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  • Edoardo Boncinelli "La scuola della mente"
    Edoardo Boncinelli
    "La scuola della mente"
    Come funziona il nostro cervello dall'infanzia al tramonto della vita
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    C’è un mondo nella nostra testa, ben più grande di quello che vediamo fuori: una terra avventurosa e impervia, piena di tesori nascosti, di immagini indelebili, di parole rimaste in sospeso. Quando siamo piccoli è una landa vulcanica, attraversata da milioni di crateri in eruzione e vita brulicante. Da adulti, diventa una solida montagna, illuminata in vari punti dalla luce e abitata da buie e profonde caverne. Invecchiando, si trasforma in una foresta di possenti alberi, che a poco a poco perdono le loro foglie. Edoardo Boncinelli ci accompagna alla scoperta della mente e delle lezioni che possiamo apprendere dal suo funzionamento nelle diverse fasi della vita: dalle riflessioni attorno alla nascita del linguaggio nell’infanzia a ciò che i differenti tipi di memoria – a breve termine, a lungo termine, emotiva, dichiarativa, procedurale – sembrano suggerirci essere rilevante a ogni età; dalle domande che l’invecchiamento del cervello ci pone a fronte dell’aumento medio della durata della vita fino alle questioni esistenziali nascoste nello sviluppo di percezione e autopercezione.

    La scuola della mente è un viaggio scientifico attraverso biologia e chimica, filosofia e antropologia che ci svela come nascono ragionamenti, ricordi, emozioni, sensazioni. Un percorso affascinante che cerca nei nostri neuroni la risposta all’interrogativo che ci accompagna da sempre: noi chi siamo davvero? Quando iniziamo a percepire chi siamo? Da dove nascono emozioni e ricordi? Perché invecchiamo? Un viaggio scientifico alla scoperta della nostra mente e dei segreti che possiamo apprendere dal suo studio.


    Edoardo Boncinelli (Rodi, 1941) è tra i maggiori genetisti italiani. Per più di vent’anni ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli. È stato direttore del Laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo presso l’Università San Raffaele e direttore della Scuola superiore Sissa di Trieste. Insieme ad Antonello Calvaruso ha ideato la neuroformazione. Con il Saggiatore ha pubblicato Il male (2019) e, con Antonio Ereditato, Il cosmo della mente (2018) e L’infinito gioco della scienza (2020).




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    17 min
  • Margherita Belardetti "Il sospetto" Friedrich Dürrenmatt
    Margherita Belardetti
    "Il sospetto"
    Friedrich Dürrenmatt
    Adelphi
    https://www.adelphi.it/



    Traduzione a cura di Margherita Belardetti


    Il vecchio commissario Bärlach è a fine corsa. A pochi giorni dalla pensione, giace in un letto d’ospedale. Il complesso intervento a cui è stato sottoposto è andato bene, sì, ma gli è stata diagnosticata una malattia senza scampo. È messo male, Bärlach, e le riviste che ha a disposizione per distrarsi non lo distraggono affatto: «Erano bestie, Samuel ... Tu sei un medico e puoi renderti conto. Guarda un po’ questa fotografia» dice all’amico Hungertobel porgendogli un numero di «Life» del ’45. Una scena di inaudita efferatezza: nel campo di concentramento di Stutthof il dottor Nehle, medico del lager, con «l’imperturbabilità di un idolo» sta operando un prigioniero senza narcosi. Di colpo Hungertobel impallidisce. In quella foto gli è parso di riconoscere il suo antico compagno di studi Emmenberger, ora stimato proprietario della più esclusiva clinica di Zurigo, un luminare amato dai suoi pazienti, che «credono in lui come in un dio». L’atroce sospetto, però, non tarda a rivelarsi infondato, anzi «una follia»: dalle informazioni che Bärlach riesce a ottenere risulta infatti che Nehle si è tolto la vita alla fine della guerra. Eppure qualcosa non gli torna. Ci sono strane discrepanze – e ancor più strane somiglianze: le figure di Nehle ed Emmenberger sembrano confondersi. Negli occhi di Bärlach, stretti a fessura, torna a brillare l’antica vitalità quando convince Hungertobel a farlo trasferire sotto falso nome, come paziente, nella clinica di Emmenberger. Lì potrà condurre la sua ultima, solitaria battaglia contro il Male.


    Friedrich Dürrenmatt
    Scrittore svizzero tedesco (Konolfingen, Berna, 1921 - Neuchâtel 1990). Si affermò in campo teatrale come autore polemico, paradossale e iconoclasta, razionalisticamente scettico e insieme eticamente rigoroso, procedendo poi sulla strada d'un anticonformismo sarcastico e ironico, che non ripudia gli strumenti del grottesco virtuosisticamente manipolati. La sua opera più celebre è Der Besuch der alten Dame (1956).



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    23 min
  • Stefano Piazza "Pensare le montagne nell'età delle emergenze"
    Stefano Piazza
    "Pensare le montagne nell'età delle emergenze"
    lstituzioni e politiche tra catastrofi ambientali e pandemia nelle “terre alte” del Veneto.
    Con un’appendice di Bruno Di Giacomo Russo
    Cleup Edizioni
    https://www.cleup.it/

    Dalla crisi economica globale del 2008 allo shock pandemico del Covid-19, attraverso l’evento Vaia e i suoi postumi, le ferite inferte alle montagne venete faticano a rimarginarsi e interpellano la politica e le istituzioni nell’anelito di aprire gli orizzonti di un “pensiero sulla montagna e per la montagna”, nell’epoca delle emergenze. In questa prospettiva, lo sviluppo tematico di questo volume corrisponde allo sforzo intellettuale di allestire sostegni scientificamente accreditabili per una riflessione costruttiva sulle politiche istituzionali da destinare alle “terre alte” in epoca di crisi, a partire da un approccio storico-istituzionale, corredato da apporti sociologici e politologici, che offre un quadro inedito di una montagna “sofferente”, di una montagna “negata” dalle egemoni narrazioni mediatiche, di una montagna “abbandonata” dalle pervicaci negligenze dello statalismo sovranista e non di rado travolta dalle potenze dell’economia globalizzata.


    Stefano Piazza (Specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani presso l’Università di Padova e Dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio allo IUAV di Venezia) è vincitore ex aequo della XXXV Edizione (2020) del Premio ‘Brunacci’ per la Storia veneta, nella sezione speciale dedicata alle montagne venete, con il volume Il Veneto e la montagna. Sul crinale tra istituzioni e territori (Giappichelli, 2016) e si occupa di analisi delle politiche istituzionali con particolare riferimento ai territori montani. Attualmente collabora con le cattedre di Diritto costituzionale italiano e comparato, di Diritto costituzionale italiano ed europeo, di Istituzioni di Diritto Pubblico e di Diritto Europeo dell’Ambiente presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali dell’Università degli Studi di Padova.




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    24 min
  • Paolo Colombo "Lo sguardo del capitano"
    Paolo Colombo
    "Lo sguardo del capitano"
    Mondadori Editore
    https://www.mondadori.it/

    Il nostro mondo ha più fame di eroi di quanto sembri. E se – come qualcuno ha giustamente detto – è «beato il popolo che non ha bisogno di eroi», forse è fortunato anche il popolo che li sa scegliere, i propri eroi.

    Questo libro nasce per darci delle possibilità di scelta in più. Paolo Colombo torna indietro nel tempo alla ricerca di capitani coraggiosi che, attraverso le loro imprese, possano essere di ispirazione anche per il difficile periodo che stiamo vivendo. E raccoglie le storie di tre uomini capaci di visione, di leadership, di determinazione: storie in grado di emozionarci e farci riflettere.

    Con un avvincente stile narrativo, l’autore ci restituisce così un insolito Cristoforo Colombo (1451-1506), la cui fama sfolgorante finisce quasi sempre per oscurare la parte per certi versi più drammatica della sua esistenza, quella successiva al primo sbarco sul continente americano.

    Ci racconta poi la figura, immeritatamente poco conosciuta, di Alexander von Humboldt (1769-1859), naturalista, esploratore, geografo, botanico nonché consigliere del sovrano prussiano, che con due secoli di anticipo denuncia i pericoli e le conseguenze dell’irresponsabile sfruttamento umano della natura e dell’ambiente, intuendo persino le delicate e complesse questioni alla base del cambiamento climatico.

    La storia di Ernest Shackleton (1874-1922), infine, quanto a eroismo non ha nulla da invidiare all’Odissea: partito per una spedizione che si prefigge di attraversare a piedi l’Antartide, resta bloccato sui ghiacci insieme al suo equipaggio, ma, dopo aver superato innumerevoli ostacoli e traversie, riporta tutti a casa sani e salvi.

    Tre grandi capitani, dunque, che col loro esempio possono farci da guida nello sforzo con cui ciascuno di noi, alla fine di ogni giorno, «tra tempeste improvvise, bonacce sfibranti, infidi pericoli» conduce in porto la navicella della propria vita.


    Paolo Colombo è professore di Storia delle istituzioni politiche e di Storia contemporanea all'Università Cattolica di Milano. Insieme a Chiara Continisio ha dato vita a «Storia e Narrazione», cicli di history telling, «a metà tra la performance teatrale e la vera e propria lezione». Autore di numerosi saggi e monografie, collabora regolarmente con Rai Storia e Rai Tre, ha scritto articoli per «La Gazzetta dello Sport», pubblicato romanzi per ragazzi per Piemme - Il Battello a Vapore e realizza to podcast di successo con il Sole24ore e Chora.





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    22 min
  • Adrian Bravi "Verde Eldorado"
    Adrian Bravi
    "Verde Eldorado"
    Nutrimenti Edizioni
    https://www.nutrimenti.net/


    Ugolino vive rintanato in una stanza, prigioniero di un cappuccio perché un incendio l’ha sfigurato e, nell’urbanissima Venezia del 1526, la deturpazione è una vergogna da celare, un orrore, il memento delle disgrazie con cui la vita può travolgere. Ma il ragazzo non può restare a lungo nella stanza dove si rintana. Il padre decide infatti di imbarcarlo nella spedizione di un amico che ormai può fregiarsi del titolo di Piloto Mayor: Sebastiano Caboto.

    Il 3 aprile del 1526, il giovane Ugolino è sull’ammiraglia di Caboto con un compito preciso da assolvere: tenere traccia di ogni cosa. La rotta è quella per le Indie, la destinazione le Isole Molucche in Indonesia, ma la Storia narra che laggiù il leggendario navigatore non arrivò mai. Caboto viene meno al contratto con la Corona di Spagna per inseguire le storie di alcuni sopravvissuti di una passata spedizione che narrano di una città fatta di oro e d’argento.

    La sua flotta si addentra nel Río de la Plata, poi risale i fiumi Paraná e Paraguay. Ed è navigando il Paraguay che Ugolino cade prigioniero insieme a quattro compagni, squartati e divorati dagli indios. Lui invece, liberato dal cappuccio, viene risparmiato proprio grazie al viso deturpato perché loro, gli indios, in quei segni sul volto leggono il tocco dei Karai, i signori del fuoco. E lì comincia l’altra sua vita.



    Adrián N. Bravi è nato a Buenos Aires e lì ha vissuto fino alla fine degli anni ’80, quando si è trasferito in Italia per proseguire gli studi in filosofia. Laureato all’Università degli Studi di Macerata, oggi ci lavora come bibliotecario. Nel 1999 ha esordito come narratore in lingua spagnola ma poi ha scelto di scrivere in italiano. Tra i suoi romanzi: La pelusa (Nottetempo, 2007), Sud 1982 (Nottetempo, 2008), Il riporto (Nottetempo, 2011) finalista al Premio Comisso 2012, L’albero e la vacca (Feltrinelli, 2013) vincitore del Premio Bergamo 2014, L'idioma di Casilda Moreira (Exòrma, 2019) e Il levitatore (Quodlibet, 2020). I suoi libri sono stati tradotti in inglese, francese, spagnolo e arabo.





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    18 min
  • Piergiorgio Pulixi "La settima luna"
    Piergiorgio Pulixi
    "La settima luna"
    Rizzoli Editore
    https://www.rizzolilibri.it/


    La notizia è di quelle che richiedono un brindisi speciale. Su una terrazza incastonata nel Supramonte, in uno degli hotel più incantevoli della Sardegna, il vicequestore Vito Strega sta festeggiando la nascita della nuova unità investigativa sui crimini seriali. Con lui ci sono le inseparabili ispettrici Eva Croce e Mara Rais. Finalmente tutto sembra andare per il verso giusto. Ma una telefonata li riporta alla realtà e i tre devono salutare il cielo terso e il sole dell’isola.Nelle terre paludose del Parco del Ticino è stato ritrovato il corpo di una ragazza. Quando l’ispettrice Clara Pontecorvo arriva sul posto, stenta a credere ai propri occhi: la vittima ha le mani legate dietro la schiena e indossa una maschera bovina. Mancava solo questo per Clara, che ha già un grosso problema: è alta 1,98, non trova mai dei vestiti adatti a lei. Tantomeno un uomo. L’istinto le dice che quella scena del crimine potrebbe essere la riproduzione di un altro delitto avvenuto anni prima in Sardegna. E nessuno, meglio di Strega, Rais e Croce, conosce quel caso, che aleggia ancora nelle loro vite come un’ossessione. Ora a piede libero c’è un emulatore, che vuole i riflettori puntati su di sé… I poliziotti dovranno essere più uniti che mai, e Vito Strega, per la prima volta così vulnerabile, si troverà a fare i conti con il proprio passato.Piergiorgio Pulixi, in un romanzo dal passo ritmato di danza, si addentra nei meandri oscuri dell’umano e interroga l’essenza più intima di una terra impenetrabile. Dall’inizio alla fine, una domanda, come un tarlo, accompagna Strega e noi lettori: sono i poliziotti a dare la caccia al killer o è lui a dare la caccia a loro?



    PIergiorgio Pulixi, nato a Cagliari nel 1982, vive a Londra. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014).



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    18 min
  • Giovanna Romanelli "Cesare Pavese e le donne"
    Giovanna Romanelli
    "Cesare Pavese e le donne"
    La "fragile illusione" dell'amore
    Rubbettino Editore
    https://www.store.rubbettinoeditore.it/



    Festival Pavese 2022, Santo Stefano Belbo, 8 settembre

    Sul palco di Piazza Umberto I tornano le parole e la musica di Neri Marcorè, accompagnato da Domenico Mariorenzi. Quest’anno il poliedrico attore marchigiano porterà in scena La fragile illusione dell’amore. Le donne di Cesare Pavese, un reading musicale tratto dall’omonimo testo curato da Giovanna Romanelli. A sottolineare il legame d’affetto che lo lega a Santo Stefano Belbo, dove è stato ospite del Pavese Festival per quattro anni consecutivi, Marcorè riceverà la cittadinanza onoraria dal sindaco Laura Capra.

    https://www.eventbrite.it/e/biglietti-pavese-festival-2022-neri-marcore-la-fragile-illusione-dellamore-406720290337



    Parlare di Cesare Pavese, del suo rapporto con le donne e dell’amore in genere ci sembra oggi un tema di grande attualità, ancora poco esplorato e utile a illuminare zone d’ombra della sua poetica. Ricostruire le tappe salienti del percorso esistenziale del grande scrittore ci permette non solo di comprendere meglio la sua difficoltà a stabilire in amore rapporti duraturi e stabili, ma anche di osservarne il riflesso nelle sue opere, nei romanzi e nelle poesie. Infatti, vita e letteratura si snodano lungo un medesimo percorso, che parla di tutti noi e i temi da lui affrontati, ancora oggi vivi e vitali, ci inducono a interrogarci e a riflettere sul nostro modo di stare al mondo. In Pavese l’amore perduto, l’amore deluso, la sua lontananza si trasforma in una ferita incancellabile, che dà dolore ma, al tempo stesso, porta in sé la consolazione del ricordo perché l’«uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo».

    Giovanna Romanelli
    Laureata in Lettere classiche presso l’Università Cattolica di Milano, ha conseguito la specializzazione in critica letteraria e artistica e ha collaborato al progetto IRIDE presso la medesima università. Ha insegnato Langue, culture et civilisation italienne presso la Sorbonne (Paris III), è stata membro del comitato scientifico della Fondazione Cesare Pavese e presidente della giuria del Premio Letterario che dello scrittore porta il nome. È autrice di diversi saggi e ha tradotto testi critici dalla lingua francese. Per Rubbettino ha tradotto e curato Jacques Beaudry, Cesare Pavese. L’uomo del fato (2011) e pubblicato I dialoghi con Leucò e il labirinto della vita. Immagini di Enrico Savi (2013)




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    28 min
  • Mario Aldegani "Che cosa cercate?"
    Mario Aldegani, Johny Dotti
    "Che cosa cercate?"
    Dialoghi e Vangelo
    Vita e Pensiero
    https://www.vitaepensiero.it/

    Nei dialoghi del Vangelo ci sono tante domande: una è quella che dà il titolo a questo libro, che prosegue il percorso della convivialità iniziato dagli Autori con la pubblicazione di Venite a mangiare con me (2020). Ma mentre un banchetto fa sedere a tavola, un dialogo mette in cammino. Per questo, nei dialoghi del Vangelo che vengono presi in analisi c’è qualcosa di importante per il nostro presente, per comprendere il senso delle nostre responsabilità educative e generative, per immaginare spazi e tempi nuovi nelle relazioni con Dio, con la famiglia o la comunità, con gli amici, con se stessi. Dai dialoghi di o con Gesù nascono spunti di orientamento di natura politica, spirituale, economica, soprattutto in questo tempo traumatico che richiede nuovi sogni e scelte ed esercizi di fratellanza. Come scrive Raimon Panikkar, il dialogo è luogo di arricchimento reciproco, espressione di «mutua fecondazione». Porta non solo a un incontro di opinioni, ma ad andare decisamente in cerca della verità, nella percezione umile e onesta che essa non è proprietà di nessuno, e che forse non la raggiungeremo mai compiutamente.


    Johnny Dotti è amministratore delegato di ON impresa sociale, presidente di È-one abitare generativo. Pedagogista e imprenditore sociale, è stato presidente di CGM e di Welfare Italia servizi. Tra le sue pubblicazioni: Educare è roba seria (2018); Più vivi più umani. Virtù e vita quotidiana (2019, con M. Aldegani); L’Italia di tutti (Vita e Pensiero, 2019, con A. Rapaccini); Venite a mangiare con me. Una nuova convivialità per tornare umani (Vita e Pensiero, 2020, con M. Aldegani).

    Mario Aldegani è sacerdote della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, insegnante ed educatore. Collabora con vari istituti religiosi nella formazione permanente. Con Johnny Dotti è stato iniziatore della Fondazione Talenti. Tra le sue pubblicazioni: Levate lo sguardo. Un pensare positivo sulla vita religiosa di oggi (2009); Anni senza fiato (2018); Venite a mangiare con me. Una nuova convivialità per tornare umani (Vita e Pensiero, 2020, con J. Dotti).





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    28 min
  • Marco Cuzzi "Seicento giorni di terrore a Milano"
    Marco Cuzzi
    "Seicento giorni di terrore a Milano"
    Vita quotidiana ai tempi di Salò
    Neri Pozza
    https://neripozza.it/


    Salvatore Quasimodo restituisce la drammatica immagine della città nelle poche righe della sua disperata poesia Milano, agosto 1943: «Invano cerchi tra la polvere: / povera mano, la città è morta. / È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio…». I bombardamenti hanno costretto a sfollare mezzo milione di milanesi, e molti senza tetto non sanno dove andare. Entro la cerchia dei Navigli, oltre i due terzi delle case sono distrutte o seriamente danneggiate. Ma il peggio deve ancora venire.

    Dal settembre del 1943 all’aprile del 1945 Milano vive i suoi giorni più terribili. Firmato l’armistizio, il generale Ruggero, che comanda la piazza di Milano, negozia un trattamento “umano” da parte dei tedeschi. Ma è una trappola e pochi giorni dopo viene arrestato. La città cade in mano alle SS, che operano e soprattutto torturano all’Albergo Diana e al Regina. Prendono il sopravvento i fascisti più violenti, affiancati da illusi e irriducibili. Podestà e prefetti moderati vengono emarginati e la spoliazione della città procede a tappe spedite. Il famigerato Franco Colombo crea la Muti, congrega di assassini e torturatori a cui si aggiungono, provenienti da Roma, quelli della banda Koch. C’è una palazzina Liberty, in zona Lotto-Fiera, dove danno sfogo al loro sadismo sui prigionieri: verrà ricordata come Villa Triste. I tedeschi fanno smontare i macchinari delle grandi fabbriche per spedirli in Germania e impongono contributi in minerali, oro e persino in polli, maiali e mucche. Poi comincia il rastrellamento degli ebrei e il loro invio nei campi di sterminio dal Binario 21 della Stazione Centrale. In quest’inferno la gente cerca una parvenza di normalità. Nel 1944 i cinema e i teatri sono pieni. Si proiettano film e si danno spettacoli che nulla hanno a che vedere con la guerra: storie d’amore o d’avventura. I ristoranti prendono il nome di “refettori” e i bordelli diventano il luogo di trattative segrete. Venerdì 20 ottobre 1944 è il più drammatico dei seicento giorni. I bombardieri americani di ritorno da un raid sulle fabbriche della città sganciano le ultime bombe su Gorla, un quartiere nel Nordest, dove centrano la scuola Crispi. Il bilancio è spaventoso: 614 morti e almeno 600 feriti gravi; tra questi, 184 alunni, la direttrice e 19 tra maestri, bidelli e collaboratori. Mussolini intanto si tiene distante dalla città. Torna a Milano, dove la sua parabola era cominciata, solo alla fine… per il tragico epilogo.


    Marco Cuzzi, professore associato di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, si occupa in particolare di storia d’Italia tra il XIX e il XX secolo, di storia dei Balcani e del Confine orientale, di storia del fascismo e della massoneria. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: L’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943); L’internazionale delle camicie nere. I CAUR (1933- 1939); Antieuropa: il fascismo universale di Mussolini; Vivere al tempo della Repubblica sociale italiana; Sui campi di Borgogna. I volontari garibaldini nelle Argonne (1914-1915); Cibo di guerra. Sofferenze e privazioni nell’Italia dei conflitti mondiali; Dal Risorgimento al Mondo nuovo. La massoneria italiana nella Prima guerra mondiale; Massoneria e totalitarismi nell’Europa tra le due guerre




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  • Mario Maffi "Quel che resta del fiume"
    Mario Maffi
    "Quel che resta del fiume"
    Vallecchi Firenze
    https://www.vallecchi-firenze.it/


    Sul filo del ricordo, la voce narrante di Rhys Campbell, scrittore di successo ma sempre alla ricerca di conferme, ci conduce tra le molte acque che accompagnano il fiume Mississippi al Golfo del Messico e le terre basse che racchiudono le foci del Tamigi verso il Mare del Nord, tra la New York turbolenta degli anni Sessanta, la New Orleans affranta del dopo-Katrina e la Londra incerta del pre-Brexit. La storia che ci racconta Rhys è fatta di molte vicende intrecciate insieme lungo tutta una vita: un’amicizia che sopravvive alla lontananza materiale ed esistenziale e un’altra che si apre alla progressiva maturazione, un amore profondo che deve confrontarsi con il razzismo e la diversità culturale e sociale, mondi lontani che s’avvicinano e s’intrecciano per qualche tempo, il difficile rapporto fra un padre e una figlia, tragedie che lasciano segni profondi e incontri che alimentano scoperte e rivelazioni, la memoria di un passato familiare da riportare alla luce e la complessità dell’oggi nella spasmodica e conflittuale ricerca di identità, nella pittura e nella scrittura, e nell’incalzare degli eventi.



    Mario Maffi ha insegnato Cultura anglo-americana all’Università Statale di Milano per più di quarant’anni. Saggista e traduttore, si è occupato di culture urbane, immigrate e giovanili, di letteratura realista e naturalista, di geografie culturali. Tra i suoi lavori, alcuni dei quali pubblicati negli Stati Uniti, in Olanda e in Francia, si ricordano: Mississippi. Il Grande Fiume. Un viaggio alle radici dell’America (2004, 2009); Tamigi. Storie di fiume (2008); New York. Ritratto di una città (2010); Londra. Ritratto di una città (2011); Americana. Storie e culture degli Stati Uniti dall’A alla Z (con C. Scarpino, C. Schiavini, M.S. Zangari, 2012); Città di memoria. Viaggi nel passato e nel presente di sei metropoli (2014). Quel che resta del fiume è il suo primo romanzo.
    http://mariomaffi.it/





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Un quotidiano culturale
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