Il ministro israeliano Amihai Eliyahu ha dichiarato che una bomba atomia su Gaza potrebbe essere un'opzione. Il premier Netanyahu lo ha sospeso ma il governo di estrema destra israeliano ha un problema di credibilità internazionale tanto che gli USA continuano a chiedere delle tregue umanitarie e continuano a fare incontri diplomatici per una soluzione a 2 Stati dopo questa guerra. Abu Mazen si è detto pronto a prendere il governo della Striscia di Gaza ma resta il nodo Hamas.
I giornalisti sono un target per i bombardamenti. Dall'inizio dell'offensiva sono morti 31 giornalisti: 26 palestinesi, 4 israeliani e 1 libanese. In Israele c'è una legge che può far chiudere Al Jazeera, l'emittente che sta raccontando in modo capillare la guerra a Gaza e questo per il governo puà essere un problema. E poi ci sono i social network che polarizzano il dibattito mentre noi cerchiamo conferme alle nostre idee. Grazie a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International e a Matteo Flora, esperto di comunicazione d'emergenza, impreditore e docente.
USA, Unione Europea, Turchia, Cina, Libano, Iran e tanti altri Paesi sono entrati in qualche mondo in questo conflitto. Con l'aiuto di Leonardo Panetta, Giuseppe Didonna, Simone Pieranni e Lorenzo Forlani ho provato a raccontare come questi Paesi o organizzazioni stanno partecipando a questa guerra tra sostegno incondizionato e proproste di pace. Ieri è arrivato anche l'atteso discorso di Nasrallah, segretario generale di Hazbollah.
Il ministero dell'intelligence israeliano ha redatto un piano che prevede la deportazione forzata dei palestinesi nel Sinai, in Egitto. Quel piano è in parte già stato applicato e le manovre sul campo sono già in fase avanzata.
400 persone straniere o con doppio passaporto sono uscite dalla Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah. L'Egitto ha aperto a loro e a 80 feriti trasportati in ambulanza. Chi non era sulla lista che la diplomazia ha stilato in queste ore era condannato a restare dentro Gaza. In questa puntata ci sono i contributi di Valentina Venditti della ONG "CISS" e Tommaso Della Longa, portavoce della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezza Luna Rossa e ci parlano delle difficoltà che si hanno nell'intervenire in questo momento a Gaza. Foto: MOHAMED ABD EL GHANY
Nel campo profughi di Jabalya sono morte centinaia di persone a causa di un bombardamento israeliano. Uno dei luoghi più desamente popolati di Gaza e tra i più poveri. Secondo Israele serviva a colpire un comando di Hamas mentre la stessa organizzazione nega di essere lì. Una strage che fa arrivare a quasi 9.000 morti il bilancio di questa guerra.
Benjamin Netanyahu ha detto che non ci sarà nessuna tregua e che questa guerra contro la barbarie la combatte Israele per il mondo intero. Intanto i carriarmati israeliani sono dentro Gaza, ieri un video che ha fatto il giro del mondo mostra una famiglia palestinese in macchina mentre prova a scappare e viene uccisa da un colpo di uno dei carri. Sono morti tutti.
I morti palestinesi sono saliti a 8.000 mentre la preoccupazione tutta sugli ospedali che potrebbero dinventare un obiettivo dei bombardamenti. Intanto però in Cisgiordania ci sono 4.000 profughi di Gaza, deportati dopo il 7 ottobre.
La puntata di oggi è una chiacchierata con Michela Chimenti, giornalista che ha studiato a lungo gli attentati palestinesi a Fiumicino che in Italia sono pressoché sconosciuti all'opinione pubblica. Da questo lavoro sarà pubblicato il podcast: Una mattina a Fiumicino sulla piattaforma Storytel il 14 novembre ma intanto ci racconta l'evoluzione del terrorismo palestinese.
Gaza è isolata e i bombardamenti non sono mai stati così forti.
Siamo a 3 settimana dall'inizio della guerra: un'operazione in Israele mai vista prima con 1300 morti. L'equivalente della bomba atomica di Hiroshima su Gaza e 7000 morti. Fake news con inchieste e contro inchieste e il dubbio se pubblicare le foto dei morti e feriti oppure no.
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Racconti dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania del reporter Valerio Nicolosi