Jazz Anthology

Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Ricordo di Franco Fayenz; Nduduzo Makhathini: In The Spirit of Ntu
    Nei giorni scorsi è mancato a Milano, a 92 anni, Franco Fayenz, decano della critica jazzistica in Italia: lo ricordiamo ascoltando la sua introduzione ad un famoso speciale con protagonista Don Cherry da lui curato per la Rai nel '76 , e un paio di momenti della splendida musica proposta dal gruppo di Cherry in quella occasione. Passiamo poi all'attualità discografica con In the Spirit of Ntu, nuovo album del pianista sudafricano Nduduzo Makhathini: quarantenne, influenzato da musicisti sudafricani come il pianista Abdullah Ibrahim e il pianista e polistrumentista Bheki Mseleku, attraverso quest'ultimo Makhathini ha scoperto il quartetto di John Coltrane con McCoy Tyner, che è diventato un esempio importante per il suo approccio al piano. Makhathini, che ha fatto fra l'altro parte del gruppo Shabaka and the Ancestors del sassofonista britannico Shabaka Hutchings, è, dopo vari album con la sua etichetta personale Gundu e con Universal South Afrika, al suo secondo album con la Blue Note.
    59 min
  • Wadada Leo Smith (10)
    Leo Smith aveva conosciuto Manfred Eicher nel '70, quando nella formazione con cui Smith aveva effettuato un tour europeo Eicher era al contrabbasso: all'epoca Eicher stava per dare vita ad una etichetta che avrebbe avuto molta fortuna, la Ecm. Quando nel '78 Leo Smith incide l'album Divine Love per la Ecm, la creatura di Manfred Eicher è nel frattempo diventata una etichetta di grande prestigio. Oltre a Dwight Andrews e a Bobby Naughton, suoi abituali partner in quegli anni, in Divine Love c'è Charlie Haden, che in un brano si aggiunge al trio di Smith, mentre un altro brano è inciso da Smith in trio con altri due grandi trombettisti, Lester Bowie e Kenny Wheeler, ed è basato su una particolare concezione dell'organizzazione della musica, che Smith impiega per la prima volta in una dimensione che non sia quella del solo. Divine Love esce nel '79 ed è il primo album di Leo Smith a godere di una ampia distribuzione: sia dal punto di vista artistico che della sua diffusione, è uno snodo importante nella carriera di Leo Smith, un album che lo proietta negli anni ottanta. Leo Smith non trascura però lo scavo nella dimensione del solo, a cui nel '79 torna a consacrare un intero Lp, Ahkreanvention, pubblicato con la sua etichetta Kabell.
    59 min
  • Franco D'Andrea ospite di Jazz Anthology
    Complici gli strani anni dell'emergenza covid che abbiamo attraversato, Franco D'Andrea, di casa a Radio Popolare, mancava dai nostri studi già dal 2019: questa sera torna a Jazz Anthology per presentare Franco D'Andrea Meets DJ Rocca, duo pianoforte/elettronica pubblicato in Cd triplo da Parco della Musica Records. D'Andrea e DJ Rocca sono entrati in contatto verso la metà del decennio scorso, e DJ Rocca è apparso negli album di D'Andrea Electric Tree Vol. 1 e Intervals I e II (questi ultimi presentati da D'Andrea in puntate di Jazz Anthology del 2017-18 reperibili in podcast): ma la formula senza mediazioni del duo proietta la loro collaborazione in una dimensione ancora più audace: il risultato è un album formidabile, in cui palpita il senso dell'esplorazione e nel quale una serrata, lucida forma dialogica fa reagire competenze e background diversi in una direzione visionaria e risolutamente contemporanea. Ottantun'anni e una inesausta tensione alla ricerca, al nuovo, al non convenzionale, D'Andrea ci racconta come è nato l'album e, approfittando del pianoforte del nostro Auditorium, ci illustra con degli esempi come sono stati costruiti i brani.
    1 hr 1 min
  • Wadada Leo Smith (9)
    Un anno dopo la "Company Week", nel maggio del '78 Leo Smith e Anthony Braxton sono di nuovo in Europa. Smith è uno dei solisti maggiormente in evidenza nella formidabile Creative Orchestra che Braxton dirige nelle tappe di un serrato tour europeo, che tocca fra l'altro Colonia, dove l'orchestra viene registrata dal vivo (nel '95 il concerto sarà pubblicato in un doppio Cd dalla Hat Hut), e il New Jazz Festival di Moers, in Germania, rassegna che all'epoca è un riferimento fondamentale per l'Europa per le tendenze più avanzate del jazz. Oltre che con l'orchestra di Braxton, a Moers Smith si esibisce anche con un proprio trio, con il vibrafonista Bobby Naughton - che abbiamo già incontrato nelle puntate precedenti - e il sassofonista Dwight Andrews, anche loro nelle file della Creative Orchestra, ed entrambi facenti parte del giro che Leo Smith si è creato dopo il suo trasferimento in Connecticut. L'esibizione si traduce in un album pubblicato dalla Moers Music, l'etichetta del festival, intitolato The Mass on the World. A quel punto degli anni settanta, per i critici e gli appasionati più attenti all'avanguardia, Leo Smith appare già in Europa - e anche in Italia, dove comincia ad esibirsi - come un'icona dell'improvvisazione.
    59 min
  • Wadada Leo Smith (8)
    Nel '77 Leo Smith è in Europa, e assieme ad Anthony Braxton suona con la Company, esperienza cruciale dell'improvvisazione radicale europea. Braxton aveva avuto contatti con gli improvvisatori europei fin dal suo soggiorno parigino del '69, ma questo non toglie che la partecipazione di Braxton e Smith agli incontri di improvvisatori della Company rappresenta - dato il carattere particolarmente appunto radicale dell'impostazione della Company - un momento assolutamente pionieristico di rapporto dell'avanguardia neroamericana con l'improvvisazione radicale europea. La pratica della Company si basava infatti sull'approccio rigoristicamente e drasticamente improvvisativo del chitarrista britannico Derek Bailey, che dell'improvvisazione radicale europea era uno dei capiscuola. Smith e Braxton prendono parte alla prima "Company Week", che si tiene a Londra nel maggio del '77. Leo Smith si muove con disinvoltura e si ritaglia uno spazio di rilievo nelle sedute della Company: la sua partecipazione - come si può ricavare dagli album della Incus che documentano la "Company Week" del '77 - rappresenta una notevolissima testimonianza della sue grandi doti in un contesto improvvisatoivo, in termini di intuizione, prontezza di riflessi, capacità con reazioni istantanee di essere pertinente rispetto ad una situazione, di non subirla e di darle senso.
    59 min
  • Ricordo di Pharoah Sanders, 1940-2022
    Mancato la settimana scorsa a 81 anni, Pharoah Sanders, tra i più grandi sax tenori del jazz della seconda metà del novecento, è stato a partire dagli anni sessanta una figura emblematica dell'avanguardia, ma poi, più di altri protagonisti del jazz di punta di quell'epoca, Sanders attraverso l'acid jazz, l'hip hop, la voga del jazz "spirituale" degli ultimi anni, è stato via via scoperto da generazioni più giovani e ha goduto di un ricambio di attenzione. In questa puntata lo ricordiamo prima accanto a Coltrane, con A Love Supreme Live in Seattle del '65, e con l'Olatunji Concert, l'ultimo concerto di Coltrane documentato da una registrazione, dell'aprile del '67; poi con due dei suoi album che negli anni successivi alla morte di Coltrane hanno fatto epoca, Thembi, inciso nel '70, e Karma, inciso nel '69, e contenente The Creator Has A Master Plan, brano di culto grazie innanzitutto al quale Sanders è arrivato alle generazioni che negli anni sessanta non erano ancora nate.
    59 min
  • Grandi inediti - Ella Fitzgerald: Ella at the Hollywood Bowl. The Irving Berlin Songbook
    Nel febbraio del 2021 - potete ritrovare la puntata in podcast - Jazz Anthology vi aveva presentato un importante inedito di Ella Fitzgerald, The Lost Berlin Tapes, che documenta un concerto berlinese del '62 della grande cantante. E' una grande gioia adesso avere a disposizione un altro live inedito, anche questo pubblicato dalla Verve, che risale al '58 e che ha la notevole particolarità di essere interamente dedicato al repertorio di Irving Berlin: delle serate incentrate sul repertorio di un solo autore non erano affatto abituali per la Fitzgerald, che anche quando il successo le consentì di esibirsi spesso in grandi sale, aveva mantenuto l'abitudine, presa nei club, di rivolgersi al pubblico con un assortimento di brani piuttosto vario. Questo live, registrato nell'agosto del '58, è l'unico caso finora nella discografia della Fitzgerald di live consacrato ad uno solo dei grandi autori dell'"american songbook"; si tratta inoltre dell'unica occasione nota in cui la Fitzgerald si è presentata dal vivo col direttore Paul Weston, responsabile dell'orchestra e degli arrangiamenti dell'album della Fitzgerald dedicato a Berlin, registrato qualche mese prima, e in questo live le sue interpretazioni guadagnano ancora dalla sollecitazione del rapporto col pubblico, così importante per Ella. L'album fotografa solo la seconda parte della serata al prestigioso Hollywood Bowl, mentre la prima era stata incentrata sul repertorio di Cole Porter: quindi gli appassionati possono sperare nella Verve....
    1 hr
  • Joel Ross: The Parable; Immanuel Wilkins: The 7th Hand
    Protagonisti di due nuovi album pubblicati dalla Blue Note, il vibrafonista Joel Ross - ventisettenne, chicagoano, newyorkese di adozione - e il sassofonista Immanuel Wilkins - ventisettenne, originario di Filadelfia - sono due delle personalità più interessanti espresse dalle giovani generazioni del jazz d'oltre Atlantico. Wilkins compare anche nell'album di Ross, in cui troviamo anche la flautista Gabrielle Garo, giovane polistrumentista di Brooklyn che ha fra l'altro lavorato con la big band del batterista Bobby Sanabria, veterano del latin jazz a New York, e che è leader di propri gruppi: con lei ha lavorato la trombonista Kalia Vandever, che pure troviamo in questo album. L'ultimo brano dell'album di Wilkins ha un evidente debito con Coltrane, e può essere ascritto ad una certa vena neo-spirituale che percorre diverso jazz fatto da musicisti delle giovani generazioni e che alle nuove generazioni di ascoltatori vogliono rivolgersi.
    59 min
  • Anteloper: Pink Dolphins; Burnt Sugar: Angels Over Oakanda
    In appendice alla puntata che abbiamo dedicato la settimana scorsa alla compianta Jaimie Branch, ascoltiamo Pink Dolphins, il recente album - pubblicato dalla International Anthem - di Anteloper, il duo di Jaimie Branch con Jason Nazary: Jaimie Branch alla tromba, Jason Nazary alla batteria, ed entrambi all'elettronica. Nel disco troviamo, tanto in veste di produttore che di strumentista, Jeff Parker, uno dei più interessanti chitarristi dell'avanguardia di oggi: Parker è membro della AACM, la storica associazione dei musicisti creativi di Chicago, ha vissuto l'esperienza di Chicago Underground, una delle più importanti nel jazz d'avanguardia degli ultimi decenni, e ha fatto parte di un celebrato gruppo post-rock come i Tortoise. Nella seconda parte della trasmissione presentiamo il più recente album della Burnt Sugar, una formazione che si ispira ad una galassia di esperienze musicali come il Miles Davis elettrico, la Band of Gypsies di Hendrix, i Funkadelic, Sun Ra, fondata alla fine degli anni novanta da Greg Tate: Tate, ahimé mancato a 64 anni nel dicembre 2021, pochi mesi dopo l'uscita dell'album, è stato uno dei più importanti intellettuali afroamericani degli ultimi decenni, ma anche musicista, come chitarrista autodidatta e leader della Burnt Sugar.
    59 min
  • Ricordo di Jaimie Branch, 1983-2022
    Il 22 agosto è mancata improvvisamente nella sua casa di Brooklyn, a soli 39 anni, la trombettista, bandleader, compositrice e vocalist Jaimie Branch. Jaimie Branch era uno dei talenti più notevoli emersi negli ultimi anni sulla scena del jazz, e solo dal 2017 la sua carriera aveva cominciato a decollare: con lei la musica d'avanguardia perde una figura chiave per quanto riguarda tutta un'area di jazz di ricerca d'oltre Atlantico e di nuovi sviluppi portati nel jazz dalle ultime generazioni, ma perde anche una grande presenza sotto il profilo umano. Impensabile questa tragica conclusione vedendola un mese fa apparentemente felice sui palchi del festival Jazz em Agosto a Lisbona. Ricordiamo Jaimie Branch ascoltandola in brani della Exploding Star Orchestra di Rob Mazurek (con cui si è esibita a Lisbona), del suo originale gruppo Fly or Die, di An UnRuly Manifesto del sassofonista James Brandon Lewis, e come guest del trio del chitarrista svizzero David Gisler.
    57 min

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