Corsivo
    A un certo punto ti chiedono da che parte stai. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella, non ha mai avuto dubbi, già dal giorno in cui vide sull'asfalto il corpo senza vita del fratello Piersanti, Presidente della Regione Sicilia, ucciso da Cosa Nostra. Non si convive con le mafie, non si sta alla finestra, alla morte e alle barbarie non si risponde con il silenzio. "O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative", ha detto Mattarella nel bunker dell'Ucciardone per l'anniversario della strage di Capaci dove vennero colpiti Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Ma Mattarella non si è limitato alla mera memoria di Falcone. "Si prosegua a fare luce su ombre e sospetti: si affrontino in maniera decisiva i progetti di riforma. Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all'interno della magistratura minano il prestigio e l'autorevolezza dell'organo giudiziario", ha ricordato Mattarella.
    È il nodo rimasto ancora scoperto, il delicato tema della risposta giudiziaria alla criminalità, alle mille illegalità. La mafia vince ogni volta viene meno il senso dello Stato, quando viene minata la credibilità delle Istituzioni.
    Lo Stato vince quando al contrasto investigativo agli affari delle cosche, riporta i cittadini alla cultura della legalità. Falcone, Borsellino e centinaia di altri piccoli e grandi eroi dell'antimafia sono morti per questo ideale.
    2 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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