Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • 4 - Invisibili tra i salici da «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Così partimmo, increduli di mollare gli ormeggi.
    Se anche nei viaggi di terra si dice "imbarcarsi in un'avventura", figurarsi in un viaggio d'acqua. Eravamo così trepidanti che bruciamo quattro false partenze in un quarto d'ora; lasciavamo sempre a terra qualcosa e per un attimo rimase a terra persino Alex che era sceso a celebrare il varo con la sua macchina delle immagini.
    Non eravamo noi che entravamo in acqua, era l'acqua che entrava in noi e ci prendeva.
    Io imparai in fretta che in un fiume non serve vogare troppo, basta correggere la rotta.
    Un chilometro dopo l'altro, il colpo di pagaia si faceva meno muscolare; l'acqua andava solo accarezzata.
    Ed era lì la cosa più bella: essere trasportati, ascoltare e guardare senza far nulla.
    Diventare fiume.
    Scendemmo invisibile tra pioppi e robinie, finché il fiume alpino incontrò i primi affluenti.
    Pensai ai fiumi già visti e non trovai nulla di simile a quanto stavo vivendo.
    Ne avevo visti di fiumi, ma nessuno somigliava a quel Dio monosillabico che cercava la sua strada in un cerchio perfettissimo di montagne.
    Tra noi volavano brevi richiami, poi tornava al silenzio.
    Non c'erano che quelle voci a echeggiare tra gli argini, e nessun contatto col mondo, acustica claustrofobica e il copione del viaggio ridotto a un dialogo a sei.
    11 min
  • 3 - Il lumino da «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Passammo a piedi sotto il ponte, sfiorando la corrente, per raggiungere a tentoni la locanda Ai pesci vivi, appena identificabile da un lumino acceso sull'altro lato della strada.
    Sotto un pergolato, un lampo di tovaglie bianche con anguilla marinata, fritto di paranza di fiume e un dolce ineguagliabile di nome bunette.
    Ed era solo l'antipasto dell'infinito menù che annunciava la Valle del Buon Mangiare.
    Tra le tante mappe del fiume, ne avevo anche una gastronomica, piena di meraviglie.
    Mostrava l'Italia come una geografia di goloserie federate.
    In quell'italia che vedeva sparire paesaggi e dialetti, mi sembrò che le identità locali si fossero rifugiate nei cibi.
    Entravo in un mondo sconosciuto.
    Avevo percorso mari, ma mai un fiume intero.
    Mi chiesi cosa avrei trovato oltre.Forse il Tempo che mi scappava ogni giorno tra le dita.
    Di una cosa però ero certo: il Po era pieno di letteratura, ma da lì fino al mare non avrei avuto bisogno di parole scritte.
    9 min
  • 2 - Sei bucanieri da «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Dal ponte, sul far della sera, contemplammo i gorghi del fiume bambino senza avere idea di cosa ci aspettasse a valle e senza percepire la distanza che ci separava dal mare.
    Stavamo per penetrare nello spazio più popoloso d'Italia, il più inquieto è produttivo, quello dove si decide il destino della nazione, ma quel grumo di interessi, luoghi e persone oscuramente ci sfuggiva.
    Nemmeno degli ostacoli avevamo un'idea chiara.
    Il Po era inondato di relazioni scientifiche e guide specializzate, ma la via d'acqua restava ignota. Insomma, non ne sapevamo nulla fin dal primo chilometro.
    Ma forse, pensai, era meglio così: ci sarebbe stata più avventura.
    In tutti i miei viaggi la cosa più viva da raccontare sono stati sempre gli imprevisti, per non dire gli inconvenienti.
    Cinque uomini e una donna che più diversi non potevamo essere: Valentina, brunetta instancabile cercatrice di montagne, di fiumi e di guai, senza la quale il viaggio non sarebbe stato nemmeno pensabile, ostentava una tranquillità irritante. Il buon Alex, taglia da orso grigio, era lì paralizzato di fronte alla scelta del bagaglio più complicato della sua vita. Pierluigi, minuto, occhi vivi, divoratore di strade, vagava ancora con la mente tra i monti alle sorgenti del Gange, dai quali era appena tornato dopo mille chilometri di cammino selvaggio.
    Flavio, stazza e chioma vichinga, canoista di lungo corso, taceva godendosi il nostro disorientamento.
    E c'era Angelo Bosio, il più vecchio del gruppo, fisico bronzeo, che masticava il toscano, felice di partire di nuovo sul fiume della sua vita.
    Con chi scrive, facevano 332 anni in totale. 55 a testa di media.
    Una spedizione di senatori afflitti da magagne, ma curiosi come adolescenti.
    10 min
  • Santa Caterina Albanese comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    Santa Caterina Albanese (Picilia in arbëresh) è un comune calabrese della provincia di Cosenza.
    Il centro è situato a 472 m s.l.m., sulle pendici della Catena Costiera.
    La popolazione è di lingua, costumi e tradizioni albanesi (arbëreshë).
    Santa Caterina Albanese è una colonia albanese del 1400, che ha accolto gli esuli albanesi dovettero migrare per l'invasione dell'Impero ottomano.
    I profughi albanesi si fermarono nella contrada Prato, vicino alla ex badia cistercense di Santa Maria la Matina. Anticamente, sul sito dell'attuale paese sorgeva il casale disabitato probabilmente detto Piesileum, poi albanesizzato dai suoi abitanti in Picilia.
    Ai fondatori si aggiunsero successivamente altri albanesi dalla Morea, quando anche questa cadde in mano turca.

    Santa Caterina Albanese: https://maps.app.goo.gl/5fzTdz6FiHPrVqAh8
    3 min
  • San Martino di Finita comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Martino di Finita (Shën Mërtiri in arbëreshë) è un comune calabrese di 980 abitanti detti Sammartinesi e in arbëreshë Shëmërtinot, della provincia di Cosenza, situato sul versante interno della Catena Costiera calabrese.
    Fu fondato tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500 da profughi albanesi, che dovettero abbandonare la propria terra per l'invasione turco ottomana, i cui discendenti ancora oggi lo abitano.
    Da allora si mantengono la lingua e i costumi tradizionali arbëreshë, ma non più il rito bizantino greco (che dal 1643 passò a quello latino poiché i papàdes di rito greco dovevano andare per un'adeguata istruzione in Grecia e quasi tutti vi sono rimasti).
    Il territorio, per la quasi totalità è collinare e montuoso e l'altitudine varia tra i 114 e i 1.328 m slm.Il territorio più ampio è coperto da castagneti e faggete.
    Il toponimo proviene naturalmente dall'omonimo Santo, a cui era dedicata la chiesetta di San Martino che probabilmente era ubicata nei pressi dell'attuale centro abitato, nella località chiamata nel catasto comunale del 1825 San Martino Vecchio, e dalla tradizione popolare Qisheza (La chiesetta) o Qisheza e vjetër (la chiesetta vecchia).
    Nel sito, oggi si trovano delle cripte, con intorno i ruderi di quella che fu la struttura sovrastante.

    San Martino di Finita: https://maps.app.goo.gl/LsKoiQtfX24hyftP6
    14 min
  • San Giorgio Albanese comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Giorgio Albanese (Mbuzati in arbëreshë) è un comune calabrese della provincia di Cosenza, i cui abitanti son detti Sangiorgesi e in arbereshe Mbusaziotë.
    Si trova sul versante settentrionale della Sila Greca, situato su un'altura, tra due valloni di fiumara. Appartiene al gruppo di paesi italo-albanesi (arbëreshë) d'Italia, fondato verso il 1470 da profughi albanesi, appartiene all'Eparchia di Lungro, e conserva la lingua arbëreshe, il rito bizantino e i costumi tradizionali.
    Gli italo-albanesi lo conoscono anche come Mbuzat [che in arbereshe significa paese di Buza, che in albanese si pronuncia "Mbusat"], denominazione originata dal cognome Buza (che si pronuncia Busa), declinato al genitivo, di un capofamiglia che presumibilmente era a capo dei primi esuli albanesi giunti sul luogo.

    San Giorgio Albanese: https://maps.app.goo.gl/ipefEnGw3rSx1CAo9
    16 min
  • San Giacomo di Cerzeto frazione arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Giacomo, Shën Japku in arbëreshë, è un piccolo borgo calabrese, frazione del comune di Cerzeto, di origine albanese, del Medio Crati situato a 485 metri di quota s.l.m. ai piedi della Serra dei Muli, dove è vissuto lo scrittore albanese padre Antonio Santoro.
    Di interesse si segnala: il Santuario della Madonna del Buon Consiglio; la Chiesa di San Giacomo; i portali, i larghi e i vicoli del centro storico.
    Il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è situato nella parte alta del centro storico di San Giacomo di Cerzeto.
    La struttura fu eretta nel 1600 in stile barocco dagli abitanti di San Giacomo e dedicata alla Madonna del Buon Consiglio: Santa Patrona di tutti gli Albanesi.
    All’interno custodisce un'immagine lignea della Vergine con Bambino sostenuta da un angelo.

    San Giacomo: https://maps.app.goo.gl/oKMAeZdmxRDHEFh4A
    2 min
  • San Demetrio Corone comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Demetrio Corone (Shën Mitri in arbëreshe) è un comune calabrese i cui abitanti son detti Sandemetresi e in arbëreshë Shënmitrotë, della provincia di Cosenza.
    Con un'altitudine di 521 m s.l.m., sulle colline che dalla pianura di Sibari salgono verso la Sila Greca, è affacciata su un versante della bassa valle del Crati, da cui si ha la visione del Massiccio del Pollino.
    La cittadina è tra i centri culturali più importanti delle comunità albanesi d'Italia e conserva la lingua albanese, il rito bizantino, i costumi, la cultura e l'identità etnica propria d'origine.
    È anche sede del "Collegio Italo-Albanese di Sant'Adriano", importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale e delle tradizioni patrie, faro del patrimonio identitario albanese, in cui si formò l'intellighenzia italo-albanese del continente.
    Inoltre fa parte della circoscrizione della Chiesa Italo-Albanese dell'Eparchia di Lungro.
    Da anni la musica, il canto e le nuove sonorità degli albanesi d'Italia sono raggruppate qui ne "Il Festival della Canzone Arbëreshe".

    San Demetrio Corone: https://maps.app.goo.gl/7AdxHzGoXYzhTY1A7
    10 min
  • San Cosmo Albanese comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Cosmo Albanese (Strigàri in arbëreshë e San Cuòsimu in calabrese) è un comune di 590 abitanti detti Sancosmitani, della provincia di Cosenza.
    Posto ad un'altitudine di 400 metri s.l.m. e attraversato da vari corsi d'acqua, si trova nel versante settentrionale della Sila Greca, non lontano da San Demetrio Corone, in un suggestivo scenario di ulivi e dal tipico paesaggio collinare.
    Piccola comunità arbëreshë della Calabria, fa parte dell'Eparchia di Lungro, e mantiene la cultura, la lingua, i costumi e il rito bizantino, preziose peculiarità ereditate dai propri antenati.
    In albanese è chiamata Strighari, derivante dal nome di un condottiero della città di Stura in Albania.

    San Cosmo Albanese: https://maps.app.goo.gl/q2yJMx38KhJXAVYV9
    9 min
  • San Benedetto Ullano comune arbereshe (Calabria)
    La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh.

    San Benedetto Ullano (Shën Benedhiti in arbëreshë) è un comune calabrese i cui abitanti son detti Sanbenedettesi e Shënbenedhitan in arbëreshë, della provincia di Cosenza.
    Situato ai piedi del colle Sant'Elia, all'altitudine media di 460 metri s.l.m., il centro è posto sul fianco orientale della Catena Paolana in posizione dominante la valle del Crati.
    Tra i paesi italo-albanesi (arbëreshë) più vicini a Cosenza, fu a lungo la principale comunità albanese di Calabria e come tale ebbe dal 1732 il collegio per la formazione dei propri sacerdoti di rito greco-cattolico, trasferito poi dopo il 1860 a San Demetrio Corone come collegio-convitto nazionale italo-albanese.
    Fu quindi uno dei centri più insigni della vita intellettuale e civile degli Albanesi in Calabria, e nel Risorgimento uno dei centri più attivi di propaganda e azione insurrezionale della regione.
    I suoi abitanti conservano tenacemente la propria identità e cultura d'origine, la lingua, il rito religioso, gli usi e i costumi tradizionali. Suggestivi a San Benedetto Ullano, gli aspetti paesaggistico-naturalistici, sia perché immerso nei boschi di castagni, cerri e faggi secolari, sia per la presenza della rara specie di tritone alpestre nello specchio d'acqua denominato il "Laghicello" nell'omonima località posta a quota 1150.

    San Benedetto Ullano: https://maps.app.goo.gl/A34GHQdN6qobyhus5
    8 min

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