Abbiamo ascoltato la parola del profeta Isaia. Il Signore, che si fa presente come protettore e liberatore di Israele, parla in un momento, in un tempo, in cui il popolo era spaventato e impaurito e lo fa con parole forti, affettuose, che sono quelle che abbiamo ascoltato all'inizio di questo capitolo 43 del profeta Isaia. “Non temere io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome. Tu mi appartieni”. Parole forti, affettuose, perché il Signore vede un popolo provato dalla paura, dallo spavento e la fede nel Signore, attraverso queste parole, che nasce, che cresce, che si rafforza dall'ascolto di queste parole, libera dalla paura e dal timore e diviene madre della forza nell'amore. Se pensiamo ai profeti o alle loro paure, ai discepoli spesso spaventati anche in presenza di Gesù, alla prima comunità che attende la discesa dello Spirito Santo che stava con le porte chiuse o alle paure che accompagnano la nostra vita, capiamo perché la parola del Signore risuona come una consolazione e una protezione. “Se dovrai attraversare le acque starò con te, i fiumi non ti sommergeranno, se dovrai passare in mezzo al fuoco non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poichè io sono il Signore tuo Dio”. C'è una bellissima espressione del Signore che accompagna la vocazione del profeta Geremia “Non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro”. E’ un versetto profondo, perché connette lo spavento alla paura e il Signore ci libera da tutto questo “Non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro”. Così una parola di grande consolazione giunge anche a noi questa sera, attraverso il profeta Isaia “Tu sei prezioso ai miei occhi, per questo sei degno di stima e ti amo”. E’ la parola che ciascuno di noi questa sera riceve personalmente dal profeta, dalla parola di Dio, perché, se entriamo in contatto profondo con questa parola, ci sentiamo dire non solo oggi, ma ogni giorno, “Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e ti amo”.