Il libro di Qohelet, di cui abbiamo ascoltato questo brano, è stato scritto in un periodo in cui la terra di Israele era sotto la dominazione straniera del regno egiziano dei Tolomei. Questo esempio, di una città assediata da un grande re, non può non evocare questa realtà che l'autore stesso del libro dice di aver visto sotto il sole, cioè come una realtà evidente. E qui la scrittura sembra quasi voler mettere a confronto ciò che è evidente, la potenza militare, la forza delle armi, con ciò che invece appare nascosto, ma non per questo meno efficace. Ecco stiamo vivendo fratelli e sorelle in un tempo di guerra, in cui il conflitto in Ucraina sembra mostrare l'ineluttabilità dello scontro, in cui il clima umano che vediamo affermarsi è quello di una città, che vive come sotto assedio. La guerra è come un assedio che si stringe attorno alla vita degli uomini, alla loro convivenza; e nelle città colpite dalla guerra vediamo ferito lo scorrere pacifico della vita di ogni città, di ogni uomo, di ogni donna. La forza del male, la forza di questa guerra e di ogni guerra appare come un grande re, che costruisce grandi fortificazioni, che si arma per mostrare la sua potenza e la sua forza, contro quella piccola città che è simbolo, in realtà, come ogni città, di coabitazione e convivenza, vita comune, pace. E davanti a questa forza preponderante, la Scrittura indica però un'altra forza, quella di un uomo solo, povero ma saggio, che si oppone ai disegni dei violenti. Ecco davanti al male anche un uomo solo, dice la Scrittura, può opporsi, può rappresentare un argine e salvare quella città.