Dove non arrivano i grandi, ci pensa l’Intelligenza Artificiale: un numero sempre più alto di adolescenti lamenta, infatti, un’assenza di ascolto e connessione emotiva da parte degli adulti di riferimento, che spesso si pongono loro con atteggiamento giudicante. Il risultato? Si affidano in massa a chi queste caratteristiche sembra possederle, sebbene non abbia un’anima: uno su due (46%) ha fatto ricorso all’IA per parlare delle proprie emozioni e, per uno su 10, questa routine è una costante.
A svelarlo è l’annuale indagine realizzata dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) insieme a Skuola.net, diffusa in occasione della 9ª Giornata Nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo.
L’indagine, che ha coinvolto 927 ragazzi tra i 10 e i 20 anni, restituisce un’immagine nitida della condizione emotiva della generazione cresciuta tra smartphone e social network. Oltre 7 ragazzi su 10 quelli che dichiarano di avere un forte bisogno di sentirsi ascoltati davvero, non solo “sentiti”. Più di 1 su 5, inoltre, afferma che questa esigenza è sempre presente, come se fosse diventata una sorta di richiesta pressante rivolta al mondo degli adulti. Peccato però che, allo stesso tempo, la maggior parte non riesca a trovare questi spazi nella vita offline: quasi 2 su 3 vorrebbero ricevere più “carezze emotive” dalle persone che li circondano, qualche gesto in più che comunichi presenza e non soltanto controllo.
E, forse anche per questo, quasi 6 su 10 ammettono di fare fatica a parlare apertamente delle proprie emozioni faccia a faccia, come se la comunicazione autentica fosse diventata un terreno scivoloso, pieno di timori e aspettative (dall’articolo on line “Adolescenti sempre più soli“, pubblicato su TGCom24, 27-11-2025).
Claudio Coppini e Roberto Vacca parlano dei dati emersi da questa indagine con lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Tomai.
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La voce Carenza di connessione emotiva e dipendenza da AI è stata pubblicata per la prima volta su HopeMedia Italia.