il posto delle parole

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  • Benedetta Cibrario "Il rumore del mondo"
    Benedetta Cibrario
    "Il rumore del mondo"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    L’ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa.

    La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un’imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta.

    Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo – nell’economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l’Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.


    Benedetta Cibrario è nata a Firenze nel 1962, da padre torinese e madre napoletana. Vive a Londra. Nel 2007 esordisce con il romanzo Rossovermiglio (Feltrinelli, premio Campiello 2008). Rossovermiglio viene tradotto e pubblicato in diversi paesi, tra cui la Germania, l'Olanda, il Portogallo, la Grecia. Nel 2009 esce Sotto cieli noncuranti (Feltrinelli, premio Rapallo Carige 2010) e, successivamente, Lo Scurnuso (Feltrinelli, 2011).



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    44 min
  • Cecilia Mainardi "Dal nulla al sogno"
    Cecilia Mainardi
    "Dal nulla al sogno"
    Dada e Surrealismo dalla collezione del Museo Bojimans Van Beuningen
    Alba, Fondazione Ferrero
    fino al 25 febbraio 2019
    www.fondazioneferrero.com



    La mostra Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen si tiene alla Fondazione Ferrero ad Alba fino al 25 febbraio 2019. Curata dal professor Marco Vallora, la mostra si articola seguendo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste nel modo in cui le opere sono presentate. L’esposizione si suddivide in nove sezioni, all’interno delle quali si susseguono opere di grande pregio e dal forte impatto. Le opere coesistono in un dialogo ora armonico, ora contrastante, seguendo una progressione prevalentemente tematica e prestando un’attenzione particolare alla cronologia degli eventi. I capolavori esposti riflettono alcune delle problematiche e dei temi che contribuiscono a segnare i confini tra la poetica nichilista del movimento Dada e quella più propositiva tipica del Surrealismo: il caso, la bruttezza estetica, il sogno, l’inconscio, la relazione con l’arte antica, il legame tra arte e ideologia.
    In occasione della mostra, questo autunno, molti dei capolavori del Museo Boijmans Van Beuningen saranno trasferiti alla Fondazione Ferrero. La maggior parte delle opere sarà esposta in Italia per la prima volta in assoluto. Come spiega il curatore, Marco Vallora: «In un’esposizione profondamente ragionata ed articolata, la Fondazione presenta una nuova mostra internazionale in occasione del suo appuntamento biennale con la grande arte. Questa mostra unica nel suo genere si distinguerà da quelle precedenti, in quanto includerà anche libri, poesie e riviste, tutti legati ai due movimenti, unitamente a opere pittoriche e scultoree innovative e spesso rivoluzionarie, altamente evocative e di grande rilevanza storica».


    Grazie alle opere concesse in prestito dal Museo Boijmans Van Beuningen, saranno esposte tre versioni diverse delle Boîtes (“scatole”) di Marcel Duchamp (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif). A partire dagli anni ‘30 del Novecento Duchamp cessò di essere un artista, diventando all’apparenza un semplice giocatore di scacchi e, in queste scatole, egli ripose tutta la sua scandalosa oeuvre, mosso dall’intento polemico e sarcastico di distruggere l’idea di genio artistico, rimpiazzando la pomposa esposizione museale con una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica, corrosiva ironia.
    Attraverso la parola shock “nulla”, il titolo della mostra mira a sorprendere e affascinare, ma anche a perseguire uno dei capisaldi più radicali del programma dadaista. Non solo basato sul caso e sul rifiuto del concetto di artista onnipotente e maestro padrone della sua opera, il Dadaismo segue altresì le regole dell’azzardo e del gioco, e in particolare, protende verso la negazione dell’arte stessa, il rigetto della bellezza da museo, e con i suoi ready-made, verso il rifiuto dell’arte decorativa e rassicurante. Al contrario, l’opera d’arte, che ormai non è quasi più né un’opera né arte, deve suscitare sentimenti d’inquietudine, turbamento e in particolare, insinuare dubbi nello spettatore. L’esposizione include inoltre Man Ray, Arp e un’eccentrica e provocativa tela del dandy spagnolo naturalizzato parigino, Francis Picabia.

    Spostandosi verso il Surrealismo e il suo mondo onirico, troviamo i disegni preparatori e uno straordinario dipinto di Salvador Dalí ispirato al libro di Raymond Rousell New Impressions of Africa. Un’altra importantissima opera è costituita dai Chants de Maldoror del Comte de Lautréamont, illustrati sia da Dalí sia da Magritte. Man Ray nell’opera L’enigme d’Isidore Ducasse, nascose una macchina da cucire Singer sotto la coperta di un’asse da stiro, forse un omaggio a Winnaretta...
    25 min
  • Matteo Guadagnini "Groenlandia. Sulle orme di Nansen"
    Matteo Guadagnini
    "Groenlandia. Sulle orme di Nansen"
    Tra ghiaccio e anima
    Fusta Editore
    www.fustaeditore.it



    La Groenlandia: una regione impervia di cui poco si è scritto in tempi recenti, una terra certamente lontana dal turismo di massa. Il racconto di una straordinaria avventura nel Nord del mondo, sulle orme del mitico esploratore norvegese Fridtiof Nansen, il primo uomo al mondo ad attraversare con gli sci la ghiacciata Kalaallit Nunaat, l’isola più grande della Terra.



    Matteo Guadagnini, di professione avvocato, appassionato di viaggi, un giorno riceve una proposta da parte di un amico: perché non attraversare la Groenlandia? Bastano una slitta (o meglio due!), vestiti adatti, una buona tenda e del cibo consumabile anche a bassissime temperature: tutte cose che si possono comprare. Ah, certo, serve anche un po’ d’allenamento: ma per quello il tempo lo si trova, e l’entusiasmo fa il resto. Poi, vediamo, cosa serve d’altro? Ma sì, qualche volume sull’argomento: che ci vorrà mai a leggere un paio di libri?! Al massimo, anche se dovessimo decidere all’ultimo di non partire, avremmo imparato qualcosa di nuovo. Biglietto aereo prenotato. Tutto pronto? Tutto pronto!

    Poi arriviamo in Groenlandia e veniamo investiti dai nomi delle diverse località, dei paesi e dei villaggi: Isortoq, Kulusuk, Tassiilaq. Nomi stranissimi: ma potevamo anche aspettarcelo! Conosciamo gli interni e gli esterni di case colorate a picco sulla costa: ecco i filetti di pesce stesi ad essiccare; ecco i cani, sempre vigili, con quel loro ululato che tanto li affratella ai lupi. E che tanto ci spaventa di notte. Tutto pronto per la traversata? Tutto pronto!

    Poi mettiamo il primo piede sul ghiaccio, trainiamo le slitte con la forza che avevamo impiegato anche durante l’allenamento e… tutto si muove. Procediamo, dividiamo la giornata in legs: tragitti quantificabili in ore o chilometri dopo i quali fermarci e rifocillarci. Montiamo la tenda. Dormiamo.

    Poi, il giorno dopo, mentre la traversata entra nel vivo, veniamo colti dal Whiteout, la tormenta di neve, “nebbia” e vento. Allora siamo lì, dobbiamo avanzare: ma in quel momento capiamo che forse non era tutto pronto, perché attorno alla nostra anima il ghiaccio si rapprende e ci chiude in un guscio. Lì siamo soli anche se in compagnia. Le condizioni atmosferiche ribaltano ogni priorità: ciò che quotidianamente ci appare scontato e a “portata di mano” – bere, mangiare, dormire comodi – diventa esigenza irrinunciabile; ciò che quotidianamente ci appare fondamentale – porsi domande e riflessioni sul “senso della vita” – diventa superfluo.

    Il ghiaccio diventa cibo per l’anima. Ci copre se polverizzato dal vento, ci bagna i piedi, ci costringe a salite e discese. Ecco di cosa si sono sempre nutriti gli inuit: della capacità di resistere. Oggi anche al progresso. Un passo sbagliato e un crepaccio ci inghiotte. Una scelta sbagliata e la Storia ci porta via.

    Di cosa si nutre oggi la Groenlandia? Guadagnini ci accompagna attraverso basi militari risalenti alla Guerra Fredda, abbandonate come cattedrali in un deserto bianco; ci rende partecipi di come le popolazioni locali abbiano affrontato l’Occidente. E ci dice che anche una volta tornati a casa, mentre il caldo di un caminetto ci consola dal freddo invernale, ci sarà sempre una parte di noi che ancora arranca nel Whiteout, e che ancora ci ringrazia per averla dimenticata là nel ghiaccio.



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    16 min
  • Adelio Fusé "L'astrazione non è la mia passione principale"
    Adelio Fusé
    "L'astrazione non è la mia passione principale"
    Manni Editori
    www.mannieditori.it

    Estate. Due esistenze si incrociano nella Meseta e si raccontano: Sylvianne Loy, giovane popstar statunitense, e Rino Liri, fotografo italiano cinquantenne.
    Ognuno ha il proprio bagaglio di storia, di indipendenza e una passione creativa che si identifica in scelta di vita.
    Un viaggio li unisce, svela le debolezze di entrambi, il grande bisogno di autenticità, verità, comprensione.
    C'è il mistero in un'atmosfera che diventa quasi da thriller, c'è la delicata complicità di una vicenda d'amore.




    Adelio Fusé è nato nel 1958, vive a Milano dove lavora in ambito editoriale.
    Ha pubblicato saggi, il romanzo North Rocks (Campanotto 2001), cinque libri di poesia con Book Editore che hanno ottenuto vari riconoscimenti, testi e scritti critici su riviste.
    Collabora con artisti e musicisti. Tiene una rubrica di musica e poesia sul sito altremusiche.it.



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    32 min
  • Elisa Bogliotti "Castelli in Giallo"
    Elisa Bogliotti
    "Castelli in Giallo"
    www.castelliaperti.it

    Nasce Castelli in Giallo, il festival di letteratura noir che troverà casa nelle più affascinanti dimore storiche piemontesi. Appuntamento con la prima edizione nel mese di maggio 2019 quando per un intero fine settimana i castelli diventeranno le location di incontri letterari con giallisti italiani e internazionali, di eventi a tema, spettacoli, reading, lezioni per adulti e bambini dedicati agli appassionati. Il giallo, infatti, nei suoi diversi mezzi espressivi (in letteratura, in televisione, nel cinema e nei fumetti), è un genere molto amato e che raccoglie un pubblico trasversale. D’altra parte i castelli sono da sempre, nell’immaginario collettivo, luoghi di mistero che intrecciano nelle loro stanze storia, vissuto e leggende delle famiglie che vi hanno abitato, diventando così luoghi eletti per il tema scelto.

    L’iniziativa è organizzata da Amici di Castelli Aperti, l’associazione che promuove l’omonima rassegna e che prevede l’apertura da aprile a ottobre di una settantina di dimore storiche sul territorio piemontese. Il progetto è reso possibile grazie al sostegno dell'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte che, operando in sinergia con le istituzioni, gli enti e le organizzazioni locali, promuove e realizza iniziative sul territorio.

    “È ormai chiaro che il pubblico preferisce visitare i beni storici che abbinano alla visita guidata una offerta culturale più ampia – dichiara Marinella Chiavero presidente dell’associazione Amici di Castelli Aperti – ci auguriamo che Castelli in Giallo possa arricchire l’offerta turistica del nostro territorio permettendo al visitatore di scoprire le nostre meravigliose dimore storiche”

    “Sosteniamo il progetto Castelli in giallo perché contribuisce a rendere ancora più vivi, inclusivi e coinvolgenti alcuni monumenti simbolo del Piemonte attraverso la ‘contaminazione’ dei molteplici linguaggi della creatività – afferma il Presidente dell’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte Giovanni Quaglia – . Aprire i castelli a pubblici ampi e trasversali, a partire dai giovani, trasformarli in luoghi di incontro che integrano storia e contemporaneità, significa promuovere e valorizzare in modo originale e innovativo la ‘grande bellezza’ del patrimonio artistico e culturale del nostro territorio”.

    Domenica 9 dicembre alle 17.00 Castelli in Giallo offrirà un’anteprima al pubblico a San Secondo di Pinerolo nelle affascinanti sale del castello di Miradolo con la presentazione dell’ultimo libro di Davide Longo “Così giocano le bestie giovani” edito da Feltrinelli. Dopo "Il mangiatore di pietre" e "Il caso Bramard", il torinese Davide Longo torna a intrecciare al teso rompicapo del delitto la riflessione su vicende umane e politiche dimenticate. In primo piano, scolpiti dai silenzi tesi tra le loro parole, Arcadipane e Corso, due uomini e investigatori agli antipodi ma unitidall’intuito, dal bisogno di verità e dall’umorismo.
    L’incontro sarà presentato dalla scrittrice e giornalista Petunia Ollister.




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    13 min
  • Francesca Lorenzoni "Madame Metropolitane"
    Francesca Lorenzoni
    "Madame Metropolitane"
    Compagine Edizioni
    www.edizionicompagine.com


    « Abbiamo compiuto gli anni fatidici. Quelli oltre i quali un tempo si spalancava un abisso fatto di pantofole e cardigan informi e oggi invece c’è spazio ancora per un corso di zumba »

    Donne e uomini che hanno superato il giro di boa degli anta, raccontati con ironia e leggerezza, senza dimenticare le signore famose e i tipi che incrociamo ogni giorno.


    "Noi signore che abbiamo compiuto i cinquanta, che abbiamo girato la boa della mezza età e abbiamo visto il nostro fisico cambiare cominciando dal giro vita, quando non siamo in profondo sbattimento da menopausa ci sentiamo protagoniste. Sarà perché ultimamente siamo al centro di tante attenzioni o forse perché, se tutto va bene, ci restano un altro bel po’ di anni prima della rottamazione totale e allora tanto vale trovare il sistema per affrontarli dignitosamente, e perché no con allegria. Per questo nel 2014 ho aperto un blog che parla
    di signore over anta e nel 2016 ho scritto un libro il
    cui titolo esprime con una sola espressione il cambiamento di forme e quello di prospettive: Giro Vita.
    Ho raccontato chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando noi babyboomers, una generazione importante anche in termini di numeri, oltre che testimone di rivoluzioni e cambiamenti epocali.
    Una generazione che ha trovato ispirazione in Mary Poppins, in Audrey Hepburn, in Lucy Van Pelt
    ma anche in Lady Mary di Downton Abbey. Che usava il fustino del Dash come contenitore per i vestiti della Barbie o i pezzi del Lego, che appendeva il bauletto di Louis Vuitton taroccato al manubrio del motorino, che riempiva le spalline di gommapiuma e indossava body di Lycra per fare aerobica, che ha imparato ad avere nel guardaroba i Cinque Capi Indispensabili. Ho parlato di quelle amiche che ci aiutano e ci salvano la vita da sempre e con cui finiremo a scambiarci vestaglie, dei rapporti con i genitori e i figli (e anche con le consuocere), di compagni che abbiamo ancora e di quelli che abbiamo perso per strada. Del nostro diffidente approccio a Facebook e dell’entusiasmo per i gruppi su WhatsApp, dei riti e miti che accompagnano le nostre giornate e del piano B che ognuna di noi ha nel cassetto.
    Ora è davvero il momento di capire che fine hanno fatto le babyboomers: chi siamo diventate,
    come ci vedono gli altri, chi sono le nostre coetanee famose e, ancora una volta, che futuro possiamo costruirci. "




    Francesca Lorenzoni è nata a Torino, è tecnicamente una babyboomer ed è diventata quella che nella sua città viene definita una madama.
    Dal 2014 scrive il blog www.madamando.com, dedicato alla vita quotidiana delle sue coetanee, e si è avventurata anche su Instagram con l’account @blogmadamando.
    Nel 2016 ha pubblicato Giro vita, racconto del cambiamento di forme e prospettive che sopraggiunge quando si superano i cinquanta.
    Nell’epoca dei libri in più tomi ha deciso che ci voleva un sequel: questo.



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    28 min
  • Stefano Visintin "Come meridiani nelle vicinanze del polo"
    Stefano Visintin
    "Come meridiani nelle vicinanze del polo"
    Scienza, filosofia e religione
    EDB Dehoniane Bologna
    www.dehoniane.it


    Qual è il fondamento della realtà? Perché esiste qualcosa e non il nulla? Si può concepire un destino ultimo dell’anima? Queste domande, che si collocano alla frontiera di discipline diverse, costituiscono da sempre i grandi interrogativi della Filosofia e della Teologia, ma coinvolgono anche la Fisica e la Cosmologia, le Scienze dell’informazione e la Biologia.
    Questo volume propone un’introduzione alla trattazione moderna e contemporanea dei grandi temi dell’esistenza e intende offrire, in modo sintetico, una panoramica sul pensiero di alcuni autori significativi, mettendoli a confronto ed evidenziando analogie e differenze. È un modo per favorire il passaggio dalla scienza alla sapienza, dalla semplice conoscenza alla capacità di operare una sintesi personale in grado di orientare consapevolmente la propria vita.






    Stefano Visintin è professore di Teologia Fondamentale al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, di cui è Magnifico Rettore. Laureato in Fisica nucleare e dottorato in Teologia, è monaco benedettino dell’Abbazia di Praglia (Padova). Ha pubblicato vari articoli e due monografie: Rivelazione divina ed esperienza umana (Peter Lang 1999) e Teologia e scienza moderna (Bonanno 2010).




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    34 min
  • Flaminia Cruciani "Lezioni di immortalità"
    Flaminia Cruciani
    "Lezioni di immortalità"
    La vita, gli antichi e il senso dell'archeologia
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    «L’archeologia è più affine alla poesia di quanto possiamo immaginare, si tratta in entrambi i casi di svelamenti, perché in un frammento si svela il mistero delle domande che ci abitano da sempre.» Flaminia Cruciani, poetessa e archeologa, ha fatto parte per diversi anni della Missione archeologica italiana a Ebla, in Siria. Con Ebla «gli italiani hanno scoperto una nuova lingua, una nuova cultura e una nuova storia» ha affermato Ignace J. Gelb, uno dei maggiori assiriologi americani del Novecento. Questo libro però non è un manuale di archeologia, e non è neppure un diario di viaggio o di avventure. È il racconto sincero e appassionato della più bella lezione di immortalità che Flaminia Cruciani abbia ricevuto dalla vita: l’archeologia in quella terra millenaria che è la Siria con la sua straordinaria gente. Dalla preparazione del viaggio all’organizzazione delle attività di scavo, dal rapporto con la popolazione locale alle numerose difficoltà della vita nel deserto, grazie a un linguaggio poetico e fortemente evocativo, l’autrice ci restituisce l’emozione di un lavoro tanto affascinante.

    L’archeologo è un investigatore, nella ricerca sul campo indaga, procede all’indietro rispetto alla direzione del tempo per resuscitare, fra stratificazioni, un passato perduto. Se l’antico sopravvive attraverso le rovine, che sono l’opera d’arte della natura, e attraverso i reperti, l’archeologia forse è il momento supremo, il kairos, dell’immortalità. «Mi è sembrato importante scrivere questo libro adesso, perché l’archeologia è l’unico modo di comprendere il presente. Per non dimenticare la Siria, terra di prodigi originari.» Un racconto ricco di pathos, che riguarda ognuno di noi, dove l’attenzione è posta sulle nostre radici. Flaminia Cruciani ci ricorda infatti che nel Vicino Oriente sono nati i miti più antichi, come la Saga di Gilgameš, la prima riflessione della storia sul tema dell’immortalità, in cui all’eroe viene svelato il segreto della «pianta dell’eterna giovinezza». Che ancora oggi, dopo oltre quattromila anni, l’uomo non si è stancato di ricercare.

    Per i mesopotamici il tempo passato figurativamente era ciò che stava di fronte, mentre il futuro era dietro le spalle. «Con questo libro» scrive Flaminia Cruciani «voglio restituirvi un tempo ritrovato, giovane, che inventa la vita.»



    Flaminia Cruciani, poetessa e archeologa, vive tra Roma e Firenze. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'arte del Vicino Oriente antico, presso Sapienza Università di Roma, e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia orientale nella stessa università. Per lunghi anni ha partecipato alle annuali campagne di scavo della Missione archeologica italiana a Ebla, in Siria, diretta da Paolo Matthiae. Tra le sue raccolte poetiche, le più recenti sono Piano di evacuazione (2017) e Semiotica del male (2016). Suoi testi poetici, tradotti in diverse lingue, sono presenti in molte antologie italiane e straniere. È membro dell'Académie Européenne des Sciences, des Arts et des Lettres di Francia. Negli ultimi anni, come analogista, si dedica all'archeologia dell'anima.



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    33 min
  • Tullio Avoledo "Furland"
    Tullio Avoledo
    "Furland"
    Chiarelettere Editore
    www.chiarelettere.it


    Il Furland era diventato il parco giochi del pianeta. Era un posto in cui si poteva tornare bambini e giocare senza pericolo con la più grande serial killer di tutti i tempi: la Storia.

    «Tullio Avoledo è la risposta italiana a qualcuno che all’estero non esiste.»
    Giorgio Faletti

    Francesco Salvador è un tenente nazista di Kosakenland ’44. Questo, almeno, fino a che non finisce il suo turno, quando rientra nella sua casa nella Trieste asburgica della Belle époque e sulle Attrazioni e gli Onorevoli Ospiti si spengono le luci. Perché il Friuli non è più una regione, nell’Italia post 2023. È stata combattuta una guerra d’indipendenza, l’enigmatico Vittorio Volpatti ha preso il potere convincendo il popolo che l’unica strada possibile per sopravvivere in un mondo di nuovi potenti, gli Azionisti, fosse trasformare la regione in un parco divertimenti a carattere storico. E così, se Trieste torna a essere asburgica, Aquileia romana e Cividale longobarda, fra i monti della Carnia risorgono villaggi celtici e la Kosakenland del ’44. Ma non tutti sembrano d’accordo. Francesco Salvador, chiamato a scoprire chi sia lo Zorro anarchico che sabota le Attrazioni, si avventurerà nel cuore profondo di un mistero che racconta del paradosso su cui si fonda il mito delle radici e ha trasformato il Friuli in Furland. Con lo stile caustico e la capacità di guardare oltre il contemporaneo che da sempre lo contraddistinguono, in questo suo nuovo romanzo Avoledo ci conduce in un viaggio ai limiti del potere, mostrandoci chi potremmo diventare, e come potrebbero essere l’Italia e l’Europa di domani.

    Nato a Valvasone, in Friuli, nel 1957, Avoledo ha esordito in letteratura nel 2003 con il fortunatissimo “L’elenco telefonico di Atlantide” (premio Forte Village Montblanc - Scrittore emergente dell’anno), romanzo che ibridava fantascienza e mitologia con una satira feroce del mondo bancario e della società italiana ai tempi dell’effimero trionfo della web economy. Ha poi pubblicato altri undici romanzi, prima per Sironi e poi per Einaudi e Marsilio, tra cui “Mare di Bering”, “Lo stato dell’unione”, “Tre sono le cose misteriose” (premio Super Grinzane Cavour), “La ragazza di Vajont”, “Breve storia di lunghi tradimenti”, “L’anno dei dodici inverni”, “Un buon posto per morire” (scritto a quattro mani con Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica) e “Chiedi alla luce”. Ha anche pubblicato per Rizzoli una personalissima e divertita versione, ambientata nell’Italia odierna, delle “Baruffe chiozzotte” di Goldoni. Ha partecipato con due romanzi (“Le radici del cielo” e “La crociata dei bambini”, Multiplayer) a “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitry Glukhovsky; il suo terzo romanzo della serie, “Il conclave delle tenebre”, è di imminente pubblicazione in Russia. Suoi libri sono stati tradotti in inglese, spagnolo, tedesco, russo, polacco e ungherese.




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    32 min
  • Paolo Crepet "Passione"
    Paolo Crepet
    "Passione"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Una delle insidie più pericolose e sottovalutate della nostra epoca, in cui le nuove tecnologie digitali funzionano come un rallentatore cognitivo ed emotivo che rende tutto apparentemente fattibile e fruibile senza sforzo, è il progressivo deperimento – se non addirittura l’estinguersi – della passione, quella sfida lanciata al mondo e a se stessi per continuare a migliorarsi, a sperare, a sognare. Ma poiché, senza passione, non c’è una vita vera né una visione del futuro, in primo luogo del proprio, l’unico modo per non arrendersi a questa perdita è invocarla, provocarla, inseguirla, raccontarla.

    È quello che fa Paolo Crepet componendo un inventario di storie e riflessioni, attinte dalla propria esperienza esistenziale e professionale, che ruotano attorno a questa parola sacra, in tutte le sue accezioni e declinazioni. Perché spiegare ai giovani che cosa significhi la passione, il fuoco interiore necessario per tenere accesi i propri desideri e cercare di soddisfarli, è oggi un compito fondamentale, se si vuole davvero «sostenerli nella scoperta e costruzione di sé, alimentare la loro gioia, coltivare i loro entusiasmi, non anestetizzarli o assopirli». E siccome gli esempi valgono più delle parole, il libro è impreziosito dalle testimonianze di tre campioni di passione: Paolo Fresu, straordinario jazzista acclamato in tutto il mondo; Alessandro Michele, che ha rivoluzionato il panorama internazionale della moda, e Renzo Piano, tra i più celebrati architetti contemporanei.

    Tre uomini molto diversi per età, formazione e biografia, ma accomunati da un’inconfondibile caratteristica: l’inossidabile entusiasmo che anima il loro lavoro e l’assoluta fedeltà ai sogni di gioventù, che ne ha reso possibile l’avverarsi.

    Le loro storie ci insegnano che la passione è basata su ostinazione, tenacia e un’incontenibile urgenza di libertà, ed è un meraviglioso traghetto che trasporta e preserva la speranza di una vita stupefacente. Non è un viaggio facile, e nemmeno per tutti, ma la meta è così speciale che ognuno ha il dovere di dimostrare se ha il coraggio di affrontarlo.






    Paolo Crepet (www.paolocrepet.it) è psichiatra e sociologo. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio (1993), Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile (1995; 2017), Solitudini. Memorie d'assenza (1997), I giorni dell'ira. Storie di matricidi (con Giancarlo De Cataldo; 1998), Naufragi. Storie di confine (1999; 2002), Non siamo capaci di ascoltarli (2001), La ragione dei sentimenti (2002; 2004), Voi, noi (2003), Dannati e leggeri (2004; 2006), I figli non crescono più (2005), Sull'amore (2006; 2010), Dove abitano le emozioni (con Mario Botta e Giuseppe Zois; 2007), A una donna tradita (2008), Sfamiglia (2009; 2011), Un'anima divisa (2010), L'autorità perduta (2011; 2013), Elogio dell'amicizia (2012), Impara a essere felice (2013), Il caso della donna che smise di mangiare (2015), Baciami senza rete (2016) e Il coraggio (2017).



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