Il 26 aprile l'Italia si mostrerà con i colori rossi, arancio e gialli rafforzati, e molte delle attività di ristorazione, spettacolo, educazione, benessere, precluse nei mesi dei lockdown, saranno riaperte pur con limitazioni. E' certamente una buona notizia. Il Governo di Mario Draghi scommette sul calo dell'indice Rt, scivolato allo 0,85 rispetto allo 0,92 di una settimana fa, soprattutto sull'accelerazione del piano vaccinale con l'arrivo di milioni di dosi. Draghi cede alle pressioni dei cosiddetti "aperturisti" presenti nella maggioranza che sostiene il suo Governo, e perfino il rigorista Speranza guarda al futuro con maggiore fiducia, senza però abbassare la guardia: mascherine, distanziamenti, prevenzione. Dunque il Paese riapre, ma non è un liberi tutti. I clamorosi errori del passato, con le discoteche aperte e milioni di italiani senza mascherine, ci ricordano che la
resistenza contro il Covid è di lunga durata e basta niente, una disattenzione o un pur comprensibile rilassamento, per riportare l'orologio indietro, al punto di novembre. L'esempio negativo della Sardegna è esemplare. Finita in zona bianca, unica in un Paese quasi tutto rosso, la Regione guidata da Solinas, quella che limitava con severità gli ingressi, ha poi abbandonato il rigore, e alla fine è tornata implacabilmente rossa.
Certo, man mano che milioni di italiani si vaccineranno, più forte sarà la protezione generale, ma l'attenzione dovrà rimanere un dato costante dei nostri comportamenti.