Jazz Anthology

Jazz Anthology

By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • Wadada Leo Smith (4)
    Tornato nei primi mesi del '70 dal suo lungo soggiorno parigino, Leo Smith non vede a Chicago molte prospettive, e in settembre decide di trasferirsi in Connecticut, per raggiungere il sassofonista Marion Brown che ha incontrato per la prima volta nel corso dell'estate. Nel dicembre del '71 Leo Smith incide il primo album a suo nome, interamente in solo, in cui si alterna a tromba, flicorno, percussioni e altri strumenti: intitolato Creative Music - 1, viene pubblicato dalla Kabell, etichetta dello stesso Smith. Nell'album non mancano fra l'altro segnali dell'interesse di Smith per culture di altre parti del mondo (Africa, GIappone, Indonesia...), interesse che il soggiorno parigino ha stimolato. Il trasferimento nel '70 in Connecticut rappresenta per Smith l'inizio di un nuovo periodo, perché se il suo primo album personale lavora su alcune direttrici che sono tipiche della AACM - solo, polistrumentismo, senso dello spazio... - allo stesso tempo il fatto di essere lontano da Chicago, ma anche da New York, dove nel frattempo Braxton e Leroy Jenkins si sono trasferiti, apre per lui una fase di riflessione individuale e anche di emancipazione dalla AACM.
    58 min
  • Wadada Leo Smith (3)
    Iniziamo la puntata facendo un piccolo passo indietro: prima di partire per Parigi, nel luglio del '69 Leo Smith partecipa alla registrazione di quella che diventerà la seconda facciata de Young at Heart/Wise in Time, secondo album di Muhal Richard Abrams: del quintetto raccolto in studio fa parte anche il sassofonista Henry Theadgill, che, dopo aver collaborato con Abrams nella prima metà degli anni sessanta, è appena tornato dal Vietnam. Rientrato da Parigi negli Stati Uniti nel '70, Smith registra con la Creative Construction Company, cioè un sestetto comprendente Anthony Braxton, Leroy Jenkins e Muhal Richard Abrams, solidarizza con Henry Threadgill, e collabora con Marion Brown, sassofonista che nei sessanta ha inciso con Shepp e ha persino partecipato ad Ascension di Coltrane, e poi dal '67 è stato tre anni in Europa: la storia di Brown è dunque più lunga e importante di quella di Smith, che ha inciso solo con i chicagoani che hanno appena cominciato a farsi conoscere: ma è proprio Smith a dare l'impronta più originale alle registrazioni in duo realizzate con Brown nel '70.
    1 hr
  • Wadada Leo Smith (3)
    Iniziamo la puntata facendo un piccolo passo indietro: prima di partire per Parigi, nel luglio del '69 Leo Smith partecipa alla registrazione di quella che diventerà la seconda facciata de Young at Heart/Wise in Time, secondo album di Muhal Richard Abrams: del quintetto raccolto in studio fa parte anche il sassofonista Henry Theadgill, che, dopo aver collaborato con Abrams nella prima metà degli anni sessanta, è appena tornato dal Vietnam. Rientrato da Parigi negli Stati Uniti nel '70, Smith registra con la Creative Construction Company, cioè un sestetto comprendente Anthony Braxton, Leroy Jenkins e Muhal Richard Abrams, solidarizza con Henry Threadgill, e collabora con Marion Brown, sassofonista che nei sessanta ha inciso con Shepp e ha persino partecipato ad Ascension di Coltrane, e poi dal '67 è stato tre anni in Europa: la storia di Brown è dunque più lunga e importante di quella di Smith, che ha inciso solo con i chicagoani che hanno appena cominciato a farsi conoscere: ma è proprio Smith a dare l'impronta più originale alle registrazioni in duo realizzate con Brown nel '70.
    1 hr
  • Wadada Leo Smith (3)
    Iniziamo la puntata facendo un piccolo passo indietro: prima di partire per Parigi, nel luglio del '69 Leo Smith partecipa alla registrazione di quella che diventerà la seconda facciata de Young at Heart/Wise in Time, secondo album di Muhal Richard Abrams: del quintetto raccolto in studio fa parte anche il sassofonista Henry Theadgill, che, dopo aver collaborato con Abrams nella prima metà degli anni sessanta, è appena tornato dal Vietnam. Rientrato da Parigi negli Stati Uniti nel '70, Smith registra con la Creative Construction Company, cioè un sestetto comprendente Anthony Braxton, Leroy Jenkins e Muhal Richard Abrams, solidarizza con Henry Threadgill, e collabora con Marion Brown, sassofonista che nei sessanta ha inciso con Shepp e ha persino partecipato ad Ascension di Coltrane, e poi dal '67 è stato tre anni in Europa: la storia di Brown è dunque più lunga e importante di quella di Smith, che ha inciso solo con i chicagoani che hanno appena cominciato a farsi conoscere: ma è proprio Smith a dare l'impronta più originale alle registrazioni in duo realizzate con Brown nel '70.
    1 hr
  • Grandi inediti – Erroll Garner: Symphony Hall Concert
    Nel 2021, in cui ricorrevano cento anni dalla nascita di Erroll Garner, sono stati pubblicati un album (cd o Lp) con una selezione di brani da una esibizione del trio di Garner alla Symphony Hall di Boston nel '59, e un box celebrativo, contenente fra l'altro in tre Lp l'integrale di quel concerto. Garner è stato uno dei più grandi pianisti della storia del jazz, e anche uno dei personaggi del jazz più amati dagli appassionati: e ascoltando la musica di Garner alla Symphony Hall non è difficile capire perché. C'è chi ha detto che il segreto della musica di Garner è stato che il pianista era una persona risolta, felice: e molta della bellezza della musica di Gerner sta in questo suo slancio positivo, gioioso, contagioso. Ma Garner non è solo esuberante: in effetti la sua composizione più celebre, Misty, che naturalmente interpreta anche alla Symphony, è una ballad. C'è qualcosa di ironico nel fatto che Garner - del resto per niente compassato, e vocalizzando senza inibizioni come era sua abitudine mentre suonava - si esibisse in un tempio della musica classica come la Symphony Hall, dimora della prestigiosa Boston Symphony Orchestra: autentico prodigio, Garner era diventato un pianista fenomenale senza saper leggere neanche un rigo di musica.
    59 min
  • Jazz Anthology di lunedì 07/02/2022
    Come suggerisce il titolo della trasmissione, presente nel palinsesto di Radio Popolare fin dagli inizi, Jazz Anthology ripercorre la ormai lunga vicenda del jazz proponendone momenti e artisti salienti. Al di là della varietà delle sue forme, per Jazz Anthology questo genere è un fenomeno unitario di innovazione musicale in rapporto con una tradizione di matrice neroamericana. Jazz Anthology vuole quindi valorizzare sia la pluralità degli aspetti del jazz che la continuità della sua storia, dedicando la propria attenzione a tutte le epoche di questa musica, dal New Orleans al bebop, fino alle espressioni più audaci degli ultimi decenni. Il programma si articola soprattutto in serie di trasmissioni a carattere monografico, con l’intenzione – in un contesto mediatico che al jazz dà pochissimo spazio e in modo molto dispersivo – di dare così un contributo alla diffusione di una effettiva cultura del jazz.
    La sigla di Jazz Anthology è Straight Life (Art Pepper), da Art Pepper meets The Rhythm Section (1957, Contemporary/Original Jazz Classics)
    59 min
  • Grandi inediti - Bill Evans: Behind The Dikes
    ..Negli ultimi anni c'è stato in campo jazzistico un grosso trend di pubblicazioni di inediti importanti, e una delle grandi figure che più hanno beneficiato - forse quella che più ha beneficiato in assoluto - di questo trend è Bill Evans. Oltre a farci ascoltare musica di qualità straordinaria, gli inediti di Evans ci permettono di moltiplicare i termini di raffronto fra i suoi diversi trii dal vivo, e fra diverse interpretazioni live dei brani del suo repertorio. Pubblicato nel 2021 dalla Elemental Music, Behind The Dikes rende conto di tre date olandesi di Bill Evans nel '69. Nel marzo del '69 il pianista registra a Hilversum, con la Metropol Orkest, orgoglio della radio pubblica dei Paesi Bassi, due brani che aveva già inciso nel '65 negli Stati Uniti con un'orchestra sinfonica; il giorno dopo Evans col suo trio, allora formato da Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria, si esibisce in uno studio di Hilversum davanti ad un piccolo pubblico di invitati, in due set per un totale di quattordici brani tutti offerti da questo album; infine in novembre il trio di Evans tornò in Olanda, e ad Amsterdam partecipò con il breve set qui documentato ad una diretta radiofonica organizzata dalla European Broadcastin Union.
    59 min
  • Grandi inediti - Bill Evans: Behind The Dikes
    ..Negli ultimi anni c'è stato in campo jazzistico un grosso trend di pubblicazioni di inediti importanti, e una delle grandi figure che più hanno beneficiato - forse quella che più ha beneficiato in assoluto - di questo trend è Bill Evans. Oltre a farci ascoltare musica di qualità straordinaria, gli inediti di Evans ci permettono di moltiplicare i termini di raffronto fra i suoi diversi trii dal vivo, e fra diverse interpretazioni live dei brani del suo repertorio. Pubblicato nel 2021 dalla Elemental Music, Behind The Dikes rende conto di tre date olandesi di Bill Evans nel '69. Nel marzo del '69 il pianista registra a Hilversum, con la Metropol Orkest, orgoglio della radio pubblica dei Paesi Bassi, due brani che aveva già inciso nel '65 negli Stati Uniti con un'orchestra sinfonica; il giorno dopo Evans col suo trio, allora formato da Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria, si esibisce in uno studio di Hilversum davanti ad un piccolo pubblico di invitati, in due set per un totale di quattordici brani tutti offerti da questo album; infine in novembre il trio di Evans tornò in Olanda, e ad Amsterdam partecipò con il breve set qui documentato ad una diretta radiofonica organizzata dalla European Broadcastin Union.
    59 min
  • Grandi inediti - Bill Evans: Behind The Dikes
    ..Negli ultimi anni c'è stato in campo jazzistico un grosso trend di pubblicazioni di inediti importanti, e una delle grandi figure che più hanno beneficiato - forse quella che più ha beneficiato in assoluto - di questo trend è Bill Evans. Oltre a farci ascoltare musica di qualità straordinaria, gli inediti di Evans ci permettono di moltiplicare i termini di raffronto fra i suoi diversi trii dal vivo, e fra diverse interpretazioni live dei brani del suo repertorio. Pubblicato nel 2021 dalla Elemental Music, Behind The Dikes rende conto di tre date olandesi di Bill Evans nel '69. Nel marzo del '69 il pianista registra a Hilversum, con la Metropol Orkest, orgoglio della radio pubblica dei Paesi Bassi, due brani che aveva già inciso nel '65 negli Stati Uniti con un'orchestra sinfonica; il giorno dopo Evans col suo trio, allora formato da Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria, si esibisce in uno studio di Hilversum davanti ad un piccolo pubblico di invitati, in due set per un totale di quattordici brani tutti offerti da questo album; infine in novembre il trio di Evans tornò in Olanda, e ad Amsterdam partecipò con il breve set qui documentato ad una diretta radiofonica organizzata dalla European Broadcastin Union.
    59 min

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