il posto delle parole

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  • Raphael Bianco
    Raphael Bianco
    Fondazione Egri per la Danza
    "PianoPlays"



    BALLETTO NAZIONALE DI GYÖR (Ungheria)
    diretto da JÁNOS KISS
    con la partecipazione della
    COMPAGNIA EGRIBIANCODANZA
    diretta da Susanna Egri e Raphael Bianco
    CUNEO – Teatro Toselli
    Via Teatro Toselli, 9
    Domenica 3 marzo 2019 ore 21


    Domenica 3 marzo alle ore 21.00 al Teatro Toselli di Cuneo la Fondazione Egri per la Danza di Torino invita il Balletto Nazionale di Györ, la principale Compagnia di danza neoclassica e moderna ungherese, che vanta numerose collaborazioni con coreografi di fama mondiale.
    Lo spettacolo, che ha il Patrocinio del Consolato Generale di Ungheria in Milano, rappresenta un gradito ritorno del Balletto Nazionale di Györ, con un suo pubblico che l’ha più volte applaudito nell’ambito degli scambi internazionali con la Compagnia EgriBiancoDanza.
    In questa occasione, l’eccellente Compagnia di Györ, presenta una novità assoluta del suo coreografo residente, László Velekei, "PIANOPLAYS". Il tema dello spettacolo è il più elevato dei sentimenti umani: l'amore e le sue diverse facce.
    Nelle opere del coreografo László Velekei, ci sono sempre contraddizioni tra le azioni individuali e il giudizio sociale. Per questa occasione la Compagnia danzerà sulle note di Beethoven, Wagner e altri grandi compositori, raccontando le sue mille sfaccettature. La produzione di brevi frammenti coreografici mostra i diversi volti che assume il sentimento dell’amore, presentandosi a volte simile a un’impetuoso mare in tempesta, altre richiamando un flusso lento e inesorabile. Di notevole rilevanza risulta essere la componente musicale sulla quale è stata creata la coreografia: un felice connubio fra le due arti sorelle, danza e musica, spesso disatteso nelle creazioni attuali. Importante anche la scenografia, con l'albero marcio che evoca il Giardino dell'Eden, con la prima coppia umana e la loro caduta, che trasforma l'idillio in una fine. L'albero ora è putrefatto, e le relazioni stanno cambiando, mentre continua la ricerca dell’ ”altro”.
    In apertura della serata la Compagnia EgriBiancoDanza propone un estratto dello spettacolo "APPARIZIONI" che, con la coreografia di Raphael Bianco, è stato presentato in molti teatri italiani ed europei. La volontà del coreografo è quella di sollecitare la fantasia degli spettatori riflettendo su ciò che appare e scompare ai nostri occhi in forma concreta o impalpabile. APPARIZIONI è un quadro di danza sulla percezione dell’animo umano rispetto a eventi, persone, sogni e pensieri che pervadono la nostra vita, con una considerazione: qual è il limite fra realtà e irrealtà?
    "In questa occasione ho voluto una danza priva di narrazione, ma profondamente intrisa di significati, in parte oscuri e misteriosi, ma forse , proprio per questo motivo, in grado di stimolare diverse riflessioni e emozioni negli spettatori.” (Raphael Bianco)


    PIANOPLAYS IDEAZIONE E COREOGRAFIA László Velekei Vincitore del premio Harangozó REGIA János Kiss Artista vincitore del premio Kossuth DISEGNO LUCI Yaron Abulafia COSTUMI Gabi Gyori DRAMMATURGIA Alexandra Csepi DANZATORI Tetiana Baranovska, Gui Gerda, Gyurmánczi Vincitore Del Premio Diána Harangozó, Eszter Adria Herkovics, Eszter Horányi, Eszter Kovács, Marjai Lili Anna, Tatiana Shipilova, Judit Szalai, Luka Dimic, Patrik Engelbrecht, Gémesi, Golubkovics Gémesi , Zoltán Jekli, Artem Pozdeev, Benvenuto Bánk, Daichi Uematsu APPARIZIONE #5 IDEAZIONE E COREOGRAFIA Raphael Bianco ASSISTENTE ALLA COREOGRAFIA Elena Rolla MAITRE DE BALLET Vincenzo Galano MUSICHE Diego Mingolla DISEGNO LUCI Enzo Galia COSTUMI Melissa Boltri DANZATORI Elisa Bertoli, Vanessa Franke, Simona Bogino, Maela Boltri, Vincenzo Criniti, Cristian Magurano, Alessandro Romano, Paolo Piancastelli
    Stagione IPUNTIDANZA 2018/2019


    La Fondazione Egri per la Danza gode del sostegno del Ministero per i Beni e le...
    8 min
  • Piero Sorrentino "Un cuore tuo malgrado"
    Piero Sorrentino
    "Un cuore tuo malgrado"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda.

    Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l’entità un poco alla volta.

    Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità.

    Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l’affermato fotografo rimasto coinvolto nell’incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre.

    Una seduta di fisioterapia dopo l’altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell’anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l’amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.

    Con una scrittura levigata e sorvegliatissima, adamantina, e insieme profondamente innervata, pronta ad accendersi e vibrare, Piero Sorrentino indaga con delicatezza la condizione esistenziale di una giovane donna in bilico tra autodistruzione e forza di volontà, che accoglie lo spasimo del mondo per dissolvere le illusioni e trasformarle in luce.



    Piero Sorrentino è nato nel 1978 a Napoli, dove vive. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Voi siete qui e Il corpo e il sangue d'Italia (minimum fax), Niente resterà pulito (Rizzoli), A occhi aperti (Mondadori). È dottore di ricerca in Studi letterari. Dal 2010 è autore e conduttore del programma radiofonico Zazà, in onda su Rai Radio3. Questo è il suo primo romanzo.




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    23 min
  • Carlo Albarello "Noi e gli altri"
    Carlo Albarello, Assunta Di Febo
    "Noi e gli altri"
    Tredici ragazzi raccontano i migranti
    Città Nuova
    www.cittanuova.it


    «È da un po’ di tempo ormai che si sta stretti sul nostro pianeta e la situazione è diventata abbastanza precaria: ci sono persone che viaggiano fino a noi da pianeti lontani, solcando i mari della galassia su pesanti piattaforme di metallo, per scappare da luoghi che si sgretolano sempre di più, di giorno in giorno»: i racconti di tredici studenti delle scuole superiori italiane, selezionati attraverso il concorso letterario Scriviamoci 2018, organizzato dal Cepell (Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e l’Atlante digitale del ’900 letterario (un archivio della letteratura più o meno nota del secolo appena trascorso). L’argomento al centro della raccolta è il fenomeno delle migrazioni: i migranti che abbandonano il loro Paese, spinti dalla guerra e dalla fame, e che partono in cerca di un futuro migliore. La forma è il racconto, declinato in brevi storie di fantascienza, biografie immaginarie, narrazioni dal sapore distopico.


    Il concorso di scrittura Scriviamoci 2018 sul tema “Noi e l’Altro”, promosso dal Cepell e dall’Atlante digitale del Novecento in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e con il MIUR, ha riscosso un grande successo grazie a una numerosa partecipazione delle scuole in Italia e all’estero presenti con 263 lavori di studenti di 18 regioni italiane e di due scuole italiane in Croazia.

    La Commissione giudicatrice del concorso – composta dai professori Carlo Albarello, Tiziana Piras, Silvia Tatti, Simonetta Teucci, Natascia Tonelli e da Flavia Gentili , Maria Teresa Laudando, Matteo Girardi, oltre che da rappresentanti del Centro per il libro – ha esaminato i lavori tenendo conto della padronanza lessicale, della competenza di scrittura e della originalità nella costruzione dei testi di scrittura creativa e ha individuato gli studenti vincitori.

    "Noi e gli altri"
    Tredici ragazzi raccontano i migranti:
    Giulia Faccini, Giulia Quinzi, Maria Bianca Cojocaru, Sara Maria Caviglia, Francesca Martinucci, Michela Sasso, Sofia Brizzi, Benedetta Mancinelli, Anna Avilia, Roberta Basile, Mauro Domenico, Ilaria Iannicelli, Paula Cagnani


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    17 min
  • Michela Guidi "La leggenda del paese dove nascono le parole"
    Michela Guidi
    "La leggenda del paese dove nascono le parole"
    illustrazioni di Shu Garbuglia
    Feltrinelli Kids
    www.feltrinellieditore.it/ragazzi

    Ma come, sono le parole che scelgono i bambini? Non si va a scuola proprio per imparare a sceglierle e a scriverle correttamente?
    In questo libro scopriremo che la scuola serve a rendere belle le parole, ma solo i bambini e il cuore delle persone possono renderle felici.

    Michela Guidi nel 1999 si è laureata in Conservazione dei Beni culturali presso l’Ateneo di Bologna, dove lavora da oltre quindici come bibliotecaria. Il testo originario da cui si è sviluppato questo breve romanzo è una fiaba, “Valblabla”, vincitrice nel 2017 del Premio Andersen Baia delle Favole. Per Feltrinelli Kids ha pubblicato La leggenda di Val Blabla, il paese dove nascono le parole (2019).



    Shu Garbuglia nasce nel 1991 a Roma, dove tutt’ora vive. Si laurea in Editoria con una tesi sui libri e le app digitali per bambini. Nel 2016 frequenta l’Entry level e nel 2017 il Master presso la scuola Ars in Fabula. Per Feltrinelli Kids ha illustrato La leggenda di Val Blabla, il paese dove nascono le parole (2019) di Michela Guidi.



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    20 min
  • Fausto Colombo "Imago Pietatis"
    Fausto Colombo
    "Imago Pietatis"
    Indagine su fotografia e compassione
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it



    Tutti ricordiamo l’immagine di Alan Kurdi, il bambino di tre anni annegato sul finire dell’estate 2015 nel Mar Egeo mentre con la famiglia cercava una nuova vita lontano dalla guerra in Siria. Anche oggi che l’onda emotiva si è calmata e in varie parti del mondo occidentale soffiano venti diversi, ci torna in mente con grande vivezza, fosse pure soltanto nel giorno dell’anniversario, dietro la sollecitazione dei media. Si è radicata saldamente nella nostra memoria.
    Perché proprio quella piccola foto? Si tratta di un caso di esaltazione mediatica collettiva o di una manifestazione singolarmente intensa dei nostri sentimenti più umani? È solo frutto della cultura della nostra epoca, che segna ogni cosa con lo stigma della velocità e della diffusione, o affonda le sue radici in una storia più antica, iniziata con le prime fotografie alla metà dell’Ottocento? Fausto Colombo, uno dei nostri più importanti sociologi della comunicazione, affronta queste domande non limitandosi a utilizzare gli strumenti scientifici dello studioso, ma mettendosi anche in ascolto delle proprie emozioni di spettatore tra gli altri e cercando l’origine della propria commozione di fronte all’immagine di quello sfortunato bambino.
    Ecco allora il suo ‘diario di viaggio’. La ricostruzione delicata della storia della famiglia di Alan e quella della velocissima diffusione delle immagini attraverso i social, rilanciate e ridisegnate da utenti comuni e da grandi artisti. L’analisi della forza simbolica dell’immagine già agli albori della storia della fotografia, con il suo profondo legame con il tempo e la morte. Il racconto delle storie delle più famose immagini giornalistiche di guerra o sofferenza, diventate icone in grado di segnare la storia, e dei reporter a cui quello scatto spesso ha cambiato la vita. La riflessione sul discorso umanitario e sulla potenza del dolore infantile. Un’indagine nei meccanismi comunicativi e nel sentire umano fino all’ultima domanda: la nostra compassione vincerà la sfida dell’empatia? Sapremo riconoscere nell’immagine di Alan, e attraverso essa nelle altre vittime come lui, un nostro figlio, uno dei nostri piccoli fratelli nella famiglia umana che ci lega tutti in un’unica comunità di destino?




    Fausto Colombo è professore ordinario di Teoria della comunicazione e dei media presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove dirige il Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo. Sin dal suo primo libro (Gli archivi imperfetti, Vita e Pensiero, 1986) si è occupato del ruolo dell’immagine e della digitalizzazione, in un discorso continuato attraverso Ombre sintetiche. Saggio di teoria dell’immagine elettronica (1990), Le nuove tecnologie della comunicazione (con Gianfranco Bettetini, 1994), La digitalizzazione dei media (2007) e Il potere socievole. Storia e critica dei social media (2013).


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    31 min
  • Alessandro Perissinotto "Il silenzio della collina"
    Alessandro Perissinotto
    "Il silenzio della collina"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Domenico Boschis è nato nelle Langhe, ma da molti anni ormai la sua vita è a Roma, dove ha raggiunto il successo come attore di fiction TV. Una notizia inaspettata, però, lo costringe a tornare tra le sue colline: il padre, col quale ha da tempo interrotto ogni contatto, è malato e gli resta poco da vivere.

    All’hospice, infatti, Domenico trova un’ombra pallida dell’uomo autoritario che il padre è stato: il vecchio non riesce quasi più a parlare, ma c’è una cosa che sembra voler dire al figlio con urgenza disperata. «La ragazza, Domenico, la ragazza!» grida, per scoppiare poi in un pianto muto. Dentro quel pianto Domenico riconosce un dolore che viene da lontano.

    Chi è la ragazza che sembra turbarlo fino all’ossessione?

    Mentre Domenico riprende confidenza con la terra in cui è cresciuto e cerca di addomesticare i fantasmi che popolano i suoi ricordi d’infanzia, si imbatte in un fatto di cronaca avvenuto cinquant’anni prima a una manciata di chilometri da lì. La protagonista è proprio una ragazza: ha tredici anni quando, una notte di dicembre del 1968, viene “rubata” da casa sua. Di lei non si sa nulla per otto mesi, poi la verità emerge con tutta la sua forza.

    È possibile che sia il ricordo della tredicenne a perseguitare il padre di Domenico? E se così fosse, significa che il vecchio ha avuto un ruolo nella vicenda della ragazza? Lui l’ha sempre considerato un cattivo padre; deve forse cominciare a pensare che sia stato anche un cattivo uomo? Domenico ha bisogno di trovare una risposta prima che il vecchio chiuda gli occhi per sempre.

    Nel solco del romanzo-verità tracciato da Carrère con L’avversario, Alessandro Perissinotto prende le mosse da una storia realmente accaduta, raccontata dai giornali dell’epoca e poi colpevolmente dimenticata, innestandola però su un impianto romanzesco. Così facendo, rompe il silenzio sul primo sequestro di una minorenne nell’Italia repubblicana, in un libro feroce e al tempo stesso necessario per capire da dove viene la violenza sulle donne, per comprendere che, contro quella violenza, sono gli uomini a doversi muovere.


    Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) insegna Teorie e tecniche delle scritture all'Università di Torino. Ha esordito come narratore nel 1997 ed è autore di sedici romanzi, tra cui: Semina il vento (2011), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al premio Strega), Coordinate d'Oriente (2014), Quello che l'acqua nasconde (2017), tutti editi da Piemme.

    Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei, negli Stati Uniti e in Giappone.




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    24 min
  • Denis Curti "Ferdinando Scianna. Viaggio. Racconto. Memoria"
    Denis Curti
    curatore della mostra:
    "Ferdinando Scianna. Viaggio. Racconto. Memoria"
    mostra aperta fino al 28 luglio 2019
    Palermo, Galleria d'Arte Moderna


    “Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggiorano”
    Ferdinando Scianna


    Negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, è aperta al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita.
    Con oltre 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

    Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia non solo italiana.
    Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare - tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose - esordio della sua carriera - all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.
    “Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.
    Avendo deciso di raccogliere in questa mostra la più ampia antologia dei suoi lavori fotografici, con la solita e spiccata autoironia, Ferdinando Scianna, in apertura del percorso espositivo, sceglie un testo di Giorgio Manganelli: “Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…”
    Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive: come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo.


    Le sezioni della mostra:
    La memoria: Bagheria – La Sicilia – Le feste religiose
    Il racconto: Lourdes - I bambini – Kami – Il dolore
    Ossessioni: Il sonno – Le cose - L’ombra – Bestie – Gli specchi
    Il viaggio: America –...
    16 min
  • Gianluca Fiocco "Togliatti. Il realismo della politica"
    Gianluca Fiocco
    "Togliatti. Il realismo della politica"
    Carocci Editore
    www.carocci.it



    Il volume ricostruisce la vita politica e intellettuale di Palmiro Togliatti (1893-1964), per quarant’anni guida del PCI e dirigente autorevole del movimento comunista internazionale. Il suo complesso e travagliato cammino, dalla militanza nel gruppo ordinovista all’ultimo appello di Jalta, riflette esemplarmente speranze e tragedie del Novecento. La narrazione si sofferma in particolare sul periodo successivo al suo ritorno in Italia nel 1944, quando diventa uno dei principali fondatori del nuovo Stato repubblicano. Un filo rosso del libro è l’esplorazione dell’“officina” di Togliatti, per scoprirne la strumentazione concettuale, le categorie interpretative e le conseguenti visioni e proposte politiche. Sulla base delle più recenti acquisizioni storiografiche e della documentazione presente negli archivi della Fondazione Gramsci, il testo intende contribuire a una piena storicizzazione della figura di Togliatti, evidenziando alcuni dei suoi lasciti principali: l’analisi del fascismo e dell’organizzazione della società di massa; l’apporto alla costruzione di una cittadinanza democratica in Italia; la fortuna di Gramsci come classico del pensiero politico.



    Gianluca Fiocco è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci. È stato curatore, insieme a Maria Luisa Righi, dell’epistolario togliattiano La guerra di posizione in Italia (Einaudi, 2014).


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    38 min
  • Susan Finnell, Valentina Roselli
    Susan Finnel, Valentina Roselli
    "Seeming Confines" David Ruff
    Spazio Don Chisciotte, Torino
    Fondazione Bottari Lattes


    Everything I’ve seen, everyone I’ve known, the great forest of visual, tactile experience, play a part in the creation of my painting. Then with the craft of which I’m capable, my vision becomes manifest through the means of color and form to give life to a newly created reality.
    David Ruff, 1997

    Tutto ciò che ho visto, tutte le persone che ho conosciuto, la grande foresta dell’esperienza visuale e tattile, giocano un ruolo nella creazione della mia pittura. Poi con le abilità a mia disposizione, la mia visione diventa manifesta attraverso i mezzi del colore e della forma per dare vita a una realtà creata nuova.
    David Ruff, 1997

    Pittore, grafico, stampatore, poeta e intellettuale. Artista newyorkese nato nel Bronx, spesso associato all’espressionismo astratto statunitense, difficilmente collocabile in una precisa corrente o entro demarcati confini. Attivista impegnato nelle grandi campagne politiche per i diritti civili, in Alabama, Mississippi, Upstate New York e Washington D.C. Amante della natura (“una foglia dorata, un ciottolo, una crepa in un muro, una lumaca, la forma dei campi…”) e della forma creata (poesia, letteratura, musica e arti visive). David Ruff (New York, 1925 – Torino, 2007), che ha vissuto in Piemonte tra Baldissero, Bagnolo e Torino per oltre trentacinque anni, è al centro della mostra “Seeming Confines” allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes da venerdì 8 marzo a giovedì 18 aprile – Via della Rocca 37B – Torino).

    Curata da Valentina Roselli e David Ruff Archive (presieduto dalla moglie Susan Finnel), l’esposizione intende portare all’attenzione del pubblico le opere degli anni Settanta di Ruff, per approfondire quale fu l’impatto che il trasferimento dagli Stati Uniti all’Europa ebbe sul suo lavoro. Una mostra che vuole indagare sul nuovo impulso creativo che l’incontro con il Vecchio Continente stimolò nell’artista. Nel 1969, infatti, Ruff e la moglie con la figlia piccola, lasciano New York per trasferirsi prima ad Amsterdam, poi, nel 1971 in Piemonte, stabilendosi in Europa, da dove le loro famiglie erano migrate all’inizio del Novecento per approdare negli Stati Uniti. Ruff sbarca in Europa cercando una nuova sensibilità espressiva, mettendosi alla prova nell’incontro con la cultura e la tradizione europea.

    Il titolo della mostra “Seeming Confines” coincide con il titolo di un dipinto di Ruff ispirato all’opera Endymion (IV, 513) di John Keats, autore molto amato dall’artista e che nutre spesso la sua ricerca. È un titolo che richiama direttamente la passione per la letteratura e il carattere poetico e musicale che permea tutti i lavori di Ruff. Allo stesso tempo, il riferimento a confini apparenti intende sottolineare quanto sia difficile definire Ruff secondo uno stile preciso o una corrente artistica: la sua opera è un viaggio dai confini non demarcati, senza l’urgenza di una definizione. È stato spesso associato all’espressionismo astratto statunitense, relazione pittorica che Ruff arricchisce, ma dalla quale si distacca consapevolmente. Ruff ha saputo riflettere sulla tradizione artistica americana e su quella europea, influenzato anche da maestri italiani quali Botticelli, Tiziano, Veronese, Tintoretto e Giorgione, raggiungendo uno stile unico, dai caratteri avanguardistici per il suo saper guardare sempre oltre le sensibilità del suo tempo. In lui molto spiccato è il tratto coloristico, tra luce e vibranti atmosfere, tra tinte tenui e forti, che conferisce nuance e sfumature alla realtà, ai sogni, alle sensazioni, alle emozioni.



    David Ruff nasce nel Bronx (New York City) nel 1925. Tra il 1945 e 1950, vive a Greenwich Village, studia pittura con Yasuo Kunyoshi alla Art Students’ Leauge, lavora e insegna all’Atelier 17 di S. W. Hayter. Nel 1950 si...
    25 min
  • Gabriella Montanari "Memorie di un giovane disturbato"
    Gabriella Montanari
    "Memorie di un giovane disturbato"
    Frédéric Beigbeder
    Vague Edizioni



    sabato 2 marzo 2019 Torino

    Alliance Française ore 10
    Presentazione in lingua francese. In collaborazione con Cosmopolites Prenotazione obbligatoria: [email protected] Intervengono:
    l’autore Frédéric Beigbeder
    Fabrice Placet - Direttore Alliance Française di Torino. Gabriella Montanari – Editrice e traduttrice (Vague Edizioni)

    Libreria Luxemburg ore 18
    Intervengono:
    l’autore Frédéric Beigbeder
    Fabrice Placet - Direttore Alliance Française di Torino. Gabriella Montanari – Editrice e traduttrice (Vague Edizioni)

    Circolo dei Lettori ore 21
    Dialogano con l’autore:
    Gabriella Bosco – Professore ordinario di letteratura francese (UniTo) Stefano Vitale - Poeta e critico letterario
    Gabriella Montanari – Editrice e traduttrice (Vague Edizioni)


    “La cosa peggiore: non me la sono svignata e ho recitato alla perfezione il mio ruolo di sporco-figlio-di ricchi-viziato marcio-e-decadente. In questo campo è molto difficile battermi. Meno sono qualcosa e più la sembro; meno credo in qualcosa e meglio la difendo. Non ho fatto Scienze Politiche per niente.”

    Memorie di un giovane disturbato, è il romanzo d’esordio del 1990 di Frédéric Beigbeder, scrittore, saggista e critico letterario, rimasto fino ad oggi inedito in Italia e appena pubblicato dalla casa editrice torinese Vague Edizioni. L’autore, nel suo tour italiano, lo ha appena presentato in Italia partendo da Palermo il 25 febbraio, a seguire il 26 a Napoli, il 27 a Roma, il 28 a Firenze e infine a Torino il 2 marzo con tre appuntamenti nella giornata: Alliançe Française (in lingua francese) alle ore 10, Libreria Luxemburg alle ore 18 e Circolo dei Lettori alle ore 21. L’incontro all’Alliance Française (in lingua francese e su prenotazione obbligatoria) sarà anche il primo degli incontri in programma In occasione del mese dedicato alla Francofonia.
    Il romanzo
    Memorie di un giovane disturbato è un doppio clin d’oeil alle Memorie di una ragazza perbene di Simone de Beauvoir e alle Memorie di una giovane disturbata di Bianca Lamblin, narra le vicende amorose del giovane

    Marc Marronnier e l’inizio della sua carriera di cronista mondano. Festaiolo insaziabile e nottambulo instancabile, Marc unisce l’utile al dilettevole : serate deliranti (condite di danze e sbronze collettive) e lavoro facile. Fedeli compagni di baldoria sono l’amico Jean-Georges e il resto dei sogghignatori in Pantalone, una scatenata « setta » di adepti del dio divertimento. La musica funge da fil rouge alla sequenza-diario di eventi frivoli, relazioni in dirittura d’arrivo (con Victoire) e al nastro di partenza (con Anne), rivoluzioni esterne (Praga) e interiori (vita di coppia « casalinga »). Un mondo di dorata dissolutezza al quale abbiamo tutti sognato di appartenere, almeno una volta, il tempo di una festa in costume...
    Attraverso la narrazione umoristica, non edulcorata, della vita frivola e mondana del protagonista e della sua cerchia di amici scapestrati, l’autore traccia un ritratto disinibito della generazione di venti/trentenni della Parigi bene di fine anni ’80, soffermandosi sulle difficoltà dei rapporti di coppia, in bilico tra il bisogno di esclusività e il desiderio di libertà, tra la paura della solitudine e quella della routine quotidiana. Ne scaturisce una riflessione sulle contraddizioni interiori e sulla conciliabilità tra essere e apparire.

    Frédéric Beigbeder (Neuilly-sur-Seine, 1965) è scrittore, saggista, critico letterario, presentatore televisivo e regista francese. È il creatore del Premio Flore, di cui presiede la giuria, e direttore della rivista Lui. Memorie di un giovane disturbato è il suo romanzo d’esordio, pubblicato nel 1990 all’età di 25...
    15 min

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