il posto delle parole

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  • Francesco Fogliotti "Sentire il grisou" Georges Didi-Huberman
    Francesco Fogliotti
    "Sentire il grisou"
    Georges Didi-Huberman
    Orthotes Editrice
    https://www.orthotes.com/


    La domanda che Georges Didi-Huberman pone all’inizio di Sentire il grisou è vertiginosa: come veder venire la catastrofe? Come percepire il livello di grisou nell’aria, questo gas inodore e incolore altamente infiammabile che saturando i pozzi minerari rischia di provocare un’esplosione? Era uso corrente, presso i minatori di un tempo, discendere nel ventre della terra con un pulcino in gabbia: brutto segno quando le ali iniziavano a fremere… Secondo Didi-Huberman le immagini hanno la stessa funzione, al contempo divinatoria e alare: se iniziano a fremere, ad agitarsi, a smarcarsi dalla quieta “normalità” che le rende quasi invisibili (e di conseguenza illeggibili e inconoscibili), qualcosa sta per spiccare il volo. Può trattarsi di una lotta comune, come mostrano le pagine dedicate all’occupazione spagnola della miniera di Santa Cruz del Sil, che la cantaora Rocío Márquez trasporrà in canto e Carlos Caracas in immagini “militanti”, oppure di uno scenario “deprimente”: quello a cui assistette Pier Paolo Pasolini di fronte alle immagini del cinegiornale Mondo libero dopo aver firmato il contratto per ricavarne un film. Eppure, attraverso un’operazione di montaggio in cui “rime di voci” e “rime di immagini” innescano un potente movimento dialettico, è sorto (o si è sollevato) La rabbia, film “lirico-documentaristico” che Didi-Huberman non esita a definire «un atlante in movimento dell’ingiustizia contemporanea» e di cui offre, in queste pagine, una lettura nuova e penetrante.


    Sentire il grisou, com’è difficile. Il grisou è un gas inodore e incolore. Come sentirlo o vederlo allora, malgrado tutto? Detto altrimenti: come veder venire la catastrofe? E quali sarebbero gli organi sensoriali di un simile veder-venire, di un simile sguardo-tempo? L’infinita crudeltà delle catastrofi è che diventano visibili troppo tardi, quando ormai hanno avuto luogo. Le più visibili – le più evidenti, le più studiate, le più universali – le catastrofi insomma alle quali si fa spontaneamente ricorso per intendere che cos’è una catastrofe, sono catastrofi che furono, catastrofi del passato; quelle che qualcun altro, prima di noi, non ha saputo o voluto veder venire, quelle che qualcun altro non è riuscito a impedire. Le riconosciamo tanto più facilmente perché oggi non ne siamo affatto – o più – i responsabili.

    Una catastrofe si annuncia raramente come tale. È facile dire, nell’assoluto del passato: “Fu una catastrofe”, quando tutto è esploso, quando ormai a morire sono stati in molti. È altrettanto facile dire, nell’assoluto del futuro: “Sarà una catastrofe” per tutti e tutto, dato che tutti e tutto, è evidente, un giorno spariranno per lenta o rapida distruzione. Ma è ben più difficile poter affermare: “Eccola che arriva, proprio adesso, qui, la catastrofe”, eccola arrivare in una configurazione che eravamo lungi dall’immaginare così fragile, così esposta al fuoco della storia. Vedere una catastrofe è vederla venire nella sua singolarità mascherata, nella particolare “incrinatura silenziosa”…




    IL POSTO DELLE PAROLE
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    32 min
  • Emilio Gardiol "Pensieri in Piazza"
    Emilio Gardiol
    "Pensieri in Piazza"
    Pinerolo


    PENSIERI IN PIAZZA 2022

    TRAME
    Traduzioni, passaggi, metamorfosi

    Avvicinare mondi, generare trasformazioni

    15 settembre - 9 ottobre 2022

    Torino / Pinerolo / Torre Pellice / Rorà / Inverso Pinasca/ San Secondo di Pinerolo

    Il Festival 2022 è costruito intorno all’idea del “tradurre”, come operazione chiave che permette di “mettere in relazione” culture, mondi, ambienti, forme di vita tra loro differenti e immediatamente non comunicanti. É a nostro avviso operazione fondamentale, nel tempo in cui viviamo, caratterizzato dalla pluralità e dalla complessità, cioè da una molteplicità di relazioni che si sviluppano su molti piani possibili: senza continue operazioni di “traduzione” il nostro mondo appare incomprensibile e si diffondono allora atteggiamenti difensivi di chiusura, di esclusione, di rifiuto della pluralità e della complessità.

    In questa prospettiva la “traduzione” oggi è ben più che un’operazione linguistica, si configura come un atteggiamento culturale che conosce molte declinazioni possibili: dalla tradizionale capacità di avvicinare culture umane tra loro distanti e non comunicanti, a quella di mettere in relazione mondi umani e non-umani, ma comunque “viventi”, come quelli costituiti dall’”intelligenza biologica “ che permette di realizzare reti di comunicazione tra i componenti vegetali e animali negli ecosistemi, o la capacità di problematizzare il rapporto con la cosiddetta “Intelligenza artificiale”. Così come la vita stessa, dal punto di vista delle scienze biologiche, è resa possibile da continue operazioni di “traduzione”.

    In tutti questi casi tradurre significa abbandonare ogni forma di etnocentrismo e/o di antropocentrismo per cercare di porsi da un punto di vista altro; “tradurre” comporta quindi l’adozione di strategie del riconoscimento reciproco, del rispetto, del decentramento; in questo senso “avvicinare mondi” non è soltanto un’operazione teorica, ma generatrice di nuovi atteggiamenti culturali, scelte e forme di vita: può essere il motore in grado di attivare trasformazioni, movimenti, passaggi, metamorfosi.



    GIOVEDÍ 22 SETTEMBRE
    ore 18:00 (ISMEL/Polo del ’900 – Torino)
    Elisa Bosisio, Università Roma Tre
    Ilaria Santoemma, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
    Conchiglie, pinguini, staminali. Verso futuri transpecie.

    VENERDÍ 23 SETTEMBRE
    ore 10:00 (Liceo artistico “Michele Buniva” – Pinerolo)
    Francesco Poli, critico e storico dell’arte
    in dialogo con gli studenti.

    ore 18:00 (Castello di Miradolo – S. Secondo di Pinerolo)
    Francesco Poli, critico e storico dell’arte
    Il critico d’arte come traduttore

    ore 21:00 (Salone del Mutuo Soccorso – Pinerolo)
    Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista
    Derrick de Kerckhove, sociologo ed esperto di media
    Marco Revelli, storico e saggista
    Dal biologico al digitale: traducibilità del vivente?
    In collegamento online

    presenta Giovanni Ferrero, Presidente ISMEL

    SABATO 24 SETTEMBRE
    ore 16:00 -18:00 (SOMS – Pinerolo) – Autobiografia di una Comunità
    a cura di Rete Italiana di Cultura Popolare e Cooperativa Coesa
    ← nell’ambito del progetto P®onti per l’autonomia

    ore 18:00 -19:30 (SOMS – Pinerolo)
    Narrazione finale L’immaginifica storia di Esperer
    a cura del Teatro delle Forme.

    DOMENICA 25 SETTEMBRE
    ore 10:00 (NODO Concept Space – Pinerolo)
    Omar Barbero, faleganame
    Andrea Bouquet, falegname
    Maurizio Dematteis, Associazione Dislivelli – Montagne in rete
    Ebanisteria, risorse per lo sviluppo montano e traduzione verso la contemporaneità.

    ore 21:00 (Sala “Italo Tajo” – Pinerolo)
    Concerto visivo – poetico Le forme dell’acqua
    a cura del Piccolo Collettivo Onirico
    Clara...
    14 min
  • Francesco Folgiotti "Sentire il grisou" Georges Didi-Huberman
    Francesco Fogliotti
    "Sentire il grisou"
    Georges Didi-Huberman
    Orthotes Editrice
    https://www.orthotes.com/


    La domanda che Georges Didi-Huberman pone all’inizio di Sentire il grisou è vertiginosa: come veder venire la catastrofe? Come percepire il livello di grisou nell’aria, questo gas inodore e incolore altamente infiammabile che saturando i pozzi minerari rischia di provocare un’esplosione? Era uso corrente, presso i minatori di un tempo, discendere nel ventre della terra con un pulcino in gabbia: brutto segno quando le ali iniziavano a fremere… Secondo Didi-Huberman le immagini hanno la stessa funzione, al contempo divinatoria e alare: se iniziano a fremere, ad agitarsi, a smarcarsi dalla quieta “normalità” che le rende quasi invisibili (e di conseguenza illeggibili e inconoscibili), qualcosa sta per spiccare il volo. Può trattarsi di una lotta comune, come mostrano le pagine dedicate all’occupazione spagnola della miniera di Santa Cruz del Sil, che la cantaora Rocío Márquez trasporrà in canto e Carlos Caracas in immagini “militanti”, oppure di uno scenario “deprimente”: quello a cui assistette Pier Paolo Pasolini di fronte alle immagini del cinegiornale Mondo libero dopo aver firmato il contratto per ricavarne un film. Eppure, attraverso un’operazione di montaggio in cui “rime di voci” e “rime di immagini” innescano un potente movimento dialettico, è sorto (o si è sollevato) La rabbia, film “lirico-documentaristico” che Didi-Huberman non esita a definire «un atlante in movimento dell’ingiustizia contemporanea» e di cui offre, in queste pagine, una lettura nuova e penetrante.


    Sentire il grisou, com’è difficile. Il grisou è un gas inodore e incolore. Come sentirlo o vederlo allora, malgrado tutto? Detto altrimenti: come veder venire la catastrofe? E quali sarebbero gli organi sensoriali di un simile veder-venire, di un simile sguardo-tempo? L’infinita crudeltà delle catastrofi è che diventano visibili troppo tardi, quando ormai hanno avuto luogo. Le più visibili – le più evidenti, le più studiate, le più universali – le catastrofi insomma alle quali si fa spontaneamente ricorso per intendere che cos’è una catastrofe, sono catastrofi che furono, catastrofi del passato; quelle che qualcun altro, prima di noi, non ha saputo o voluto veder venire, quelle che qualcun altro non è riuscito a impedire. Le riconosciamo tanto più facilmente perché oggi non ne siamo affatto – o più – i responsabili.

    Una catastrofe si annuncia raramente come tale. È facile dire, nell’assoluto del passato: “Fu una catastrofe”, quando tutto è esploso, quando ormai a morire sono stati in molti. È altrettanto facile dire, nell’assoluto del futuro: “Sarà una catastrofe” per tutti e tutto, dato che tutti e tutto, è evidente, un giorno spariranno per lenta o rapida distruzione. Ma è ben più difficile poter affermare: “Eccola che arriva, proprio adesso, qui, la catastrofe”, eccola arrivare in una configurazione che eravamo lungi dall’immaginare così fragile, così esposta al fuoco della storia. Vedere una catastrofe è vederla venire nella sua singolarità mascherata, nella particolare “incrinatura silenziosa”…




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    32 min
  • Paolo Campanardi "Noi siamo i veci"
    Paolo Gibba Campanardi
    "Noi siamo i veci"
    15 storie per raccontare i 150 anni degli Alpini
    HarperCollins
    https://www.harpercollins.it/

    «Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “Brutta cosa, bocia, beato te che non la vedrai mai”. Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, con in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se tu potessi ascoltarmi, ti direi: “Visto, nonno, che ti sei sbagliato?”.»

    Il Caporal maggiore Matteo Miotto, del 7° reggimento alpini di Belluno, era arrivato in Afghanistan nel settembre del 2010. Le parole che leggete sono tratte da una lettera pubblicata prima della sua morte, avvenuta a mano di un cecchino nel dicembre dello stesso anno. Era nato a Thiene (Vicenza) e aveva 24 anni. Nella lettera Miotto racconta le perlustrazioni, il pericolo, i bambini che hanno fame e presenta una visione complessa del ruolo degli Alpini in quella missione così difficile e controversa.

    La sua è una delle tante storie dimenticate che ritroverete in ‘Noi siamo i veci’, il libro con cui Paolo Gibba Campanardi ripercorre la storia degli alpini in occasione dei loro 150 anni di storia riportandoci ai valori fondativi e onorevoli di persone a servizio del loro paese.



    Paolo "Gibba" Campanardi è nato e vive a sul Lago di Garda. Ha 36 anni. Oggi gestisce un rifugio di alta montagna. È una guida storica, da sempre si occupa di ricerca militare e recupero di oggetti storici appartenenti a soldati che hanno combattuto nella prima e nella seconda guerra mondiale. Inoltre è presidente dell’Associazione Gruppo Ricerca, associazione che opera per la salvaguardia del patrimonio legato alla Prima Guerra Mondiale. Su DMax conduce Metal Detective, appena rinnovato per una quarta stagione.



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    10 min
  • Giuseppe Deiana "La morte buona"
    Giuseppe Deiana
    "La morte buona"
    Gabrielli Editori
    https://www.gabriellieditori.it/

    E' possibile l'eutanasia cristiana?
    Le posizioni di punta dei cattolici e dei protestanti.



    Il volume La morte buona di Giuseppe Deiana, con la Prefazione di Vittorio Bellavite (Movimento Noi Siamo Chiesa), si propone di dare al cittadino comune una comprensione basilare del problema dell’eutanasia volontaria e di ciò che ad essa è connesso, nella convinzione che di fronte alla buona morte nessuno può restare indifferente. Perché c’è di mezzo il senso della condizione umana, fondato sul principio di responsabilità che, in condizioni di sofferenza estrema, consente di sostenere la legittimità morale dell’eutanasia responsabile, su cui possono convergere credenti, non credenti e diversamente credenti, sulla base del denominatore comune di una laicità condivisa come valore.

    «Il libro di Deiana è un libro coraggioso perché non si tira indietro nel confrontarsi con franchezza con la linea dei vescovi e del Vaticano sul problema del fine vita e perché contrasta, con delicatezza, la timidezza psicologica (non altro) di ognuno di noi di fronte a qualcosa che abbiamo vissuto e viviamo come una specie di tabù, quello dell’eutanasia. […] Quello dell’eutanasia era una specie di confine non superabile. E invece il confine si può superare. Nella ricerca di Deiana, insieme all’orientamento di fondo, c’è una documentazione a tutto campo sulle diverse posizioni esistenti ed un ragionare pacato che conduce ad indicazioni che possono essere utili e convincenti anche per chi non si dice cristiano.» (dalla Prefazione di Vittorio Bellavite)

    Hans Küng
    «Quando arriva il momento, ho il diritto, qualora ne sia ancora in grado, di scegliere con la mia responsabilità quando e come morire […]. Vorrei offrire a un pubblico ampio – e, date le attuali discussioni nei parlamenti, nelle associazioni di categoria, nei tribunali e nelle chiese, soprattutto a politici, medici, giuristi e consulenti spirituali – un po’ di materiali per una serie di riflessioni critiche e autocritiche. Tutto ciò con la speranza di alimentare un dibattito attento e, allo stesso tempo, indulgente.» (Hans Küng 2015)


    «L’argomentazione qui proposta verte su alcuni punti di riferimento del mondo cristiano, più precisamente su tre posizioni di punta: prima di tutto, la lunga e complessa elaborazione del teologo cattolico Hans Küng, che all’argomento della possibilità dell’eutanasia cristiana ha dedicato, in un quarto di secolo, due importanti libri di rottura sul tema; in secondo luogo, la sintesi teorico-pratica condensata in alcuni documenti ufficiali: quelli della Commissione bioetica delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia del 1998 e del 2017; inoltre, i documenti della sezione italiana del movimento internazionale di base Noi Siamo Chiesa (NSC), del 2019 e 2021, motivati e orientati a perseguire la riforma della Chiesa cattolica. Quindi, mondo cattolico e mondo protestante a confronto, uniti dal riconoscimento del valore di un principio comune, l’etica della responsabilità, che fa da filo rosso e legame.» (La morte buona, Premessa “La ricerca di un percorso condiviso sulla sofferenza inutile”, p. 15)


    Giuseppe Deiana è stato docente di Storia e Filosofia nei licei. Attualmente è presidente dell’Associazione Centro Comunitario Puecher di Milano. Tra i suoi ultimi scritti: La rivoluzione dei giusti. Un’alternativa alla globalizzazione dell’indifferenza, Mimesis Edizioni, Milano 2016; Grido della Terra e lotta di liberazione. La resistenza contro l’etnocidio e l’ecocidio nell’Amazzonia planetaria, Edizioni Unicopli, Milano 2017; Laicità e religione. Una proposta in 17 tesi per l’istruzione pubblica, Edizioni Unicopli, Milano 2018; Dissento dunque sono. Essere obiettori e disobbedienti nella società plurale,...
    21 min
  • Francesco Muzzopappa "Sarò breve"
    Francesco Muzzopappa
    "Sarò breve"
    Fazi Editore
    https://fazieditore.it/


    Un ricco patrimonio e uno scritto.
    Un morto che parla, libero finalmente di dire quello che pensa.

    Ennio Rovere fa testamento. Ha impiegato l’intera esistenza per costruire un sogno e ci è riuscito mettendo su un mobilificio di successo che porta il suo nome in Brianza. Si è fatto da solo, ha avuto fortuna, anche se la sua vita non sempre è stata facile. Ha avuto amori più o meno fortunati, mogli più o meno fedeli, figli più o meno litigiosi, collaboratori più o meno capaci. Con il testamento, però, ha l’occasione di rimettere tutti a posto: dalla prima moglie all’esuberante donna di servizio, dal figlio minore allo zelantissimo autista, dal dentista al cane devoto. Mai come adesso, si sente libero di parlare e dire finalmente la sua.
    Con la scusa di distribuire in maniera equa il suo patrimonio, il protagonista di questo libro ripercorrerà per iscritto la propria esistenza, intrecciando dinamiche familiari e lavorative, premiando quanti davvero hanno meritato il suo affetto e punendo senza pietà tutti gli altri, senza risparmiarsi neppure nel giudizio.
    Ormai, questo è chiaro, non ha più nulla da perdere.
    Un autore amatissimo dai suoi lettori torna in libreria con un romanzo originale e pieno di inventiva, un testamento in forma di commedia dallo spirito dissacrante e tutto da ridere.


    Francesco Muzzopappa
    Nato a Bari ma milanese ormai da anni, è uno tra i più conosciuti e apprezzati copywriter italiani. Per Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Una posizione scomoda (2013), Affari di famiglia (2014), Dente per dente (2017), vincitore del Premio Troisi, Heidi (2018), i primi tre tradotti in Francia dall’editore Autrement e accolti con grande favore dalla critica, mentre del 2020 è la raccolta di racconti Un uomo a pezzi. Per De Agostini ha pubblicato diversi libri destinati ai più piccoli, affermandosi anche come scrittore per ragazzi (Premio Selezione Bancarellino 2021 per Il primo disastroso libro di Matt ).




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    13 min
  • Raphael Bianco "Danza oltre le barriere" EgriBiancoDanza
    Raphael Bianco
    FONDAZIONE EGRI per la DANZA
    diretta da Susanna Egri e Raphael Bianco

    DANZA OLTRE LE BARRIERE
    Progetto vincitore del Bando periferie della Città di Torino, realizzato sul territorio della Circoscrizione 6. Realizzato da: Fondazione Egri per la Danza, Officina della Scrittura, Guitare Actuelle, Progetto Slip - Spazio Libero di Incontro e Partecipazione, Teatro Monterosa.

    Da settembre 2022 a dicembre 2022




    DANZA OLTRE LE BARRIERE è il nuovo progetto, realizzato da Fondazione Egri per la Danza, Officina della Scrittura, Guitare Actuelle, Progetto Slip - Spazio Libero di Incontro e Partecipazione, Teatro Monterosa, che sintetizza e sviluppa una serie di azioni già intraprese in precedenza dalla Fondazione Egri per la Danza, in alcuni spazi della Circoscrizione 6 di Torino e realizzate grazie anche alla collaborazione con alcuni enti del territorio quali Officina della Scrittura e Comitato Civico di Barca e Bertolla.
    Dall’eredità di quelle esperienze e da una più attenta analisi del contesto, è emersa l’importanza di realizzare un progetto coreutico di matrice contemporanea capace di dialogare con la comunità e che è stato possibile realizzare grazie al Bando periferie della Città di Torino e che geograficamente si colloca triangolarmene nella Circoscrizione 6.

    DANZA OLTRE LE BARRIERE pone l’accento sul concetto di confine e barriera che separa sia geograficamente sia socialmente le comunità periferiche da ambiti più centrali del contesto cittadino. La danza non conosce barriere linguistiche, concilia corpo e mente, è un linguaggio aperto alle contaminazioni e alle ibridazioni ed è in grado di veicolare messaggi di forte portata sociale e culturale al di là dei confini materiali o immateriali.
    Proprio su queste premesse si costruisce un progetto dove la modularità e poliedricità della danza contemporanea permettono di declinare percorsi coreutici permeabili di qualsiasi contaminazione stilistica, multimediale e sociale, in grado di fornire output performativi e formativi declinabili in differenti spazi: urbani, museali, non urbani e teatrali.

    Queste le parole di Raphael Bianco co direttore della Fondazione Egri per la Danza, capofila del progetto, “Danza oltre le barriere” consolida e incrementa azioni già avviate da tempo nella circoscrizione 6 dalla Fondazione Egri per la danza in collaborazione con diverse realtà come Araba Fenice Danza, Officina della Scrittura, Comitato Civico La Barca e Bertolla.
    Ritengo sia un progetto pilota, intenso e ambizioso il cui scopo può essere letto in due sensi, partire dalla comunità per attivare la danza o danzare per attivare una comunità. In ogni caso tutti coloro che partecipano come partner e come collaboratori, saranno per noi intermediari preziosi per aiutarci a raggiungere le persone, a comunicare con la danza, includere e aggregare con il linguaggio non verbale e muovere l’anima di un territorio abbattendo confini esterni ed interni in ciascuno di noi.Una sfida che spero possa aprire nuovi orizzonti di collaborazione nel medio e lungo termine fra noi e la Circoscrizione 6 ridisegnando nuovi scenari di azione culturale nella Città di Torino”.

    Anche il Presidente Valerio Lomanto, insieme al Coordinatore alla Cultura della Circoscrizione 6 Alessandro Sciretti esprimono la loro gioia e soddisfazione per la vittoria del progetto “Danza oltre le barriere” all’interno del bando Periferie del Comune di Torino MicFUS. L’iniziativa, rilevante sotto il profilo artistico e culturale, porterà certamente a delle ricadute positive non solo per le singole zone di Barca e Bertolla, ma per tutto lo scenario cittadino. Presidente e Coordinatore non possono quindi che congratularsi con le associazioni e i protagonisti del progetto e assicurare il loro appoggio per queste e per simili iniziative in futuro.

    Questo progetto si traduce concretamente in un ricca...
    11 min
  • Franco Michieli "Per ritrovarti devi prima perderti"
    Franco Michieli
    "Per ritrovarti devi prima perderti"
    Guida tecnico-filosofica all'orientamento naturale
    Ediciclo Editore
    https://www.ediciclo.it/

    La natura rivela potenzialità dimenticate della vita a chi vi si immerge con profondo coinvolgimento e fiducia. È questo il prezioso insegnamento che Franco Michieli ha ricevuto durante decenni di esplorazioni in numerosi ambienti - sia selvatici che antropizzati - della Terra. In questo libro ci offre le basi tecniche e filosofiche per far rinascere in noi uno sguardo esplorativo grazie all’orientamento naturale. Vuol dire interpretare l’ambiente attraverso i sensi e le doti cognitive che possiede ciascun essere vivente, accettando che gli eventi naturali facciano la loro parte nel darci risposte e indicarci vie possibili. Senza bisogno di protesi tecnologiche. Il Sole, le stelle, i monti, i fiumi, le coste, i venti, la vegetazione, i suoni e molto altro fungono da bussole e da mappe, anche nella foresta o nella nebbia, se si impara a leggerli. In ogni ricerca è possibile perdersi. Ma la perdita è temporanea quando si sa attendere con partecipazione un’apertura. Allora non solo ci si ritrova: si vive qualcosa di nuovo, potente e inaspettato che mai la strada sicura avrebbe rivelato.

    In copertina illustrazioni di Fabio Consoli

    Franco Michieli
    Geografo, esploratore e scrittore, vive a Bienno, nelle Alpi bresciane. È garante internazionale di Mountain Wilderness, divide la sua attività tra l’avventura su territorio e la scrittura, le conferenze, i corsi di formazione su temi inerenti la montagna e il rapporto con la natura. È tra i più esperti nel campo dei lunghi percorsi a piedi vissuti in autonomia: dopo numerose traversate alpinistiche integrali di catene montuose e terre selvagge compiute da giovanissimo, come le Alpi (81 giorni), i Pirenei (39 giorni), la Norvegia (150 giorni), l’Islanda (33 giorni), continua la ricerca dei significati dell’esplorazione, specie nelle terre artiche e sulle Ande – ha attraversato numerose cordilleras collaborando alla formazione di guide locali – ma anche sulle montagne di casa. Dal 1998 ha iniziato a percorrere vasti territori senza mappe e senza strumenti artificiali per l’orientamento, come gli uomini antichi e gli animali migratori; tiene corsi e seminari sul significato del perdersi nella natura. Ha raccontato le sue esperienze in centinaia di articoli, conferenze, trasmissioni televisive e nel film La via invisibile; ha pubblicato il manuale Scrivere la natura, insieme a Davide Sapienza (Zanichelli, 2012), e il libro Huascarán 1993. Verso l’alto. Verso l’altro (Pubblicazione Cai Cedegolo, 2013), vincitore nel 2014 della XXXII edizione del Premio letterario Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” e Veneto Banca “La voce dei lettori”; nella collana "Piccola Filosofia di Viaggio" per Ediciclo ha pubblicato L’estasi della corsa selvaggia (2017) e La vocazione di perdersi (nuova edizione 2021); la sua ultima opera è L’abbraccio selvatico delle Alpi (Ponte alle Grazie - CAI, 2020)




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    19 min
  • Elio Grazioli "Album"
    Elio Grazioli
    "Album"
    L'arte contemporanea per sovrapposizioni
    Johan & Levi Editore
    https://www.johanandlevi.com/


    Copiare le opere d’arte è un esercizio critico che aiuta ad allenare lo sguardo e a dare concretezza al pensiero. Elio Grazioli, da critico e storico dell’arte, lo argomenta nel modo più efficace: mettendolo in pratica. Questo “album” raccoglie infatti oltre cinquanta disegni di suo pugno, schizzi veloci eseguiti con mezzi di fortuna durante il lockdown e realizzati con una modalità del tutto singolare, la sovrapposizione.
    Due opere, talvolta tre, riprodotte una sopra l’altra diventano un’immagine nuova, teatro di un gioco d’appigli e rimandi continui i cui protagonisti sono artisti tra loro affini oppure molto diversi, persino dissonanti. A partire da questi amplessi grafici, frutto dell’intuizione, scaturiscono nuove possibilità per interpretare opere e autori fondamentali dell’arte moderna e contemporanea. Ecco allora che l’Urlo silenzioso di Munch d’improvviso ci sembra pervaso dallo stesso inquietante senso di minaccia di una scultura in bilico di Richard Serra, o che lo sguardo di una polinesiana nuda di Gauguin evoca in noi l’ambiguo intreccio di magia, erotismo e morte dell’autoritratto con l’occhio pesto di Nan Goldin, fino a farci pubblico di un serrato testa a testa virtuale tra Warhol e Matisse a proposito del concetto di ripetizione.
    Mentre l’occhio e la memoria del lettore sono messi alla prova per riconoscere le opere, l’autore compone una storia dell’arte alternativa fatta di alchimie e cortocircuiti insospettabili, in grado di svelare una dimensione ulteriore della visione e di liberare significati imprevisti.

    Elio Grazioli insegna Storia dell’Arte Contemporanea all’Università e all’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Dirige con Marco Belpoliti il semestrale monografico Riga. Ha curato diversi volumi di Rosalind Krauss, tra cui Teoria e storia della fotografia (1996), L’informe. Istruzioni per l’uso (2003), L’inconscio ottico (2008), e ha pubblicato Ugo Mulas (2010), Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Arte e pubblicità (2001), La polvere nell’arte (2004).




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    31 min
  • Francesca Cavallo "Ho un fuoco nel cassetto"
    Francesca Cavallo
    "Ho un fuoco nel cassetto"
    Salan Editore
    https://www.salani.it/

    La libertà è come il fuoco: una volta che parte, non lo sai mica dove andrà.



    Donna, queer, meridionale: tre parole che costruiscono una prigione invisibile fatta di aspettative, di stereotipi e luoghi comuni. Una prigione da cui Francesca Cavallo è riuscita a evadere, guidata da una curiosità audace e dal desiderio bruciante di essere padrona del proprio destino. Cresciuta in un paesino pugliese, figlia di un venditore di auto e di una casalinga, si è ritrovata – in pochi anni – a fondare un’azienda multimilionaria in California e a scrivere un bestseller che ha ispirato le “bambine ribelli” di tutto il mondo. In mezzo, insieme a tanto lavoro e al coraggio delle sue idee, ci sono momenti di disperazione, di rabbia, di solitudine; c’è lo scontro con un mondo del lavoro che fa di tutto per tenere fuori le donne e le minoranze; c’è, soprattutto, la costante spinta a discutere i sistemi esistenti e a mettere al centro della vita i propri valori, i sogni, le speranze, per un rinnovamento individuale ma anche collettivo. La sua storia personalissima non è solo il viaggio di un’artista, di un’imprenditrice e di una donna. È un appello universale e appassionato a non avere paura di uscire dai binari, di oltrepassare i confini, di “dar fuoco alle polveri” per demolire i muri che ci impediscono di realizzarci, per costruire un mondo più libero.


    Francesca Cavallo (Taranto, 1983) è scrittrice, attivista, imprenditrice. Nel 2012 ha co-fondato in Silicon Valley la startup di media per l’infanzia Timbuktu Labs, con la quale ha pubblicato la prima rivista su iPad per bambini e la serie Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli, che è stata tradotta in 48 lingue e ha venduto quasi 6 milioni di copie nel mondo. Nel 2018 ha ricevuto il premio Publisher’s Weekly Star Watch Award a New York. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo romanzo per bambini, Elfi al quinto piano, e ha fondato la sua seconda società, Undercats. Dal 2021 vive a Roma con una gatta enorme di nome Dopamina.




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