il posto delle parole

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  • Francesca Rigotti "Buio"
    Francesca Rigotti
    "Buio"
    Il Mulino Editore
    https://www.mulino.it/


    Alla luce associamo il bene, la conoscenza, la verità, la giustizia. E al buio? Solo falsità, ignoranza, oscurantismo? Eppure, se le cose fossero sempre immerse nella luce, finiremmo per ubriacarci di un’illuminazione insopportabile per occhi e mente, condannati a non cogliere più nemmeno la bellezza di un cielo stellato. Momento di attesa e decantazione del pensiero, il buio abita nelle regioni dell’immaginazione e può essere fonte di idee irraggiungibili alla chiara luce del giorno: con Omero e Leopardi, Lucrezio e Diderot, Rousseau e Novalis, e più vicino a noi Camilleri, un invito a riscoprire il buio come esperienza che ci riconsegna a noi stessi.


    Lied - Heinrich Heine
    musica di Johannes Brahms

    La morte, è proprio la notte fresca,
    la vita, è proprio il giorno afoso.
    Già si fa scuro, sento approssimarsi il sonno,
    il giorno mi ha reso proprio stanco.
    Al di sopra del mio letto s'innalza un albero
    tra il fogliame gorgheggia un giovane usignolo;
    ad alta voce canta l'amore,
    lo sento sin anche in sogno.



    Francesca Rigotti è docente nell’Università della Svizzera italiana. Ha insegnato presso l’Università di Göttingen. Tra i suoi libri: «La filosofia in cucina» (II ed. 2012), «Il filo del pensiero» (2002), «Gola» (2008), editi dal Mulino, nonché «Onestà» (Raffaello Cortina, 2014) e «De senectute» (Einaudi, 2018



    IL POSTO DELLE PAROLE
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    https://ilpostodelleparole.it/
    39 min
  • Stefano Costa "Il primo giorno d'autunno al mondo"
    Stefano Costa
    "Il primo giorno d'autunno al mondo"
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    «Io sono una talpa. Vivo nel nero. I miei occhi di vetro hanno guardato dentro la terra, ed era tutto nero nel nero. Ero un puntino dentro la terra, ero una favola dimenticata.»

    Driano è un uomo alla fine della vita. Malato, circondato da moglie e figlia nella sua abitazione sulle colline dell’Oltrepò pavese, assediato dalla preoccupazione per la vendita della casa natìa, è relegato su una sedia a rotelle in attesa di esalare l’ultimo respiro. Driano è un uomo da anni chiuso in un male oscuro, incomunicabile. Quando ancora riusciva a muoversi ha salvato dalla morte una talpa e, nel culmine della propria disperazione, le ha chiesto di estinguere la razza umana. Ora, per compiere il desiderio di Driano mentre lui immobile osserva il verde dietro la finestra, nell’ombra della terra, tra le fronde degli alberi, nell’azzurro del cielo, la talpa ha radunato un esercito – volpe, barbagianni, capra, pipistrello, pavone – e si leva per combattere quella battaglia. Ma altri animali hanno scelto di unirsi per fronteggiare le orde degli sterminatori e salvare gli umani – gabbiano, gallo, lupo, gatto, gazza, riccio. Ne verrà uno scontro epico che potrà avere termine solo con la morte degli uni e la vittoria degli altri.

    Stefano Costa dà vita a una favola inquietante di uomini e bestie, in cui la magia e la violenza della natura convivono con la dolorosa solitudine dell’esistenza. Il primo giorno d’autunno al mondo è un romanzo che ci racconta un microcosmo di incomprensione e isolamento, a un passo dalla distruzione: la narrazione di un luogo, allo stesso tempo reale e incantato, che lascia intravedere dietro ogni foglia e ogni filo d’erba lo sguardo feroce e perturbante del nulla.


    Stefano Costa (1982) è editor e redattore. Il primo giorno d’autunno al mondo è il suo esordio letterario.



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    25 min
  • Gianluca D'Andrea "Transito all'ombra"
    Gianluca D'Andrea
    "Transito all'ombra"
    https://marcosymarcos.com/

    “La resa non ha obiettivi, / non sa definirsi, si bagna appena / rendendo.”

    Nervoso nella lingua e nello stile, nervoso nello sguardo che getta sulle cose, il Transito all’ombra di Gianluca D’Andrea procede lungo uno stretto crinale, uno spartiacque tra io e mondo, destino individuale e storia collettiva, estrema possibilità di rappresentare o narrare e verosimile impossibilità di trovare un senso, luce e buio, dovere di memoria e dimenticanza. Il Transito è movimento, divenire, talvolta persino epico, o pura caparbia vita che insiste e non vuole finire; ma l’ombra in cui avviene è quella di un acquario in cui “Passano le figure, inseguono gli eventi” e “la giustizia si sposta nello stesso / luogo, si sgrana in tempi impercettibili”. Lo spazio e il tempo della raccolta hanno nomi e confini: l’Italia, tra Messina e Treviglio, il secondo Novecento e le sue crudeltà sottaciute; e tuttavia queste coordinate sfumano a tratti in altri tempi e in altri spazi più immani, biologici e geologici, se “la terra è statica in milioni di anni senza noi, ci raggiunge e vomita”. È in un simile contesto, tra disperazione e speranza, che la vicenda umana dantescamente “s’immilla”.
    Fabio Pusterla



    Gianluca D’Andrea è nato a Messina nel 1976. Tra le sue pubblicazioni: Il laboratorio (Lietocolle, 2004); Distanze (lulu.com, 2007); Chiusure (Manni, 2008); [Ecosistemi] (L’arcolaio, 2013); Transito all’ombra (Marcos y Marcos, 2016); Forme del tempo (Arcipelago Itaca, 2019). In Postille (tempi, luoghi e modi del contatto) (L’arcolaio, 2017), ha raccolto i commenti a singoli testi di poesia moderna e contemporanea.
    Nuovo inizio (2020) è il suo primo poema ipermediale.
    Sue poesie sono tradotte in varie lingue. Per la casa editrice L’arcolaio dirige la collana di poesia Φ (phi). È redattore di Poesia del nostro tempo, collabora con l’EstroVerso. Vive a Treviglio (BG), dove insegna nelle scuole medie.





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    25 min
  • Eloisa Donadelli "Ricordami nell'acqua"
    Eloisa Donadelli
    "Ricordami nell'acqua"
    Sperling & Kupfer
    https://www.sperling.it/


    La voce poetica e autentica di Eloisa Donadelli torna a raccontarci la magia dei luoghi dell'infanzia e della natura, il viaggio di una donna alla ricerca delle proprie radici e di quei legami indissolubili che crescendo si crede di aver perduto per sempre.
    Suo padre Dino scelse per lei un nome importante, Neve, che parlasse dell'acqua nella forma da lui più amata. L'acqua che, nel bene e nel male, aveva accompagnato la loro vita: limpida e dissetante, come quella di montagna, calda ed eterea, come quel vapore che avvolgeva le pozze termali, per le quali il suo paese natio, Aquasalus, era conosciuto. È l'ultima settimana di ottobre e Neve decide di lasciare Rocco, Milano e la loro vita insieme per tornare a casa, alle proprie radici, per salutare i suoi fantasmi. Sono passati vent'anni da quando suo padre, nota guida alpina, è scomparso sulle Alpi, durante un'escursione solitaria: il corpo non è mai stato rinvenuto e Neve si è sempre rifiutata di accettare la sua morte. Questo ritorno alle origini avrà per la giovane donna il sapore dolceamaro di un sacrificio e di una scoperta, necessario per affrontare la sua infanzia e le sue mancanze, per comprendere cosa significhi essere figlia prima di soccombere all'impossibilità di essere madre.


    Eloisa Donadedelli, nata a Morbegno nel 1975, ha vissuto un anno negli Stati Uniti, dove si è diplomata alla Lincoln High School di Sioux Falls. Laureata in lingue e letterature straniere all'Università Statale di Milano, ha collaborato con il quotidiano La Provincia di Sondrio, per poi dedicarsi all'insegnamento, professione che svolge tuttora in un liceo linguistico. La passione per la montagna è un retaggio di famiglia. Dopo aver scritto un libro per ragazzi (Agostino Pizzoccheri e la biomagia, Edizioni Il Ciliegio), esordisce ora nella narrativa con Le voci delle betulle. Scrive di notte, quando i suoi bambini dormono.
    Facebook: @eloisadonadelli




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    18 min
  • Roberto Camurri "Il nome della madre"
    Roberto Camurri
    "Il nome della madre"
    NN Editore
    https://www.nneditore.it/



    Da quando sua moglie se n’è andata senza spiegazioni, Ettore vive da solo con il figlio piccolo a Fabbrico, nel cuore della pianura padana. L’assenza della moglie popola la mente di Ettore, che oscilla tra i teneri ricordi di lei, donna imperscrutabile e feroce, e gli sforzi furiosi di dimenticarla, di non vederla in ogni espressione del figlio, Pietro, che le assomiglia così tanto. Anni dopo sarà Pietro a ereditare questo vuoto, in perenne conflitto con il padre, con Fabbrico e i suoi campi vasti e opprimenti. Pietro vuole amare Miriam, la ragazza che lo fa sentire al sicuro, ma quella sicurezza lo spaventa, lasciandolo solo di fronte alle sue emozioni. E cresce nella speranza di trovare una traccia, un ricordo, un indizio per provare a capire la donna che li ha abbandonati e di cui lui non ha memoria, per poter immaginare un futuro, il suo, che continuamente gli sfugge.

    Dopo le storie di amicizia di A misura d’uomo, Roberto Camurri torna con un romanzo intimo e familiare, e con voce sincera e appassionata ci parla di sentimenti espressi a fatica, spesso condivisi in silenzio, che palpitano sotto la pelle dei personaggi guidandoli alla ricerca del loro posto nel mondo.



    Questo libro è per chi batte le mani per vedere le piume verdi di un fagiano che si alza in volo, per chi si lascia cullare da una Canzone quasi d’amore, per chi non teme lo sguardo penetrante della strega di Fabbrico, e per chi ha creduto di desiderare un futuro incerto, ma poi è rimasto a contemplare l’orizzonte di nuvola che segna il confine della sua pianura.




    Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Scrive da pochi anni, anche se avrebbe voluto scrivere da sempre. A misura d’uomo è il suo primo romanzo.



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    https://ilpostodelleparole.it/
    23 min
  • Mattia Insolia "Gli affamati"
    Mattia Insolia
    "Gli affamati"
    Ponte alle Grazie
    http://www.ponteallegrazie.it/


    Antonio e Paolo sono fratelli, diciannove e ventidue anni. Vivono solida quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto.È un’estate torrida. Antonio cerca un lavoro, Paolo di tenersi stretto il proprio. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga.Finché poi, un giorno di quiete apparente, qualcosa si spezza, e vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio, mostri del passato seppelliti in malo modo. La madre, fuggita anni prima dal marito violento, torna da loro, un amore quasi dimenticato bussa alla porta di uno dei due fratelli e crimini di cui non è mai stata scontata la penasi affacciano all’orizzonte dell’altro.E tutto dev’essere rimesso in discussione.Una grande, nuova narrazione contemporanea che sa illuminare la nostra rabbia e la nostra solitudine, che lo fa attraverso una lingua precisa e scarna, uno sguardo maturo e senza paura. Un desiderio autentico di denudare la realtà per comprenderla e forse, domani, trasformarla.




    Mattia Insolia, nato a Catania nel 1955. Si è laureato in Lettere a La Sapienza di Roma con una tesi sul movimento letterario dei Cannibali italiani, ha proseguito gli studi in Editoria e ha pubblicato racconti per antologie di vario genere. Negli anni ha scritto per diverse riviste di cultura e oggi collabora con L'Indiependente, per cui si occupa di critica letteraria e cinematografica.


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    https://ilpostodelleparole.it/
    21 min
  • Davide Tranchina "Cieli impossibili"
    Davide Tranchina
    "Cieli Impossibili"
    In mostra fino al 22 settembre 2020
    Gaggenau DesignElementi Hub
    https://amanutricresci.com/cramum/
    https://www.gaggenau.com/it/

    Qual è lo spazio e qual è il ruolo della fotografia nella "società dell'immagine" contemporanea?
    La risposta a questo quesito è il punto di partenza di tutta la ricerca artistica di Davide Tranchina, protagonista della aperta fino al 22 settembre "Cieli Impossibili" curata da Sabino Maria Frassà e promossa a Milano Gaggenau e Cramum al Gaggenau DesignElementi Hub di Corso Magenta 2 Milano. La mostra è incentrata sul tema della distanza ed è composta da 15 opere, per lo più inedite, realizzate attraverso la tecnica dell'off-camera che ha reso celebre l'artista a livello internazionale.

    Come spiega il curatore Frassà: "Davide Tranchina fotografa l'utopia, una dimensione ideale a cui l'essere umano tende per tutta la propria esistenza. Ciò che vede lo spettatore nelle opere di questo artista non esiste e non è mai esistito, sono cieli "volutamente" impossibili. L'artista ricerca e innesca un cortocircuito sensoriale tra figurazione percepita e realtà registrata che provoca, in misura maggiore rispetto ai precedenti lavori più mimetici, una vertigine non solo per la distanza tra noi e il cielo, ma anche per l'ambiguità stessa dell'immagine: il "come se" spinge lo spettatore a domandarsi se ciò che vede sia realmente un orizzonte o meno. Si comprende come per Tranchina l'arte e la fotografia non registrino ciò che l'essere umano riesce a percepire, quanto una realtà ontologica. L'arte fornisce gli elementi per vedere ciò che l'occhio umano - inteso come organo - da solo non riesce a cogliere. I cieli impossibili di Davide Tranchina, riduttivo e tecnicamente sbagliato definirli "scatti fotografici", finiscono così per risultare immagini universali che colgono e danno forma all'inconscio archetipico dell'essere umano. L’aspetto utopico ed idealistico è in ultima istanza la vera “cifra” caratteristica che affascina l’artista e che completa l’onnipresente distanza; non la registrazione della forma della materia. In fondo tutti i “cieli impossibili” di Tranchina sono il racconto del viaggio dell’essere umano dalla terra al di là del cielo, al Mondo delle Idee: “L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare”. Eduardo Hughes Galeano."

    Gaggenau e Cramum hanno lavorato a lungo per trasformare il distanziamento sociale in opportunità: la mostra sarà visitabile su appuntamento e sarà arricchita da un tour digitale con realtà aumentata ricco di contenuti inediti sull'arte di Davide Tranchina. Ciò renderà possibile visitare la mostra anche in versione digitale, sebbene le opere d'arte siano sempre più apprezzabili se viste dal vivo. Chiusura estiva dal 1° al 23 agosto.

    Per rivedere l'intervista a Davide Tranchina, realizzata nel corso dell'inaugurazione della mostra, con Elena Sagripanti, brand manager Gaggenau e Sabino Maria Frassà, curatore d'arte.
    https://vernissage.gaggenau.comunicamedia.it/event/cieliimpossibili/


    Per visitare la mostra aperta al pubblico su appuntamento
    Gaggenau DesignElementi Hub, Corso Magenta 2, Milano
    lunedì-venerdì 10:00 - 19:00


    [email protected] | [email protected]
    o prendere un appuntamento telefonando al:
    +39 02 29015250



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    22 min
  • Federica de Paolis "Le imperfette"
    Federica De Paolis
    "Le imperfette"
    DeA Planeta
    https://www.deaplanetalibri.it/

    Premio DeA Planeta 2020

    «Non esistono i tradimenti, esistono gli spazi. Ed è tra quelli che s’infilano le persone.»


    Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona?

    I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.

    Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi


    Federica De Paolis è nata a Roma nel 1971. Dialoghista cinematografica e autrice televisiva, ha insegnato all’Istituto Europeo di Design. Tra i suoi precedenti romanzi, vincitori di premi e tradotti in diverse lingue, ricordiamo Lasciami andare, Ti ascolto, Rewind e Notturno Salentino. Ha vinto il premio DeA Planeta 2020 con il romanzo Le imperfette.



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    https://ilpostodelleparole.it/
    22 min
  • Enrico Galiano "Dormi stanotte sul mio cuore"
    Enrico Galiano
    "Dormi stanotte sul mio cuore"
    Ricordati di fare ciò che ti fa sentire vivo
    Garzanti Editore
    https://www.garzanti.it/

    Mia sa che può sempre contare su Margherita, la sua maestra delle elementari che, negli anni, è diventata anche la sua migliore amica. Nello strambo quaderno che custodisce in un cassetto di casa ci sono scritte tante piccole meraviglie, che sono anche tante grandi risposte. È lei a spiegarle che il cuore di una tartaruga batte sei volte al minuto, quello di un colibrì seicento. E che ogni cuore, quindi, segue il suo tempo.
    Ma c’è una domanda a cui Margherita non sa rispondere: «Perché Fede è andato via?». Fede è il ragazzo che la famiglia di Mia ha preso in affido. Fede non voleva parlare con nessuno, ma ha scelto lei come unica confidente. Fede, con i testi delle canzoni, le ha insegnato cose che lei non ha mai saputo. Fede l’ha stretta nel primo abbraccio in cui si è sentita al sicuro e davvero felice. Fede l’ha ascoltata e capita come nessuno mai. Da quando non ha più sue notizie, Mia non riesce ad avvicinarsi alle persone, non riesce nemmeno a sfiorarle. Mentre il mondo e la storia si inseguono e si intrecciano, lei si è chiusa in un guscio più duro dell’acciaio. E non vuole più uscire.
    Ma se non si affronta un nemico, il rischio è che diventi sempre più forte, persino invincibile. Se non si va oltre l’apparenza non si conosce la realtà. Anche se provare a farlo è un’enorme fatica; anche se ci vuole molto tempo. Perché, come dice Margherita, ogni cuore ha la sua velocità: non importa chi arriva primo, basta godersi la strada verso il traguardo.Torna il professore che è dalla parte dei ragazzi e amato dai genitori. Il professore che dà voce a un’intera generazione di adolescenti. Per la stampa e la televisione è una figura di riferimento. Dopo i bestseller Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio, un nuovo libro pronto a lasciare il segno. Bisogna fidarsi dell’istinto e credere al proprio cuore. Ovunque ci conduca, vale la pena di seguirlo.


    Enrico Galiano è nato a Pordenone nel 1977. Insegnante in una scuola di periferia, ha creato la webserie Cose da prof, che ha superato i venti milioni di visualizzazioni su Facebook. Ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof.it. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Ogni tanto prende la sua bicicletta e se ne va in giro per il mondo con uno zaino, una penna e tanta voglia di stupore. Il suo romanzo d’esordio, Eppure cadiamo felici, in corso di traduzione in tutta Europa, è stato il libro rivelazione del 2017 e ha vinto il Premio internazionale Città di Como come migliore opera prima e il Premio cultura mediterranea. Con Garzanti ha pubblicato anche Tutta la vita che vuoi (2018), Più forte di ogni addio (2019), Dormi stanotte sul mio cuore (2020) e il libro illustrato Basta un attimo per tornare bambini (2019) in collaborazione con Sara Di Francescantonio.



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    https://ilpostodelleparole.it/
    26 min
  • Fabio Paglieri "La disinformazione felice"
    Fabio Paglieri
    "La disinformazione felice"
    Cosa ci insegnano le bufale
    Il Mulino Editore
    https://www.mulino.it/


    Elefanti nani, inesistenti regni medievali, parodie politiche scambiate per vere, panzane virali e dibattiti privi di senso sui social media. Le bufale un tempo erano oggetto di curiosità, bizzarri orpelli della credulità umana di cui discutere fra il serio e il faceto. Oggi causano allarme sociale, come ci dimostra la cronaca recente: la baraonda digitale prodotta dal diffondersi di un’epidemia può minare alla radice i tentativi di combatterla, o al contrario facilitare una risposta collettiva sensata ed efficace. Perché la disinformazione online è soprattutto il sintomo di cambiamenti radicali nelle nuove tecnologie di comunicazione. Convivere felicemente con tutto questo è possibile, e persino necessario. Per farlo, bisogna considerare le bufale non spazzatura di cui sbarazzarsi, ma piuttosto fantastici laboratori su cui affinare le nostre competenze. Una proposta originale per orientarsi meglio nella nuova ecologia dell’informazione.


    Fabio Paglieri è ricercatore presso l’Istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma. Socio dell’Associazione di cultura e politica «il Mulino», ha pubblicato con il Mulino Saper aspettare (2014) e La cura della ragione (2016). Dirige la rivista "Sistemi intelligenti".



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    28 min

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