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Il 16 ottobre del 1943 i nazisti circondano il Portico d’Ottavia e deportano più di mille ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz. Torneranno in 16, 15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino. Nella ricorrenza degli 80 anni dalla deportazione, Radio 24 vuole ricordare che cosa accadde quella mattina con testimonianze e voci dei sopravvissuti e i racconti dei familiari delle vittime, tra i quali quella di Emanuele Di Porto, il bambino di 12 anni che si salva saltando su un tram e di Lia Levi, la scrittrice che viene nascosta in un collegio. Molte le voci che ci raccontano il quadro in cui si svolse la razzia: dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, allo storico David Kertzer. Un viaggio nella memoria che culminerà proprio lunedì 16 ottobre con una fiaccolata nell’antico quartiere ebraico alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Testimonianze riportate ne La Razzia, il nuovo podcast di Radio 24 e del Sole 24 ore.
In Svizzera e in Germania i giovani e le giovani che seguono un percorso di formazione professionalizzante dopo il diploma è rispettivamente al 45 e al 40 per cento. In Francia e Spagna sfiorano il 30 per cento. In Italia siamo fermi ad un modestissimo 1,1 per cento. Impietosi i numeri contenuti nel rapporto presentato dalla Fondazione Agnelli "ITS Academy: una scommessa vincente?", che ha comparato il nostro sistema a quello di alcuni Paesi a noi vicini. La ricerca ha anche analizzato i punti critici della riforma degli Istituti Tecnici Superiori, nati una quindicina di anni fa e che ora, in 121 istituti, hanno una platea di circa 25mila studenti. Le Fachhochschule tedesche - giusto per fare un esempio - ne hanno 800mila. Perché gli altri Paesi sono riusciti ad attrarre i giovani verso l'istruzione tecnica superiore che da noi arranca? E le riforme degli ITS, dell’istruzione tecnica nel suo complesso e l’istituzione del liceo del made in Italy ci avvicineranno agli standard degli altri Paesi? Ne parliamo con Matteo Turri, docente di economia all’università degli studi di Milano e autore della ricerca della Fondazione Agnelli, con Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, con l’economista Ocse Francesca Borgonovi e Giovanni Brugnoli, vice presidente per il Capitale Umano di Confindustria.
Il 3 ottobre 2013, nel più grande naufragio del Mediterraneo, morirono 368 migranti eritrei davanti all’isola di Lampedusa. Pochi giorni dopo altre 268 vittime, tutti siriani in fuga dalla guerra civile. Dieci anni dopo - la scorsa settimana - si sono tenute a Lampedusa le commemorazioni, assenti i membri del governo italiano e gli esponenti dell'Unione europea. Dieci anni fa si disse "mai più", ma da allora sono 28 mila i morti nel Mediterraneo e non c'è nessuna missione di salvataggio in corso. Valentina Furlanetto ci racconta le giornate di questo tragico decennale. Ne ha parlato con uno dei sopravvissuti, Refaat, che ora vive in Germania e nel naufragio ha perso i suoi due figli. Tra i tanti anche alcuni studenti arrivati da Francoforte per ascoltare le storie dei superstiti, e Vito Fiorino, che fu uno dei primi a soccorrere i naufraghi. Una riflessione che coinvolge anche Flavio di Giacomo portavoce dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM) e Chiara Cardoletti, rappresentante per l'Italia dell’Alto commissariato per i Rifugiati (Unhcr).
La grave minaccia globale rappresentata dalle specie aliene è spesso sottovalutata. L’ultima arrivata in Italia - e tra le più dannose - è la formica di fuoco che rischia di espandersi in tutto il vecchio continente a causa del cambiamento climatico se non adeguatamente arginata. Secondo un rapporto della Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici delle Nazioni unite sono oltre 37.000 le specie esotiche introdotte da molte attività umane nelle regioni e nei biomi di tutto il mondo. Un numero che sta ora aumentando a ritmi senza precedenti. Più di 3.500 di queste sono specie esotiche invasive e dannose che minacciano seriamente la natura e la qualità della vita. Microscopici batteri come la Xylella fastidiosa, che ha decimato gli uliveti pugliesi, ma anche insetti, pesci, crostacei e mammiferi provenienti dall'estero, che una volta insediati sul territorio sono molto difficili da eliminare. L'arma più efficace per contrastare questi devastanti eserciti è la prevenzione e l'Unione europea si è dotata di una rete di biosicurezza che prevede controlli mirati per impedire la diffusione delle specie esotiche invasive. Un regolamento entrato in vigore a gennaio 2015 che prevede una serie di prescrizioni volte a proteggere la biodiversità. Ma proprio l'Italia rischia di essere una falla nel sistema. Lo Stato italiano è stato infatti deferito lo scorso gennaio alla Corte di Giustizia Ue per non aver applicato le norme comunitarie contro le specie alloctone. In questo reportage scopriremo con gli esperti di fauna selvatica e di agricoltura Ue a che punto siamo.
Dal Trasimeno al fiume Nera, da Assisi lungo le anse del Tevere alla Spoleto- Norcia. Sono alcuni dei percorsi della rete ciclabile umbra cofinanziati dai fondi europei. L’Umbria è una regione che negli ultimi anni ha investito molto sul cicloturismo, consapevole come il settore possa rappresentare un importante volano economico soprattutto per i piccoli borghi e le aree interne in un’ ottica di sostenibilità ambientale, ma anche di recupero dei danni del sisma del 2016. In questo reportage partiamo da Spoleto, dove ai primi di settembre si è svolta la Spoleto Norcia Mtb, uno dei più grandi eventi cicloturistici dell’Italia centrale, sul tracciato della greenway inaugurata nel 2014 ricavata dal vecchio tracciato della ferrovia nota anche con il piccolo Gottardo umbro e che ha dato una grande spinta alla realizzazione e alla progettazione di altri itinerari. Tra questi la ciclovia del Tevere , progetto finanziato in parte da fondi Fesr e sul quale dovrebbero confluire anche fondi residuali del Pnrr per il completamento del percorso tra i due poli della cristianità, dalla basilica di San Francesco ad Assisi a Piazza San Pietro a Roma, in vista del Giubileo del 2025 e della ricorrenza degli 800 anni dalla morte di San Francesco nel 2026.
12 miglia dalla costa tra l’Abruzzo e il Molise, in acque territoriali italiane. Dalla costa si scorge solo nelle giornate serene, ma lì, nel cuore del mar Adriatico da quarant'anni vive una piccola comunità. È il campo petrolifero Rospo Mare, tre piattaforme di estrazione più grandi, una decina di pozzi e la Floating Storage and Offloading Alba Marina, ex petroliera che funziona da centro di stoccaggio, collegata da tubi sottomarini, cuore e cervello dell'impianto e "casa" per chi ci lavora, alternandosi per 15 o 28 giorni a bordo, altrettanti a terra. In quarant'anni da qui si è estratto il 13% del petrolio nel sottosuolo. Ora i carichi si alleggeriscono di anno in anno. Bisognerebbe spostare i tubi, ma mancano le autorizzazioni. Il petrolio di Rospo Mare non fornisce energia, serve per lo più per le infrastrutture, bitume in primis. Ma alleggerisce l'import dall'estero. La concessione è del governo italiano, a lavorare e investire una multinazionale guidata da un imprenditore greco, la Energean. Qui si guarda il male, si lavora e ci si interroga sul futuro. Domande che attendono risposte e decisioni. E noi siamo andati a vedere come nasce in Adriatico il petrolio a Km zero.
Daniele si è laureato in scienze infermieristiche a Catania, ha lavorato in diverse cliniche private e ospedali pubblici del Nord Italia, ha frequentato due master e il suo ultimo incarico è stato all'ospedale San Paolo di Savona, dove aveva la responsabilità di coordinare quattro reparti. Ma lo stipendio restava fermo e soprattutto troppo basso. Quindi decide a 39 anni con moglie due figlie di andare a vivere a Locarno. Una scelta che dopo i primi mesi conferma senza alcun dubbio, per un vantaggio economico ma anche per il pieno riconoscimento delle sue competenze. A partire dall'esperienza di Daniele questo reportage prova ad analizzare un fenomeno crescente, quello della fuga volontaria di infermieri dagli ospedali italiani, che in questi mesi vede decine di professionisti sanitari decidere di andare all'estero. Secondo la Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche Fnopi sono circa 3mila gli operatori che ogni anno si spostano in altri Paesi. Una grande fuga che rischia di aggravare una carenza già strutturale di infermieri nelle corsie italiane. Quali sarebbero le priorità per tutelare professionisti essenziali al nostro Servizio sanitario nazionale? La tabella di marcia spiegata dagli esperti.
La presidente della commissione europea, Ursula Von der Layen è andata a Lampedusa pochi giorni fa, quando la presenza degli immigrati ha toccato nella piccola isola, porta dell'Europa, la cifra record di 7000 persone. "È un tema europeo e lo risolveremo in Europa" ha detto. In teoria un passo avanti nell'assunzione di responsabilità comune da parte di Bruxelles, ma sull'isola non c'è l'ombra della presenza dell'Europa, non ci sono agenti di Frontex e i dieci punti elencati dalla leader europea sembrano o velleitari o impossibili da realizzare. Con Pietro Bartolo, europarlamentare e Uri Dadush, professore del think tank Bruegel cerchiamo di capire quali soluzioni l'Europa potrebbe mettere in campo.
Nadia, ha un figlio con multidisabilità. Il ragazzo, Lorenzo, ha 14 anni e nel passaggio dalle medie alle superiori ha vissuto un vero calvario. Siamo a Milano, ma questa storia è replicabile ovunque. In estrema sintesi la scuola superiore, scelta con accuratezza dai genitori di Lorenzo ha rifiutato l'iscrizione per carenza di personale adeguato. Motivazioni assolutamente non conformi alla legge. Dopo una schermaglia tra avvocati e scuola Lorenzo è stato preso. Ma l'amaro che resta è tanto racconta Nadia. Per molte famiglie l’inizio della scuola ha lo stesso sapore tra carenze di personale e mancanza di competenze adeguate. Un terzo dei docenti di sostegno, circa 65mila, sono insegnanti senza specializzazione: non hanno cioè una formazione specifica sulla didattica inclusiva o sulla disabilità, con ricadute spesso drammatiche. “Le famiglie chiedono il nostro aiuto legale per vedere riconosciuto un loro diritto” racconta Laura Abet che per la Ledha (lega per le persone con disabilità) si occupa del centro antidiscriminazione. Ci racconta che il 30% delle segnalazioni su diritti mancati arriva dal mondo della scuola ed è un dato per difetto, perché molte famiglie straniere con figli con disabilità non denunciano e vivono sulla loro pelle una doppia emarginazione.
Con la ripresa dell'anno accademico tornano le tende davanti al Politecnico, in piazza Leonardo da Vinci. Gli studenti, riuniti per l'assemblea nazionale, protestano contro il caro affitti a Milano, che con oltre 600 euro a stanza al mese è la città più cara d'Italia. Problema comune agli universitari di facoltà diverse: su 220mila studenti a Milano, i fuori sede sono 70mila. "Finora abbiamo sentito tante parole e pochi fatti, il governo non ci ha mai dato una risposta", spiega Ilaria Lamera, la studentessa bergamasca che a maggio ha dato il via alla mobilitazione nazionale. Secondo l'assessore alla casa del comune di Milano, Pier Francesco Maran, "i ragazzi, con cui abbiamo un dialogo serrato, fanno bene a chiedere alle istituzioni una risposta comune". E Palazzo Marino convoca un incontro tra studenti, rettori e sindaco. Tra i progetti il canone concordato e il progetto dello studentato diffuso.
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Radio 24 racconta ogni settimana l'Italia e il mondo attraverso il formato del reportage. Realizzati dalla redazione e dai collaboratori di Radio 24, il racconto sonoro ci porta…

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