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Dopo una puntata dedicata alla realtà virtuale non poteva mancarne una dedicata all'utilizzo della mente come grande creatrice di mondi e modi immaginari. Stando dietro alle tue palpebre, nella comodità della tua poltrona, puoi visualizzarti mentre voli come un'aquila, esplori lo spazio, viaggi su un tappeto volante, fluttui nelle profondità dei mari, ripercorri la storia dell'umanità. Tutti modi per distrarti e rilassarti, certo, ma anche un allenamento metaforico della tua capacità di cambiare prospettiva per vedere il mondo e la vita da una cornice più ampia rispetto alla semplice microquotidianità.
Con Alessandro Calderoni
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C'è chi ci gioca e chi ci si cura. La realtà virtuale è uno strumento tecnologico di alto livello che si sta facendo largo da qualche anno nella toolbox degli psicologi più evoluti. E' possibile utilizzare ambienti e situazioni virtuali per curare fobie, ansia, dipendenze, problemi comportamentali, disturbi alimentari, pregiudizi, dolore. E anche per indurre stati di rilassamento e vera e propria ipnosi. Ecco l'esperienza concreta di chi utilizza la realtà virtuale in ambito psicoterapeutico ogni giorno da anni. (Senza dimenticare che la prima e fondamentale macchina per la realtà virtuale è il tuo cervello)
Con Alessandro Calderoni e Micaela Fratus
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Vedere altre persone che esondano con le loro emozioni o al contrario crescere in un ambiente emotivamente impermeabilizzato può convincerci che provare emozioni, in un modo o nell'altro, non vada bene. E così quando ne sentiamo, ogni giorno e in ogni contesto, possiamo considerarle come nemiche ingestibili, fastidi da provare a sopprimere, oggetti inutili da allontanare dalla consapevolezza. Se però non le notiamo, non sappiamo etichettarle, conviverci, modularle e addirittura utilizzarle a nostro vantaggio quando possibile, rischiamo di soffrire anche in modo cronico, nella mente (struggimenti, ansia, abbattimento dell'umore) e nel corpo (le emozioni hanno una basa chimica, e i neuropeptidi che sono associati al nostro sentire possono regolare o disregolare l'organismo).
Con Alessandro Calderoni
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Si chiama arousal l'attivazione del sistema nervoso che ha lo scopo di rispondere agli eventi esterni e interni mettendoci nella condizione migliore per fronteggiarli con il livello giusto di energia. Ciascuno di noi ha una fluttuazione continua di attivazione, a seconda di quello che accade, della condizione psicofisica, delle abilità individuali, e di molte altre variabili organiche, ambientali e psicologiche. Questo normale benessere dinamico è detto "finestra di tolleranza". Se usciamo da questo range per eccesso o per difetto di arousal andiamo in una condizione di disregolazione. In alto produciamo sintomi di agitazione, tachicardia, sudorazione, blocco, e a lungo andare problemi muscolari, cardiaci, immunitari, gastrointestinali. In basso abbiamo mancanza di energia, astenia, apatia, depressione. Vediamo come funziona questo meccanismo e come ottimizzarlo.
Con Alessandro Calderoni e Giulia Volpi.
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Non tutti immaginano in modo visivo. Molte persone utilizzano altri sensi per richiamare alla mente contenuti, oggetti, luoghi e situazioni: talvolta è un suono, oppure un odore a fungere da amo per la generazione dell'immagine mentale, che si chiama comunque così anche quando non si nutre primariamente del senso della vista. E' comunque possibile allenarsi a visualizzare per ottenere immagini mentali più efficaci in condizione di rilassamento: questo può aiutare a focalizzarsi meglio sui propri obiettivi, modificare comportamenti in direzione desiderata, effettuare movimenti o azioni specifiche, vivere esperienze anticipandole con la mente. In sostanza è possibile anche allenare la propria abilità in qualità di soggetti ipnotici.
Con Alessandro Calderoni
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Il cervello produce immagini, che rappresentano una buona parte dei nostri contenuti mentali. Possono essere collegate a ricordi, pensieri, previsioni, momenti piacevoli e sgradevoli. Sono di norma associate a emozioni e a sensazioni fisiche. A volte ne siamo invasi: è il caso di un evento spiacevole che ci tormenta, o magari un successo o un amore che ci inebriano. Impariamo a gestire le immagini: modulando e confinando quelle che ci fanno stare male, elicitando e sfruttando al meglio quelle che ci migliorano la vita.
Con Alessandro Calderoni ed Elisa Camporeale
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A volte il passato ci tormenta. O perchè la mente viene assalita da flashback dolorosi e spaventosi, o perchè ripensiamo a ciò che fu dicendoci che avrebbe divuto essere in un'altra maniera. A volte il passato si ripete uguale, angustiando il nostro sonno con incubi ricorrenti. Naturalmente è possibile aiutarsi a risolvere queste situazione e in più, sorpresona, è altrettanto possibile utilizzare alcuni ricordi (gradevoli) per realizzare un album che ci funga da caricabatterie nei momenti tosti.
Con Alessandro Calderoni
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Se osservi il flusso contonuo dei contenuti della mente quando non stai facendo nulla di particolare, ti rendi conto della gran folla di pensieri, emozioni, stimoli, percezioni che passano là dentro senza che noi ne abbiamo alcun controllo. Ci sono ospiti occasionali, che arrivano e se ne vanno; ci sono ospiti graditi, che tornano di tanto in tanto ad allietarci; ci sono ospiti sgradevoli, che ci turbano e non ci mollano. Come gestire i brutti ricordi che ribussano alla nostra porta regolarmente, quando meno ce lo aspettiamo o quando meno li vorremmo?
Con Alessandro Calderoni e Claudia Cortesan
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Quando la vita ti colpisce duramente o ti sposta di continuo dalla traiettoria lineare che (un po' ingenuamente, forse) sogneresti, puoi avere lanetta sensazione di essere fuori equilibrio. Come se potessi cadere da un momento all'altro. O come se vagassi alla ricerca di punti di riferimento per orientarti e rientrare in carreggiata. Tante cose da fare, tutti che chiedonochiedonochiedono, momenti di vera difficoltà. Basta. Troppo. Che fare? Un primo, buon modo, per ripigliarsi è tornare al centro. E' comodo, specie se ti accorgi che il centro sei tu. Sei sempre a casa. Non hai bisogno di andare tanto lontano.
Con Alessandro Calderoni
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"Overwhelmed" è il termine anglofono che si usa per indicare la sgradevole sensazione di essere sopraffatti. Significa che le nostre risorse sono in esaurimento rispetto alle richieste (o pretese) dell'ambiente. Occhio, però: l'ambiente può essere quello esterno (tante cose da fare, mille impegni, sovrapposizione di eventi difficili da gestire) ma anche quello interno (rigore elevato, perfezionismo, incapacità di staccare, eccetera). Possiamo sentirci inondati perchè sottoposti a un'emozione insostenibile, un vero e proprio shock, o perchè incontriamo una somma di stimoli che ci stendono. Ognuno ha la sua dotazione di vulnerabilità e di resilienza, ognuno ha le ferite che gli capitano in sorte lungo il suo percorso. Per tutti una buona idea è quella di imparare a gestire il tempo in modo strategico e contemporaneamente modulare le emozioni, magari a partire dal corpo, per surfare l'onda del momento.
Con Alessandro Calderoni e Anna Marchesi
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Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on…

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