Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

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By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • PAROLE aggiunte nel vocabolario italiano dopo l’anno 2000
    La lingua italiana, come tutte le altre, si arricchisce costantemente di nuove parole e termini. Questo è dovuto al fatto che la nostra vita influenza moltissimo ciò che diciamo e come parliamo. Tra i neologismi, infatti, rientrano tutte quelle parole che fanno parte della nostra quotidianità.
    NEOLOGISMI della lingua italiana
    Dopo l'anno 2000 il vocabolario italiano si è arricchito di molte nuove parole.
    Esse derivano da mondi diversi, perché la lingua si evolve e si adatta in base ai cambiamenti della società.
    Vediamo insieme i termini più diffusi provenienti da vari settori!
    Dal mondo dei giovani:
    1) Friendzonare = rifiutare uno spasimante e respingerlo all'interno di un semplice rapporto di amicizia, in quanto non si condividono gli stessi sentimenti.
    2) Blastare = nel mondo dei social network, rispondere duramente a qualcuno, attaccarlo, deriderlo o zittirlo pubblicamente per aver detto una sciocchezza, solitamente da una posizione di presunta superiorità intellettuale.
    3) Instagrammabile = foto, immagine o video adatto per essere condiviso sui social, in particolare Instagram, perché sicuramente attirerebbe molti seguaci e Mi piace.
    Dal mondo di trap o rap:
    1) Dissare = nel rap, l’insieme degli insulti e delle offese nel testo di una canzone, dirette a un altro soggetto specifico. Deriva dalla parola inglese “disrespecting” (mancare di rispetto).
    2) Sbatti = il darsi da fare, anche improduttivamente, nel tentativo di ottenere un determinato risultato. Non avere lo sbatti di + INFINITO: non avere voglia di fare qualcosa di noioso o pesante. È stato reso famoso dal cantate italiano Il Pagante.
    Per scoprire tutte le altre, guarda il video sulle parole derivate dal mondo del rap.
    Dal COVID-19:
    1) Tamponarsi = sottoporsi ad un tampone, cioè un test per scoprire se il virus è nell’organismo.
    2) Distanziamento sociale = l’insieme delle misure necessarie a contenere la diffusione di un’epidemia o pandemia, come, per esempio, quarantena dei soggetti a rischio o positivi, isolamento domestico, divieto o limitazione degli assembramenti, chiusura delle scuole.
    3) Didattica a distanza (DAD) = la modalità di apprendimento online e, quindi, non in presenza. Si è diffuso in Italia dopo la chiusura delle scuola a marzo 2020 a causa della pandemia da COVID-19.
    Dal mondo della tecnologia:
    1) Virale = un contenuto video o foto che si diffonde molto facilmente sul web, diventando spesso tanto popolare da dare vita a una nuova tendenza.
    2) Memare = creare e/o postare meme (contenuti digitali, spesso umoristici) e utilizzarli per prendere in giro.
    3) Whatsappare = inviare, scambiarsi dei messaggi, tramite l’applicazione di messaggistica WhatsApp.
    4) Disiscriversi = cancellare, revocare un'iscrizione.
    5) Spoilerare = rivelare in anticipo, in parte o del tutto, la trama o il finale di un film o una serie TV.
    6) Triggerare = nel suo significato più diffuso sul web, provocare una reazione di rabbia in qualcuno.
    7) Twittare = pubblicare brevi messaggi di testo sulla piattaforma Twitter (ora X).
    Altri neologismi nel vocabolario italiano:
    1) Badante = la persona, priva di particolari certificazioni, addetta alla sorveglianza di anziani o persone non autosufficienti.
    2) Brassare = prestito adattato dal francese (brasser), significa produrre la birra, con particolare riferimento a quella artigianale.
    3) Bullizzare = sottoporre qualcuno a un trattamento violento, verbalmente, psicologicamente o fisicamente.
    4) Camperizzare = modificare un mezzo di trasporto come un furgone o un'auto con attrezzature e strumenti, così da trasformarlo in un vero e proprio camper.
    5) Cuociriso = piccolo elettrodomestico per la bollitura del riso.
    6) Docciarsi = farsi una doccia.
    7) Domotizzare = rendere i dispositivi e gli elettrodomestici di una casa automatizzati attraverso sistemi informatici ed elettronici.
    17 min
  • FARE o FARCI? STARE o STARCI? Un CI cambia tutto!
    La particella CI dà tanti problemi a chi studia italiano, lo sappiamo. In questa lezione scopriremo come la particella CI, aggiunta ad alcuni verbi, ne crea di nuovi, dal significato completamente diverso!
    Come la particella CI cambia completamente il significato di un verbo
    Prima di proseguire, assicurati di conoscere bene le particelle italiane CI e NE!
    Se invece le padroneggi, puoi continuare la lettura!
    In italiano ci sono alcuni verbi che cambiano completamente significato quando gli si aggiunge la particella CI.
    Ecco alcuni esempi:
    1. CASCARE - CASCARCI
    CASCARE: Cadere (familiare).
    CASCARCI: Cadere in un tranello o in uno scherzo, farsi abbindolare, farsi ingannare.
    Mi ha detto che era cascata dalle scale e che stava male, così sono corsa da lei. Invece voleva solo chiedermi un parere su cosa indossare alla festa… E io che ci sono anche cascata!
    2. METTERE - METTERCI
    METTERE: Posizionare, collocare qualcosa in un posto.
    METTERCI: Impiegare una certa quantità di tempo per fare qualcosa.
    Ma quanto tempo ci metti a mettere la frutta nel frigo? Sbrigati: ci sono ancora tante altre cose da fare!
    3. PROVARE - PROVARCI
    PROVARE:
    1 - Sottoporre a prova una cosa per conoscerne qualità e proprietà o per verificarne il funzionamento.
    2 - Tentare di fare qualcosa, non sapendo se avrà esito positivo o negativo.
    3 - Indossare un capo per vedere come sta.
    PROVARCI (con qualcuno): Tentare un approccio amoroso con qualcuno.
    Ha provato (2) a imparare il portoghese ma ci ha rinunciato dopo due mesi, ha cominciato a seguire un corso di cucina ma dopo aver provato (1) il suo primo piatto ha capito che non era la strada giusta, allora ha capito che è bravo solo a fare due cose: fare shopping senza provare (3) i capi in camerino e provarci con tutte le ragazze che incontra!
    4. VOLERE - VOLERCI
    VOLERE: Desiderare qualcosa con decisione.
    VOLERCI: Essere necessario.
    Voglio una lasagna, ma ci vuole troppo tempo per prepararla, perciò la ordinerò a domicilio da un ristorante.
    5. FARE - FARCI
    FARE: Compiere, eseguire.
    FARCI: Far finta di non capire. Principalmente usato nell’espressione “Ma ci sei o ci fai?” (che significa "Ma sei proprio stupido o stai solo facendo finta?")
    Ma ci sei o ci fai? Ti ho detto di fare la valigia ieri e ancora non l’hai fatta… Mi prendi in giro?
    6. STARE - STARCI
    STARE: Restare, trovarsi in un certo ambiente, luogo o situazione.
    STARCI:
    1 - Poter essere contenuto, entrare, trovare posto.
    2 - Essere d’accordo, partecipare, aderire.
    3 - Essere, mostrarsi disponibile a rapporti amorosi (colloquiale).
    Andremo in montagna e staremo in uno chalet per tutto il fine settimana. Siamo in sette e forse sette persone non ci stanno (1) nello chalet, ma proveremo a farlo funzionare. Ci stai? (2) Ti piace il piano? Se poi durante la lezione di sci incontri qualcuna che ci sta (3), potresti anche trovare una fidanzata! Che te ne pare?
    7. PRENDERE - PRENDERCI
    PRENDERE: Afferrare con le mani.
    PRENDERCI: Intuire la verità, capire ciò che è giusto dire o fare.
    Hai preso i documenti che dobbiamo consegnare a Sara? A proposito di Sara! Mesi fa dicevo che si stava frequentando con Giorgio e nessuno mi credeva… Invece ci avevo preso! Si sposeranno tra un anno!
    8. ENTRARE
    ENTRARE: Passare dall'esterno all'interno di un luogo, andare dentro, accedere.
    ENTRARCI:
    1 - Avere spazio sufficiente per stare in qualcosa.
    2 - Avere parte, attinenza, relazione con qualcosa.
    Una volta che sarete entrati nell'edificio, dovrete prendere l'ascensore e salire al quinto piano. Probabilmente non ci entrerete (1) tutti in un unico ascensore, quindi ne dovrete usare due. E ricordate di rimandare tutto quello che non c'entra (2) niente con la missione a quando sarà finita!
    9. ARRIVARE - ARRIVARCI
    ARRIVARE: Giungere in un luogo, alla fine di un itinerario,
    11 min
  • I Mestieri Italiani dalla A alla Z
    Conoscete già i nomi di alcuni dei lavori più comuni in italiano? Se la risposta è "no", proseguite con la lettura per scoprirli insieme.
    Lista dei lavori in italiano in ordine alfabetico
    In questo articolo troverete una lista di mestieri comuni (in italiano) in ordine alfabetico. Mettiamoci subito al lavoro!
    A
    - Addestratore (cinofilo / di cani)
    Chi aiuta i cani a imparare i giusti comportamenti, azioni e reazioni in modo che possa svolgere determinate attività utili per un lavoro (ricerca, salvataggio…) o inserirsi al meglio nel contesto sociale e famigliare.
    - Agricoltore
    Chi svolge un’attività nell’agricoltura, sia come responsabile della conduzione del fondo, sia come lavoratore. Spesso è usato come sinonimo di “contadino”, anche se questo è un po’ più specifico: è una persona che vive e lavora nei campi in aperta campagna.
    - Allevatore
    Chi si occupa di far crescere e riprodurre animali per ricavarne cibo, prodotti, servizi o ricavo economico.
    - Animatore
    Chi, in villaggi vacanze, hotel o navi da crociera, intrattiene, diverte e coinvolge gli ospiti con attività di gruppo (balli, sport, fitness…) oppure, durante eventi, intrattiene e fa divertire i bambini, che altrimenti si annoierebbero.
    - Arbitro
    Chi, durante una competizione sportiva, applica e fa rispettare il regolamento, assegna punti e/o penalità, scandisce inizio e fine della gara.
    - Archeologo
    Chi studia i reperti con valore storico, dando importanza anche alla loro conservazione e valorizzazione.
    - Architetto
    Chi progetta, dirige e segue la realizzazione e la restaurazione di edifici.
    - Attore
    Chi interpreta un ruolo durante un’esibizione teatrale, televisiva o cinematografica.
    - Avvocato
    Chi difende la causa del proprio cliente di fronte a un tribunale, applicando i principi di legge.
    B
    - Bagnino
    Chi si occupa di vigilare sulla sicurezza dei bagnanti in un tratto di spiaggia o in una piscina pubblica.
    - Barbiere
    Chi taglia capelli e barba a clienti uomini.
    - Barista
    Chi lavora al banco di un bar, servendo caffè, bevande e cibo ai clienti.
    - Benzinaio
    Chi si occupa della distribuzione di carburante (benzina, GPL, diesel) ai veicoli presso le stazioni di servizio.
    - Bidello
    Chi lavora in una scuola e si occupa di mantenere gli ambienti puliti, fornire il materiale necessario agli insegnanti e vigilare gli studenti in assenza degli insegnanti.
    C
    - Calzolaio
    Chi ripara le scarpe (calzature) cucendo, incollando, riparando tacchi e suole…
    - Cameriere
    Chi serve cibo e bevande ai clienti in un bar, un ristorante o un albergo.
    - Capotreno
    Capo del personale addetto a un treno.
    - Cassiere
    Chi si occupa della cassa in banche, aziende, negozi, esercizi pubblici.
    - Commesso
    In un negozio, addetto alla vendita al pubblico.
    - Conduttore
    Chi dirige uno spettacolo televisivo, lo “gestisce” scandendo i tempi, presentando ospiti, rubriche, servizi, coinvolgendo e dialogando con il pubblico, in studio o a casa.
    - Contabile
    Chi tiene la contabilità nell’amministrazione di un’azienda.
    - Corriere
    Chi trasporta e consegna pacchi.
    - Cuoco
    Chi per mestiere prepara e cuoce cibi in ristoranti, alberghi o case private.
    D
    - Dentista
    Medico specializzato nella cura dei denti.
    - Dietista
    Chi elabora i menù di ospedali, grandi alberghi, mense di aziende e scuole, promuovendo in generale una corretta alimentazione e una buona nutrizione. DA NON CONFONDERE con il “dietologo”, un medico vero e proprio, che può fare diagnosi e prescrivere analisi e medicine e che si occupa di disturbi alimentari (anoressia, bulimia) o malattie legate all’alimentazione (celiachia). Ma in realtà ci si può rivolgere al dietologo anche solo se si vuole tornare in forma in modo sano ed equilibrato.
    - Dirigente scolastico
    Chi è a capo della gestione di una scuola: selezionare i docenti, stabilire attività,
    8 min
  • ESPRESSIONI alternative al verbo “LITIGARE” in ITALIANO
    Prima o poi capita a tutti nella vita di litigare… e poi sfogarsi con qualcuno per raccontargli tutto. Però, se ci pensate, è un po’ noioso dire sempre “ho avuto un litigio con lui”, “sto litigando con lei”. No? In questa lezione, quindi, approfondiremo le alternative al verbo “litigare”, ognuna con le sue proprie sfumature e particolarità.
    10 Modi per Sostituire il Verbo "LITIGARE" in italiano
    In italiano esistono diversi modi per dire di aver litigato con qualcuno, e questi si differenziano in base al grado di intensità e alle modalità che caratterizzano la lite. Queste espressioni sono delle valide alternative da utilizzare in varie situazioni, consentendo di essere più precisi ed evitando di risultare ripetitivi.
    Pronti a scoprirle insieme?
    1. Discutere / Avere una discussione
    Significa conversare più o meno animatamente su un argomento, ma anche dibattere o avere uno scambio di vedute.
    Può essere usato sia con il significato di "litigare" (a parole), sia con il significato di "avere una conversazione pacata su un determinato argomento, scambiandosi idee e opinioni", senza cadere in un litigio.
    Esempio:
    Durante la riunione di condominio , i condomini hanno avuto un'accesa discussione, così non è stata presa nemmeno una decisione.
    Io e il mio studente abbiamo discusso delle tradizioni in Italia e nel suo Paese.
    2. Rimbeccarsi
    Litigare scambiandosi battute critiche e ostili; discutere a botta e risposta. Sottolinea la prontezza, la perspicacia e la vivacità delle interazioni tra i litiganti.
    Esempio:
    Hanno un brutto carattere: si rimbeccano tutto il giorno in ufficio!
    3. Bisticciare
    Litigare con qualcuno con vivacità, ma in modo scherzoso o comunque poco grave.
    Di solito bisticciano due persone che vanno generalmente d’accordo, ma che non si tirano indietro quando si tratta di esprimere un parere o un punto di vista diverso da quello dell’altra persona.
    Esempio:
    Paolo e sua moglie bisticciano sempre quando devono scegliere dove passare le vacanze.
    4. Battibeccare
    Sinonimo di “bisticciare”.Un battibecco, infatti, è un litigio poco grave, una discussione fatta di botta e risposta (meno intenso di rimbeccarsi).Esempio:
    Quando hanno cominciato a parlare di politica, la cena si è trasformata in un battibecco continuo.
    5. Attaccare briga
    provocare, causare, incominciare una lite.Da questo verbo deriva un sostantivo molto utilizzato: attaccabrighe, cioè una persona sempre pronta a fare lite con tutti.
    Esempio:
    È una persona odiosa: orgogliosa, maleducata e attaccabrighe! Meglio non averci niente a che fare…
    6. Avere un alterco / Altercarsi
    Avere uno scontro verbale piuttosto violento, ma comunque senza ricorrere alle mani, alla violenza fisica.
    Un’altra espressione simile è “avere un diverbio”.
    Sono tutte piuttosto formali.
    Esempio:
    L'alterco tra gli automobilisti a seguito dell’incidente è stato placato dalla Polizia Stradale.
    7. Questionare
    Discutere in modo animato, anche abbastanza violento (come altercarsi). Può, tuttavia, anche significare “intrattenere una discussione” (nel senso più tranquillo del termine), seguito dalle preposizioni DI o SU (questionare di politica, questionare sull’attualità).È, però, forse il verbo meno utilizzato della lista.
    Esempio:
    So che questo è un mio grosso limite ma non posso rinunciare a questionare per ogni problema che si presenta.
    8. Azzuffarsi
    Discutere animatamente, spesso arrivando alle mani; litigare non soltanto a parole, ma anche con violenza fisica.
    Esempio:
    Quando si sono incrociati, i due grossi cani si sono ringhiati contro, ma il guinzaglio gli ha impedito di azzuffarsi.
    9. Accapigliarsi
    Discutere animatamente facendo ricorso alla violenza fisica (come azzuffarsi).
    12 min
  • Parole Chiave sull’ARTE in Italiano
    L’Italia è il Paese dell’arte, lo sappiamo tutti. Ma quali sono le parole e le espressioni più opportune per parlare di arte e di quadri in italiano? Proseguite con la lettura per scoprirle!
    Lessico per parlare nei Musei in Italia
    1. DIPINTO
    Opera d’arte che consiste in un’immagine su una tela o una tavola, creata usando dei colori e un pennello. Un dipinto può raffigurare paesaggi, ritratti, scene di vita, nature morte, ecc…
    I colori usati possono essere tempere, acquerelli, colori a olio, colori acrilici.
    Il dipinto di un paesaggio di montagna era appeso sulla parete della sala da pranzo.
    2. QUADRO
    Qual è la differenza rispetto a un dipinto? Un quadro è pur sempre un dipinto, ma con delle caratteristiche molto specifiche: un dipinto si può anche chiamare quadro se realizzato su un supporto mobile e se è racchiuso in una cornice.
    Il quadro di Monet appeso in questo museo è un capolavoro.
    3. NATURA MORTA
    La natura morta è una raffigurazione pittorica che rappresenta degli oggetti inanimati: fiori, frutta, piatti, bottiglie, arredamento ecc…
    Queste rappresentazioni sono molto realistiche e dettagliate per creare un ordine visivo. La natura morta viene utilizzata come celebrazione della bellezza della vita quotidiana, attraverso oggetti di uso comune.
    Questo dipinto raffigurante un vaso di fiori freschi e una mela rossa sul tavolo rappresenta la natura morta.
    4. TELA
    Riquadro di tessuto resistente e liscio, soprattutto lino o canapa, che viene teso su un telaio e che costituisce il supporto su cui realizzare un dipinto a olio o a tempera.
    Spesso, si può utilizzare la parola “tela” con significato esteso, anche per indicare un “quadro” vero e proprio.
    Il pittore ha scelto una grande tela bianca per la sua opera.
    5. SCULTURA
    La scultura è un’opera che rappresenta figure o immagini a tutto tondo o in rilievo,  ottenuta modellando o incidendo materiali come marmo, pietra, legno, bronzo.
    Il David di Michelangelo è una delle sculture più famose al mondo.
    6. ARTISTA
    Colui che crea le opere d’arte.
    L’artista è stato molto bravo nel creare questo dipinto.
    7. PITTORE - SCULTORE
    Un artista che crea opere d’arte utilizzando dei colori su una tela. Può utilizzare diverse tecniche di pittura e creare ritratti, scene di vita o opere astratte.
    Un artista che realizza sculture si chiama invece “scultore”.
    Frida Kahlo è stata una pittrice messicana famosa per i suoi autoritratti.
    8. MUSEO
    Luogo in cui sono raccolte opere d’arte o oggetti di particolare interesse artistico o storico-scientifico, che sono esposti per il pubblico che vuole vederli.
    I musei possono essere gratuiti o a pagamento e offrono servizi come visite guidate e mostre temporanee.
    Il British Museum di Londra è uno dei musei più antichi e famosi al mondo.
    9. MOSTRA D'ARTE
    Evento in cui vengono esposte le opere di uno o più artisti.
    Può essere pubblica o privata e può anche concentrarsi su un tema in particolare piuttosto che su un artista in particolare.
    La mostra può anche essere temporanea, cioè solo per un periodo di tempo limitato.
    La mostra d’arte di Salvador Dalì ha attirato migliaia di visitatori da tutto il mondo.
    10. GALLERIA D'ARTE
    Luogo, solitamente privato, in cui sono esposte e vendute delle opere d’arte di artisti viventi o recentemente scomparsi.
    Le gallerie sono utili per gli artisti perché così questi hanno la possibilità di promuovere le loro opere e cercare collaborazioni, con musei o con privati.
    Questa sera la galleria d’arte ospita mostre di artisti emergenti.
    11. CRITICO D'ARTE
    Professionista capace di determinare l'autenticità delle opere d'arte, classificarle, valutarle e determinare il loro valore economico.
    Il critico d’arte verrà per valutare il quadro che è stato ritrovato nella villa.
    PARLARE D'ARTE IN ITALIANO
    Descrizioni positive
    L’opera è…
    12 min
  • ERRORI con gli AGGETTIVI e PRONOMI INDEFINITI (qualche, alcuno, nessuno…)
    In questa lezione scopriremo quali sono gli errori più comuni commessi dagli stranieri con gli aggettivi e pronomi indefiniti, come QUALCHE, ALCUNO o NESSUNO.
    Errori frequenti e uso dei pronomi e degli aggettivi indefiniti
    «Ci sono ancora qualche argomenti di cui non hai parlato nei video? Alcuno te li suggerisce? Come funziona? Me lo sono sempre chiesta. Chiunque vuole farti delle domande, può scriverle nei commenti e tu poi rispondi nei video? So niente di tutte le dinamiche dietro i video! Dimmi di più, altrimenti non ti aiuto più! Non ho alcuna voglia di aiutarti rimanendo all’oscuro!»
    Non avete notato niente di strano nella frase?
    Ebbene, la frase contiene diversi errori, tutti con i pronomi e gli aggettivi indefiniti: in questo articolo, li identificheremo, ve li spiegherò e vi mostrerò come fare per evitarli!
    1. QUALCHE + PLURALE (Qualche argomenti)
    Qualche è un aggettivo indefinito che indica una piccola e non specificata quantità di qualcosa. Chiaramente però la quantità è “più di uno”.
    Perciò un errore molto frequente tra gli studenti di italiano è quello di utilizzare, dopo QUALCHE, un sostantivo plurale, proprio perché si pensa che si riferisca a più di una cosa.
    Però forme come qualche persone, qualche mele, qualche libri sono sbagliate!
    Esempi:
    C’era qualche persona in fila prima di noi.
    Ho mangiato qualche mela prima di venire qui.
    Gli ho prestato qualche libro.
    Se voleste invece usare il sostantivo plurale, dovreste sostituire qualche con il suo sinonimo, alcuni/alcune, infatti questa parola (che ha lo stesso significato di qualche) va sempre seguita da un nome plurale e varia dal maschile al femminile, quindi si potrebbe dire anche alcune persone, alcune mele, alcuni libri.
    2. ALCUNO in frasi affermative e interrogative (Alcuno te li suggerisce?)
    Attenzione!
    ALCUNI, che abbiamo appena visto come sinonimo di “qualche”, è molto diverso dal singolare ALCUNO.
    Si usano in maniera diversa e significano anche due cose diverse!
    Infatti, alcuno, alcuna e alcun si usano solamente nelle frasi negative e al singolare, con il significato di “nessuno”.
    Esempi:
    Non mi ha fatto alcuno sconto!
    Non c’è alcuna ragione per arrabbiarsi così tanto.
    Non c’è alcun dubbio riguardo alla sua identità.
    Mai alcuno, alcuna e alcun possono essere usati in frasi affermative o interrogative.
    Dunque, frasi come…
    Alcuno ha visto i miei occhiali?
    oppure
    C’è alcuna persona ad aspettarti.
    …sono sbagliate!
    In questi casi, bisognerebbe proprio sostituire “alcuno”.
    Qualcuno ha visto i miei occhiali?
    C’è qualche persona ad aspettarti.
    3. CHIUNQUE/QUALUNQUE: indicativo o congiuntivo? (Chiunque vuole)
    Qui la questione si fa un po’ più complicata.
    Infatti, il pronome indefinito chiunque (= qualsiasi persona), così come l’aggettivo qualunque (= qualsiasi), può essere seguito sia dall’indicativo che dal congiuntivo, in base a quello che esprime:
    Quando è usato con il senso di “ognuno, qualunque persona, tutti”, allora è seguito dall’indicativo (Chiunque può apprezzare la sua bellezza / Qualunque persona può apprezzare la sua bellezza)
    Quando è usato con il senso di “tutti quelli che”, “qualunque persona che”, allora è seguito dal congiuntivo (Chiunque studi l’italiano teme questo argomento. / Qualunque sia la ragione, non ti perdonerò)
    4. NULLA/ NIENTE/NESSUNO con altre negazioni (So niente)
    Nulla, niente e nessuno sono pronomi indefiniti che negano il verbo. Ma attenzione a come si usano!
    Si possono usare in due modi diversi:
    Se nulla/niente/nessuno seguono il verbo, allora sarà necessaria la cosiddetta “doppia negazione”, aggiungendo “non” prima del verbo (Non ho visto nessuno / Non ho nulla da dire / Non ho mangiato niente)
    Se nulla/niente/nessuno precedono il verbo, allora la doppia negazione non serve (Nessuno mi ha visto / Nulla mi spaventa / Niente ha senso)
    12 min
  • Errori Comuni con le PREPOSIZIONI italiane
    Una delle difficoltà principali che gli stranieri incontrano nell'apprendere l'italiano riguarda l'uso corretto delle preposizioni, come ben sappiamo. Spesso si commettono errori in questo ambito, perciò in questa lezione affronteremo cinque errori comuni che molti stranieri, anche quelli più avanzati, tendono a fare. Spero che questa guida vi aiuti a evitarli in futuro!
    Come usare le PREPOSIZIONI in italiano
    Prima di leggere quest'articolo, vi consigliamo di dare un'occhiata alla nostra lezione sulle preposizioni semplici italiane. Sapete già quali sono tutte le preposizioni semplici italiane e come si usano? Bene, allora ecco la lista degli errori comuni da evitare con le preposizioni:
    1. È IMPORTANTE DI fare
    Siate sinceri: vi è capitato almeno una volta nella vita di dire una frase simile. No?
    Bene… è sbagliata!
    La struttura corretta è:
    È + aggettivo + verbo all’infinito
    Questa struttura esprime la natura di un'azione, ne specifica la qualità. È come affermare "fare è importante". Pertanto, non è necessario aggiungere nulla, nemmeno la preposizione DI.
    Quindi, per quanto riguarda la nostra frase iniziale, la forma corretta è: è importante fare.
    Ecco altri esempi con questa struttura:
    È scorretto copiare agli esami.
    È fondamentale conoscere la cultura del Paese in cui si vive.
    È necessario comunicare i propri dati personali al servizio di assistenza.
    2. LA RAGAZZA ... CAPELLI BIONDI
    Se vi chiedessi di completare questa frase con una preposizione, quale usereste?
    Forse CON? La ragazza con i capelli biondi. Sì, è giusto.
    Ma se io vi dicessi che si può usare anche un’altra preposizione per dire la stessa cosa? Eh già…
    Molti stranieri pensano che sia un errore, e invece non lo è.
    Per fornire più dettagli riguardo all’aspetto esterno o al carattere di persone o cose, è possibile anche usare la preposizione DA. Quindi si può dire anche: La ragazza dai capelli biondi.
    Entrambe le forme sono corrette, ma l'uso di DA è considerato più elegante, soprattutto in contesti formali.
    Per esempio, c’è un cartone animato chiamato Anna dai capelli rossi.
    Oppure, la novella di Honoré de Balzac (La Fille aux yeux d’or) è stata tradotta in italiano come La ragazza dagli occhi d’oro.
    La preposizione DA in questo caso viene quasi sempre utilizzata come preposizione articolata (dal, dai, dalla) e l’articolo concorda per genere e numero con la caratteristica descritta.
    Ecco alcuni esempi:
    Sono seduta sotto la pianta dalle foglie rosse.Il ragazzo dagli occhi azzurri si chiama Luca.Quel cane dal pelo lungo è di Carol.
    Una nota importante: è possibile usare DA per fornire dettagli su caratteristiche che appartengono a quella cosa o persona, nel senso che è nata proprio con quelle caratteristiche, come potete vedere dagli esempi. Invece, si può usare CON anche per fornire dettagli su altre caratteristiche, per esempio cose che sono state comprate dalla persona in questione.
    Perciò:
    Il ragazzo con i capelli castani = Il ragazzo dai capelli castani
    MA
    Il ragazzo con la Ferrari e non Il ragazzo dalla Ferrari
    3. UNA VOLTA A / IL / PER ... ?
    Mi spiego meglio. Come si dice?
    Una volta a settimana
    Una volta alla settimana
    Una volta la settimana
    Una volta per settimana
    Secondo l’Accademia della Crusca, per indicare il periodo di tempo in cui un’azione viene svolta per un certo numero di volte, tutte le forme sono corrette.
    Quella più comune, però, è sicuramente la preposizione A usata come preposizione articolata (una volta alla settimana).
    Altre forme simili sono:
    Due volte al giorno
    Tre ore al mese
    Due giorni all’anno
    4. UN LIBRO DA UN AUTORE
    Sento sempre dire frasi come “Un quadro da Van Gogh”, “Un libro da Stephen King”.
    Ma no, queste forme sono SCORRETTE! Quando si menziona l’autore di un’opera senza l’uso di verbi nella frase, la preposizione corretta è DI. Ad esempio, "Un quadro DI Van Gogh",
    14 min
  • Gli ERRORI che gli italiani commettono con i verbi!
    In questa lezione vi presenterò gli errori più comuni che gli stranieri (e anche molti italiani) commettono con i verbi italiani. Si tratta di dubbi che anche alcuni italiani possono avere, dunque non è una lezione da principianti, bensì una per tutti!
    Gli errori verbali più comuni tra gli italiani
    In questo articolo potete trovare una lista di 12 errori da evitare quando scrivete o parlate in italiano. Parleremo delle regole che hanno a che fare con i verbi, spesso ignorate persino dagli italiani stessi! Per ciascuna regola troverete sia un esempio di errore che un esempio corretto al fine di comprendere la regola nella maniera più chiara possibile.
    1. Acconsentire una richiesta
    Acconsentire significa “cedere”, “dare il proprio consenso”. Spesso vedo gente usare il verbo acconsentire con un oggetto diretto. Questo, però, è un errore.
    La frase corretta è: "Acconsentire a una richiesta", poiché il verbo acconsentire è sempre seguito da un oggetto indiretto, quindi introdotto dalla preposizione A.
    2. Accudire a qualcuno
    Accudire significa “prendersi cura di”.
    Il verbo accudire è transitivo, e ciò vuol dire che è seguito direttamente da un complemento oggetto, e non da una preposizione (come A, per esempio).
    Perciò la frase corretta è: "Accudire qualcuno".
    3. Adempiere ai propri doveri
    Adempiere significa “eseguire, portare a compimento”. Anche questo verbo è transitivo, perciò è sempre seguito da un oggetto diretto e MAI da una preposizione (come A, per esempio).
    Dunque, la frase corretta è: "Adempiere i propri doveri".
    4. Mi aspetta un premio
    È sicuramente un po’ bizzarro che un premio possa aspettare me, una persona. Eppure questo tipo di frase si sente spesso, anche da parte di qualche italiano. In realtà, ad essere sbagliato è proprio il verbo usato.
    Il verbo corretto è spettare, e non aspettare. Aspettare, come tutti sicuramente sapete, significa “attendere l’arrivo o il verificarsi di qualcosa o qualcuno”.
    Ma quello che si voleva dire nella frase originale è che “un premio mi è dovuto per diritto”. E il verbo che esprime l’ “essere dovuto a qualcuno per diritto” è proprio il verbo “spettare”, che si comporta come il verbo “piacere”.
    Quindi la frase giusta è: "Mi spetta un premio".
    5. Esaudire ai desideri
    Esaudire significa “realizzare”.
    Anche qui, come spesso abbiamo visto, il verbo è transitivo. Perciò usare la preposizione A dopo è un errore, in quanto regge un oggetto diretto.
    Quindi la forma giusta sarà: "Esaudire i desideri".
    6. Il mio lavoro consiste di traduzioni
    Il verbo consistere ha due significati:
    “essere composto, essere formato (da qualcosa)”. In questo caso è di solito seguito dalla preposizione DI. Per esempio: "La mia colazione consiste di latte e biscotti".
    “essere basato (su qualcosa)”. In questo caso è di solito seguito dalla preposizione IN. Quindi la frase giusta è: "Il mio lavoro consiste in traduzioni". Cioè: Il mio lavoro è basato sulle traduzioni.
    7. Mi gratta la schiena
    Grattare significa “sfregare una parte del corpo con le unghie o con un oggetto”.
    Se invece si vuole indicare la sensazione di fastidio sulla pelle che ci obbliga a grattarci, allora il verbo giusto è prudere.
    La frase corretta, quindi, è: "Mi prude la schiena". Poi eventualmente, si potrebbe aggiungere qualcosa come “… perciò mi gratto la schiena”.
    8. Me l’ha imparato (qualcuno)
    Un errore diffusissimo è confondere imparare con insegnare!
    Imparare significa “apprendere qualcosa”, “acquisire conoscenze o abilità”.
    Insegnare, invece, indica il processo opposto: significa “dare informazioni e spiegazioni ad altri affinché questi le facciano proprie”.
    La frase corretta quindi è: "Me l’ha insegnato (qualcuno)". E al massimo: "Io l’ho imparato (da qualcuno)".
    9. Scendo il cane / Salgo la spesa
    In tantissimi sbagliano l’uso dei verbi salire e scendere, anche molti italiani.
    Ora,
    15 min
  • Impara le Espressioni Regionali italiane Usate (quasi) in TUTTA Italia!
    Ma come si parla nelle varie regioni italiane? Ecco, di questo parleremo in questa lezione! A seconda di dove vi troviate in Italia, potrebbe capitarvi di sentire espressioni particolari, mai viste prima. È normale, perché ogni regione ha i suoi propri modi di dire peculiari, usati più spesso lì ma conosciuti in tutta Italia. Questi sono affascinanti perché sono influenzati dal dialetto locale o comunque dalla storia e dalla cultura delle varie regioni. Vedremo i più comuni e famosi!
    Espressioni Italiane Popolari per Regione
    1. LAZIO
    “Daje"
    Non è altro che la versione romana dell’esclamazione italiana “Dai”, ma ha anche più usi e significati di questa!
    Ormai sta conquistando l’Italia… e il mondo! All’inizio gli stranieri non la comprendono, ma poi ce la invidiano!
    Perché? Perché, come dicevo, sta bene ovunque, come il prezzemolo:
    può mettere fretta (Daje! S’è fatta ‘na certa!)
    può esprimere consenso e dare conferma (Mangiamo pollo stasera? Daje.)
    può incoraggiare (Daje! Vai e spacca tutto!)
    può esprimere chiusura (Daje. Ce l’abbiamo fatta a finire il progetto. Adesso possiamo riposarci)
    può esprimere gioia, felicità (Daje! La Roma ha vinto ancora!)
    può esprimere sorpresa o fastidio (Daje! Che figo il tuo nuovo appartamento! / Daje! Non impari mai tu! Hai sbagliato ancora!)
    soprattutto tra i giovani, è usata anche come saluto (Daje, zio! Se beccamo!)
    "Cercà Maria pe' Roma"
    Notate le abbreviazioni nell’espressione, queste sono tipiche del dialetto.
    Questo modo di dire è utilizzato quando la ricerca di qualcosa o qualcuno è davvero complicata, per non dire impossibile.
    È un sinonimo dell’espressione italiana "Cercare un ago in un pagliaio". 
    2. TOSCANA
    “Mi garba parecchio” / “Non mi garba per nulla”
    Il verbo “garbare” è tipico della regione toscana, usato semplicemente come equivalente del verbo italiano “piacere”, sia in riferimento a cose che a persone.
    Piccola curiosità: sapete perché si dice così?
    Viene dal nome di una vecchia via fiorentina: via del Garbo (oggi via Condotta). Qui si concentravano le botteghe degli artigiani che producevano i più eleganti e costosi panni di lana, apprezzati e venduti in tutta Europa.
    Questi artigiani utilizzavano, per le loro produzioni, una lana pregiata proveniente dal Sultanato arabo di Garbo (nell’Africa Settentrionale), da cui il nome della via.
    3. EMILIA ROMAGNA
    Valà! / Ma va là!
    Si tratta di un’espressione tipica romagnola, ma diffusa in tutta l’Italia del nord. Difficile trovare un equivalente in altre lingue, perché ha tantissimi significati:
    usata come "figurati!" a chi ringrazia, come per dire “non ti preoccupare assolutamente” (Valà! Non è niente, non preoccuparti!)
    per esprimere scetticismo e incredulità (Ma va là! Non ci credo!)
    prima di fare una cosa che non si vuole fare ma che tocca (Valà, facciamo anche questa…)
    per sottintendere qualcosa (Valà, valà… Hai capito cosa intendo!)
    Sorbole! (letto “Sciorbole”)
    Esclamazione tipica di Bologna che esprime stupore per qualcosa che si è visto/sentito. Ma viene anche usata come intercalare o come rafforzativo nella conversazione.
    Ma da dove viene “sorbole”?
    Molto probabilmente, deriva dal nome di un frutto della campagna romagnola (ormai quasi introvabile), la sorba.
    Forse proprio perché è quasi introvabile, quando lo si trova si è tanto stupiti da esclamare di gioia… Forse…
    4. CAMPANIA
    “Aumm aumm”
    Riferito a qualcosa, significa “losco”, che deve rimanere segreto perché non proprio onesto e trasparente.
    È infatti l’onomatopea per indicare la chiusura della bocca.
    Può fare riferimento anche a qualcosa che viene fatto ai danni di una terza persona o ai danni delle istituzioni, perciò un po’ illegale.
    Però le parole non sono sufficienti, perché devono essere accompagnate dai giusti gesti *gesticolare*
    “Jamme bell’, jà!”
    Modo di dire napoletano molto conosciuto e popolare nel resto d’Italia: è un...
    20 min
  • 5 Errori da Evitare con il Verbo SUCCEDERE in italiano
    In questo articolo ci occuperemo dei 5 errori più comuni da evitare quando si usa un verbo molto comune nella lingua italiana: il verbo SUCCEDERE.
    Errori Comuni con il Verbo SUCCEDERE
    Conoscete già il verbo SUCCEDERE? Significa “accadere, avvenire, verificarsi”.
    Anche se è sicuramente uno dei primi verbi che si imparano, non smette mai di causare confusione, mal di testa e qualche errore!
    Perciò, in questo articolo vedremo quali sono i 5 errori più comuni commessi dagli stranieri con il verbo SUCCEDERE e cercheremo di capire perché, così che non li commettiate più!
    Pronti?
    1 - SUCCESSO o SUCCEDUTO?
    Moltissimi stranieri sbagliano il participio passato del verbo “succedere”.
    Partendo dall’infinito, infatti, si tende a pensare che il participio passato sia “succeduto”, ma in realtà non è così.
    Il verbo succedere ha un participio passato irregolare: “successo”.
    Ecco alcuni esempi:
    Non mi avevi detto di aver cambiato casa… Quando è successo?
    Perché mi hai chiamato la notte scorsa? Cos’era successo di tanto grave?
    Attenzione però… Non è finita qui! SUCCEDUTO non è interamente sbagliato!!!
    E questo ci porta al prossimo errore…
    2 - L’altro significato di “SUCCEDERE”
    Sicuramente SUCCEDUTO non si può mai utilizzare quando succedere ha significato di “avvenire”, ma…
    “Succedere” ha anche un altro significato… e cioè quello di “subentrare”, “prendere il posto lasciato vuoto da altri in una carica, un titolo…”. Si trova molto spesso con questo significato nei libri di storia, quando vengono descritte le linee di successione al trono dei vari regni.
    Molti stranieri non lo sanno e per questo fraintendono alcune frasi.
    Ebbene, “succeduto” si usa come participio passato di succedere quando ha proprio questo significato.
    Per esempio:
    Dopo la morte del re, gli è succeduto sul trono il figlio maggiore.
    Ad Augusto, primo imperatore romano, successe Tiberio.
    Il padre è andato in pensione, e nella direzione dell’azienda sono succeduti i due figli.
    3 - HA SUCCESSO vs È SUCCESSO
    Sebbene entrambe queste forme siano grammaticalmente corrette, vogliono dire due cose molto diverse fra loro.
    Molti stranieri dicono “ha successo” come passato prossimo del verbo “succedere”, ma questo è un errore!
    Vediamo perché…
    “È successo” è la forma corretta del passato prossimo di succedere: infatti con questo verbo richiede il verbo essere come ausiliare. “È successo”, quindi, indica semplicemente che qualcosa è avvenuto nel passato.
    Per esempio:
    È successo un casino! Abbiamo scambiato i documenti di due clienti e ora sono arrabbiatissimi!
    2. In “Ha successo”, invece, “successo” non è il participio passato del verbo succedere, bensì un sostantivo. Come nome, successo indica la buona riuscita di qualcosa, un esito favorevole, un risultato felice.
    Luigi è estremamente capace, perciò ha molto successo nel suo lavoro.
    Quella band ha avuto successo in tutto il mondo sin da subito.
    4 - SUCCEDERE vs CAPITARE
    In tantissimi ci chiedete sempre: qual è la differenza tra succedere e capitare? Ce n’è una? Allora…
    Succedere e capitare sono in generale sinonimi, in quanto indicano entrambi l’avvenire di un fatto, però ci sono delle lievi sfumature di differenza.
    SUCCEDERE, come abbiamo visto prima, indica l’avvenire generico di un fatto, è completamente neutro, non suggerisce nulla su come è avvenuto il fatto.
    Si coniuga solo alla 3 persona singolare o plurale.
    Per esempio:
    Durante la riunione è successo un casino: Lucia e Giorgia hanno litigato davanti a tutti e sono state allontanate dall’edificio!
    Nella vita, se pensi positivo, ti succederanno solo cose belle!
    Aveva inserito la spina nella presa elettrica ma non succedeva niente: perciò ha pensato che il frullatore fosse rotto.
    CAPITARE, invece, pone maggiormente l’attenzione sul fatto che quanto successo sia avvenuto per caso, accidentalmente oppure improvvisamente,
    13 min

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