il posto delle parole

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  • Francesco Nucera "Cambio vita: vado a fare il soccorritore"
    Francesco Nucera
    "Cambio vita: vado a fare il soccorritore"
    Augh! Edizioni
    http://aughedizioni.it/


    Marco, ventitré anni e un’esistenza dissoluta alle spalle, è in fuga dal suo passato ma, nonostante gli sforzi, si ritrova sempre impantanato negli affari di famiglia. Ha smesso di spacciare cocaina, e cerca di prendere le distanze dall’ambiente in cui è cresciuto, eppure qualcosa non gli permette di andare avanti. Per espiare colpe che sente addosso ha scelto di lavorare in ambulanza e proprio lì ha conosciuto Claudia, una giovane volontaria che potrebbe aiutarlo.
    Ma, quando le cose sembrano andare per il meglio, il passato torna a tormentarlo.
    Bruno, che di anni ne ha più di cinquanta, guarda con diffidenza il suo nuovo collega Marco. A urtarlo è quella voglia di vivere che a lui manca. A casa vive con una moglie che gli rivolge a stento la parola, a lavoro ha un capo che l’ha preso di mira. Gli servirebbe una scossa per riprendersi e questa prontamente arriva quando, rientrato dopo una giornata in ambulanza, scopre che Katia l’ha lasciato. Nemmeno il tempo di crogiolarsi nel dolore e un energumeno bussa alla sua porta catapultandolo in una guerra di potere tra piccole gang rivali.
    Cambio vita: vado a fare il soccorritore è un’avventura tragicomica ambientata in Lombardia durante il primo lockdown del 2020 vissuto dal punto di vista di due soccorritori.

    Francesco Nucera è nato a Milano nel 1979 dove ha vissuto fino all’adolescenza. Nel ’94 ha lasciato il capoluogo lombardo per trasferirsi con la famiglia nella vicina Rozzano. Ma è solo nel 2002, quando lo Stato lo ha obbligato a svolgere il Servizio Civile in ambulanza, che è entrato veramente in contatto con la sua nuova città.
    In due decenni da soccorritore dipendente ha imparato a conoscere e apprezzare Rozzano, tanto da dedicarle libri e racconti con cui spera di trasmettere la sua passione per quel micro mondo che cresce all’ombra di Milano, ma che così poco condivide con la città della moda. Oggi vive nelle campagne tra il capoluogo lombardo e Pavia in compagnia di sua moglie e dei loro tre figli. Anche in questa pandemia continua a lavorare in ambulanza.
    È il cofondatore di Minuti Contati, un portale online di scrittura creativa su cui organizza contest letterari.
    Per Augh! ha già pubblicato Le mille facce della stessa moneta (2017) ed Ernesto – Genesi di un eroe (2018). Tra le altre pubblicazioni: Nerd antizombie – Apocalisse a RozzAngeles (2019, Nero Press Editore), Il popolo delle sabbie (2020, PS Edizioni).



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    20 min
  • Attilio Scarpellini "Il tempo sospeso delle immagini"
    Attilio Scarpellini
    "Il tempo sospeso delle immagini"
    Mimesis Edizioni
    http://mimesisedizioni.it/



    Ogni immagine, diceva György Lukács, è di questo mondo e il suo sguardo brilla per la gioia di esistere. Riprodurre e rappresentare la vita in un’immagine è uno dei più antichi dispositivi sentimentali per trattenere la presenza reale dei corpi dal loro svanire attraverso il tempo. Dalla video-arte di Bill Viola risalendo fino alla pittura di Masolino da Panicale o del Pontormo, da un racconto di Borges sulla creazione artistica al teatro, e dal teatro alla fotografia, queste tre riflessioni, nate in tre diversi laboratori di pensiero, interrogano la capacità dell’immagine contemporanea di produrre una rottura estatica e di aprire uno stato di sospensione nel flusso “cronovoro” di una realtà sempre più estetizzata e spettacolarizzata. Per scoprire che dentro l’immagine il tempo dello spettatore non ha esattamente la stessa direzione che fuori da essa e che l’arte può ancora, malgrado tutto, salvarci e trasformare la vita.


    Attilio Scarpellini è critico di teatro e saggista, da diversi anni racconta immagini ai microfoni di Radio Rai 3. Ha scritto L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’11 settembre e la scomparsa della realtà (Roma, 2008) e con Massimiliano Civica, La fortezza vuota. Discorso sulla perdita di senso del teatro (Roma, 2014). E autore della voce “Teatro” del III volume dell’Enciclopedia delle arti contemporanee. I portatori del tempo curata da Achille Bonito Oliva. Insegna “Drammaturgia dell’immagine” alla Scuola di alta formazione per la danza Da.re.



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    23 min
  • Sabina Colloredo "I giorni del giudizio"
    Sabina Colloredo
    "I giorni del giudizio"
    Rizzoli Editore
    https://www.rizzolilibri.it/


    Annina è fortunata: è nata in una famiglia bene della Milano anni Sessanta, suo padre ha un lavoro importante e sua madre è una donna vivace ed eccentrica, pronta ad appassionarsi alle grandi cause. Ha anche un fratello gemello, Ettore, che non potrebbe essere più diverso da lei ma a cui è legata in modo viscerale da un legame che niente può dissolvere.Quando nel 1967 si iscrive al Liceo Classico Carducci, Milano è percorsa dalle avvisaglie del 1968 e per lei, figlia di un ex partigiano nata in una famiglia progressista, sarà inevitabile appassionarsi alle rivendicazioni di libertà e uguaglianza che agitano la società italiana. Da quel momento, la vita di Annina – i rapporti con i compagni di scuola, la scoperta della sessualità, la lotta contro la discriminazione femminile, le difficoltà di comunicazione in famiglia – si intreccia strettamente con la sua militanza politica, portandola sempre più vicina a quello che sembra un passo inevitabile: entrare in clandestinità e partecipare alla lotta armata. Divertente e allo stesso tempo profondo, questo romanzo racconta con tenerezza la vita di una generazione che ha attraversato uno dei momenti più complicati della storia recente italiana, e il prezzo che ha dovuto pagare per aver creduto nei propri ideali.



    Sabina Colloredo è una delle voci più amate della letteratura per ragazzi. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e hanno ricevuto numerosi premi. Con i suoi lettori ha un legame speciale di parole intrecciate attraverso lo spazio. Per loro e per le sue figlie, ogni giorno si sveglia, beve il caffè e inizia a scrivere.



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    25 min
  • Mauro Pesce "La lavanda dei piedi"
    Mauro Pesce, Adriana Destro
    "La lavanda dei piedi"
    Significati eversivi di un gesto
    EDB Dehoniane Bologna
    https://www.dehoniane.it/


    Le calzature, le strade e la consuetudine di mangiare sdraiati e in più persone sullo stesso letto rendono consueto nel mondo antico il gesto di lavare i piedi all’ospite di riguardo o al padrone di casa. Documentato, per esempio, nel Convivio di Platone, nel Satyricon di Petronio, in Plutarco, nel Vangelo di Luca e nel libro della Genesi, quel gesto diventa centrale nel capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, dove Gesù lava i piedi ai suoi discepoli nel contesto della cena. Destro e Pesce lo interpretano come un «rito di inversione di status», nel senso che in qualsiasi cultura un inferiore può assumere il ruolo di un superiore entro una precisa condizione rituale finalizzata a delineare con maggiore coscienza gli obblighi di ciascuno. Nel caso della lavanda dei piedi il rituale di inversione è finalizzato a rilanciare un progetto di utopia all’interno della comunità che Gesù spera i suoi discepoli foreranno dopo la sua morte, imitando la sua scelta servile. Solo il rito, infatti è in grado di palesare il modello proposto dal Vangelo – la subordinazione reciproca e l’amicizia – di renderlo comprensibile e di indicarlo come base normativa del gruppo.



    Mauro Pesce
    È stato docente di Storia del cristianesimo all’Università di Bologna. Tra i suoi libri: L’esperienza religiosa di Paolo (Morcelliana, 2012), Gesù e i suoi seguaci (Morcelliana, 2020).


    Adriana Destro
    È stata docente di Antropologia culturale all’Università di Bologna. Tra i suoi libri: Complessità dei mondi culturali (Pàtron, 2003), Antropologia e religioni (Morcelliana, 2005).


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    22 min
  • Mauro Scarpa "L'opposto"
    Mauro Scarpa
    "L'opposto"
    Read Red Road
    https://www.readredroad.it/



    Ottobre 1990. L'Italia del volley, guidata da Julio Velasco, vince il suo primo mondiale. Nasce la generazione di fenomeni che insegnerà a tantissimi ragazzi che la vittoria è una gara con se stessi. Francesco gioca a pallavolo da opposto, ispirato dalle gesta di Andrea Zorzi e dalle pagine della sua rivista preferita Supervolley. Frequenta la scuola e condivide con il suo amico Antonio partite e panchine, birre e giornate difficili. Mentre l'OMS cancella l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, e Antonio colleziona flirt e storielle, Francesco rivela ai suoi genitori che gli piacciono i ragazzi: ne ricava attacchi di panico, bugie e quella costante sensazione di essere perennemente sbagliato e fuori posto. Eppure, quando tutto sembra segnato e sempre più lontano la possibilità di diventare un campione di pallavolo, arriva l'amore capace di trasformare un sogno in un tricolore.



    Mauro Scarpa è nato a Lecce nel 1974. È laureato in Pedagogia, ha vissuto a Torino e a Roma prima di rientrare nella sua città dove insegna Filosofia e Storia al Liceo. Ha pubblicato Le Metafole con Manni editore, Il Sole e il gallo e Tommaso e l’anguria con Kurumuny, Perché mio nonno ha i capelli bianchi e Chi l’ha detta con Zoolibri, Regina con Ergot. Insegna recitazione, conduce laboratori creativi, scrive testi teatrali che porta in scena con attori e musicisti. Collabora con produzioni cinematografiche, con testate giornalistiche online, con librerie e biblioteche. Per Read Red Road sta per pubblicare la nuova edizione di Emme come. Il meraviglioso mondo di Massimo.

    Read Red Road
    Se leggi fai strada
    Dal 2015 libreria con sede a Roma. Dal 2018 anche casa editrice dallo sguardo internazionale e la passione per le storie quotidiane, “di strada”, spesso legate al territorio




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    22 min
  • Valentina Parisi "Prova a cantare il mondo storpiato"
    Valentina Parisi
    Adam Zagajewski
    "Prova a cantare il mondo storpiato"
    Interlinea Edizioni
    https://www.interlinea.com/

    «Ma noi siamo vivi, / colmi di memoria e ragione» è la risposta di Adam Zagajewski ai drammi della storia e alla spersonalizzazione della società attuale, collocando sotto la sua lente d’ingrandimento piccoli particolari quotidiani molto rivelatori: così le ombre dei turisti sulla tomba di Brecht sembrano quelle degli informatori della stasi che lo pedinavano da vivo e la gatta di Ruth, ignara di essere ebrea come la sua padrona, di notte dal ghetto torna sempre alla parte ariana. Per l’autore di quest’antologia, che affronta la Shoah come l’11 settembre ma anche gli ex paradisi naturali fagocitati dal turismo di massa, resta lo spaesamento dei «poeti, invisibili come minatori, nascosti sottoterra» che «costruiscono per noi una casa», quella della consapevolezza civile di dover essere vivi e vigili «e talvolta particolarmente orgogliosi, / perché in noi grida il futuro / e quel balbettio ci fa umani».


    Adam Zagajewski
    Derek Walcott ha definito la sua poesia «voce sommessa sullo sfondo delle immense devastazioni di un secolo osceno, più intima di quella di Auden, non meno cosmopolita di quelle di Miłosz, Celan, Brodskij». Adam Zagajewski è nato nel 1945 a Leopoli, città che ha lasciato quell’anno stesso insieme alla sua famiglia, espulsa dai sovietici che se ne erano impadroniti nel 1944. Cresciuto a Gliwice, Slesia, e cioè in quei territori tedeschi che nel dopoguerra furono annessi alla Repubblica Popolare di Polonia, Zagajewski ha studiato psicologia e filosofia all’università Jagellonica di Cracovia, diventando ben presto uno dei protagonisti della corrente “Nowa Fala” o “Generazione del ’68”, che riuniva i giovani poeti più critici nei confronti del regime. Pubblica la sua prima raccolta, Komunikat nel 1972. Nel 1975 è tra i firmatari della Lettera dei 59, sottoscritta da sessantasei intellettuali polacchi per protestare contro l’introduzione nella Costituzione di paragrafi riguardanti l’alleanza con l’Unione Sovietica e il ruolo-guida del Partito Operaio Unificato Polacco. Dopo aver vissuto a lungo all’estero, prima a Berlino e poi a Parigi, è tornato a risiedere a Cracovia nel 2002. Insignito del Neustadt International Prize for Literature (2004), del premio Heinrich Mann (2015) e del premio Principessa delle Asturie (2017), insegna da anni all’università di Chicago. In Italia Adelphi ha pubblicato una raccolta di prose, Tradimento (2007, a cura di L. Bernardini, traduzione di V. Parisi), e Dalla vita degli oggetti, un’ampia scelta dalla sua produzione poetica a cura di Krystyna Jaworska (2012), con Interlinea ha pubblicato Prova a cantare il mondo storpiato (2019).


    Valentina Parisi
    Dopo il dottorato di ricerca in letterature slave, ha vissuto all’estero con varie borse di studio, in Germania e a Budapest.
    Attualmente assegnista di ricerca in letteratura russa presso l’Università degli Studi di Pavia, ha tradotto dal russo opere di Alexandra Petrova, Lev Šestov, Pavel Florenskij, Léon Bakst, Pavel Sanaev, Vasilij Grossman, Anton Čechov, Vasilij Golovanov e, dal polacco, testi in prosa di Wisława Szymborska, Adam Zagajewski, Hanna Krall, Stanisław Lem. Ha pubblicato un libro sull’editoria clandestina nell’Urss –Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico, 1956-1990 (Il Mulino) e Guida alla Mosca ribelle (Voland). Nel 2019 pubblica per Exòrma Editore Una mappa per Kaliningrad. Dal 2007 collabora regolarmente alle pagine culturali de Il manifesto e di AliasD. Ha scritto inoltre su Diario della settimana, Galatea, Pagina 99 e Alfabeta2



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    31 min
  • Francesco Fogliotti "La teoria degli incorporei nello stoicismo antico"
    Francesco Fogliotti
    "La teoria degli incorporei nello stoicismo antico"
    Emile Bréhier
    Cronopio Edizioni
    http://www.cronopio.it/edizioni/


    In questo libro, che tanta parte ha avuto nella cultura francese del Novecento, émile Bréhier introduce lo Stoicismo nel grande dialogo che la filosofia contemporanea ha intrattenuto con l'antichità, esplorando il luogo in cui sembra venir meno il principale assunto della dottrina stoica: «tutto ciò che esiste è corpo». Questa fisica, che estende la nozione di corpo a tutto ciò che è in grado di agire e patire, è costretta a fare i conti con quattro residui inattivi e impassibili: l'esprimibile, il luogo, il vuoto e il tempo. Si tratta di esistenze al limite del reale. Non per questo secondarie, se è vero che la dialettica – «scienza del vero e del falso e di ciò che non è né vero né falso» – si compone esclusivamente di esprimibili, ossia di incorporei. La presenza degli incorporei, inoltre, conduce gli Stoici a situare al sommo delle categorie non più l'«essere» ma il «qualcosa»: unità più alta che comprende corpi e incorporei.



    Emile Bréhier (1876-1952) è stato filosofo e storico della filosofia. Autore di una magistrale Histoire de la philosophie(1926-1932) e di una traduzione delle Enneadi divenuta imprescindibile (1924-38), è noto in Italia soprattutto per La filosofia del medioevo (Einaudi, 1952).



    Francesco Fogliotti è regista e traduttore. Nel 2012 inizia una collaborazione con lo scrittore e teatrante Guido Ceronetti che lo condurrà alla realizzazione del cortometraggio “8 minuti e mezzo. Cosa resta di Federico Fellini?” (2013) e, nel 2014, del film documentario “Guido Ceronetti. Il Filosofo Ignoto”. Ha tradotto e curato l’edizione italiana de “La teoria degli incorporei nello stoicismo antico” di Émile Bréhier (Cronopio 2020), “Sentire il grisou” di Georges Didi-Huberman (Orthotes 2021) e tradotto testi di Vladimir Jankélévitch, Maurice Blanchot, David Lapoujade.



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    30 min
  • Giuseppe Benassi "L'uomo col chihuahua"
    Giuseppe Benassi
    "L'uomo col chihuahua"
    Edizioni Pendragon
    https://www.pendragon.it/


    Un pomeriggio di una giornata che sembra scorrere noiosa e un po' uguale alle altre, l'avvocato Leopoldo Borrani riceve la visita di una strana coppia: un professore di ginnastica sulla cinquantina, con la frangetta bionda e fare effeminato, che porta in braccio un piccolo cagnetto giallo, un chihuahua tutto occhi e con le orecchie a punta. Gabriele Fossa, questo è il suo nome, è lì per denunciare una serie di strane effrazioni nella sua villa sulla costa livornese. All'inizio pare una questione di poca importanza e anche un po' bizzarra. Ma quando, qualche giorno dopo, viene ritrovato il corpo senza vita dell'uomo, il caso si fa intricato e pieno di misteri, tanto da spingere l'avvocato, preso anche dai sensi di colpa, a voler trovare a ogni costo il colpevole. Cercando di conoscere meglio la vittima e il suo mondo – l'ambiente gay con le sue consuetudini e le sue contraddizioni – Borrani si imbatte in personaggi sopra le righe, segreti inconfessabili, antiche civiltà ormai scomparse e bronzetti nuragici. Un giallo ricco di umorismo, dove la tragedia si mescola alla farsa.


    Giuseppe Benassi è nato nel 1960. Le avventure dell'avvocato livornese Leopoldo Borrani sono al centro dei suoi cinque romanzi: L'omicidio Serpenti o l'enigma del bosco sacro (Bastogi, 2010), Omicidio a Calafuria e altri putiferi (Bastogi, 2011), Invidia (Sassoscritto, 2011) e Occhi senza pupille (Vertigo, 2012) di cui I Veggenti è la riscrittura ampliata. Per Pendragon ha pubblicato Spiriti animali (2013) e I veggenti (2019).


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    20 min
  • Paolo Romano "Quando cavalcavo i mammut"
    Paolo Romano
    "Quando cavalcavo i mammut"
    Scatole Parlanti
    https://www.scatoleparlanti.it/


    Il cinquantenne Luigi Giavatto, più solo che single, impiegato al Tribunale, parte per un breve viaggio in Sicilia col vecchio padre: l’occasione attesa una vita per risolvere un rapporto indecifrabile, la chance di superare un totem di incomprensioni. Ma presto questa avventura si dilata per digressioni e flashback, vita possibile e vita sognata. Sullo sfondo la Roma caotica di uffici e burocrazia, specchio dell’inazione del protagonista. Nell’alternarsi di stili e piani narrativi, vanno in scena la storia di una nevrosi e la fragilità di un uomo senza qualità, sempre minacciato dall’ingombrante fantasma paterno e l’idea della sopravvalutazione del sesso nelle relazioni umane. Rapporti disastrosi con le donne, l’adolescenza, gli intrallazzi, le corsie d’ospedale, diventano una girandola dal finale inatteso.

    Paolo Romano è nato a Roma nel 1974. Ha studiato Giurisprudenza e chitarra jazz. Scrive di musica su “L’Espresso”. Il suo sogno è – ancora – allestire una comune con Stanley Kubrick, Ludovico Ariosto, Charles Mingus e David Foster Wallace. Nel 2019 ha pubblicato La formica sghemba (Scatole Parlanti).



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    21 min
  • Gigliola Alvisi "Il lago maledetto"
    Gigliola Alvisi, Maurizio Furini
    "Il lago maledetto"
    disegni di Fabio Visintin
    Gallucci Editore
    https://www.galluccieditore.com/



    Terri aveva discusso, urlato e pregato, ma i suoi genitori non avevano cambiato idea. Avrebbe passato l’estate nella baita di nonno Sebastian, nei boschi sopra Selva di Croda, a prendere ripetizioni di matematica da quel geniaccio di suo cugino Pietro. Poteva esserci qualcosa di più noioso di una vacanza in quella casupola sperduta senza nemmeno la tv? Eppure, talvolta, sono proprio situazioni come queste a nascondere sorprese inaspettate, trasformandosi all’improvviso in avventure incredibili e rischiose. Soprattutto, poi, se tra i boschi intorno alla baita si aggira un lupo misterioso.

    Mi alzo al rallentatore, il cuore che rimbomba talmente forte che immagino lo senta anche il lupo. Indietreggio con il binocolo in mano, senza guardare il bosco, nell’illusione che fino a quando non lo vedo a occhio nudo, quel lupo esista soltanto nelle lenti.

    Gigliola Alvisi ha superato con successo cinque lavori, la partenza di due figli ormai grandi e le ventuno vite di tre gatti. Adesso vive a Padova, in una casa sull’argine di un fiume antico, insieme al marito di sempre e a un saggio cane fulvo.
    Tra una storia e l’altra, adora incontrare i giovani lettori nelle biblioteche e nelle scuole.


    Maurizio Furini vive in Veneto con la moglie, il loro scatenato dodicenne e due cani un po’ dispettosi ma molto simpatici. Lavora per un’azienda farmaceutica e, nel tempo libero, scrive fumetti e racconti.


    Fabio Visintin è autore ed illustratore, vive e lavora a Venezia. Ha esordito con i fumetti pubblicando prima su "Linus", "Tempi Supplementari" e "Frigidaire" e poi sul "Corriere dei Piccoli". Oggi collabora con molti editori ed agenzie sia italiani che esteri.


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