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Il caldo aumenta, il cambiamento climatico è in agguato, i ghiacciai soffrono e l'artico è cruciale per capire cosa sta succedendo al nostro pianeta, dicono i glaciologi che da anni studiano lo stato di salute delle masse di ghiaccio che ricoprono o ricoprivano le montagne in alta quota e le regioni marine e terrestri alla alte latitudini della Terra. Negli ultimi decenni le temperature sono aumentate più velocemente che nel passato e questo si riflette sui ghiacciai, il ghiaccio marino e il permafrost, spiega Fabio Trincardi, direttore del dipartimento di Scienze del Sistema terra e tecnologie dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche. Svalbard, Mar di Barents, mari siberiani, calotta di ghiaccio della Groenlandia sono le aree di crisi più esposte. Da 26 anni il Cnr gestisce una base sulle isole Svalbard e nel 2018 il Parlamento ha deciso di finanziare il programma di ricerche nell'Artico, racconta Trincardi. I ghiacciai della Groenladia ci aiutano a intercettare i segni del cambiamento climatico, spiega Valter Maggi, glaciologo, paleoclimatologo, docente della Università milanese Bicocca e studioso dei ghiacciai alpini, ma non solo. Negli anni '90 Valter Maggi è stato fra i primi italiani a effettuare ricerche sulle carote di ghiaccio estratte in Groenlandia e usate dagli studiosi di paleoclima, una branca delle scienze della Terra e della climatologia che ricostruisce come era il clima nel passato. A giugno in Groenlandia, 3bmeteo ha organizzato una spedizione per verificare lo stato di salute dell'isola, nessuna velleità scientifica, vogliamo vedere e raccontare cosa sta succedendo, dice Paolo Corazzon. Un'altra area di crisi sono le isole Svalbard. Andrea Spolaor ricercatore dell'istituto scienze polari del cnr di venezia, studia i cambiamenti climatici nelle regioni polari e l'impatto sui processi ambientali. Nel protettorato norvegese dal 1990 al 2017 la temperatura media annuale è aumentata di 4 gradi, passando da -6 a -2,2 gradi. I ghiacciai hanno registrato il cambiamento, dice Andrea Spolaor, che a primavera con la spedizione del Progetto Sentinel ha effettuato un carotaggio nel ghiacciao Holtedahlfonna, nel nord ovest delle Svalbard, per verificare l'impatto del riscaldamento. C'è chi nega gli effetti del comportamento dell'uomo sul cambiamento climatico ma per Fabio Trincardi i segnali sono evidenti.
Tanti sbarcano con i barconi, passano dai centri di detenzione in Libia. Altri arrivano dalla rotta balcanica. Raccontano storie di torture, privazioni e sofferenze incredibili, testimoniate dai segni che portano sul corpo. Sono i minori stranieri non accompagnati, oltre 20mila in Italia. Sono per lo più maschi, 17enni, egiziani, sperano di trovare nel nostro paese un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Quelli arrivati via mare da gennaio a metà giugno sono praticamente raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2022. Le regioni ai primi posti per l'accoglienza sono Sicilia e Lombardia. A Milano sono 1300 i minori stranieri non accompagnati, ma il 30% viene sistemato fuori città o regione: i ragazzi sono troppi, i posti pochi e i problemi tanti. Nella ex cascina di via Zendrini c'è un centro dove chi arriva resta fino a 18 anni e oltre. L'obiettivo è avviare i minori all'indipendenza e al mondo del lavoro.
La geografia non mente, la vicinanza della Libia all'Italia e a Malta, e dunque ai confini dell'Unione europea, impone a Bruxelles una strategia che almeno accompagni quella più chiara delle compagnie petrolifere. Autonomia energetica dunque, ma anche gestione dei flussi migratori: basterebbero questi due fattori a spiegare perché il paese sia costantemente conteso dentro e fuori l'Unione. Dalla denuncia dell'eurodeputato spagnolo Mikel Irujo Amezaganel del 2008, l'uso strategico dei migranti come arma di pressione e strumento di trattativa è certificata nella politica di Bruxelles. Eppure gli stati membri hanno sempre preferito muoversi in maniera individuale dando priorità agli interessi nazionali. Centrale dunque, e al contempo marginale nella dimensione esterna della politica europea. Con il direttore dello European Council on Foreign Relations Arturo Varvelli facciamo il punto di una relazione complessa, ma – per noi – semplicemente imprescindibile.
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