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  • Juri Nervo "Il silenzio nella città"
    Juri Nervo
    "Il silenzio nella città"
    Esperienze di eremitaggio urbano
    Edizioni Messaggero Padova
    https://edizionimessaggero.it

    Prefazione di Monsignor Marco Arnolfo
    Lettera dalla clausura di suor Cristina Cattaneo


    L’Eremo del Silenzio di Torino, di cui Juri Nervo è uno dei fondatori, ha sede in un ex carcere ed è luogo di accoglienza gratuita e non giudicante, luogo di silenzio per vivere l’eremitaggio singolarmente e comunitariamente pur nel caos urbano. Con la semplice formula della domanda e risposta, l’autore presenta l’esperienza e la realtà dell’Eremo, ne sviscera la natura e il significato in 14 brevi capitoletti: - Il silenzio - L’eremo in città - Spirito, anima, corpo… e cervello - Il tempo e le abitudini - La preghiera - Dal Dio presente alla presenza di Dio - La comunicazione - Il cibo - La natura - Il lavoro - Gli spostamenti - La città - La santità - L’icona dell’Abbraccio

    Juri Nervo, innamorato di san Francesco, da anni lavora con il disagio in vari ambiti scuola, carcere ed ospedali. È esperto di relazione d’aiuto, quasi psicologo, mediatore dei conflitti, counsellor, facilitatore di percorsi in medicina narrativa. Per la San Paolo ha pubblicato, con Chiara M. La cella e il silenzio (2017) e con Ilaria Nava L’Eremo del Silenzio (2019).



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    22 min
  • Elena Loewenthal, Carola Susani "Nato per narrare. Riscoprire Alberto Moravia"
    Elena Loewenthal, direttore Fondazione Circolo dei Lettori
    Carola Susani, Associazione Fondo Alberto Moravia
    "Nato per narrare. Riscoprire Alberto Moravia"
    Fondazione Circolo dei Lettori, Torino
    https://circololettori.it



    Un progetto di Fondazione Circolo dei lettori realizzato con GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e Museo Nazionale del Cinema, in collaborazione con Associazione Fondo Alberto Moravia, Bompiani Editore.
    Si ringraziano Gallerie d’Italia – Torino e Intesa Sanpaolo

    Grande protagonista della vita artistica e culturale lungo tutto il cosiddetto secolo breve, Alberto Moravia è una figura di grande complessità, capace come pochi altri di attraversare generi e discipline. Romanziere straordinario, voce di una narrativa limpida e oggettiva così distante dalla letteratura di questo presente che tuttavia non può mai fare a meno di cimentarsi più o meno consapevolmente con il suo modello, ma anche critico d’arte, appassionato di cinema, viaggiatore curioso, e tanto altro.
    La Fondazione Circolo dei lettori ha costruito intorno a questo grande autore un progetto integrato che ha come obiettivo quello di riportarlo al centro della scena culturale. Pittura, cinema, letteratura e impegno civile sono al cuore di una rassegna di ampio respiro.

    La mostra nello spazio Wunderkammer della GAM si propone come un’ideale collezione degli artisti che lo scrittore stimava e ai quali ha dedicato la propria penna e presenta circa 30 opere provenienti dalla Casa Museo Alberto Moravia di Roma oltre che da raccolte private e da un cospicuo nucleo di dipinti e disegni conservati alla GAM. Ne emerge un interessante ritratto dell’arte italiana attraverso la letteratura, non sempre in linea con le tendenze dominanti o le mode. Le opere scelte per l’esposizione sono infatti affiancate da frammenti di testi tratti perlopiù dal volume di Alberto Moravia Non so perché non ho fatto il pittore da cui la mostra prende il titolo.Come incontri sono poi previsti:
    • il 14 marzo, la lectio L’insudicia amore di Elena Stancanelli che legge l’amore in Moravia;
    • il 16 marzo, un gruppo di studiosi presenta la loro indagine sulla forma romanzo, scandagliando la profonda influenza dell’opera di Alberto Moravia, a partire da Gli indifferenti, vero turning point del romanzo italiano moderno.
    • il 17 marzo Edoardo Albinati, a partire da alcuni libri di Moravia, passa in rassegna le modalità con cui la scrittura tenta di rendere la fisicità, la sensualità, la consistenza e resistenza materiale: il nostro corpo;
    • il 21 marzo, Moravia il nostro Chatwin, Camilla Baresani racconta i viaggi dello scrittore alla ricerca delle contraddizioni dell’Occidente e della contemplazione dell’ignoto, in luoghi e mondi remoti e primitivi;
    • il 28 marzo dalle ore 17, al Circolo dei lettori è tempo della Maratona Moraviana che si snoda in tre filoni: pensiero, arte e corpo.
    • fino all'1 aprile nelle stanze del Circolo dei lettori è allestita Dedicato a te, una speciale esposizione di libri di autori contemporanei, tratti dalla biblioteca personale di Alberto Moravia, con dedica personale;
    • il 20 maggio si conclude il viaggio tra gli scritti e l’eredità moraviana al Lingotto, per la XXXV edizione del Salone Internazionale del Libro, con il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri che ragiona sulla dimensione oraziana di Alberto Moravia nella lectio Moravia è un autore classico?
    Il Museo Nazionale del Cinema partecipa a questa riscoperta di Alberto Moravia, dedicando all’autore un’esposizione e una retrospettiva dei film tratti dai classici dell’autore dal 12 marzo al 31 maggio: 13 scatti di Angelo Frontoni; preziose foto dal set de Il disprezzo di Jean-Luc Godard, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia; quattro film in programma, Il disprezzo (14 marzo, ore 20.30), di Jean-Luc Godard, Il conformista di Bernardo Bertolucci (12 marzo, ore...
    19 min
  • Paride Candelaresi "Asti, Capitale di Cultura?"
    Paride Candelaresi
    Assessore alla Cultura di Asti
    "Asti, Capitale di Cultura?"


    Asti con le Langhe e il Monferrato Candidata a Capitale Italiana della Cultura 2025
    Dove si coltiva la Cultura

    È la città di Asti a contendersi la designazione di Città Capitale italiana della Cultura 2025.
    Radici antiche, attaccamento alla terra e capacità di proiettarsi verso il futuro caratterizzano Asti con le Langhe e il Monferrato, Patrimonio Unesco.
    Vigneti a perdita d’occhio, borghi, casali e cantine secolari, torri e castelli d’origine medioevale, il Palio più antico d’Italia che nel 2025 compie 750 anni, ma anche un valore culturale legato all’inventiva, alla laboriosità, al genio, a quel “saper fare” che ancora oggi identificano le genti astigiane, così come magistralmente canta Paolo Conte - “…per noi. Che stiamo in fondo alla campagna” – uno tra gli astigiani più famosi nel mondo.


    Coltivare e crescere. Questa è la strategia culturale di ASTI 2025 ovvero mettere i giovani al centro, per favorirne la permanenza sul territorio e attirare nuovi talenti. Ed è a partire da questo claim che sono stati ideati e proposti oltre 170 progetti inseriti lungo 10 percorsi tematici costruiti all’insegna dell’inclusione sociale, sostenibilità ambientale, partecipazione e innovazione.

    Asti guarda al futuro delle giovani generazioni richiamando anche il valore delle tante figure innovatrici che, attraverso le loro opere e imprese, hanno dato lustro a questa terra e l’hanno fatta conoscere oltre i propri confini. Asti è la terra natale di Vittorio Alfieri, a lui è intitolato il teatro cittadino, vero e proprio cuore pulsante del capoluogo che in queste settimane è stato anche il set de “La legge di Lidia Poet”, la fiction Netflix che vede come protagonista Matilda de Angelis nei panni della prima avvocatessa italiana. Un piccolo borgo della provincia di Asti, Castelnuovo Don Bosco, ha dato i natali a Don Bosco, “padre e maestro della gioventù” come lo definì Giovanni Paolo II. Ad Asti è nato anche Guglielmo Caccia detto il Moncalvo il pittore della Controriforma di cui nel 2025 ricorrono i 350 anni dalla nascita. Un Giro di Lombardia, tre Roma-Napoli-Roma, tre Giri del Piemonte e una Milano-Torino: sono questi i traguardi raggiunti dal Diavolo rosso del Monferrato, Giovanni Gerbi (classe 1855), un altro figlio di questa terra che fu uno dei primi ciclisti su strada, uno dei più popolari dell'epoca pionieristica di questo sport. In Piemonte, e precisamente a Torino, è custodita la Sacra Sindone, ma forse non molti sanno che dietro a quell’immagine c’è ancora una volta un astigiano, Secondo Pia, un avvocato e fotografo dilettante che per primo, nel 1898 l’ha immortalata in uno scatto che ora ne è l’immagine riconosciuta e uffciale. E naturalmente non possiamo non citare gli astigiani contemporanei: oltre al già citato Paolo Conte il giornalista Bruno Gambarotta e l’inviato Domenico Quirico, ricordiamo Giorgio Faletti, lo scrittore e attore scomparso quasi dieci anni fa che nel 2025 avrebbe compiuto 75 anni e che Asti omaggerà con un Premio a lui intitolato.
    Asti con le Langhe e il Monferrato 2025, una candidatura che prende forza dalla sua Terra intesa come Madre, come origine della crescita e dei successi di un territorio e di coloro che la abitano, a cui mostrare riconoscenza. Non è un caso che nel 2001, in occasione di una visita al vecchio casale dove aveva vissuto la sua famiglia, Papa Francesco chieda di portare con sé un pugno di quella terra che ha sfamato i suoi avi e rappresenta l’origine della sua vita.



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    18 min
  • Luigi Bressan "La viola di Strauss"
    Luigi Bressan
    "La viola di Strauss"
    Ronzani Editore
    https://ronzanieditore.it


    traduzione di Gabriele Codifava
    lettera all'autore di Danilo Cavaion

    Nella primavera 2020, segnata dall’isolamento per pandemia da Sars-Cov-2, in un luogo interiore antitetico al frastuono della ‘comunicazione’, Luigi Bressan compone un erbario che la sapienza evocativa della sua parola – distillato di un magistero lungo una vita di raffinatissima e umile civiltà, tanto alto quanto appartato – trasforma sotto gli occhi dapprima stupiti e poi incantati del lettore in un giardino vivo, o piuttosto in un allegorico orto dei semplici meravigliosamente vario, vitale e terapeutico. Con una essenziale avvertenza, però, opportunamente presa a prestito da uno dei maestri della visione: «il soggetto è secondario, quel che voglio riprodurre è ciò che si trova tra me e il soggetto». A uno snodo d’epoche drammatico e sommamente incerto, proprio questa cristallina intercapedine d’aria – e di tempo – tra l’io poetante e il suo soggetto diventa il luogo miracoloso in cui tutto ciò che non è più, evocato, rivive un’ultima volta in una estrema luce di commiato, simile a quella che illumina radente la domanda capitale posta a sigillo dell’ultimo, in ordine di esecuzione e di senso, dei Vier letzte Lieder di Richard Strauss: «è questa, forse, la morte?».

    Luigi Bressan (1941) vive a Codroipo. Con ‘Il Ponte del Sale’ ha pubblicato le poesie in italiano Quando sarà stato l’addio? (2007), El paradiso brusà (2014), che raccoglie l’intera opera poetica in dialetto, e Quetzal (2019).



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    19 min
  • Carla Ammannati "Sotto l'erba allunghiamo le dita"
    Carla Ammannati
    "Sotto l'erba allunghiamo le dita"
    Manni Editori
    https://mannieditori.it


    Valdo, che ormai novantenne racconta alla giovane amica di quando era Maro, il partigiano; la parabola della solitudine di Aldo, figlio di Togliatti, cresciuto in urss e finito in una clinica psichiatrica di Modena; la malinconia e la passione del giurista Piero Calamandrei; lo strano caso di un militare che s’innamora mentre lo stanno trasportando in un lager nazista; la prigionia di Gramsci raccontata attraverso il rapporto epistolare con la moglie e, soprattutto, con la cognata.
    E ancora, personaggi della letteratura: Amos Oz, Fabrizia Ramondino, Alice Munro, Marguerite Yourcenar, Patrick Modiano e Marilynne Robinson.
    Donne e uomini eccezionali eppur ordinari, figure che hanno lasciato il segno, nella storia piccola o grande.
    Un libro tra biografie e fiction, una raccolta di racconti che ci trasportano in un Novecento costellato di personaggi grandiosi nel loro intimo rapportarsi agli altri.




    Carla AmmannatiÈ nata nel 1951 a Empoli, vive a Firenze. Ha insegnato materie letterarie nella scuola superiore. È stata due volte finalista al Premio Calvino. Ha pubblicato i romanzi Relazione sul nascere (ExCogita, 2003) e La guaritrice di Ventotene (Meridiano zero, 2008) e racconti su riviste e nell’antologia Racconta/2 (La Tartaruga, 1993). Collabora con “Il Ponte” e “L'Indice”.




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    18 min
  • Tino Mantarro "L'attrazione dei passi"
    Tino Mantarro
    "L'attrazione dei passi"
    Piccolo invito a scoprire cosa c'è oltre le cime
    Ediciclo Editore
    https://ediciclo.it

    Un’apologia dei passi e del guardare oltre, per comprendere quelli che sulla carta sono degli spartiacque tra culture e invece sono finestre su altri mondi. Il desiderio di salire in cima per poter conquistare un pezzo di orizzonte e un’altra avventura.
    I passi esistono ovunque ci siano montagne saldamente fissate al suolo e persone erranti che necessitano di attraversarle. E una volta giunti in cima è umano, oltreché naturale, fermarsi un istante a tirare il fiato e osservare il mondo da un’altra prospettiva. Nietzsche, uno che le montagne amava frequentarle, parlava del pathos della distanza: guardate da lontano le cose appaiono migliori. Perché da lassù, se il tempo è clemente, si riesce davvero a guardare lontano. Eppure ormai alla fatica del passo – salita o discesa, sempre fatica si fa – in tanti preferiscono l’anonima comoda rapidità del tunnel. E invece io «quando arrivo in alto mi sento felice, come un cammello che arriva all’oasi», come diceva Osvaldo Soriano. Da sempre mi attira quest’idea di arrivare in cima senz’altro motivo di soddisfare la curiosità di osservare che cosa c’è lassù, adocchiare che cosa si vede intorno, fare un’esperienza che prima o poi tornerà utile, sporgermi per vedere cosa si scorge in basso nella valle seguente e poi guardare l’orizzonte.



    Tino Mantarro è nato a Milano nel 1976, dopo una laurea in storia contemporanea con una tesi in geografia vorrebbe diventare antropologo. Trova una sintesi a tutte queste inclinazioni iscrivendosi alla Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. Dopo alcune collaborazioni con quotidiani, settimanali e mensili, approda a Touring, il mensile del Touring Club Italiano. Da allora viaggia in Italia e ovunque riesca ad andare, meglio se in Asia o nelle repubbliche ex sovietiche.




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    20 min
  • Gianmaria Finardi "Santo cielo" Eric Chevillard
    Gianmaria Finardi
    "Santo cielo"
    Eric Chevillard
    Prehistorica Editore
    https://prehistoricaeditore.it

    Quando fu morto, Albert Moindre considerò la sua situazione con perplessità. Non soffriva per le spaventose ferite che avevano quasi istantaneamente causato il suo trapasso. Si sentiva in piena forma e, a dirla tutta, più vispo rispetto a prima dell’incidente. Più leggero, certamente, più… represse l’espressione “in gamba” che gli si proponeva: Albert Moindre aveva cambiato campo lessicale.Proprio così: l’ora dei verdetti, il romanzo delle grandi rivelazioni è arrivato. Albert Moindre si trova nell’aldilà, dopo essere stato travolto da un camioncino carico di datteri e olive denocciolate; lui invece – si intende – è carico di curiosità… A cosa somiglia del resto il Regno dei cieli? Vi troveremo giustizia? pace? verità? E Dio? Con la sua lingua tagliente e sagace, originalissima e ironica, Chevillard si propone di darci nientemeno che alcune di queste annose questioni!



    Éric Chevillard è nato nel 1964 a La Roche-sur-Yon e, come recita non senza ironia il suo sito, “ieri il suo biografo è morto di noia”. Si tratta indubbiamente di uno dei massimi scrittori francesi contemporanei, che ha saputo suscitare il vivo interesse di critica e pubblico, anche all’estero. Ideatore del fortunatissimo blog letterario, L’Autofictif, ha nel corso degli anni ottenuto diversi e prestigiosi premi. Molti dei suoi capolavori sono tradotti, in inglese, spagnolo, tedesco, russo, croato, romeno, svedese e cinese. Nel 2013, la traduzione di un suo romanzo, Préhistoire (1994; Prehistoric Times), si è aggiudicata il Best Translated Book Award – premio statunitense assegnato dalla rivista “Open Letters” e dall’università di Rochester. Ha scritto oltre venti opere - volendo menzionare solo i romanzi - pubblicate dalla leggendaria casa editrice francese Les Éditions de Minuit, diventata grande con Samuel Beckett e il Nouveau Roman. Sul riccio è il primo testo in assoluto pubblicato da Prehistorica Editore, ed è a oggi il terzo romanzo dell’autore edito in Italia.

    Gianmaria Finardi, il traduttore di questo libro, è dottore della ricerca in letteratura francese ed editore. I suoi lavori si concentrano principalmente sulla semiotica e l’ermeneutica, per estendersi alla critica letteraria, sino agli aspetti teorici della traduzione. È autore del blog di Prehistorica Editore, Incisioni del traduttore. È il traduttore, in Italia, di tutte le opere di Éric Chevillard.




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  • Marcello Semeraro "Abbi cura di lui"
    Marcello Semeraro
    "Abbi cura di lui"
    Proposta per uno stile pastorale
    Edizioni Messagero Padova
    https://edizionimessaggero.it

    «Cura delle anime» è formula classica che indica l’azione pastorale, soprattutto dei vescovi e dei parroci. In principio la sua accezione rimandava a relazioni personali segnate da sollecitudine, attenzione e anche da preoccupazione. Nel corso del tempo, però, essa fu tradotta spesso in termini di diritti e di doveri. La proposta qui avanzata, sollecitata dal recupero in termini personalistici della parola «cura» in ambito filosofico, terapeutico, pedagogico e sociale, si propone di riprendere l’espressione «cura delle anime» come categoria descrittiva di alcuni gesti fondamentali della Chiesa. Punto di partenza è la visione ecclesiologica di papa Francesco: «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi: è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità». Si tratta del volto di Chiesa come «ospedale da campo».

    Marcello Semeraro, è prefetto del dicastero delle cause dei santi. Dopo una lunga esperienza d’insegnamento della teologia e in particolare dell’ecclesiologia ha svolto ministero episcopale prima ad Oria (1998-2004), quindi ad Albano (2004-2021). Dal 2013 al 2020 è stato segretario del consiglio di cardinali istituito da Papa Francesco, il quale nel concistoro del 28 novembre 2020 lo ha creato e pubblicato cardinale della Diaconia di santa Maria in Domnica. Sui temi dell’ecclesiologia ha pubblicato diversi libri, articoli e voci di dizionario.




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    29 min
  • Sandro Gerbi "Il selvaggio dell'Orinoco"
    Sandro Gerbi
    "il selvaggio dell'Orinoco"
    Sulle orme del padre
    Ulrico Hoepli Editore
    https://hoepli.it



    Questo libro autobiografico tenta un'impresa forse sin troppo audace: esplorare il cervello (e il cuore) di un padre molto amato, Antonello Gerbi, storico delle idee prestato alla Banca Commerciale, nato nel 1904 e scomparso nel 1976. Ma esplorare come? Ad esempio ripubblicando il suo opus magnum sulla presunta inferiorità delle Americhe secondo il fior fiore della cultura europea; oppure promuovendo raccolte di suoi articoli dimenticati; o ancora, scrivendo di lui in numerose circostanze. Un padre importante, dunque, e un figlio 'normale', la cui formazione - qui raccontata - ha preso le mosse proprio alla fine degli anni Settanta, con una decisa svolta dal giornalismo finanziario a quello culturale e allo studio della storia contemporanea. Ne è valsa la pena? L'autore pensa di sì, confortato anche dal fatto che Gerbi sr ha suscitato sin dagli anni Venti l'ammirazione di personaggi come Carlo Rosselli, Giuseppe Prezzolini, Luigi Einaudi, Raffaele Mattioli, Giuseppe Antonio Borgese e Benedetto Croce, nonché l'interesse di Antonio Gramsci, in carcere. Nella prima parte, il protagonista è Antonello, attraverso scampoli di sue lettere dal Perù (1938-1947) ai due fratelli, fuggiti a loro volta negli Stati Uniti in seguito alla legislazione antiebraica. Nella seconda l'autore racconta cosa ha fatto in concreto per valorizzare il lascito intellettuale del padre: un lavoro durato 45 anni e forse non ancora concluso.

    Sandro Gerbi, dopo anni di giornalismo culturale (Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore), si è concentrato sugli studi di storia contemporanea, esordendo nel 1999 con Tempi di malafede (sull’amicizia tra Guido Piovene ed Eugenio Colorni, premio Comisso 2000). Ha poi pubblicato, fra l’altro: Mattioli e Cuccia, Ebrei riluttanti e, con Raffaele Liucci, Indro Montanelli, la più accreditata biografia del giornalista di Fucecchio. È figlio di Antonello Gerbi, già capo dell’Ufficio studi della Banca Commerciale, di cui ha curato molte opere, tra cui La disputa del Nuovo Mondo (Ricciardi e poi Adelphi), un classico dell’americanistica tradotto in varie lingue. Nel 2021 ha pubblicato “la voce d’oro di Mussolini” per Neri Pozza.




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    25 min
  • Niccolò Nisivoccia "Il silenzio del noi"
    Niccolò Nisivoccia
    "Il silenzio del noi"
    Mimesis Edizioni
    https://mimesisedizioni.it


    Il silenzio non abita più qui, per queste strade. Lo abbiamo rotto, violato, smarrito. Era dentro un pomeriggio d’estate: nell’aria immobile di giorni brucianti, al confine fra un’epoca e l’altra – Moro era morto da poco, ma in breve l’Italia sarebbe tornata a far festa, la paura sarebbe stata dimenticata. Era fra le mani dei nostri padri, che solo molti anni più tardi avremmo capito; di padri che non avevano bisogno di parlare, né intendevano farlo. Ma non è forse vero che altrove si parlava comunque tantissimo? Si parlava nelle riunioni di partito, nelle aule e nelle palestre scolastiche, nei dibattiti pubblici. Ciascuno parlava per sé, naturalmente, ma anche per un’idea. Erano idee messe al servizio non di sé stessi, come individui, ma di un soggetto comune, di un “noi”, nel quale le individualità potevano e dovevano confluire. Da un certo momento in avanti ciascuno ha preso a parlare solo per sé, senza più pretendere né desiderare di parlare anche per altri; senza più aspirare alla condivisione delle parole, dentro un silenzio che le accogliesse. Ed ecco dove e quando è sparito il silenzio dei nostri padri: è sparito insieme a noi, è crollato insieme al “noi”.

    Niccolò Nisivoccia (Milano, 1973). Avvocato e scrittore. Collabora con “il manifesto” e con “Il Sole 24 Ore”. È autore, oltre che di molte pubblicazioni scientifiche, di tre raccolte poetiche: Sulla fragilità (2019), Variazioni sul vuoto (2020), Quasi una cosmologia (2021) e coautore, con Adolfo Ceretti, di Il diavolo mi accarezza i capelli (2020).



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