PIAZZA GALVANI Alle spalle della maestosa Basilica di San Petronio, incastonata tra le architetture eleganti di via Farini e i portici storici del centro, si apre Piazza Galvani, uno degli angoli più raffinati e ricchi di storia di Bologna. Un tempo conosciuta con vari nomi — Piazza dell’Accademia, dell’Archiginnasio, delle Scuole, della Pace, e più popolarmente del Pavaglione — questa piazza ha sempre rappresentato un crocevia importante, sia dal punto di vista culturale che sociale. Il suo nome evoca il genio scientifico di Luigi Galvani, il celebre medico e fisico bolognese del Settecento, noto per i suoi studi pionieristici sull’elettricità animale. Al centro della piazza troneggia una statua marmorea dello scienziato, raffigurato mentre osserva un libro aperto su cui si posa una rana — simbolo dei suoi esperimenti elettrofisiologici. La statua fu scolpita da Adalberto Cencetti e inaugurata nel 1879. Non è raro vedere studenti in visita fermarsi a fotografarla o, in segno di rispetto e un pizzico di scaramanzia, sfiorare la rana prima di un esame. A rendere ancor più significativo questo spazio è la presenza del Museo Civico Archeologico, ospitato nel Palazzo Galvani che si affaccia direttamente sulla piazza. Considerato uno dei più importanti musei archeologici d’Italia, custodisce ricche collezioni egizie, etrusche, romane e greche, testimoniando la profonda vocazione storica e culturale di Bologna. Già prima che diventasse un omaggio al celebre scienziato, questa zona era parte integrante del complesso della Basilica di San Petronio. La decisione di aprire una piazza risale al 1563, quando papa Pio IV, con una mossa tanto urbanistica quanto politica, volle creare un nuovo spazio davanti all’Archiginnasio, allora nuova sede dell’Università. Il progetto fu affidato a Antonio Morandi, detto il Terribilia, su incarico del cardinale Carlo Borromeo. In meno di due anni, l’Archiginnasio venne completato, con una facciata a due piani e un portico in cotto e arenaria che ancora oggi colpisce per sobrietà ed eleganza. Il portico, con le sue 15 campate scandite da lesene corinzie, ospitava in origine delle botteghe, utili a finanziare la costruzione della Basilica di San Petronio. Un angolo curioso della piazza è legato al mercato dei bozzoli da seta, che si teneva qui fin dal 1449, tanto che il nome Pavaglione (dalla parola padiglione in dialetto locale) è rimasto nell’uso popolare. La seta, infatti, fu per secoli una delle principali risorse economiche della città. Ancora oggi, sotto il portico del Pavaglione, si trova la storica libreria Zanichelli, dove il poeta Giosuè Carducci era solito rifugiarsi alla fine dell’Ottocento. Il libraio gli riservò persino una stanza per leggere e scrivere indisturbato — un piccolo gesto che oggi diremmo “da fan”, ma che ha contribuito al fermento culturale della Bologna ottocentesca. Sempre sotto quei portici, negli anni Venti del Novecento, aprì lo storico Bar Zanarini, oggi uno dei caffè più iconici della città. Accanto, la gioielleria Veronesi, trasferitasi qui nel 1922 da via degli Orefici, continua a testimoniare l’eleganza senza tempo di questo angolo di Bologna. Un altro dettaglio che rende speciale Piazza Galvani è la concentrazione di arte e artisti che vi hanno lasciato il segno. Michelangelo scolpì qui la sua statua di Giulio II nel 1506, Giambologna realizzò il suo Nettuno nel 1564 e Alessandro Menganti fuse la statua di Gregorio XIII nel 1580. Abitò in questa piazza anche lo scultore Alfonso Lombardi, autore, tra le altre cose, delle statue dei Quattro Santi Protettori di Bologna sotto il voltone del Palazzo del Podestà e del celebre Compianto su Cristo morto. Infine, da questa piazza si gode una prospettiva privilegiata su una delle più affascinanti imperfezioni architettoniche della città: l’abside della Basilica di San Petronio. Guardandola con attenzione, si nota come le murature siano state tamponate in modo provvisorio. La leggenda vuole che sia stato lo stesso papa Pio IV Medici a ostacolare il completamento dell’opera, temendo che superasse in grandezza la Basilica di San Pietro a Roma. E così, ancora oggi, San Petronio resta incompiuta — ma forse proprio per questo ancora più affascinante.