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  • Anna Maria Lorusso "Vaccini. 9 lezioni di scienza"
    Anna Maria Lorusso
    "Vaccini. 9 lezioni di scienza"
    di Elisabetta Sgarbi


    Il Centro Studi della Fondazione Meyer presenta la partecipazione del film “Vaccini, 9 lezioni di scienza” alla 37° edizione del Torino Film Festival .

    Un film di Elisabetta Sgarbi, prodotto da Fondazione Meyer e Betty Wrong.

    Testimonianze di Alberto Mantovani, Andrea Biondi, Emanuele Cocciari, Anna Maria Lorusso; Gianpaolo Donzelli, Chiara Azzari, Roberto Burioni

    Dialoghi a cura di Eugenio Lio, Chiara Spaziani, Oliviero Toscani

    Fotografia e operatore Andrés Arce Maldonado

    Montaggio di Elisabetta Sgarbi, Andrés Arce Maldonado

    Regia di Elisabetta Sgarbi



    Il film rientra nel progetto “Bambini dalla periferia al Centro”. Un progetto selezionato con “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

    Vaccini. 9 lezioni di scienza è un film di genere Documentario del 2019 diretto da Elisabetta Sgarbi. Paese di produzione: Italia.


    La trama di Vaccini. 9 lezioni di scienza (2019). Elisabetta Sgarbi torna a essere farmacista in questo film nato dal suggerimento di Giampaolo Donzelli per prendere posizione a favore della più estesa vaccinazione possibile, e a favore della autorevolezza della scienza, della competenza, dello studio, della ricerca, della sperimentazione. Sui Vaccini non segue dibattito.






    I professionisti intervistati dalla regista sono:

    Gianpaolo Donzelli, Ordinario di Pediatria dell’Università di Firenze e Presidente della Fondazione Meyer.
    Chiara Azzari, Professore Associato di Pediatria Università di Firenze
    Pietro Bartolo, medico ed eurodeputato.
    Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University.
    Roberto Burioni, Professore Ordinario Microbiologia e Virologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.
    Anna Maria Lorusso, Professoressa associata. Dipartimento di Filosofia e Comunicazione, Università di Bologna.
    Emanuele Coccia, Maître de conférence all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.
    Andrea Biondi, Professore ordinario, Pediatria generale e specialistica Università degli studi di Milano, Bicocca.
    Massimo Cacciari, professore emerito di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele




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    16 min
  • Maurizio Ambrosini "Famiglie nonostante"
    Maurizio Ambrosini
    "Famiglie nonostante"
    Come gli affetti sfidano i confini
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it


    Quando si parla di famiglia, sul piano sociale, politico, etico e anche religioso, e dell’importanza della sua integrità, si pensa sempre solo alle famiglie autoctone, raramente a quelle degli immigrati. Allargando lo sguardo, vediamo che ogni migrante finisce per avere almeno tre famiglie: la prima è quella del paese d’origine; la seconda è quella che deve affrontare la prova della separazione; la terza è quella che si ritrova nel paese di immigrazione (completamente o parzialmente, anche per effetto delle politiche sul ricongiungimento familiare), in un «lieto fine» agognato che si trasforma in un ricominciamento carico di incertezze. Una complessa situazione, in cui le politiche «sovraniste» con la contrapposizione netta tra «noi» e «loro» portano a erodere lo spazio delle famiglie, negando i legami affettivi.

    Maurizio Ambrosini Insegna Sociologia dei processi migratori e Politiche migratorie all’Università degli Studi di Milano ed è responsabile scientifico del Centro studi Medi-Migrazioni nel Mediterraneo di Genova. Tra i suoi numerosi libri per il Mulino «Sociologia delle migrazioni» (20112), «Immigrazione irregolare e welfare invisibile» (2013) e «Il Dio dei migranti. Pluralismo, conflitto, integrazione» (curato con P. Naso e C. Paravati, 2019).



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    23 min
  • Riccardo Marchina "Lo squalo delle rotaie"
    Riccardo Marchina
    "Lo squalo delle rotaie"
    Neos Edizioni
    www.neosedizioni.it



    I treni, che i graffittari trasformano in pescecani dai denti affilati, sono metafora del mondo di barriera, infido e pericoloso che Bryan e i suoi amici devono sfidare ogni giorno. Nella trincea della ferrovia, e poi nella la vita, si misureranno con il destino, regalandoci pagine commoventi sulla fatica e sul coraggio di vivere.


    Torino e la sua periferia fanno da sfondo all’adolescenza di Bryan, un ragazzo che vive tra i condomini che si affacciano sui binari e i suoi sogni giovanili. Il suo amore per Alice lo mette nei guai con la giustizia; e quando il peggio sembra risolto, Alice scompare. Lo sforzo per ritrovarla sarà anche un proiettarsi verso una vita migliore, fuori dai confini geografici ed esistenziali della borgata.

    La sua storia s’intreccia a quelle dei suoi amici, e insieme a loro sono protagonisti ragazze di barriera, angeli custodi nei panni di prostitute nigeriane, vicini in canottiera e bande d’immigrati che imperversano nel quartiere. Tra coraggio e senso della realtà, Bryan troverà alla fine una sua redenzione in un’altra periferia, quella di Marsiglia.

    Questa, di Riccardo Marchina, è un’opera della maturità. Il suo straordinario talento per leggere l’umanità nei recessi più marginali della metropoli, compone un romanzo epico scandito dal ritmo di uno slang ruvido e vitalissimo.

    Non si potrà dimenticare l’epopea di questo figlio del nostro tempo, un eroe, con qualche macchia e tanta paura, che potrebbe diventare un malvivente o un perdente e invece si ritrova a percorrere in salita la via dell’amore

    … Respiravamo nebbia e rabbia. Il freddo non ci dava tregua. L’angoscia neppure. Davamo in pasto ai polmoni cubetti di ghiaccio interi.

    Ero così inutile e indifeso che arrivai a dubitare della mia esistenza.

    Mi fosse capitato qualcosa durante il colpo al centro scommesse, Alice sarebbe rimasta sola, nella bocca dello squalo. Con la mente vidi uno degli ultimi treni, truccati dai writers metropolitani, che mi veniva incontro. Aveva denti bianchi e affilati, messi in risalto da un bordo di vernice nera. Al fondo della bocca c’era pure la firma dell’autore, un certo “Skoll”. Questa volta però, mica riuscivo a scansarmi in tempo.

    Avevo bisogno di riflettere. Avevo bisogno di calma. Avevo un dannato bisogno di rimanere accanto ad Alice.

    «Domani tagliamo a scuola. Prendiamo un treno e andiamo al mare. In Liguria… Stiamo un po’ insieme e decidiamo cosa fare nel futuro», le dissi.

    «E… bravo, ma dove li prendiamo i soldi per andare fin là?», disse lei.

    «Penso a tutto io».



    Riccardo Marchina è nato a Torino il 9 febbraio 1972, è sposato e ha un figlio. È giornalista pubblicista e dal 1992 collabora con il «Corriere di Chieri» e altre testate locali. Scrive romanzi e racconti. Nel 2008 è stato il vincitore assoluto del Premio Superga della città di Torino con il racconto breve Il premio. Nello stesso anno si è classificato 2° assoluto al premio della Presidenza della Repubblica “Amico rom” della città di Lanciano (Chieti), con il romanzo inedito La zingara e l’alchimista. Nel 2007 si è classificato 2° assoluto al medesimo premio con il racconto breve Drabarimòs. È autore del volume Brincadera, pubblicato nel 2007, e di numerose inchieste tra cui Allah e i Pokemon, sui figli degli stranieri residenti nell’area metropolitana torinese, pubblicato dal «Corriere di Chieri» e ripreso dal sito della Provincia di Torino.

    Con Neos edizioni ha pubblicato il romanzo La piazza della zingara, nel 2010 e L’agenzia dei segreti precari, nel 2011.



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    19 min
  • Davide Sannazzaro "Fiera Piemontese dell'Editoria"
    Davide Sannazzaro
    sindaco di Cavallermaggiore
    "Fiera Piemontese dell'Editoria"
    dal 30 novembre al 1° dicembre 2019
    www.fierapiemonteseeditoria.it

    Tutto nasce all’inizio del 1994 quando un gruppo di cavallermaggioresi del Comitato Permanente per la Tutela del Patrimonio Culturale decidee di inventarsi una piccola fiera del libro in città per promuovere e valorizzare il libro “locale” ovvero i piccoli editori della provincia di Cuneo e di Torino.
    Dopo 25 anni di attività, la Mostra del libro di Cavallermaggiore, per la 26° edizione diventa Fiera piemontese dell’editoria e si rinnova, senza disperdere la propria identità e le caratteristiche che negli anni hanno garantito il suo successo.

    "Se una notte d'inverno un viaggiatore"
    Italo Calvino


    Andrea Vitali, Benedetta Parodi, Maurizio Molinari, Margherita Oggero, Fabio Geda, Gek Tessaro,
    Riccardo Gazzaniga, Daniele Cassioli, Ernesto Ferrero, Paolo Di Paolo, Irense Soave, Chiara Armellini, Michele Baravalle, Daniele Bergesio, Salvatore Gargiulo, Luca Buggio, Andrea Marcolongo, Gianluigi Mignacco, Daniele Nicastro, Domenico Racca, Ugo Revello, Giorgio Scianna, Anna Curti, Silvia Senestro, Marco Somà, Nati per Leggere, Valeria Nigro, Lucia Morello, Simona Ariaudo.


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    12 min
  • Annie-Paule Quinsac "Divisionismo. La rivoluzione della luce"
    Annie-Paule Quinsac
    curatrice della mostra
    "Divisionismo. La rivoluzione della luce"
    Castello Visconteo Sforzesco - Novara



    La grande mostra Divisionismo La rivoluzione della luce che ha aperto il 23 novembre e sarà visitabile sino al 5 aprile 2020 a Novara nella magnifica cornice del Castello Visconteo Sforzesco ha l’ambizione di essere la più importante mostra dedicata al Divisionismo realizzata negli ultimi anni, movimento giustamente considerato prima avanguardia in Italia.

    Promossa e organizzata dal Comune di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo e dall’Associazione METS Percorsi d’arte, in collaborazione con ATL della provincia di Novara, con i patrocini di Commissione europea e Provincia di Novara, con il sostegno di Banco BPM (Main Sponsor), Regione Piemonte, Fondazione CRT e Esseco s.r.l., è curata dalla nota studiosa Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell’arte ad essersi dedicata al Divisionismo sul finire degli anni Sessanta, esperta in particolare di Giovanni Segantini – figura che ha dominato l’arte europea dagli anni Novanta alla Prima guerra mondiale –, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon, artisti ai quali ha dedicato fondamentali pubblicazioni ed esposizioni.

    Per la sua posizione geografica, a quarantacinque chilometri dal Monferrato, fonte iconografica imprescindibile nell’opera di Angelo Morbelli, e appena più di cento dalla Volpedo di Giuseppe Pellizza, senza dimenticare la Valle Vigezzo di Carlo Fornara, Novara è infatti luogo deputato per ospitare questa rassegna, incentrata sul Divisionismo lombardo-piemontese: i rapporti con il territorio ne hanno determinato le scelte e il taglio complessivo.

    Il Divisionismo nasce a Milano, sulla stessa premessa del Neo-Impressionnisme francese - meglio noto come Pointillisme -, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta. Muove dall’idea che lo studio dei trattati d’ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d’Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d’arte a Milano. E’ Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza, con un approccio diretto all’accostamento dei toni complementari sulla tela. Da dato chimico, il colore diventa fenomeno ottico e alla dovuta distanza l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità nel dipinto.
    Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Solo Gaetano Previati, irreducibilmente antirealista sin dagli esordi, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un’interpretazione visionaria della storia o dall’iconografia cristiana, agli antipodi di quella di Segantini sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell’alta quota.




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    23 min
  • Lorenza Ghinelli "Tracce dal silenzio"
    Lorenza Ghinelli
    "Tracce dal silenzio"
    Marsilio Editore
    www.marsilio.it

    Nina ha dieci anni ed è diventata sorda in seguito a un incidente stradale. I genitori, decisi a lasciarsi quel trauma alle spalle, si trasferiscono in una nuova casa che confina con il parco. Una sera, come sempre, Nina spegne l’impianto cocleare che le permette di sentire e si addormenta.
    Una musica però la sveglia. Una musica che non dovrebbe e non potrebbe percepire. Nina si alza e la segue. Nello stesso istante, nel cuore della notte, un ragazzo viene ucciso. Non sarà l’unica volta che la bambina sentirà quella canzone, non sarà l’unica volta che, al ritmo di quelle note allegre e inquietanti, qualcuno verrà aggredito.
    Come può Nina ascoltare quella musica senza indossare il suo audioprocessore? E perché nessun altro la sente oltre a lei? Cosa significano le strane visioni che ha in quei momenti?
    Sono solo alcune delle domande a cui la bambina dovrà trovare risposte, per interrompere la spirale di violenza che minaccia di inghiottirla. Al suo fianco si schiereranno il fratello Alfredo e due sue compagne di classe, Rasha e Nur. Per Nina, poi, si rivelerà determinante l’incontro con l’anziana Rebecca – la sua vicina di casa –, perseguitata da un oscuro passato: se per Rebecca la bambina è un raggio di sole, agli occhi di Nina la vecchia è la nonna che ha perduto. Ma per essere risolti, gli inferni devono essere attraversati.
    Dall’autrice del Divoratore, bestseller internazionale, una favola nera intessuta di inquietudine e meraviglia, dove l’orrore è al tempo stesso magico e quotidiano.


    Lorenza Ghinelli ha scritto Il Divoratore (Newton Compton 2011, venduto in sette paesi), La colpa (Newton Compton 2012, finalista al Premio Strega), Con i tuoi occhi (Newton Compton 2013), Sogni di sangue (Newton Compton 2013), Almeno il cane è un tipo a posto (Rizzoli 2015, vincitore del Premio Minerva) e Anche gli alberi bruciano (Rizzoli 2017). Insieme a Daniele Rudoni e Simone Sarasso, nel 2010 per Marsilio ha scritto J.A.S.T. – Just Another Spy Tale. È stata soggettista e sceneggiatrice per la televisione e da anni collabora con la Scuola Holden come docente, editor e tutor. Vive a Rimini.



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    17 min
  • Elisabetta Moro "Sirene"
    Elisabetta Moro
    "Sirene"
    La seduzione dall'antichità ad oggi
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it


    "Col tuo canto, dolce sirena, non tentarmi,
    non farmi annegare nel fiume di lacrime di tua sorella,
    canta solo per te, sirena, e io vaneggerò."
    William Shakespeare, La commedia degli errori

    Dal mare color del vino del racconto omerico sono migrate per giungere fino a noi, saltando come delfini da un genere all’altro, risalendo le correnti della rappresentazione, dall’oralità alla scrittura, dalla poesia alla pittura, dal cinema alla televisione, dall’analogico al digitale. Sono le sirene, che nel corso del loro viaggio interminato e interminabile hanno cambiato più volte sembiante. E continuano ad affiorare alla superficie della contemporaneità dai gorghi del nostro immaginario proprio perché restano i simboli della fluidità dell’essere. Il canto delle sirene ci seduce come la voce dell’amante natura che sembra volerci parlare, per poi voltarci le spalle incompresa. E tornare a inabissarsi nel suo mistero.

    Elisabetta Moro è professore ordinario di Antropologia culturale all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. Per il Mulino ha pubblicato «La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita» (2014) «Andare per i luoghi della dieta mediterranea» (con M. Niola, 2017). È editorialista del «Mattino» e del settimanale svizzero «Il caffè»; collabora con il «Corriere della Sera» e il mensile «Cook».



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    25 min
  • Sabino Maria Frassà "Sconfinamento" Paolo Scirpa
    Sabino Maria Frassà
    "Sconfinamento"
    Quanto tempo è per sempre?
    La risposta nelle opere di Paolo Scirpa
    Gaggenau Hub, Milano



    Fino al 31 gennaio 2020 è possibile visitare a Milano da Gaggenau Hub la mostra 'Sconfinamento' del Maestro Paolo Scirpa a cura di Sabino Maria Frassà. La mostra riporta a Milano dopo anni di assenza la magia dei neon di uno degli artisti italiani viventi più stimati al Mondo, acquisito da collezioni istituzionali e Musei importanti quali il MART di Rovereto, il Museo del Novecento e le Gallerie d'Italia.

    'Sconfinamento' raccoglie 15 opere tra sculture, dipinti e fotografie, accomunate dal fatto di essere "porte" verso l'infinito. Come ricorda il curatore Frassà "Forte è la componente spirituale nel lavoro di Paolo Scirpa, che porta l'infinito in uno spazio finito. Le sue opere danno la possibilità allo spettatore di conoscere, provare e vivere lui stesso l'infinito, elevarsi al di la della propria corporeità ed elevarsi. Sono quindi opere "interattive" che vanno vissute e viste da vicino: solo con gli occhi a pochi centimetri dall'opera si disvela "un mondo parallelo, l'infinito nel finito".

    La mostra - visitabile fino al 31 gennaio 2020 - chiude il ciclo di mostre 'IN-MATERIAL, quando la materia si fa pensiero', ideato dallo stesso Frassà e promosso dal noto brand tedesco insieme al progetto non profit Cramum per tutto il 2019.



    Quanto tempo è per sempre?
    Testo critico di Sabino Maria Frassà alla mostra "Sconfinamento" di Paolo Scirpa

    "L'infinito è una dimensione a cui l'uomo tende senza mai averne piena comprensione né
    alcuna possibilità di possesso. "Quanto tempo è per sempre?" chiedeva Alice al
    Bianconiglio. Guidandoci nel suo Mondo anche Paolo Scirpa, come il Bianconiglio, sembra
    risponderci: "A volte, solo un istante". L'artista non ha mai avuto la pretesa né la
    presunzione di rappresentare l'infinito, lo ha piuttosto simulato vedendo nell'arte lo
    strumento con cui sconfinare dalla realtà e superare i limiti naturali-biologici dell'essere
    umano. Se si analizza la ricerca artistica di Paolo Scirpa nel suo insieme l'eternità e
    l'infinito sembrano quindi essere solo il movente, l'inizio del viaggio.
    Ma qual è allora lo scopo dell'arte per l'artista? La parola "sconfinare", che così spesso
    viene citata dallo stesso artista, sembra esser la chiave di comprensione e di accesso al
    “Paese delle Meraviglie” di Paolo Scirpa. Solitamente “sconfinare” è usato in contesti
    geopolitici e ha un'accezione per lo più aggressiva se non anche negativa. Per l'artista
    “sconfinare”, come per Lewis Carroll, è invece un percorso di libertà sia mentale sia fisica:
    senza lo sconfinamento non c'è progresso, non c'è evoluzione, ma autoreferenzialità e
    manierismo. L'ottimo carattere e la generosità hanno portato Paolo Scirpa a conoscere
    quasi tutti e tutto dell'arte italiana sin dal 1960. Nonostante ciò, è sempre stato un artista
    molto indipendente e al di là di qualsiasi gruppo e movimento artistico. Forse, in tali forme
    di aggregazione artistico-culturale ha letto un auto-limitare e/o incasellare eccessivamente
    la propria visione del Mondo e dell'arte contemporanea. Del resto a Paolo Scirpa - come
    artista - è sempre piaciuto “sconfinare” oltre i propri stessi limiti e paradigmi. Così, persino
    collegare il suo personaggio esclusivamente ai noti ludoscopi equivale a sottovalutarne la
    complessità e la potenzialità: come non tenere, ad esempio, in considerazione che i
    ludoscopi nascono da e non sostituiscono la pittura? Infatti i ludoscopi, al pari della sua
    pittura, dei Progetti urbanistici e persino delle Opere consumistiche, sono tutti stati
    strumenti attraverso i quali l'artista ha indagato, sperimentato e simulato l'assenza di limiti,
    lo “sconfinamento” appunto. A ragione, si può perciò...
    18 min
  • Angelo Ferracuti "La metà del cielo"
    Angelo Ferracuti
    "La metà del cielo"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it

    Siamo ospitati con garbo, senza patetismi, dentro una storia che diventa quasi nostra e che dice, fra strazio e calore, quanta vita c'è oltre lo strappo del vuoto.

    «Un libro vibrante, commosso, la cui materia è toccata misteriosamente dalla grazia poetica» – Il Venerdì

    «Le confidai che l'unica cosa in cui pensavo di non aver fallito in tutta la mia vita era stata quella di proteggere mia moglie nel periodo della malattia, accompagnarla verso la morte»

    Dentro la piccola comunità di un borgo dell'Italia centrale, dentro l'incombente senso di vuoto che segue la stagione felice dell'amore e dell'impegno politico, dentro le piccole cose della vita famigliare entra la grandezza devastante della morte. Patrizia, la moglie di Angelo, muore a soli 42 anni. Lui, ossessionato dai fallimenti, economici e morali, si muove incerto nel nuovo presente. Son passati dieci anni ma la memoria torna alla malattia, a come si è manifestata, a come ha dettato il suo protocollo. La narrazione mescola, per piani sfalsati, l'esperienza del dolore e quella della ricostruzione, l'apparire di una nuova figura femminile e l'asfissia provinciale, le fughe, i ritorni e la smemorante esperienza alcolica. Angelo Ferracuti insegue con pazienza i fatti, la cruda cadenza dei fatti, torna alle forme del desiderio, dell'intesa, dei silenzi, e di una nuova ritrovata complicità.




    Angelo Ferracuti è reporter e scrittore. Ha collaborato con «Diario» e oggi con «il manifesto». Ha pubblicato, fra l'altro: Viaggi da Fermo (Laterza 2009), Il mondo in una regione (Ediesse 2009), Il costo della vita (Einaudi 2013), Andare, camminare, lavorare (Feltrinelli 2015), Addio (Chiarelettere 2016), Giovani leoni (Minimum fax 2017), La metà del cielo (Mondadori 2019).




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    24 min
  • Patrizia Raveggi "Minuetto per chitarra" Vitomil Zupan
    Patrizia Raveggi
    traduttrice
    "Minuetto per chitarra"
    (a venticinque colpi)
    Vitomil Zupan
    Voland Edizioni
    www.voland.it


    “Non c’è nulla di più disgustoso che essere un rivoluzionario deluso.”

    Due tempi storici, due narrazioni si intrecciano in questo splendido romanzo. Gli anni della guerriglia slovena contro l’occupante tedesco, la resistenza in montagna, la disparità delle forze e degli armamenti in campo, il terribile 1941 che vede la frammentazione della Jugoslavia. E a controcanto una vacanza negli anni ’70 in Spagna, dove Berk, lo sfrontato e inquieto partigiano che narra in prima persona, incontra Joseph Bitter, il nemico tedesco di un tempo che aveva combattuto anche in Slovenia. Un racconto complesso e mai consolatorio sulla guerra, due personaggi principali, quello del partigiano senza macchia e del nemico senza cuore, che escono dagli stereotipi. Accostato a classici americani come Addio alle armi e Comma 22, Minuetto per chitarra ci offre la possibilità di capire meglio la storia recente di genti a noi geograficamente vicine.


    Scrittore, poeta, drammaturgo e saggista dalla vita avventurosa e drammatica, Vitomil Zupan (Lubiana, 1914-1987), dopo una serie di viaggi in spirito bohémien e di lavori disparati, durante la Seconda guerra mondiale aderisce al Fronte di Liberazione del popolo sloveno. Internato a Gonars, riesce a fuggire e a unirsi alla resistenza. Nel 1948 è condannato a 18 anni di lavori forzati. Rilasciato nel ’54, in seguito si dedicherà esclusivamente alla scrittura spaziando tra vari generi.





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