Nicola Zanardi
"La civiltà del dopo lavoro"
Formazione, tempo libero e reddito universale. Appunti per un Millennio che è già qui"
Luca Sossella Editore
www.lucasossellaeditore.it
Nel momento in cui il lavoro sarà (quasi) completamente delegato alle macchine, cosa sarà dell’uomo e dei suoi ruoli? Una civiltà che permette di coltivare le proprie attitudini senza un obbligo lavorativo, può essere la nuova identità di questo secolo, con un salto nella qualità dell’esistenza e nelle relazioni?
In questo passaggio di millennio, le nostre esistenze stanno cambiando in modo rapido: se le prospettive di vita media sono in aumento costante e la popolazione del globo passerà da un miliardo e mezzo di persone nel 1900 a dieci miliardi nel 2050, risulta chiaro che il rapporto tra generazioni sta cambiando profondamente, mentre il differenziale di uguaglianza sta affondando, soprattutto, i ceti medi.
Un accesso universale alla conoscenza, Internet, Blockchain, DNA sono, forse, elementi di forte impatto nelle nostre vite, e in grado di avvicinare l’uomo a se stesso. L’ipotesi di Zanardi è che sia in atto un cambiamento che potrebbe diventare la prima fase di un nuovo livello di civiltà. Il Novecento è stato un secolo monstre, pieno di figli che hanno visto raddoppiare la loro aspettativa di vita media, aumentando benessere individuale e collettivo in forma esponenziale; il secolo più performante della storia ha infatti portato fiducia, nonostante due terribili guerre che hanno coinvolto la vita di milioni di persone. Le trasformazioni in atto ci fanno pensare che, nel prossimo millennio, l’identità della persona non sarà più fondata sul lavoro (status e perimetro sociale del secolo scorso) e che sarà necessario individuare un’ipotesi di coesistenza tra una nuova maggioranza con prospettive “non lavorative” e chi avrà un lavoro retribuito e chi, infine, non riuscirà ad avere alcun accesso al lavoro. È quindi necessaria una ricerca globale di risorse da trasformare in reddito per sempre per chi non avrà più (o mai) la possibilità di lavoro.
L’energia del pianeta è oggi data dal sapere: economia, lavoro e tempo liberato dal lavoro gravitano intorno ai contenuti. Siamo diventati studenti a vita, a partire dagli ambiti scolastici alle specializzazioni e agli aggiornamenti necessari allo svolgimento di qualsiasi attività.
Formazione e lavoro sono punti di riferimento che stanno modificando i propri orizzonti. Contemporaneamente questa enorme quantità di sapere – sempre più democraticamente a disposizione di tutti – si sta assestando in un periodo di “decantazione” che permette di includere i processi nelle varie conoscenze, che si arricchiscono ogni giorno, e che si connettono ad altri saperi, fruibili da più parti.
La conoscenza si è trasformata progressivamente in un “capitale democratico” costituito dalla capacità di fornire soluzioni con un livello di flessibilità impensabile dentro i rigidi schemi della produzione progettuale e industriale. Il rapporto tra saperi e mondo produttivo di beni e servizi è, quindi, nodale: diventa infatti necessario un rapporto che consenta la convivenza, in cui ragione e visione si integrano in funzione di una sostenibilità sociale – unica globalizzazione veramente indispensabile. La cultura è oggi lo strumento più potente che raggiunge la più ampia fascia di popolazione del pianeta, in cui confluiscono formazione e didattica, ricerca e innovazione, e tante altre nuove opportunità di ideazione e produzione, anche solo immateriale.
In questa fase di trasformazione, nascono – e sono necessari - anche “nuovi alfabeti”, che partono dai bisogni elementari e dalla costruzione di un mondo in cui ciascuno può vedere rappresentato il proprio pensiero e la propria sensibilità. Riciclare, riutilizzare, rigenerare, riprogettare sono tutti linguaggi e approcci che servono per ridare...