Parigi, agosto 1911. Il Louvre è chiuso, i corridoi sono quasi vuoti. Tra gli operai che circolano c’è un italiano di trent’anni, Vincenzo Peruggia, che ha lavorato più volte nel museo e conosce bene ingressi, abitudini, orari. Quella mattina entra nel Salon Carré, stacca la Gioconda dalla parete, rimuove cornice e vetro, avvolge la tavola nel camice da lavoro e imbocca una scala laterale. Nessuno lo vede. Un gesto semplice, quasi ordinario. Peruggia porta il dipinto nel suo appartamento parigino. Per due anni vive con il quadro in un ripiano ricavato sotto al tavolo, mentre la polizia francese brancola nel buio e il Louvre diventa teatro di sospetti, scandali e teorie fantasiose. Nel 1913 decide di “restituirla”. Contatta l’antiquario fiorentino Alfredo Geri, proponendo la vendita del dipinto. L’incontro viene organizzato in un albergo: Peruggia apre la cassa, mostra la Gioconda. Il giorno dopo viene arrestato. Al processo appare come un uomo ingenuo, convinto di aver compiuto un gesto patriottico. La condanna è lieve. Da quel momento la sua impresa sarà ricordata come il furto più famoso della storia.
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Questa è un'opera di fantasia ispirata da una storia vera. Ogni riferimento a luoghi reali, eventi o personaggi realmente esistiti è rielaborato dall'immaginazione. Gli eventi narrati sono il frutto della creatività dell'autore e qualsiasi somiglianza o discordanza con persone reali, luoghi e eventi accaduti è puramente casuale.