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  • Benedetta Cibrario "Il rumore del mondo"
    Benedetta Cibrario
    "Il rumore del mondo"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Sabato 23 novembre 2019, ore 17:30
    Savigliano - Teatro Milanollo
    Benedetta Cibrario presenta "Il rumore del mondo"
    con Giulio Ambroggio



    "Il rumore del mondo"
    finalista al Premio Asti d'Appello, domenica 24 novembre 2019


    L’ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa.

    La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un’imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta.

    Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo – nell’economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l’Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.

    Benedetta Cibrario è nata a Firenze nel 1962, da padre torinese e madre napoletana. Vive a Londra. Nel 2007 esordisce con il romanzo Rossovermiglio (Feltrinelli, premio Campiello 2008). Rossovermiglio viene tradotto e pubblicato in diversi paesi, tra cui la Germania, l'Olanda, il Portogallo, la Grecia. Nel 2009 esce Sotto cieli noncuranti (Feltrinelli, premio Rapallo Carige 2010) e, successivamente, Lo Scurnuso (Feltrinelli, 2011).


    Ascolta qui la conversazione con Benedetta Cibrario realizzata a dicembre 2018:
    https://ilpostodelleparole.it/benedetta-cibrario/benedetta-cibrario-rumore-del-mondo/



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    16 min
  • Carolyn Christov-Bakargiev "Giuseppe Penone. Incidenze del vuoto"
    Carolyn Christov-Bakargiev
    "Giuseppe Penone. Incidenze del vuoto"
    Mostra a Cuneo, Complesso Monumentale di San Francesco
    Castello di Rivoli - Fondazione CRC
    www.fondazionecrc.it


    Curatori: Carolyn Christov-Bakargiev

    Enti Promotori:

    Fondazione CRC
    Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

    “Giuseppe Penone: Incidenze del vuoto”, presenta alcune opere dell’artista originario di Garessio, tra gli scultori attualmente più importanti e riconosciuti al mondo. I partecipanti all’inaugurazione a Cuneo verranno omaggiati del catalogo della mostra. L’evento espositivo nasce dalla collaborazione tra la Fondazione CRC e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ed è curato dal direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev, con l’assistenza curatoriale di Giulia Colletti.
    Venerdì 11 ottobre alle ore 11 al Castello di Rivoli sarà inoltre presentata al pubblico l’opera “Identità”, tra le più recenti dello scultore.

    Concepita come un progetto espositivo condiviso tra le due istituzioni nel Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo e nel giardino del Castello di Rivoli, la mostra presenta il cuore della ricerca dell’artista Giuseppe Penone. Una riflessione sulla dualità tra vuoto e pieno come parti costitutive e materiali del suo lavoro artistico, attraverso una precisa selezione di opere che mettono in relazione le due sedi, in un sofisticato gioco di giustapposizioni e rimandi.

    “È un grande onore per Cuneo ospitare un artista di fama internazionale come Giuseppe Penone, originario di Garessio e ormai noto in tutto il mondo. Il Complesso monumentale di San Francesco diverrà per i prossimi mesi l’habitat ideale di opere normalmente esposte in luoghi come la Reggia di Versailles e il Louvre di Abu Dhabi” commenta il presidente della Fondazione CRC Giandomenico Genta. “La mostra è il frutto del grande lavoro messo in atto dalla Fondazione CRC in questi anni, grazie anche alla collaborazione con istituzioni culturali di primo livello come il Castello di Rivoli: la disponibilità di Penone dimostra l’importanza e la bontà di questo progetto espositivo, unico nel suo genere. Anche quest’anno la Fondazione CRC riesce ad offrire alla comunità cuneese e ai tanti appassionati d’arte che verranno appositamente a Cuneo l’occasione di ammirare con i loro occhi una mostra di altissimo livello”.

    “L’arte di Penone esplora i fondamenti della scultura come modo di conoscere e comprendere empiricamente il mondo” spiega il curatore della mostra e direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev. “La sua arte si basa sul principio di incarnare una consapevolezza fisica, tattile-visiva, di tutti gli organismi e delle loro trasformazioni. Penone percepisce il mondo e la vita in modo scultoreo, toccandone e accarezzandone le parti costitutive. Persino l’atto di respirare è una forma di scultura automatica, prodotta senza accorgersene. La scultura riguarda l’intaglio, lo scavo e la produzione di vuoti oppure, al contrario, concerne la fusione, la duplicazione e la moltiplicazione, attraverso una serie di passaggi, dal positivo al negativo, della forma oggetto di duplicazione o copia. Sia l’addizione sia la sottrazione avvengono attraverso gesti di incontro e, quindi, attraverso relazioni di intenzione tra l’umano e la materia, tra l’umano e il non umano”.

    Penone è emerso alla fine degli anni Sessanta nell’ambito dell’Arte Povera, tra i movimenti artistici più importanti e innovativi del XX secolo a livello internazionale che trova la sua origine in Piemonte, dal quale proviene un importante nucleo del gruppo di artisti. L’Arte Povera è generalmente definita come un’arte di materiali e tecniche eterogenei e “poveri”. Più importante di questo aspetto è il fatto che tali artisti sono interessati a creare situazioni reali di energia, in cui natura e...
    24 min
  • Vito Catalano "La notte della colpa"
    Vito Catalano
    "La notte della colpa"
    illustrazioni di Cristiano Catalini
    Lisciani Libri
    www.liscianigroup.com



    C’è un filo rosso che lega le vicende di un avvocato emergente, un gestore di un agriturismo siciliano e un insegnante di italiano che è emigrato a Varsavia. Un filo fatto di sangue che si snoda lungo le pagine di tutto il romanzo.


    Una colpa che si riaffaccia dopo anni e un assassino che intende chiudere i conti con se stesso e con gli altri sono gli implacabili inseguitori in questo romanzo. È impossibile fuggire dalle proprie responsabilità e dal proprio passato e le scelte sono sempre difficili: il destino mette alla prova quando si è giovani e quando si è adulti. Sullo sfondo di suggestive località della Sicilia e della Polonia, la storia si sviluppa rapida e con svolte improvvise e l’ancora di salvezza che l’amore rappresenta stavolta può non bastare.


    Vito Catalano è nato a Palermo nel 1979 e vive fra la Polonia e la Sicilia. Con la casa editrice Avagliano ha pubblicato i romanzi L’orma del lupo (2010) e Il pugnale di Toledo (2016); con Rubbettino Editore il romanzo La sciabola spezzata (2013), recentemente tradotto in polacco.



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    17 min
  • Marzia Camarda "The Publishing Fair"
    Marzia Camarda
    "The Publishing Fair"
    www.thepublishingfair.it


    Dal 22 al 24 novembre a Torino si terrà la prima edizione di The Publishing Fair, nuovo evento dedicato ai professionisti della filiera dell’editoria, ideato da Marzia Camarda e Lorenzo Armando. Per tre giorni palazzo Copernico Garibaldi, in Corso Valdocco n.2, ospiterà editori e professionisti del libro, come redattori, grafici, service, designer, bibliotecari, sviluppatori di software, ma anche esperti di intelligenza artificiale e di realtà aumentata applicata all’editoria, di e-learning e di tecnologie del linguaggio, di progetti europei e di formazione professionale, e ancora stampatori, cartiere, distributori, social media manager, iconografi, illustratori e type designer.“Tra gli imprenditori del settore, da sempre abituati a coniugare nuove tecnologie, innovazione, creatività e artigianato e a sperimentare, si sentiva la mancanza di una casa comune, un luogo dove poter trovare occasioni di alta formazione, di matching tra domanda e offerta di lavoro, e anche semplicemente di confronto e riflessione per crescere e creare collaborazioni e reti non solo a livello nazionale. Di qui l’idea di creare The Publishing Fair, un laboratorio di best practice, dove far incontrare imprenditori, creativi e fornitori provenienti da tutta Italia, ma anche dall’Europa”, spiegano gli ideatori Marzia Camarda e Lorenzo Armando.
    Tema della prima edizione saranno soprattutto i comparti dell’editoria non fiction (scolastica, accademica, professionale, saggistica, giornalismo, food, manualistica, grandi opere, graphic novel). Saranno 75 gli appuntamenti, con 90 relatori impegnati in conferenze, tavole rotonde e workshop formativi, che vedranno protagonisti realtà dell’editoria italiana grandi, medie e piccole. L’apertura al panorama internazionale è testimoniata dalla presenza di marchi come Phaidon, Stanford University, Bridgeman, Wolters Kluwer, Association of European University Presses, UCL Press, Ubiquity Press.




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    26 min
  • Antonietta Pastore "Premio Biennale Mario Lattes per la Traduzione"
    Antonietta Pastore
    Premio Biennale Mario Lattes per la Traduzione
    www.fondazionebottarilattes.it


    Al via il Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione

    La prima edizione è dedicata ai romanzi tradotti dalla lingua araba
    e coinvolgerà anche studenti delle università italiane


    «Il traduttore letterario è colui che mette in gioco tutto se stesso per tradurre l’intraducibile»
    Italo Calvino

    Consapevole del fondamentale ruolo dei traduttori nella diffusione della letteratura e dell’impareggiabile contributo della traduzione nell’avvicinare popoli e culture differenti, abbattendo muri ideologici, creando ponti culturali e favorendo il dialogo, la Fondazione Bottari Lattes indice il Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione, in collaborazione con l’Associazione Castello di Perno, dedicato alla figura di un editore, pittore e scrittore che seppe confrontarsi con intellettuali di fama internazionale.

    Con questa iniziativa, la Fondazione Bottari Lattes intende promuovere la conoscenza di culture e di autori meno noti al pubblico italiano e incoraggiare la traduzione in italiano delle loro opere letterarie più significative per qualità letteraria e profondità di contenuti, riflessioni, testimonianza. Il tutto nella piena consapevolezza che la traduzione non si risolve in una semplice trasposizione di parole da una lingua all’altra e nello spostamento un segno linguistico da un codice all'altro, ma è una disciplina che sa trasferire pensieri e concezioni del mondo da una cultura all'altra e che richiede una compenetrazione totale del traduttore in quella cultura.

    La prima edizione 2020 del Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione è dedicata alla letteratura contemporanea in lingua araba. È aperto alle opere di narrativa contemporanea tradotte ed edite in Italia tra il 2017 e il 2019, che devono essere inviate alla Fondazione Bottari Lattes entro il 10 gennaio 2020. Il bando è scaricabile sul sito www.fondazionebottarilattes.it

    La Giuria stabile del Premio individuerà cinque opere finaliste selezionate tenendo conto della capacità del traduttore di rendere in italiano la qualità letteraria del testo.

    Fanno parte della Giuria stabile i traduttori e i docenti: Anna Battaglia (ha insegnato Lingua francese all’Università di Torino e tradotto, tra le diverse opere, Oiseaux di Saint-John Perse), Melita Cataldi (è stata docente di Letteratura anglo-irlandese all'Università di Torino, ha tradotto tra gli altri, testi dall’antico irlandese, W.B. Yeats e poeti del Novecento come Hutchinson e Heaney), Mario Marchetti (traduttore di lungo corso dal francese e dall’inglese per le case editrici Einaudi e Bollati-Boringhieri, presidente del Premio Italo Calvino, autore di saggi e recensioni), Antonietta Pastore (scrittrice e traduttrice dal giapponese, a lei si deve la traduzione di numerose opere di Haruki Murakami e autori come Soseki Natsume, Kobo Abe, Yasushi Inoue) e Fabrizio Pennacchietti (orientalista, è stato docente di Filologia semitica all'Università Ca' Foscari di Venezia e all'Università di Torino, è membro dell’Accademia delle Scienze di Torino).

    Alla Giura stabile si unisce, per ogni edizione, una Giuria specifica per la lingua oggetto del Premio, che valuterà la cinquina e decreterà il vincitore. Per la prima edizione gli altri giurati, esperti di lingua araba, sono: Isabella Camera d'Afflitto (fra i massimi studiosi della lingua araba, è docente di Lingua e letteratura araba alla Sapienza di Roma e all'Orientale di Napoli), Manuela Giolfo (arabista presso l’Università di Genova), Claudia Tresso (docente di Lingua araba all’Università di Torino).

    La cinquina dei traduttori finalisti sarà resa nota, a mezzo stampa, entro la fine del mese di maggio. Il...
    15 min
  • Federico Ferrero "Voci Scomode"
    Federico Ferrero
    "Voci Scomode"


    VOCI SCOMODE
    Storie di chi sfida il potere
    RACCONTARE LO YEMEN
    Torino, 20 novembre 2019
    Circolo della Stampa - Palazzo Ceriana Mayneri
    Corso Stati Uniti, 27 - Torino
    ore 18:30-20


    I giornalisti yemeniti esiliati a Parigi Ali Al-Muqri e Ameen Al-Safa, moderati da Laura Silvia Battaglia, sono gli ospiti della 6° edizione di Voci scomode|Storie di chi sfida il potere, appuntamento annuale dedicato alla libertà di stampa nel mondo promosso dal Caffè dei Giornalisti di Torino in collaborazione con la Maison des Journalistes di Parigi.
    Lo Yemen vive una situazione drammatica. Il Paese è dilaniato da una guerra civile scoppiata nel 2015 quando gli Huthi, prevalentemente sciiti, che controllano la capitale Sana’a e sono fedeli alle forze dell’ex presidente Saleh (ucciso nel 2017) si sono scontrati con le milizie del presidente Hadi, sunnita, deposto con un golpe nel 2012 ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Il Paese è retto da una coalizione araba che sostiene le forze governative con blocco navale, terrestre e aereo su tutto il territorio nazionale.
    Scarseggiano cibo e medicinali: secondo l’Onu, all’80% dei cittadini yemeniti mancano beni di prima necessità. Anni di conflitto hanno causato migliaia di morti; attualmente, dopo la quarta tregua sancita a Stoccolma nel dicembre 2018 e la sospensione delle trattative di pace negli ultimi mesi, la situazione dello Yemen è di forte instabilità, per via della tensione tra Stati Uniti e Iran: i primi hanno approvato sanzioni economiche contro i secondi, chiedendo tra le altre cose (in cambio della sospensione del provvedimento) che l’Iran rinunci ad appoggiare i ribelli Huthi nello Yemen.
    In questo contesto, le minacce e la violenza fisica rappresentano la quotidianità anche per tutti quei giornalisti che tentano di raccontare con obiettività la guerra. Lo Yemen vive nei bassifondi della classifica mondiale della libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere (168esimo posto su 179 Paesi); comunicazioni e telecomunicazioni sono controllate dalle fazioni in lotta ed è sufficiente esprimere un parere critico in pubblico per essere arrestati o addirittura rapiti, tanto che molti operatori dell’informazione sono stati costretti a lasciare la loro patria natale per riparare all’estero.
    Ali Al-Muqri, nato nel 1966, è un romanziere e scrittore yemenita. Ha collaborato con riviste e giornali a partire dagli anni Ottanta. Ha scritto per il New York Times e suoi reportage sono stati tradotti e pubblicati anche su Libération. Dal 1997 è editore di Al-Hikma, organo di stampa ufficiale dell’associazione dei giornalisti yemeniti. Come romanziere ha scritto, tra gli altri, Il bell’ebreo (2012, Piemme).
    Dopo aver ricevuto più di una fatwa e parecchie minacce di morte in ragione del suo giornalismo
    indipendente, Ali Al-Muqri ha lasciato lo Yemen per rifugiarsi in Francia nell’ottobre 2015, ospitato dalla Maison des journalistes.
    Ameen Al-Safa, nato nel 1979, è giornalista fin dagli anni universitari. Ottenuta la laurea in giornalismo economico a Sana’a, ha frequentato il master in scienze politiche del medesimo ateneo. Collaboratore di varie testate yemenite come Al-Wahdawi, ha scritto per il quotidiano Al-Sharaa ed è stato responsabile dei dispacci arabi e internazionali per l’agenzia di stampa Saba News. È membro del sindacato dei giornalisti yemeniti e della Federazione internazionale dei giornalisti. Minacciato di morte fin dal 2014 da parte di ribelli Huthi per i suoi reportage sul conflitto, ha lasciato lo Yemen nel 2015 e si è rifugiato in Arabia saudita. Nell’ottobre 2017 ha trovato riparo in Francia ed è in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato: nelle more della richiesta, ha sospeso l’attività giornalistica ma continua a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della libertà di espressione.
    Laura Silvia Battaglia è...
    21 min
  • Pierluigi Plata "Apparecchiare la santità"
    Pierluigi Plata
    "Apparecchiare la santità"
    Libreria Editrice Vaticana
    www.libreriaeditricevaticana.va



    Un “menù spirituale” settimanale che raggruppa attraverso l’uso delle immagini della cucina contemporanea tutti i valori citati da papa Francesco al fine di mettere ogni giorno in risalto i valori fondamentali del nostro Credo e gli atteggiamenti da tenere, o da evitare, durante il nostro cammino quotidiano verso la santità.

    Pierluigi Plata (Iseo, 12 dicembre 1964), è presbitero cattolico, teologo e scrittore.

    I suoi scritti non sono altro che il frutto, oltre che a un meticoloso studio personale, di un continuo dialogo quotidiano con tutti, alimentato dal nutrimento della Parola di Dio e dei Sacramenti che la Chiesa Cattolica custodisce ed elargisce ad ognuno.



    «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova (GE 4)».

    La Prefazione del volume è a firma del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.





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    29 min
  • Mattia Morretta "Questo matrimonio non s'ha da fare"
    Mattia Morretta
    "Questo matrimonio non s'ha da fare"
    Crisi di famiglia e genitorialità
    Gruppo Editoriale Viator


    Un saggio controcorrente che propone l’onestà intellettuale al posto del certificato di stato civile

    Un’anatomia dell’amore che seziona i rapporti sessuali e sentimentali, evidenziando l’impersonalità o il disastro della maggior parte delle comuni relazioni e affrontando i molteplici aspetti problematici dei legami interpersonali (accoppiamento, convivenza, procreazione). Poiché oggi siamo schiacciati, più che dalle rovine dell’istituzione secolare della famiglia, dall’inconsistenza di vincoli leggeri e deresponsabilizzanti, cui si associano destrutturazione della funzione materna-paterna e impoverimento della rete sociale “sicché si ha a che fare con viaggiatori solitari o in tandem con eventuali figli trascinati a ruota a mo’ di trolley”.

    Matrimonio e ruoli genitoriali sono ritenuti alla portata di gay e lesbiche proprio perché svuotati di significato, fatti esteriori ed estetici, di superficie e non di sostanza, privati e non comunitari, tanto che unioni civili e omo-parentalità, propagandati quali traguardi di uguaglianza, sono in larga misura status symbol generati dalla reazione alla censura e dall’esclusione di un tempo. Altrettanto l’equiparazione forzata e astratta tra uomo e donna, che indebolisce e incattivisce l’uno e fa perdere identità e buon senso all’altra.

    Eppure, se da un lato la coppia e il familismo subiscono i colpi d’ascia dell’autore, più in profondità risalta la prospettiva di restauro delle fondamenta della sessualità, attingendo alla dimensione dell’immaginario antropologico (mitologia inclusa) e valorizzando al massimo l’asse ereditario umano, nelle varie espressioni di genitorialità spirituale, perché “se alla natura interessa avere eredi materiali, la civiltà ha bisogno di figli culturali”.

    Mattia Morretta: psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo, si è occupato di temi sanitari e sociali nel servizio pubblico e nel mondo del volontariato, di educazione alla salute nelle scuole e di formazione degli operatori, dedicando particolare attenzione all’omosessualità e al comportamento sessuale. Ha pubblicato numerosi saggi di impianto culturale, tra i quali: Il percorso del morire (1995), Sessualità e Aids (1995), Legami a rischio (2000), Che colpa abbiamo noi - Limiti della sottocultura omosessuale (2013), Tracce vive - Restauri di vite diverse (2016), Viva Dalida - Icona immortale (2017). Un vasto archivio di articoli e scritti è consultabile sul sito www.mattiamorretta.it




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    33 min
  • Ali Bécheur "I domani di ieri"
    Ali Bécheur
    "I domani di ieri"
    Tradotto da: Giuseppe Giovanni Allegri, Elisabetta Bartuli
    Francesco Brioschi Editore
    gruppoeditorialebrioschi.it



    Sin da piccolo Ali è abituato allo sguardo severo del padre, una lama incombente capace di farlo sentire sempre inadeguato. Figura enigmatica e rigorosa, Omar può fregiarsi di una storia personale piena di glorie, scandita dalle battaglie della Tunisia verso la libertà e l’indipendenza: il riscatto dalle umili origini grazie all’eccellente educazione al collège Sadiki, le contestazioni del primo Novecento contro il protettorato francese, una carriera forense spesa in difesa dei compatrioti insorti contro i colonizzatori. Ma la sua intransigenza ha segnato il figlio per tutta la vita: come si può esistere di fronte a un padre così monumentale? E come lo si può ricostruire una volta scomparso? Ali Bécheur, tra i maggiori autori della Tunisia contemporanea, tratteggia il rapporto per eccellenza, quello che lega un figlio al proprio padre, un uomo a un “assente sempre presente” con cui, prima o poi, si devono fare i conti. Con cui, prima o poi, ci si deve riappacificare.

    Ali Bécheur, pluripremiato autore di romanzi, saggi e racconti, nasce a Sousse nel
    1936. È uno dei più grandi scrittori tunisini viventi di lingua francese. I domani di ieri
    e Il paradiso delle donne gli hanno valso il Comar D’Or.


    la conversazione con Ali Bécheur è tradotta da Francesca Ilardi.


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    25 min
  • Luigina Del Gobbo "Dai, faccio io!"
    Luigina Del Gobbo
    "Dai, faccio io!"
    illustrazioni di Sophie Fatus
    Lapis Edizioni


    Un libro di filastrocche in cui il bambino chiede all'adulto di lasciarlo fare, ma di essere comunque presente e di dargli coraggio, di sciogliere l'intreccio di dita e lasciargli la mano, socchiudere - non chiudere - gli occhi per poi, insieme a lui, volare lontano. E crescere insieme. Età di lettura: da 3 anni.

    Io sono un bambino e voglio imparare su, dai, faccio io mi lasci provare?


    Un libro dove i bambini sono i protagonisti assoluti, dove la voglia di fare, sbagliare e imparare da soli li contraddistingue fin da piccoli. Un monito ai genitori per lasciare i loro piccoli liberi di esprimersi, cadere e rialzarsi da soli





    Da anni è impegnata nella ricerca di strumenti (didattici e non) efficaci per lo sviluppo di abilità e competenze trasversali nei bambini dai 3 ai 10 anni. In passato animatrice, educatrice e insegnante di attività espressive in laboratori di riabilitazione per bambini con handicap; da oltre vent’anni è insegnante nella scuola primaria nella quale ancora opera; è autrice di manuali, di racconti e di un romanzo breve per adulti e di libri per bambini. Ha collaborato con M.O.L.L.A. rivista per bambini ed è ideatrice e conduttrice di laboratori presso scuole, biblioteche e festival letterari.


    Ultimi titoli
    Dai, faccio io! (Lapis, 2019)
    Perché io… sono così! (Lapis, 2017)
    Vorrei un tempo lento lento (Lapis, 2014)



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