Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Phillip Johnston: Diggin' Bones; The Adventures of Prince Achmed
    La fama del sassofonista Phillip Johnston, uno dei protagonista della nuova scena di avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta, è legata soprattutto al brillante gruppo Microscopic Septet di cui è stato co-fondatore (all'inizio ne ha fatto parte anche John Zorn). Nel 2005 Johnston si è trasferito a Sidney, dove lavora con diversi dei migliori musicisti australiani. Con alcuni di loro ha dato vita a Phillip Johnston and the Coolerators, di cui Diggin' Bones è l'album di esordio. Johnston ha una lunga esperienza come autore di musica da film e di musiche per film muti (e sul tema dei film muti ha scrito anche saggi ed è intervenuto a convegni). The Adventures of Prince Achmed è una brillante e godibilissima colonna sonora realizzata per dare una veste musicale contemporanea (quella originale era di carattere sinfonico) al film dallo stesso titolo, un pionieristico esempio di cinema di animazione creato nel 1926 in Germania dalla regista Lotte Reiniger con una tecnica che si rifaceva a quella delle ombre cinesi.
    1 hr
  • Phillip Johnston: Diggin' Bones; The Adventures of Prince Achmed
    La fama del sassofonista Phillip Johnston, uno dei protagonista della nuova scena di avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta, è legata soprattutto al brillante gruppo Microscopic Septet di cui è stato co-fondatore (all'inizio ne ha fatto parte anche John Zorn). Nel 2005 Johnston si è trasferito a Sidney, dove lavora con diversi dei migliori musicisti australiani. Con alcuni di loro ha dato vita a Phillip Johnston and the Coolerators, di cui Diggin' Bones è l'album di esordio. Johnston ha una lunga esperienza come autore di musica da film e di musiche per film muti (e sul tema dei film muti ha scrito anche saggi ed è intervenuto a convegni). The Adventures of Prince Achmed è una brillante e godibilissima colonna sonora realizzata per dare una veste musicale contemporanea (quella originale era di carattere sinfonico) al film dallo stesso titolo, un pionieristico esempio di cinema di animazione creato nel 1926 in Germania dalla regista Lotte Reiniger con una tecnica che si rifaceva a quella delle ombre cinesi.
    1 hr
  • The J. and F. Band; The Wayne Horvitz European Orchestra
    Due brillanti compagini in cui troviamo assieme musicisti italiani e non. The J. and F. Band è cointestata al contrabbassista Joe Fonda e al musicista afroamericano Jaimoe, storico batterista degli Allman Brothers: nella formazione base (più ospiti) che ha inciso From The Roots To The Sky (Long Song Records), c'è anche Tiziano Tononi, che nel 2017 ha pubblicato Trouble No More... All Men Are Brothers, un appassionato omaggio - con al basso e al basso elettrico Joe Fonda - agli Allman Brothers, formazione di culto significativamente influenzata dal jazz d'avanguardia. Wayne Horvitz è stato una delle figure di spicco della scena della nuova avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta; trasferitosi a Seattle, ha dato vita ad una compagine con cui ha fatto tesoro del metodo della "conduction" sviluppato dal suo mentore, il compianto Butch Morris. Nella primavera 2014 Horvitz in una residenza nell'ambito di Novara Jazz ha lavorato con una versione europea di questa compagine, con musicisti italiani e di altre nazionalità: nell'ottobre successivo The Wayne Horvitz European Orchestra si è esibita con grande successo al Bimhuis di Amsterdam, e la registrazione si è adesso tradotta in un album, Live at the Bimhuis, seconda uscita della Novara Jazz Series.
    1 hr 1 min
  • The J. and F. Band; The Wayne Horvitz European Orchestra
    Due brillanti compagini in cui troviamo assieme musicisti italiani e non. The J. and F. Band è cointestata al contrabbassista Joe Fonda e al musicista afroamericano Jaimoe, storico batterista degli Allman Brothers: nella formazione base (più ospiti) che ha inciso From The Roots To The Sky (Long Song Records), c'è anche Tiziano Tononi, che nel 2017 ha pubblicato Trouble No More... All Men Are Brothers, un appassionato omaggio - con al basso e al basso elettrico Joe Fonda - agli Allman Brothers, formazione di culto significativamente influenzata dal jazz d'avanguardia. Wayne Horvitz è stato una delle figure di spicco della scena della nuova avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta; trasferitosi a Seattle, ha dato vita ad una compagine con cui ha fatto tesoro del metodo della "conduction" sviluppato dal suo mentore, il compianto Butch Morris. Nella primavera 2014 Horvitz in una residenza nell'ambito di Novara Jazz ha lavorato con una versione europea di questa compagine, con musicisti italiani e di altre nazionalità: nell'ottobre successivo The Wayne Horvitz European Orchestra si è esibita con grande successo al Bimhuis di Amsterdam, e la registrazione si è adesso tradotta in un album, Live at the Bimhuis, seconda uscita della Novara Jazz Series.
    1 hr 1 min
  • The J. and F. Band; The Wayne Horvitz European Orchestra
    Due brillanti compagini in cui troviamo assieme musicisti italiani e non. The J. and F. Band è cointestata al contrabbassista Joe Fonda e al musicista afroamericano Jaimoe, storico batterista degli Allman Brothers: nella formazione base (più ospiti) che ha inciso From The Roots To The Sky (Long Song Records), c'è anche Tiziano Tononi, che nel 2017 ha pubblicato Trouble No More... All Men Are Brothers, un appassionato omaggio - con al basso e al basso elettrico Joe Fonda - agli Allman Brothers, formazione di culto significativamente influenzata dal jazz d'avanguardia. Wayne Horvitz è stato una delle figure di spicco della scena della nuova avanguardia newyorkese emersa negli anni ottanta; trasferitosi a Seattle, ha dato vita ad una compagine con cui ha fatto tesoro del metodo della "conduction" sviluppato dal suo mentore, il compianto Butch Morris. Nella primavera 2014 Horvitz in una residenza nell'ambito di Novara Jazz ha lavorato con una versione europea di questa compagine, con musicisti italiani e di altre nazionalità: nell'ottobre successivo The Wayne Horvitz European Orchestra si è esibita con grande successo al Bimhuis di Amsterdam, e la registrazione si è adesso tradotta in un album, Live at the Bimhuis, seconda uscita della Novara Jazz Series.
    1 hr 1 min
  • Alexander Hawkins: Iron Into Wind (Intakt)
    Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell'improvvisazione ma d'altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che - come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell''album - è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt'ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell'ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell'improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E' insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.
    1 hr
  • Alexander Hawkins: Iron Into Wind (Intakt)
    Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell'improvvisazione ma d'altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che - come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell''album - è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt'ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell'ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell'improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E' insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.
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  • Alexander Hawkins: Iron Into Wind (Intakt)
    Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell'improvvisazione ma d'altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che - come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell''album - è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt'ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell'ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell'improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E' insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.
    1 hr
  • Jeanne Lee/Ran Blake: The Newest Sound You Never Heard
    Alla fine del 1961 la vocalist Jeanne Lee e il pianista Ran Blake incidono The Newest Sound Around. C'è davvero molto di nuovo nell'album: già la formula voce/pianoforte è del tutto irrituale per il jazz dell'epoca, inoltre lo stile di Ran Blake è estremamente personale, e il modo di affrontare i brani di Jeanne Lee è decisamente non convenzionale. Il risultato è sublime: ma negli Stati Uniti il duo non trova ingaggi. E' invece apprezzato in Europa, dove viene nel '63. Nel '66 a Stoccolma Jeanne Lee e Ran Blake incidono un secondo album in duo, che però non viene pubblicato: intitolato Free Standards, uscirà fuggevolmente per la Columbia quasi trent'anni dopo, disconosciuto dai due artisti (che non erano stati retribuiti), tanto da ometterlo dalle loro discografie, ragione per cui è sfuggito anche a molti appasionati; l'album è stato ristampato dalla Fresh Sound qualche anno fa. Infine Jeanne Lee e Ran Blake si ritrovano in studio di incisione per un ultimo album assieme, di nuovo in duo, alla fine degli anni ottanta. Ma alla fine del 2018 una piccola etichetta discografica, la a-side records, ha pubblicato un doppio cd di registrazioni inedite del duo, effettuate in Europa nel '66-67 dalla radio fiamminga: intitolato (giocando sul titolo del loro primo album) The Newest Sound You Never Heard, questo inedito, uno dei più importanti inediti pubblicati di recente nel campo del jazz, è una meravigliosa sorpresa, che amplia di molto il materiale a disposizione di questo duo, che è stato una delle grandi cose degli anni sessanta.
    1 hr 1 min
  • Jeanne Lee/Ran Blake: The Newest Sound You Never Heard
    Alla fine del 1961 la vocalist Jeanne Lee e il pianista Ran Blake incidono The Newest Sound Around. C'è davvero molto di nuovo nell'album: già la formula voce/pianoforte è del tutto irrituale per il jazz dell'epoca, inoltre lo stile di Ran Blake è estremamente personale, e il modo di affrontare i brani di Jeanne Lee è decisamente non convenzionale. Il risultato è sublime: ma negli Stati Uniti il duo non trova ingaggi. E' invece apprezzato in Europa, dove viene nel '63. Nel '66 a Stoccolma Jeanne Lee e Ran Blake incidono un secondo album in duo, che però non viene pubblicato: intitolato Free Standards, uscirà fuggevolmente per la Columbia quasi trent'anni dopo, disconosciuto dai due artisti (che non erano stati retribuiti), tanto da ometterlo dalle loro discografie, ragione per cui è sfuggito anche a molti appasionati; l'album è stato ristampato dalla Fresh Sound qualche anno fa. Infine Jeanne Lee e Ran Blake si ritrovano in studio di incisione per un ultimo album assieme, di nuovo in duo, alla fine degli anni ottanta. Ma alla fine del 2018 una piccola etichetta discografica, la a-side records, ha pubblicato un doppio cd di registrazioni inedite del duo, effettuate in Europa nel '66-67 dalla radio fiamminga: intitolato (giocando sul titolo del loro primo album) The Newest Sound You Never Heard, questo inedito, uno dei più importanti inediti pubblicati di recente nel campo del jazz, è una meravigliosa sorpresa, che amplia di molto il materiale a disposizione di questo duo, che è stato una delle grandi cose degli anni sessanta.
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