il posto delle parole

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  • Donatella Gnetti "Premio Asti d'Appello"
    Donatella Gnetti
    Direttrice Biblioteca Astense
    "Premio Asti d'Appello"
    Domenica 25 novembre 2018, Asti

    Tutto è pronto per la cerimonia conclusiva del Premio Asti d’Appello, che si terrà domenica 25 novembre alle 16,30 al Teatro Alfieri di Asti. Il Premio è giunto alla decima edizione ed è organizzato dall’omonima associazione.
    Questi i "Magnifici Sette" in gara: “L’uomo di casa” di Romano De Marco (Piemme editore), finalista al Premio Scerbanenco, “L’inventore di se stesso” di Enrico Palandri (Bompiani), dal Premio Bergamo, “Resto qui” di Marco Balzano (Einaudi) e “Questa sera è già domani” di Lia Levi (Edizioni E/O), entrambi dal Premio Strega, “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio, selezionato dal premio Rapallo, “Mangereta” di Adalberto Maria Merli, dal premio Cortina e “Le vite potenziali” di Francesco Targhetta (Mondadori) dal Premio Campiello.
    Escluso dalla gara a norma di regolamento “Da soli” di Cristina Comencini, edito da Einaudi, perché l’autrice per problemi di lavoro non potrà essere presente ad Asti.

    A giudicare le opere una doppia giuria: popolare e togata. La prima, formata dai soci dell’Associazione del Premio Asti d’Appello, si è espressa domenica scorsa, alla presenza del Presidente dell’Associazione Piero Ghia e dei notai Stefano Bertone e Marzia Krieg. Ha votato più del 70% degli aventi diritto. A queste valutazioni si sommano quelle espresse dalla giuria giovane, composta dagli studenti di sei scuole superiori dell'astigiano e della Scuola di Applicazione d’Arma di Torino, oltre che da un gruppo di detenuti della casa circondariale di Quarto d’Asti.
    A comporre la giuria togata: Luciano Violante, Magistrato e già Presidente della Camera dei Deputati, Domenico Manzione, Magistrato e politico, Paolo Rampini, Presidente sezione civile Tribunale di Asti, Mario Barbuto, già Presidente della Corte d’Appello di Torino, Alberto Perduca, Procuratore della Repubblica di Asti, Giancarlo Girolami, Presidente del Tribunale di Asti, Giorgio Vitari, già Procuratore della Repubblica, Carlo Federico Grosso e Cristiana Maccagno, Avvocati del Foro di Torino.
    Domenica a teatro, durante la cerimonia, gli scrittori terranno un’arringa davanti al pubblico e alla giuria togata: dalla somma dei voti delle due giurie, “ponderati” secondo il rapporto matematico tra numero di giuristi e numero dei giurati popolari e giovani, emergerà il vincitore del premio di 10 mila euro. Come già lo scorso anno, al romanzo più votato dalla giuria popolare andrà in premio un’esclusiva penna stilografica Aurora Hastil, vera e propria icona del design italiano, grazie al prezioso sostegno di Cesare Verona, presidente e amministratore delegato di Aurora, storica azienda che produce a Torino prestigiose penne stilografiche. Il Premio si avvale della preziosa collaborazione di Alberto Sinigaglia, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

    A chiudere la cerimonia in teatro lo spettacolo “I peccati di Rossini” con Cinzia Forte soprano, Sandro Cappelletto voce narrante e Marco Scolastra pianoforte.
    Testo e drammaturgia di Sandro Cappelletto, musica di Gioachino Rossini.
    Cinzia Forte, napoletana di nascita e romana di adozione, studia al Conservatorio e si diploma in Pianoforte e Canto Lirico. Vince numerosi concorsi internazionali tra cui il Concorso “Giacomo Lauri-Volpi” di Latina (Primo Premio) e il Concorso “Adriano Belli” di Spoleto. Dopo il debutto, avvenuto al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, viene invitata dai più prestigiosi Teatri e istituzioni concertistiche internazionali come il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli e La Fenice di Venezia. Soprano lirico di coloratura, è apprezzata interprete di ruoli del belcanto italiano. Il suo repertorio comprende opere di Bellini, Donizetti e Rossini .
    Sandro Cappelletto, scrittore e storico della musica, laureato in Filosofia, ha studiato armonia e composizione con Robert W....
    18 min
  • Anna Maria Bava "Van Dick. Pittore di corte"
    Anna Maria Bava
    curatrice della mostra
    "Van Dick. Pittore di corte"
    Musei Reali di Torino, fino al 17 marzo 2019


    Ai Musei Reali di Torino, nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda, la straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), il miglior allievo di Rubens, che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo.
    Personaggio di fama internazionale e amabile conversatore dallo stile ricercato, Van Dyck fu pittore ufficiale delle più grandi corti d’Europa e ritrasse principi, regine, gentiluomini e nobildonne delle più prestigiose dinastie dell’epoca.

    Attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni, 45 tele e 21 incisioni, la mostra Van Dyck. Pittore di corte intende far emergere l’esclusivo rapporto che l’artista ebbe con le corti italiane ed europee, ove dipinse capolavori unici per elaborazione formale, qualità cromatica, eleganza e dovizia nella resa dei particolari, soddisfacendo le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi dominanti: dagli aristocratici genovesi ai Savoia, dall’arciduchessa Isabella alle corti di Giacomo I e di Carlo I d’Inghilterra.

    Raggiunta già all’età di vent’anni la fama di pittore acutissimo, Van Dyck fu nominato artista di corte dal re Giacomo I d’Inghilterra. Le sue opere sono dunque anche un modo per entrare nel fastoso universo seicentesco, per scoprire le altissime ambizioni dei personaggi che si fecero ritrarre dalla “gloria del mondo”, come Carlo I si riferiva al maestro fiammingo, per accrescere il lustro e il prestigio della corte.

    Proprio in Italia, Paese che Van Dyck frequentò lungamente provando una grande attrazione per i suoi maestri, avviò i contatti con l’aristocrazia genovese, i sovrani torinesi e i duchi di Firenze, committenti che lo condussero a specializzarsi nella ritrattistica. Formandosi sui modelli di Tiziano e approfondendo la conoscenza delle esigenze celebrative della committenza, Van Dyck elaborò un genere del tutto personale, caratterizzato da una grande perfezione formale.

    Al grande artista i Musei Reali di Torino e Arthemisia dedicano una grande esposizione incentrata sulla sua vasta produzione di ritratti e non solo: le opere esposte provengono dai musei italiani e stranieri più prestigiosi come la National Gallery di Washington, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Londra e la Collezione Reale inglese, la Scottish National Gallery di Edimburgo, il Museo Thyssen-Bornemiza di Madrid, il Kunsthistorishes Museum di Vienna, l’Alte Pinakotek di Monaco, il Castello Arcivescovile di Kromeriz presso Praga, le Gallerie degli Uffizi, i Musei Capitolini di Roma, la Ca’ d’Oro di Venezia, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, il Palazzo Reale e i Musei di Strada Nuova di Genova, in dialogo con l’importante e corposo nucleo dii capolavori della Galleria Sabauda.

    Van Dyck fu creatore di un’arte raffinata e preziosa: i suoi ritratti, affascinanti, maestosi e penetranti, erano ricercatissimi dall’alta aristocrazia e ad essi si deve la sua fama incontrastata. Opere come la Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, il Cardinale Guido Bentivoglio, Emanuele Filiberto Principe di Savoia, l'Arciduchessa Isabella Clara Eugenia in abito monastico, Il Principe Tomaso di Savoia Carignano, Carlo I e la Regina Enrichetta Maria sono esempi sublimi dei suoi ritratti che, con naturalezza e spontaneità dei gesti, la cura estrema nella resa dei materiali preziosi come sete e merletti, con pennellate impalpabili che creano atmosfere vibranti e seducenti, esercitano ancora oggi un fascino irresistibile.

    Grandi e importanti sono anche le tele dedicate ai miti, i cui racconti erano tanto in voga nell’iconografia del tempo, come Giove e Antiope, Amarilli e Mirtillo, Vertumno e Pomona e Venere nella fucina di Vulcano.

    La mostra è organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività...
    32 min
  • Guglielmo Aprile - Poesie
    Guglielmo Aprile
    "I masticatori di stagnola" - Lieto Colle Editore
    "Il talento dell'equilibrista" - Giuliano Ladolfi Editore
    "Calypso" Oedipus Editore



    "Il talento dell'equilibrista"
    Giulio Ladolfi Editore
    www.ladolfieditore.it
    Il pregio di questa raccolta va individuata in uno stile secco, “concreto” e coinvolgente. Estraneo a ogni sfaccettatura lirica, il poeta si addentra in questioni capitali con “occhi asciutti”, per usare l’espressione di Sbarbaro, con un disincanto che non permette alcuna consolazione, con una lucidità tragica che non lascia via di scampo. «Gli anni ammassano nelle fosse / lattine e cerchioni d’auto sbilenchi». La poesia sta nella realtà, non nelle parole... L’occhio è impietoso, non accetta facili consolazioni: «Le latrine delle stazioni, / depositarie di una gnosi amara». La metafora perde ogni connotato astratto per “incosarsi” in situazioni precise, nette, definite, tratte dall’esperienza quotidiana, comune alla nostra società.



    Testimone unico
    I bambini fanno ciao all’aeroplano
    come se i passeggeri potessero vederli
    e corrispondere il loro gesto,
    per l’uomo che prega
    l’universo deve avere pareti sottili,
    il buio della stanza
    è un compagno dal tenero orecchio
    con molto tempo da spendere in pettegolezzi;
    ma il letto vuoto
    è solo un letto vuoto, chiunque non parla che a se
    stesso
    con chiunque parli,
    molti i numeri di telefono non più attivi,
    molti i domicili rimasti sfitti;
    testimone unico
    dell’apparizione della stella,
    non raccontarlo in giro o ti daranno del matto.


    Prognosi
    Conosco il destino delle auto incidentate,
    mi smantelleranno
    pezzo per pezzo, i beni in ipoteca
    si svalutano, o si danno alla Caritas;
    rifiuterò le cure palliative,
    la chimica farà valere i suoi diritti:
    presto avrà fine questa serie di oneri
    così sterile,
    digitare il codice di accesso,
    orientare lo stendibiancheria
    verso nord al mattino,
    andare ad urinare ogni tre ore.






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    www.ilpostodelleparole.it
    26 min
  • Enrico Malato "La Divina Commedia"
    Enrico Malato
    curatore de
    "La Divina Commedia"
    Salerno Editrice
    www.salernoeditrice.it




    E' in libreria un nuovo straordinario “Diamante”, La Divina Commedia: il poema che Jorge Luis Borges ha definito: «il più bel libro della letteratura mondiale»; soggiungendo: «la Commedia è un libro che tutti dobbiamo leggere. Non farlo significa privarci del dono più grande che la letteratura possa offrirci».

    Nel segno della raccomandazione di Borges (che insiste: «nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo»), ne viene ora offerta un’edizione come un “gioiello”, che è un piacere a guardarlo e maneggiarlo e una una novità assoluta: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso insieme in un solo tomo, in un testo interamente riveduto, corredato di un apparato di note al piede rigoroso ma agile e piano, idoneo alla lettura “sciolta” che suggeriva Borges. Un secondo tomo, Dizionario della Divina Commedia, è un prezioso strumento di consultazione e ulteriore approfondimento: una piccola “enciclopedia dantesca” che fornisce notizie sui personaggi, i luoghi, i riferimenti mitologici, storici, astronomici, il lessico filosofico e tecnico. Un prezioso «vademecum» per gli appassionati di Dante, in vista del Settecentenario della morte del Poeta (1321/2021).

    Il testo riprende quello di Petrocchi, sottoposto a un’attenta revisione, nel dettato e nell’interpunzione: così che, ridiscutendo centinaia di passi, l’interpretazione diventa strumento del restauro del testo. Di qui una nuova “leggibilità” del poema e una nuova “accessibilità” anche a lettori non professionali, non meno che agli specialisti: un testo “rinnovato”, più vicino all’ultima volontà dell’autore, che dà un’emozione nuova alla lettura: di un Poeta che stupisce ancora per come nel tempo appaia sempre più grande e pieno di fascino.

    Il lavoro è presentato come «Anticipazione per estratto dalla ‘Nuova edizione commentata delle Opere di Dante»: primo “assaggio” del grande lavoro di restauro e ripensamento del Poema maturato nell’àmbito dell’attività del Centro Pio Rajna, in stretta sinergia con la Casa di Dante in Roma, che approderà nel 2021 ai 5 volumi della NECOD.




    Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana nell’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura, è presidente della Commissione scientifica preposta all’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e coordinatore della «Nuova edizione commentata delle Opere di Dante (NECOD)» promossa dal Centro Pio Rajna. Ideatore e direttore di una grande Storia della letteratura italiana (14 voll., 1995-2005), è direttore responsabile dei periodici «Filologia e Critica», «Rivista di Studi Danteschi.




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    37 min
  • Daniele Daccò "Nerd senza macchia"
    Daniele Daccò
    "Nerd senza macchia"
    55 vite straordinarie di grandi sognatori
    illustrazioni di Claudia Petrazzi
    www.semlibri.com


    Da qualche parte nel mondo c’è una lavanderia misteriosa dove le grandi personalità di ogni epoca e luogo accorrono per avere i propri vestiti smacchiati. Dietro al bancone c’è Giulia, una ragazzina pigra e con poca voglia di studiare, e tutti questi intelligentoni che entrano dalla porta le sembrano ancora più noiosi dei secchioni che siedono al primo banco nella sua classe. Ma ecco che, racconto dopo racconto, Giulia scoprirà che ciascuno di questi celebri “secchioni” ha una storia straordinaria, tutta da scoprire: Nikola Tesla, inventore della corrente alternata, Ettore Fieramosca, arguto condottiero militare, Samantha Cristoforetti, astronauta, e tanti, tanti altri ancora. Scoprirà che i nerd non hanno per forza i capelli unti o problemi di peso. Le loro sono storie talmente eccezionali che Giulia decide di trascriverle tutte in un diario… proprio quello che avete tra le mani!

    Daniele Daccò, sceneggiatore e scrittore, autore di diversi libri e fumetti, è conosciuto nel web con il soprannome di “Rinoceronte”. È tra i fondatori del sito Orgoglio Nerd, seguito da 400.000 persone su Facebook.


    nothingtosay.it




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    18 min
  • Alberto Cassani "L'uomo di Mosca"
    Alberto Cassani
    "L'uomo di Mosca"
    Baldini + Castoldi
    www.baldinicastoldi.it



    Chi è Nikolaj Gogor? Che fine hanno fatto quei soldi che dovevano arrivare da Mosca? Qualcuno se ne è impossessato? Perché cercarli dopo tanto tempo?
    È attorno a queste domande che a un certo punto comincia a ruotare la vita di Andrea Cecconi, un avvocato di mezza età, figlio e nipote di storici militanti comunisti, convertito senza entusiasmi ai riti della borghesia di provincia. A risvegliare la sua curiosità è un racconto che gli fa il nonno prima di morire. Si parla di finanziamenti al vecchio Pci e del ruolo di un misterioso “uomo di Mosca”. Sembra una storia del passato morta e sepolta, finché non si capisce che i conti non sono ancora tornati e che c’è una pista che porta dritto alla Russia di oggi.
    Spinto dall’urgenza di trovare risposte su quella vicenda, ma anche su se stesso, Andrea cerca la verità in un susseguirsi di prove da superare, scoperte inquietanti e incontri inaspettati. È una ricerca tormentata, che incrocia più piani temporali (dagli anni Settanta ai giorni nostri, passando per i mesi successivi alla caduta del Muro di Berlino), e lui dovrà districarsi tra faccendieri e presunte spie, servizi segreti e massoneria, personaggi reali e false identità. È una ricerca resa angosciosa dalla crisi sempre più acuta della politica e dal baratro che allontana ogni giorno di più il passato dal presente, annullando memorie e testimoni.
    È una ricerca che solo a Mosca può trovare delle risposte…


    Alberto Cassani (1965) è nato e vive a Ravenna, dove si è sempre occupato di politica e di cultura. È stato Assessore dal 1997 al 2011. Prima aveva diretto il circolo Gramsci della sua città e poi ha coordinato la candidatura di Ravenna a Capitale europea della cultura e le attività di Ravenna capitale italiana della cultura 2015.
    L’uomo di Mosca è il suo primo romanzo, un’originale spy story italiana e insieme un viaggio intimo alla ricerca delle radici ideali perdute e della vera immagine del passato.




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    22 min
  • Vittorio Coletti "L'italiano scomparso"
    Vittorio Coletti
    "L'italiano scomparso"
    Grammatica della lingua che non c'è più
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it



    «…se coloro che partiron d’esta vita già son mille anni tornassero a le loro cittadi, crederebbero la loro cittade essere occupata da gente strana, per la lingua da loro discordante.»

    Dante, Convivio I, V 9

    L’italiano ha alle sue spalle una storia secolare, buona parte della quale è fatta da parole, forme e costrutti presenti fin dal Medioevo. Ma un’altra parte, non piccola, costituita da materiale oggi perduto, è finita nell’ampio deposito della lingua scomparsa, che questo libro visita seguendo le linee linguistiche e culturali attraverso cui la selezione è avvenuta. Illuminando il lato in ombra dell’italiano, se ne integra e completa così la storia più nota, basata, come inevitabile, sulle parole e le forme che ce l’hanno fatta. Ne risulta un percorso storico-linguistico meno battuto e mai davvero concluso nella realtà, perché la vicenda di una lingua viva è fatta tanto da acquisizioni e guadagni quanto da perdite e dismissioni.

    Vittorio Coletti ha insegnato Storia della lingua italiana all’Università di Genova ed è Accademico della Crusca. Per il Mulino ha pubblicato «Romanzo mondo» (2011) e «Grammatica dell’italiano adulto» (2015).



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    37 min
  • Leonardo G. Luccone "Questione di virgole"
    Leonardo G. Luccone
    "Questione di virgole"
    Punteggiare rapido e accorto
    Editori Laterza
    www.laterza.it


    «Riappropriamoci delle nostre parole, e dei binari che le fanno scorrere felici. Avviciniamoci alla punteggiatura con un po’ di sprezzante curiosa allegria.»

    La virgola e il punto fermo hanno fagocitato il punto e virgola e i due punti. I catastrofisti dicono che rimarremo solo con il punto (o ‘soli con il punto’): più che una scrittura telegrafica è un ritorno al telegrafo. Eppure, con una sola virgola ben messa si può illuminare una pagina. Allora, cosa si può e cosa non si può fare con questi segnetti meravigliosi? E soprattutto: come li hanno usati gli altri, quelli bravi e molto più autorevoli di noi? Questo libro tenta di fare chiarezza. Con semplicità e metodo, e la guida di mirabili scrittori, racconta gli usi corretti ed errati di virgola e punto e virgola, a partire da casi reali tratti da romanzi, saggi, articoli. Incontreremo autori che usano la punteggiatura in modo automatico e naturale, come se fosse il respiro del testo; altri che la usano come un’arma, come manifesto estetico ed esistenziale. Affronterete le incertezze della vostra punteggiatura, ad una ad una, anche quelle che non sapevate di avere. Sfideremo gli ‘atroci dubbi’, eviteremo le trappole, disinnescheremo le mine – con leggerezza e senza paura di sbagliare, perché la creatività ci permette di allargare i confini delle norme. Provate a tirare l’elastico: che i vostri segni-lucciola diventino fari per illuminare le vostre idee. Pronti a rifare la punta alla punteggiatura?


    Leonardo G. Luccone ha tradotto e curato volumi di scrittori angloamericani come John Cheever e F. Scott Fitzgerald. Nel 2005 ha fondato Oblique, studio editoriale e agenzia letteraria.
    www.oblique.it



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    32 min
  • Luciano Canfora "Per una storia delle biblioteche"
    Luciano Canfora
    "Per una storia delle biblioteche"
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it


    Scrittori in Città, Cuneo
    domenica 18 novembre 2018, ore 11
    Lucio Canfora
    "La biblioteca, luogo di cura dell'anima"
    «Le biblioteche sono il veicolo con cui la tradizione si tramanda»: è il messaggio di Luciano Canfora (Per una storia delle biblioteche, Il Mulino), che riprende le riflessioni de La biblioteca scomparsa (1986). Veri e propri giacimenti del sapere, le biblioteche non sono semplici archivi ma anche e soprattutto luoghi di incontro e di scambio di conoscenze. Oltre a una panoramica sulle grandi biblioteche della storia, l’autore ci offre una riflessione sul ruolo imprescindibile di questi templi della cultura.
    Nel parla con lui Gianfranco Maggi.




    Ed Ecateo scoprì la chiave. Era la «biblioteca sacra», «luogo di cura dell’anima». La biblioteca sacra, infatti, era scavata nella parete al di là della quale c’era la mummia di Ramsete. Ma non era probabilmente altro che una biblioteca pensata, scritta e tutelata dalla casta sacerdotale. [...] I greci Tolomei seppero copiare il modello di Ramsete ma ne fecero, grazie all’intrinseca laicità della cultura greca, il faro del sapere più avanzato su cui in quel momento potesse contare il genere umano.

    Luciano Canfora (Bari, 1942) è professore emerito di Filologia classica presso l’Università di Bari e, dal 1999, Coordinatore scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. Direttore fin dalla fondazione (1975) della rivista “Quaderni di Storia” e membro del comitato scientifico di prestigiose riviste e istituzioni accademiche italiane e straniere, è autore di innumerevoli pubblicazioni che riguardano la storia e la storiografia greca e romana, la letteratura, la papirologia e la filologia classica, la storiografia moderna sul mondo antico, la storia politico-culturale dell’età moderna e contemporanea in Italia e fuori d’Italia. Siano almeno ricordati, per l’attinenza ai temi trattati in questo volume, Conservazione e perdita dei classici, Padova, Antenore, 1974 (Bari, Stilo, 20162); La biblioteca scomparsa, Palermo, Sellerio, 1986 (più volte riedito e tradotto in varie lingue); La Bibliothèque d’Alexandrie et l'histoire des textes, Liège, Cedopal, 1993, 20042; Il viaggio di Aristea, Bari, Laterza, 1996; La biblioteca del patriarca. Fozio censurato nella Francia di Mazzarino, Roma, Salerno, 1998 (trad. francese Paris, Les Belles Lettres, 2003); Il Fozio ritrovato. Juan de Mariana e André Schott, Bari, Dedalo, 2001; Tucidide tra Atene e Roma, Roma, Salerno, 2005.



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    24 min
  • Grégoire Delacourt "La donna che non invecchiava più"
    Grégoire Delacourt
    "La donna che non invecchiava più"
    traduzione di Tania Spagnoli
    DeA Planeta
    www.deaplanetalibri.it

    traduce la conversazione: Manuela Vico
    @scrittorincitta

    @bookcitymilano


    Perché è l’amore l’unico vero anti-età.

    Ci sono quelle che non invecchiano mai perché se ne sono andate troppo presto. Ci sono quelle che invecchiano senza patemi, perché sono troppo impegnate a godersi la vita. Ci sono quelle disposte a tutto pur di apparire più belle, più magre, più sexy, pur di negare l’ineluttabile e restare aggrappate a ciò che il tempo si ostina a volerci strappare. E poi c’è Betty. Betty che, misteriosamente, smette di invecchiare appena compiuti i trent’anni – la stessa età della madre al tempo della sua tragica e prematura scomparsa. Sul volto di Betty gli anni scorrono innocui e trasparenti come acqua. Sarà forse lo sguardo intenso e innamorato di suo marito a tenere lontane le rughe? A scongiurare gli effetti dei giorni che inesorabili scivolano tra le dita? Man mano che la sua anomalia si fa più evidente, la vita un tempo tranquilla di Betty comincia a vacillare. Perché un volto senza età è un volto senza storia, senza ricordi, senza passioni. Uno specchio vuoto in cui, presto o tardi, gli altri cessano di riconoscersi. La donna che non invecchiava più è un romanzo-manifesto pieno di poesia e di saggezza sull’ultimo vero tabù dei nostri tempi, la vecchiaia. Un inno appassionato alla forza e alla bellezza delle ragazze di ogni età.



    Grégoire Delacourt è pubblicitario e autore di numerosi racconti e romanzi, tutti pubblicati in Francia da JC Lattès. Il suo maggior successo, Le cose che non ho, ha superato il milione di copie vendute nel mondo ed è diventato un caso letterario internazionale.


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    28 min

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