il posto delle parole

il posto delle parole

Download on the App Store

il posto delle parole episodes

  • Elisabetta Tiveron "Il talento delle utilitarie"
    Elisabetta Tiveron
    "Il talento delle utilitarie"
    Piccole automobili per viaggiare con gentilezza
    Ediciclo Editore
    https://www.ediciclo.it/




    La collana «Piccola filosofia di viaggio» invita Elisabetta Tiveron, scrittrice di luoghi e persone, a raccontarci i pregi dell’errare su piccole auto, quelle che nascono già con una loro spiccata personalità, che impongono ritmi e sguardi diversi, che richiedono di lasciare a casa la fretta, amano le strade secondarie, sono tue complici, amiche, compagne.

    Chi va piano va sano e lontano, recita l’adagio popolare. Anche in automobile? Sì, è possibile, se si tratta di un piccolo automezzo, che non punta alla prestazione ma si fa semplice strumento per lo spostamento lento; e se ci si mette al volante con lo spirito giusto. Con gentilezza. La vera piccola automobile è una compagna di viaggio simpatica, discreta e non invadente. Non ama la velocità, predilige le strade secondarie, le tappe frequenti, i particolari. È amica e complice. Con lei non esiste la fretta, ci si innamora dell’andare randagio, decelerato, denso, prodigo di sorprese. La visione si allarga, il paesaggio offre doni che si possono cogliere soltanto rallentando. Sollecita dolcemente a riflettere sul significato delle azioni e delle scelte. Viaggiare con una piccola automobile è una filosofia



    Elisabetta Tiveron, veneziana, di formazione storica, opera nel campo editoriale come autrice, curatrice, consulente, comunicatrice, docente. Ha dato alle stampe un considerevole numero di libri per varie case editrici, occupandosi di cibo, viaggi, letteratura, storia sociale, ponendo sempre al centro le persone e i luoghi. Se il cibo è stato il visto d’ingresso che l’ha introdotta nel mondo dell’editoria, il viaggio è il mood, la condizione da cui muove il suo lavoro. Siamo perennemente in viaggio: il nostro corpo è in movimento costante, e con lui tutto il nostro essere, un assunto affinato durante gli anni in cui ha praticato contact improvisation, con la Small Dance di Steve Paxton a indicarle la direzione. Anche i viaggi più piccoli possono essere grandi, grandissimi, pregni di avventure, indimenticabili, se si è disposti ad accogliere tutto ciò che riservano. Curiosità e sensi all’erta, il resto viene da sé.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    14 min
  • Francesco Berno "L'Atto di Pietro e le origini della comunità cristiana di Roma"
    Francesco Berno
    "L'Atto di Pietro e le origini della comunità cristiana di Roma"
    Carocci Editore
    http://www.carocci.it/


    La galassia testuale che trae origine dalla figura dell’apostolo Pietro rappresenta uno degli ambiti di studio più affascinanti e fecondi offerti dal cristianesimo delle origini. Scritti canonici e apocrifi si intrecciano nel tentativo di costruire, a partire dalle diverse memorie relative a Pietro, una silhouette sempre cangiante. Il volume prende in esame tale groviglio di opere e questioni aperte, approfondendo l’analisi di un breve testo in copto rinvenuto sul finire del XIX secolo, capace di svelare orizzonti inconsueti sul periodo iniziale dell’evento cristiano. L’Atto di Pietro – narrazione incentrata sulla figlia dell’apostolo, concupita da un ricco possidente – permette di addentrarsi nelle origini non solo della dogmatica cristiana, ma anche della faticosa formazione dell’identità religiosa dei primi credenti in Cristo, svelando una nuova ipotesi intorno all’organizzazione ecclesiale e agli orientamenti teorici dei primi seguaci cristiani a Roma.




    Francesco Berno
    È assegnista di ricerca in Storia del cristianesimo alla Sapienza Università di Roma.
    "L'Apocrifo di Giovanni", Carocci, 2019
    "Le origini cristiane", Carocci, 2021


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    24 min
  • Edoardo Albinati "Vite sospese"
    Edoardo Albinati, Francesca D'Aloja
    "Vite sospese"
    Migranti e rifugiati alle frontiere d'Europa
    https://www.baldinicastoldi.it/



    Dopo aver percorso i deserti del Niger lungo il cammino di chi tenta di arrivare al Mediterraneo, Francesca d’Aloja ed Edoardo Albinati hanno partecipato a nuove missioni dell’Agenzia ONU per i Rifugiati-UNHCR, stavolta percorrendo qualche tratto della famigerata “rotta balcanica”, che dal Medio Oriente conduce verso le nostre frontiere. È un percorso irto di pericoli, ma chi sta fuggendo dalla miseria e dalla guerra (il più delle volte, da entrambe) lo affronta come unica possibilità per conservare la vita o costruirsene una migliore.

    Su queste piste rischiose, attraverso foreste, fiumi e lande desolate, e confini spesso difesi in modo feroce, sono passati a centinaia di migliaia negli anni recenti, provenienti dalla Siria devastata, ma anche da Paesi molto più lontani: viaggi che durano mesi o anni, spesso costellati da sofferenze e umiliazioni, da trappole, inganni e brutalità che noi stentiamo a immaginare. Eppure, malgrado le ferite fisiche e morali inflitte loro lungo il cammino, i protagonisti di questo reportage rivelano sempre una sorprendente forza vitale e l’ostinazione di chi sta solo cercando di riconquistarsi un minimo di dignità.

    Dopo l’Africa narrata in Otto giorni in Niger, ritroviamo d’Aloja e Albinati alle frontiere che separano Macedonia del Nord, Serbia, Romania e Ungheria, Slovenia e Italia, e infine tra le montagne piemontesi, dove migranti e rifugiati diretti in Francia tentano forse l’ultimo passaggio. Senza alcun pietismo né partito preso gli autori hanno raccolto per noi le voci di chi ha tentato ripetutamente il “game” – il gioco rischioso di attraversare frontiere ostili – e decine di volte sono stati respinti: racconti impressionanti da leggere oggi, quando quelle stesse frontiere europee si sono aperte per accogliere, calorosamente, i profughi della guerra in Ucraina. Ma dalle quinte di questo libro si affacciano anche altri personaggi, altrettanto ostinati: sono tutti coloro che si adoperano per soccorrere, accogliere, curare.

    Francesca d’Aloja (Roma, 1963) è una scrittrice, attrice e regista. Dopo varie esperienze teatrali si è dedicata al cinema lavorando con registi come Ferzan Özpetek, Ettore Scola, Claudio Caligari e Marco Risi. Debutta nella narrativa nel 2007 con il romanzo Il sogno cattivo, a cui fanno seguito Anima viva (2015), Cuore, sopporta (2018) e Corpi speciali (2020). Con Edoardo Albinati ha pubblicato, nel 2018 per Baldini+Castoldi, il reportage Otto giorni in Niger.

    Edoardo Abinati (Roma, 1956), lavora da molti anni come insegnante nel carcere di Rebibbia. Nel 2002 e 2004 ha svolto missioni per l’UNHCR in Afghanistan e in Ciad. Tra i suoi libri Maggio selvaggio, Orti di guerra, Tuttalpiù muoio (scritto con Filippo Timi), Vita e morte di un ingegnere, Un adulterio. Con La scuola cattolica ha vinto il premio Strega 2016.






    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    24 min
  • Errico Buonanno "L'imperatore d'America"
    Errico Buonanno
    "L'imperatore d'America"
    Storia favolosa del vagabondo che si fece re
    Utet Libri
    https://www.utetlibri.it/


    «Per essere felici, bisogna essere virtuosi. Non sono gli eserciti piumati, non l’oro, ma la virtù a fare il re.» Joshua Abraham Norton, Imperatore degli Stati Uniti d’America e Protettore del Messico

    «In quale altra città un povero pazzo indifeso che si credeva imperatore delle due Americhe sarebbe stato tanto appoggiato e incoraggiato? In quale altro luogo persino la gente della strada avrebbe mai rispettato l’illusione di un povero sventurato?» Robert Louis Stevenson

    «Cielo, per me era sempre doloroso vedere l’Imperatore chiedere la carità; perché, malgrado il fatto che nessun altro lo credesse imperatore, lui ci credeva fermamente. Era convinto di essere figlio di qualche regnante d’Inghilterra…» Mark Twain

    Il 17 settembre 1859 uno strano proclama appare sui giornali di San Francisco: il signor Joshua Abraham Norton abolisce la repubblica e si autoincorona Nor­ton I, Imperatore degli Stati Uniti d’America. Di lì a poco diventa una celebrità cittadina, salutato da tutti mentre pattuglia le strade con la sua buffa divisa mi­litare e il cappello ornato di piume di gallo. Ma chi è questo eccentrico vagabondo?

    Ebreo inglese d’origine, emigrato in Sudafrica da bam­bino, Norton era arrivato come tanti in California per il sogno della corsa all’oro, diventando persino un ricco imprenditore, finché un affare sbagliato l’aveva spedito sul lastrico. Era insomma solo l’ennesima vit­tima del sogno americano, almeno fino al giorno di quella bizzarra, cerimoniosa autoincoronazione.

    Imprevedibilmente, infatti, i cittadini gli danno cor­da: le tipografie stampano bond imperiali con la sua faccia (e i negozianti li accettano di buon grado); gli studi fotografici sfornano ritratti ufficiali da distribuire come cartoline; tutti parlano dei suoi editti imperiali in cui scioglie i partiti per corruzione, o propugna profeticamente il voto alle donne e i diritti civili per gli afroamericani. L’autoproclamato Impe­ratore riesce persino a fermare un linciaggio razzista tra le strade di Chinatown (o almeno così tramanda­no le cronache, sempre più leggendarie).

    Quando nel 1880 muore collassando per strada in una pozzanghera, in tasca gli trovano pochi spiccioli, ma anche un telegramma dello zar Alessandro II che si complimenta per le sue imminenti nozze con la regina Vittoria. Forse è falso, forse no, ma poco importa: al suo funerale partecipano diecimila persone, e la città pullula di bandiere a mezz’asta. Sulla sua tomba, tutto­ra meta di pellegrinaggi, è scritto: Norton I, imperatore degli Stati Uniti d’America e protettore del Messico.

    Errico Buonanno racconta questa storia vera che sembra una fiaba, un grande apologo sul potere esplosivo della fantasia: quando tutto ci crolla intor­no, è possibile comunque inventarsi un impero, e convincere il mondo intero a crederci.

    Errico Buonanno è nato a Roma nel 1979. Scrittore, autore radiofonico e televisivo, ha esordito vincendo il premio Calvino con Piccola Serenata Notturna (Marsilio, 2003). Con Utet ha pubblicato Notti magiche. Atlante sentimentale degli anni novanta (con Luca Mastrantonio, 2017), Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno (2018), Sarà vero. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia (2019) e Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19 (2021).



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su
    13 min
  • Antonella Parigi "Moncampus"
    Antonella Parigi
    "Moncampus"
    https://moncampus.org/


    Nasce in Piemonte, nel Monferrato
    Moncampus: esperienze di rigenerazione umana

    Mind and Move | 8 - 10 luglio
    Coltivare Pensiero Critico |15 - 17 luglio
    Awareness Campus | 23 - 26 luglio | 1 - 4 settembre


    Per vivere in un tempo di confine ci vuole visione e creatività.

    In Piemonte, nel Monferrato, terra di lavoro e silenzio, di natura selvatica e antichi edifici, si crea l’altrove ideale per dare direzione alla ricerca di sé e allo sviluppo di sinergie inaspettate: nasce qui il progetto Moncampus, esperienze di rigenerazione umana.

    Le colline e i campi monferrini disegnano un paesaggio familiare: ci si sente a casa, come quando si ritorna in un luogo caro a cui si è legati. Mon come mio, mon come Monferrato: da questa idea di appartenenza nasce il nome Moncampus, un spazio per immaginare il futuro guardandolo da fuori, un campus per cambiare il mondo e la propria vita, partendo dal singolo e dalla comunità.

    Riscoprire gesti antichi, stringere legami, trovare in sé e negli altri la forza generatrice di un cambiamento virtuoso sono i valori fondanti di un percorso da tracciare, di un cantiere culturale che mette in circolo idee e progetti nuovi, di un luogo in cui riattivare energia e immaginazione.

    Per costruire tempi nuovi, ci vogliono donne e uomini nuovi. Ci interessano le grandi sfide del futuro e quelle piccole, dentro di noi. Pratichiamo il cambiamento a cominciare da noi stessi.

    Moncampus è un campus per cercatori di futuro, per la cura di se stessi e, a partire da questo, per la cura del mondo. È uno spazio dedicato alla formazione del sé e per coltivare nuove idee attraverso sfide formidabili che leggono opportunità nella complessità. È un calendario di laboratori e campus che, per seminare il futuro, mettono al centro la persona e il suo benessere, in armonia con la natura.
    Il programma offre l’occasione di incontrare e confrontarsi con maestri del pensiero, artisti, filosofi, musicisti e studiosi delle materie più diverse, nell’arco di un weekend o di una settimana.
    Moncampus è per chi vuole sperimentare un nuovo modo di guardare al mondo: non sono corsi ordinari, sono piccole e intense rivoluzioni interiori, nuovi movimenti, incubatori di menti creative per sviluppare il pieno potenziale del sé

    Moncampus è anche un luogo, il Monferrato, da riscoprire, per ritrovare le proprie radici, senza nostalgia ma con uno sguardo lucido, sempre diretto al presente.

    Gli appuntamenti si svolgono in un’area immersa nella dolcezza delle colline del Monferrato con tanti e affascinanti borghi da riscoprire: Murisengo, Colcavagno, Cocconato, Montiglio, Cunico, Montechiaro. Questi sono un vero e proprio tesoro culturale, un patrimonio di tradizione, sapienza, mestieri antichi e saggezza contadina da preservare e valorizzare.

    Il campus propone quindi attività formative che, data la loro durata di un weekend o di una settimana, prevedono diverse modalità di ospitalità diffusa e una forte connessione con il territorio circostante, ricco di soluzioni residenziali alternative, tra relais, bed and breakfast e agriturismi. Moncampus è così anche un’occasione per approfondire la bellezza di una terra unica, condividerne i valori e offrire opportunità di crescita, convinti che questo sia uno dei tesori culturali ed economici dell’Italia.



    ** LE ESPERIENZE DI MONCAMPUS **


    8 luglio - 10 luglio

    Mind and Love
    con Amir Lafdaigui, Luca Ostacoli, Rossella Postiglione, Nicoletta Rebaudengo
    In collaborazione con Mind To Move
    presso la Chiesa sconsacrata di San Michele a Murisengo - Colcavagn
    Gli ultimi due anni hanno messo a dura prova le risorse personali di ogni individuo, le...
    16 min
  • Bruno Quaranta "Una città per Proust"
    Bruno Quaranta
    "Una città per Proust"
    Hacca Edizioni
    https://hacca.it/

    Alla recherche di Torino
    Un omaggio all’incontro tra Proust e Torino

    Una sola volta, nella Recherche, è citata Torino. Quando il treno del Narratore, in arrivo da Venezia e diretto a Parigi, fa sosta alla stazione di Porta Nuova. Un istante – come scrive nella prefazione Mariolina Bertini – di cui “si è impadronito Bruno Quaranta”, facendone “una sorta di aleph borgesiano: il punto che racchiude un mondo intero, un mondo potenzialmente infinito. È il mondo degli echi, delle corrispondenze, delle analogie che intessono una fitta rete tra il Piemonte e la proustiana Ricerca”. A dispiegarsi è un “settimino” dove il viaggiatore in punta di madeleine si cala nella capitale subalpina. La città gli si socchiude a poco a poco, di liaison in liaison con la sua vita mentale. Tra luoghi e personaggi. I viali, i giardini, le ville, i critici della sua opera (in primis Giacomino Debenedetti), gli scrittori indigeni affini e no, le corrispondenze musicali… Torino “coi mille odori che vi sprigionano le virtù, la prudenza, le abitudini, tutta una vita segreta, invisibile, sovrabbondante e morale”.

    *in occasione del centenario della morte di Marcel Proust

    Bruno Quaranta (Torino, 1953) ha lavorato come giornalista prima a “Il Giornale” di Indro Montanelli e poi a “La Stampa”. Per trent’anni critico letterario di “Tuttolibri”, collabora ancora con le pagine culturali del quotidiano torinese. È tra i curatori dell’opera omnia di Giovanni Arpino pubblicata da Rusconi, nonché autore di “Stile Arpino. Una vita torinese” (Sei). Per l’editore Aragno ha curato i volumi “Il malpensante” di Arturo Carlo Jemolo e “La pazienza della storia” di Luigi Salvatorelli.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    27 min
  • Michel Bitbol "Cambiare stato di coscienza"
    Michel Bitbol
    "Cambiare lo stato di coscienza"
    Fenomenologia e meditazione
    Mimesis Edizioni
    https://www.mimesisedizioni.it/

    Questo libro intende comparare fenomenologia e meditazione. Si potrebbe dire che propone un approccio fenomenologico alla meditazione, ma questo non farebbe giustizia a ciò che è la fenomenologia. La fenomenologia non è un mezzo per accedere a qualche cosa, e ancor meno un punto di vista su qualche cosa (neanche un punto di vista sull’interiorità), perché tende ad abolire ogni distanza tra il ricercatore e il suo dominio di ricerca. In questo, la fenomenologia assomiglia alla meditazione, che si mette in ricerca di uno stato non-duale nel quale l’opposizione tradizionale tra conoscente e conosciuto è sospesa. Per la fenomenologia, la meditazione è dunque ben più che un oggetto di studio interiore o esteriore: la meditazione rappresenta una variante del proprio metodo; è, forse, la sua disciplina sorella.
    Per valutare il grado di questa somiglianza, occorre installarsi nel cuore delle pratiche del fenomenologo e del meditante. In che cosa l’épochè (sospensione) si avvicina alla nirodha (cessazione) del meditante? Quale rapporto esiste tra riduzione fenomenologica, questo sguardo riflessivo portato sulla via della conoscenza pura, e la meditazione Vipassana, che proietta la sua luce analitica su ogni avvenimento mentale? Come la meditazione e la fenomenologia ci conducono in definitiva a vedere le cose come esse sono, cioè in modo nudo, innocente, ininterpretato?


    Michel Bitbol è Direttore di ricerca emerito presso il CNRS e Archives Husserl a Parigi. Laureato in medicina, con un dottorato in fisica e una “Habilitation” in filosofia, ha curato i testi di Erwin Schrödinger ricevendo nel 1997 il premio dall’Académie des sciences morales et politiques, per il suo lavoro sulla filosofia della meccanica quantistica. In seguito ha approfondito lo studio delle relazioni tra fisica e filosofia della mente. Tra le sue pubblicazioni recenti: La conscience a-t-elle une origine? (2014); Maintenant la finitude (2019). Ha curato la raccolta di lavori di Francisco Varela Le cercle créateur (2017).




    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    40 min
  • Ginevra Lamberti "Tutti dormono nella valle"
    Ginevra Lamberti
    "Tutti dormono nella valle"
    Marsilio Editori
    https://www.marsilioeditori.it/


    Costanza ha diciotto anni ed è nata in una valle dove il sole sorge tardi e tramonta presto. Il padre, Tiziano, voleva un maschio. La madre, Augusta, voleva una bambola. Incapaci di comunicare, i loro corpi coesistono in una casa gialla circondata da boschi, vecchi riti contadini e nuovi riti industriali, superstizioni, voci di paese, anziane dette “streghe”. Ci sono i campi da lavorare, il cimitero per i morti e la chiesa per chi aspetta il regno del Signore. Il campanile batte le ore con tre minuti di ritardo sul resto del mondo, e Costanza cerca di coprire lo svantaggio scappando, smezzando acidi e dormendo su pavimenti. Macina chilometri lungo la statale in cerca di passaggi per l’altrove. Lo fa con Livia e con Mimì, con Fiorella e tutte le ragazze e i ragazzi come loro. Sono gli anni Settanta, e i loro vecchi non sono pronti a guardare in faccia questa nuova specie di animali. Quando Costanza incontra Claudio – che sa sistemare i denti anche se non è un dottore, inventa storie, nasconde tesori ed è fidanzato con l’eroina – comprende di aver trovato il suo altrove. Non importa se si chiama Roma o Bombay, se si trova in un vicolo di periferia o in una comunità in cima a una collina, così come non importa se ci si ammazza di botte, se i soldi finiscono e le mani invecchiano. Importa solo non tornare nella valle, che non lascia mai in pace e dopo quarant’anni rivuole ancora indietro le sue figlie ingrate. Claudio viene da una grande città piena di rovine e memorie antiche e, non potendo riavere indietro il padre, vuole solo andare via da se stesso. Vuole andare via anche se la madre accetta le sue stranezze, scambiandole per modernità. Così Claudio e Costanza, inconsapevoli del futuro ma impegnati nel presente, cominciano a vivere insieme, e la vita porta avventure, dolori, allegrie e la bambina che oggi racconta questa storia.






    Ginevra Lamberti è nata nel 1985 e vive a Vittorio Veneto. Dopo La questione più che altro, uscito nel 2015 per nottetempo, con Marsilio ha pubblicato Perché comincio dalla fine (2019, premio Mondello 2020). I suoi romanzi sono stati tradotti in Germania, Cina, Francia, Regno Unito e Brasile. Scrive per Domani.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/

    Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
    25 min
  • Monique Pistolato "I piedi nella sabbia"
    Monique Pistolato
    "I piedi nella sabbia"
    Ibis Edizioni
    http://www.ibisedizioni.it/


    Giovanni è un medico del pronto soccorso, barbuto e ruvido, vive con Matteo un bambino che porta dentro di sé un drammatico segreto. Viola è una giornalista precaria, si destreggia tra il procacciarsi notizie, ritardi e una vita incasinata. Le loro esistenze si incrociano sotto i cieli della laguna scoprendo, in un viaggio tra passato e presente, il potere dei legami. Una storia sincera costruita sulla partecipazione corale, narrata con delicatezza ed eleganza, che si dipana dentro la città più bella del mondo.

    ...La narrativa di Monique Pistolato segue il filo dei pensieri, i flashback della memoria, e a quel filo fa aderire a pelle la scrittura: sintassi, punteggiatura, scansione dell’immagine. E’ intima la voce del racconto, anche quando usa il passato remoto e la terza persona la scrittura è in presa diretta, cattura pose e volti, perfino pensieri e percezioni. La voce della scrittura non è mai distaccata, non allude ma dice, elegante, levigata. È una scrittura della psicologia dello sguardo: oggetti, ambienti, similitudini sono dettati da pensieri e sensazioni, lei è i suoi personaggi...


    Monique Pistolato nasce a Parigi figlia di genitori emigrati. Vive a Venezia sua citta natale. Per Ibis ha pubblicato: Un’altra stanza in laguna; La carta non è impaziente .Lettura e scrittura piccole forme di eternità; Sotto il cielo di tutti; Venezia è anche un sogno. Dieci itinerari insoliti e curiosi per calli e canali. In questi vent’anni di scritture, ha sempre lavorato sul racconto declinandolo in diverse forme, Ha pubblicato anche con le Edizioni Paoline e la Meridiana. I piedi nella sabbia è il suo primo romanzo.





    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/
    16 min
  • Sabino Maria Frassà "Semi" di Flora Deborah
    Sabino Maria Frassà
    "Semi" di Flora Deborah
    Mostra a Roma al Gaggenau DesignElementi

    Attraverso una pietra e le opere dell'artista in ceramica, terra e oro lo spettatore diventerà parte della favola gotico-contemporanea di Flora Deborah e del suo lungo viaggio alla ricerca del senso più profondo dell'esistere. Il risultato sarà la costruzione di una nuova Torre di Babele, luogo di dialogo e confronto.

    "Semi"
    mostra personale di Flora Deborah a cura di Sabino Maria Frassà
    fino al 31 ottobre 2022
    lunedì-venerdì ore 10:30 - 13:00 / 15:30 - 19:00
    Gaggenau DesignElementi
    Lungotevere de’ Cenci 4, Roma
    Promossa da Gaggenau, Cramum, DesignElementi



    Al Gaggenau DesignElementi di Roma la mostra Semi dell'artista franco-israeliana Flora Debora alla sua prima personale in Italia. La mostra curata da Sabino Maria Frassà è il secondo appuntamento del ciclo di mostre “Materiabilia” promosso da Gaggenau e Cramum nel 2022. “Semi” è il racconto della favola gotico-contemporanea di Flora Deborah e del suo lungo viaggio alla ricerca del senso più profondo dell'esistere; un viaggio che, come in tutte le favole, è lungo e travagliato, ma caratterizzato dall’ottimismo dell’andare avanti con infinita resilienza. Il Gaggenau DesignElementi di Roma diventa così scenario di una vera e propria esperienza performativa oltre che installativa. Come spiega il curatore Frassà "agli spettatori è chiesto di portare e donare un sasso, così da poter partecipare a quello che potrebbe essere definito come un corale viaggio di iniziazione, pensato dall'artista per la costruzione di una nuova Torre di Babele, luogo di dialogo e confronto".
    La mostra è costruita intorno a immagini sempre in bilico tra sogno e realtà, nate da un processo creativo che non prevede mai correzioni, ma che vede proprio nelle imprecisioni o nei ripensamenti del gesto artistico una metafora delle alterne vicende umane: non si torna mai indietro, non c'è gomma, ma si va avanti portando nuova materia all'interno del proprio percorso. Così nascono le opere in ceramica, terra e oro di Flora Deborah, che sublima e sintetizza lo straordinario lungo viaggio che è l'esistenza umana: tutto nella nostra vita può essere il seme di un nuovo frutto, a patto che si riesca anche dolorosamente a raggiungere una piena consapevolezza di sé.

    Da una videoinstallazione in cui scava e assembla la terra del kibbutz in cui i genitori si sono incontrati, passando per i calchi della propria lingua e di quelle dei membri della sua famiglia, fino ad arrivare ai piatti e le piastrelle più recenti in cui personaggi onirici si passano delle coppe: "Flora Deborah" spiega il curatore "riflette su come non siano (solo) i luoghi a determinare chi siamo, bensì il linguaggio che impieghiamo per parlare e pensare. Può il lessico di ciascuno di noi penetrare ed essere seme e frutto dei linguaggi di chi ci vive intorno, e quali sono i confini di questo lessico famigliare?".
    Flora Deborah descrive un'umanità che nutre un nuovo universale idioma, un esperanto fatto di arte, intesa come unione di materia e bellezza, e coinvolge anche gli spettatori in questo processo attraverso una vera e propria esperienza performativa oltre che installativa. Chiunque visiti la mostra può infatti far parte dell'opera d'arte, lasciando una pietra con cui costruire una nuova Torre di Babele; un gesto che è stato anche parte di una performance dedicata presso lo showroom, in cui i partecipanti hanno infine assaporato il calco della lingua dell’artista, realizzato in cioccolato. Un vero e proprio scambio, in cui spettatore e artista si nutrono a vicenda, e da cui può nascere un nuovo lessico comune, con cui vedere e raccontare insieme un mondo nuovo. Come conclude il curatore Sabino Maria Frassà "nessuno di no sa come queste pietre che abbiamo lasciato verranno impiegate dall'artista. Come nella cultura ebraica queste pietre sono il simbolo di...
    19 min

About il posto delle parole

From the publisher's feed

Conversazioni intorno ai libri, insieme con gli autori
Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

www.ilpostodelleparole.it

Diventa un supporter di questo podcast:

More shows like il posto delle parole

Giorno per giorno by Corriere della Sera – Francesco Giambertone

Giorno per giorno

44 Listeners

Le voci del Mulino by Società editrice il Mulino

Le voci del Mulino

0 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

35 Listeners

Ma perché? by OnePodcast

Ma perché?

14 Listeners