L'ospedale al-Shifa è stato preso, al momento però del comando di Hamas non c'è traccia. Alcune armi sono state trovate ma niente di più. La città di Gaza però è distrutta, la più grande città palestinese al mondo è rasa al suolo e ci sono più militari israeliani che civili palestinesi. L'IDF ha chiesto di evacuare anche dei villaggi al Sud della Striscia, questo vuol dire che l'operazione di terra continua e c'è da capire fino a dove e se questo provocherà una risposta dell'Egitto e degli altri Paesi arabi. Foto credit Mohammed Talatene/Dpa
Oltre 170 corpi sono stati sepolti in una fossa comune nell'area dell'ospedale al-Shifa, Israele lo assedia perché secondo l'intelligence lì sotto ci sarebbe il comando di Hamas ma intanto i civili sono bloccati e il cibo scarseggia. Sami e Jumana ci raccontano il dramma di chi si trova dentro Gaza.
Israele può essere considerata una democrazia compiuta secondo la definizione che l'occidente? Si, se guardiamo il dibattito politico interno. No se guardiamo lo stato di segregazione costruito per chi non è ebreo.
Le bandiere isrealiane sventolano nel Nord della Striscia di Gaza, Israele non ha nessuna intenzione di andare via. Lo stanno dicendo diversi esponenti del governo israeliano: l'obiettivo è allontanare i civili.
Gli ospedali di Gaza sono circondati, al-Shifa è rimasto senza corrente mentre al-Quds ha l'impianto rotto e non può aggiustarlo. La situazione è drammatica e secondo i medici i morti aumentano di minuto in minuto, anche tra i neonati. Ier c'è stata una rinione della Lega Araba e i leader di Arabia Saudita, Qatar, Iran, Turchia, Giordania, Egitto e altri ancora hanno detto che i palestinesi dovranno tornare nella loro terra, che non accetteranno una nuova occupazione.
Alcuni giornalisti freelance sono accusati da Israele di essere stati a conoscenza dell'azione Al-Aqsa Storm del 7 ottobre prima che avvenisse e di aver taciuto. Secono un sito isrealiano che "monitora le notizie per individuare parzialità, inesattezze e altre violazioni degli standard giornalistici che creano narrazioni false, se non dannose, su Israele" alcuni foto e fotogrammi li incastrerebbero. Però quelle immagini raccontano non il massacro di Hamas ma le situzioni successive, quando anche i civili sono usciti dalla Striscia insieme ad altri combattenti. In questo mese di guerra i giornalisti palestinesi sono stati gli occhi e le orecchie per tutto il mondo, pagando un prezzo altissimi.
Jacopo Intini e Amal Kahyal sono entrambi operatori della ONG CISS sono usciti da Gaza pochi giorni fa, sono in Italia. Hanno partecipato a una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per raccontare le condizioni di Gaza. Li ho incontrati a cena insieme agli altri del gruppo di Boxe contro l’assedio, nel quale anche loro hanno lavorato, e ieri mattina abbiamo fatto colazione sotto casa insieme. Questa puntata è una chiacchierata tra noi tre. Foto Lorenzo Luzi
Un po' di numeri sulla guerra, numeri piccoli ma importanti che ci fanno capire la catastrofe. E poi una riflessione che parte dall'accorda tra Italia e Albania sulla gestione dei flussi migratori e arriva al diritto d'asilo dei palestinesi. Chi scappa da questa guerra infatti potrebbe finire nei due centri che l'Italia costruirà in Albania.
Mentre la diplomazia continua a tessere una tela che porta a pochi risultati, nella Striscia di Gaza si muore di fame: i forni chiudono per assenza di carburante e le persone da questo momento in poi senza un cessate il fuoco potrebbero morire di fame. Intanto alcune famiglie sono riuscite a passare da Nord a Sud e hanno raccontato di una devastazione totale con cadaveri in strada mentre si inizia a combattere a Gaza City, dove ci sono centinaia di migliaia di civili sfollati che rischiano di ritrovarsi nelle battaglie tra Israele e Hamas. In questa puntata ci sono i contributi di Sami e Jumana, manca invece quello di un'altra amica che si trova a Gaza City e non risponde da 6 giorni.