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In questa puntata di Fuori Scandali partiamo da una notizia che può cambiare tutto: il processo al cardinale Angelo Becciu dovrà essere rifatto.
Sembra una questione tecnica. Ma non lo è. Perché quel processo era stato presentato come il simbolo della nuova trasparenza del Vaticano. E oggi rischia di dimostrare il contrario.
Ricostruiamo il caso: l’investimento nel palazzo di Londra, le perdite milionarie, i fondi finiti al centro delle accuse e le operazioni che trasformano una cattiva gestione in uno scandalo globale.
Ma il punto non è solo cosa è successo. È come è stato giudicato.
Parliamo delle regole cambiate durante il processo, dei documenti non accessibili alla difesa e di un sistema in cui il potere giudiziario non è separato da quello politico.
E allora la domanda diventa inevitabile: se il processo non regge, cosa resta della condanna?
E soprattutto: chi giudica il Vaticano, quando è il Vaticano stesso a essere sotto processo?
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
Prodotto da BOATS – Based On A True Story.
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Per quasi trent’anni è rimasto lì, incastonato nella roccia della Costiera Amalfitana: un enorme hotel costruito dove non avrebbe mai dovuto essere.
Per molti era un simbolo di abusivismo e una ferita nel paesaggio. Per altri invece era lavoro, economia, futuro. Quando le ruspe arrivano per abbatterlo, la demolizione si trasforma in uno scontro durissimo tra due idee opposte di giustizia.
La puntata integrale esce lunedì 23 marzo.
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
La voce narrante è di Giacomo Giaquinto.
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In questa puntata di Fuori Scandali partiamo da una storia che, a prima vista, sembra solo una vicenda personale: un giovane sacerdote molto seguito sui social che decide di lasciare il ministero. Ma, come spesso accade, dietro una scelta individuale si nasconde qualcosa di molto più grande.
Il protagonista è Don Alberto Ravagnani, classe 1993, ordinato sacerdote nel 2018 nella diocesi di Milano e diventato negli ultimi anni una delle figure religiose più riconoscibili sui social italiani, con centinaia di migliaia di follower tra YouTube, Instagram e TikTok. A fine gennaio 2026 annuncia pubblicamente di lasciare il sacerdozio. Lo fa nel modo più coerente con il suo percorso: con un video pubblicato sul suo canale YouTube, in cui racconta la sua scelta.
La sua spiegazione sorprende molti: la fede non è finita. Ravagnani dice di continuare a credere, ma di non riconoscersi più nel ruolo sacerdotale. Una distinzione che ribalta la narrazione più comune: non è un prete che perde la fede, ma qualcuno che mette in discussione la struttura dentro cui quella fede si è espressa finora.
Ricostruiamo quindi le motivazioni che emergono dal suo racconto: il peso del celibato, il disagio verso il ruolo sacerdotale come “divisa”, la distanza percepita tra la vita reale delle persone e il linguaggio della Chiesa.
La storia di Ravagnani apre anche domande più ampie. Parliamo del celibato nella storia della Chiesa, delle richieste di riforma che ciclicamente tornano nel dibattito cattolico e del conflitto sempre più evidente tra istituzione religiosa e cultura contemporanea.
Allarghiamo poi lo sguardo al ruolo dei social media nella vita religiosa. Ravagnani è stato uno dei primi sacerdoti italiani a costruire una vera presenza digitale, portando la pastorale su YouTube e TikTok. Ma cosa succede quando la fede diventa anche contenuto, quando un sacerdote entra nella creator economy e costruisce un pubblico che diventa un vero e proprio capitale di attenzione?
Infine riflettiamo su una trasformazione più ampia: la crisi delle istituzioni e il passaggio da una fede vissuta dentro strutture riconosciute a forme sempre più individuali di spiritualità. Una trasformazione che riguarda non solo la Chiesa, ma molte altre istituzioni della società contemporanea.
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
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Nel 1976 a Manfredonia un’esplosione nello stabilimento chimico ANIC libera nell’aria tonnellate di arsenico. Per molti è la “Seveso del Sud”.
In questa puntata di Dentro Scandali non ricostruiamo solo l’incidente: rallentiamo la storia per capire come un disastro del genere diventa possibile.
Partiamo dalla comunicazione dell’azienda, dove il linguaggio tecnico costruisce fiducia e nasconde il rischio. Analizziamo poi una decisione cruciale: l’innalzamento dei limiti di arsenico nelle urine dei lavoratori, che trasforma un’emergenza sanitaria in una semplice modifica di parametro.
Ma Manfredonia è anche la storia di una comunità divisa tra lavoro e salute, di un sistema giuridico che negli anni ’70 non aveva strumenti per giudicare i disastri ambientali e della nascita di una protesta dal basso guidata dal Comitato Cittadino Donne.
Perché dietro l’esplosione del 1976 c’è una domanda che riguarda ancora oggi l’Italia: quando sviluppo industriale e tutela della salute entrano in conflitto, chi decide il prezzo da pagare?
Dentro Scandali è il podcast di BOATS che approfondisce e analizza i casi raccontati in Scandali, separando i fatti per capire ciò che spesso resta invisibile.
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
Le voci in Dentro Scandali sono di Matteo, Fabio e Niccolò.
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Settembre 1976.
All’inizio le autorità parlano di un incidente minore. Vapore acqueo, sostanze non pericolose. La fabbrica riapre già il giorno dopo e gli operai tornano al lavoro con scope e pale per ripulire la polvere che copre ogni cosa.
Ma dopo pochi giorni emerge la verità: quella nube non era innocua. Conteneva tonnellate di anidride arseniosa, una sostanza altamente tossica e cancerogena che ha contaminato un’intera comunità. Nasce così quello che molti chiameranno “la Seveso del Sud”.
Nei mesi e negli anni successivi Manfredonia diventa il simbolo di uno scontro che attraversa tutta l’Italia: lavoro contro salute, sviluppo industriale contro diritto all’ambiente. Operai malati, indagini giudiziarie, proteste di piazza e una battaglia civile guidata soprattutto dalle donne della città.
Ma la storia non finisce con l’incidente del 1976. Perché dietro quell’esplosione emerge un sistema fatto di omissioni, scarichi illegali, processi interminabili e verità mai del tutto accertate.
Cosa è successo davvero a Manfredonia?
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
La voce narrante è di Paolo Cresta.
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In questa puntata di Fuori Scandali, a quarant’anni dallo scandalo del vino al metanolo, torniamo su una delle vicende più gravi della storia alimentare italiana.
Tutto comincia nel marzo 1986 con morti che sembrano isolate. Un uomo trovato senza vita in casa a Milano. Pochi giorni dopo, un altro nell’hinterland. Accanto ai corpi, una scena normalissima: una bottiglia di vino da tavola comprata al supermercato. All’inizio nessuno collega i casi. Poi negli ospedali iniziano ad arrivare pazienti con sintomi strani: nausea, confusione, perdita della vista. È il segnale che qualcosa non torna.
Ricostruiamo la vicenda: l’aggiunta deliberata di metanolo, un alcol industriale tossico, per aumentare artificialmente la gradazione del vino e abbattere i costi di produzione. Una scorciatoia economica che si trasforma in tragedia: morti, persone rimaste cieche e uno shock che travolge l’intero settore vinicolo italiano.
Analizziamo poi l’indagine coordinata dal magistrato Alberto Nobili, la filiera opaca del vino sfuso e il concetto giuridico centrale del processo: il dolo eventuale, cioè agire accettando consapevolmente il rischio che qualcuno possa morire.
Allarghiamo infine lo sguardo alle conseguenze di quello scandalo: la crisi internazionale del vino italiano, le riforme che cambiano per sempre il settore e il paradosso di una tragedia che, nel lungo periodo, contribuisce alla trasformazione dell’Italia da produttore di vino di massa a sistema orientato alla qualità.
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
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In questa puntata di Fuori Scandali partiamo dal caso di Rogoredo, a Milano: uno sparo nel bosco dello spaccio, un uomo morto e una storia che, nelle prime ore, sembrava già avere un finale scritto. Legittima difesa. Fine della discussione.
Ma cosa succede quando le indagini iniziano a cambiare il racconto?
Ricostruiamo i fatti: la morte di Abderrahim Mansouri, l’accusa di omicidio volontario nei confronti dell’agente Carmelo Cinturrino e gli elementi emersi nelle settimane successive, tra ricostruzioni investigative, testimonianze e l’ammissione della messinscena della scena del crimine. Analizziamo come nasce una “verità pubblica” nelle prime ore dopo una notizia e perché spesso continua a esistere anche quando i fatti si complicano.
Allarghiamo poi lo sguardo al contesto di Rogoredo, simbolo di emergenze sociali e sicurezza urbana, e al modo in cui politica, media e opinione pubblica reagiscono prima che la verità giudiziaria sia accertata. Dalle petizioni e prese di posizione immediate fino alle retromarce più silenziose, osserviamo come un singolo episodio possa diventare terreno di scontro politico e legislativo.
Attraverso paralleli con altri casi italiani, riflettiamo poi su un tema più ampio: cosa succede quando la fretta di interpretare una storia supera il tempo necessario per capirla davvero. Perché la verità giudiziaria arriva dopo, ma quella pubblica, spesso, si forma molto prima.
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
Prodotto da BOATS – Based On A True Story.
Settembre 1976.
All’inizio nessuno si preoccupa davvero. Non ci sono allarmi, non ci sono evacuazioni. Solo qualche colpo di tosse e rassicurazioni ufficiali.
Ma quello che sembra un incidente minore sta per trasformarsi in uno dei più grandi eco-scandali italiani: una storia di industria, silenzi e verità arrivate troppo tardi.
La nuova puntata di Scandali esce lunedì 9 marzo.
La voce è di Paolo Cresta.
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
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In questa puntata di Dentro Scandali torniamo sul caso della petroliera Haven, uno dei più grandi disastri ambientali del Mediterraneo, per rallentare la narrazione e guardare cosa c’è davvero sotto la superficie.
Smontiamo la storia pezzo per pezzo: una nave già compromessa da riparazioni discutibili, un sistema di sicurezza fragile, soccorsi messi alla prova da tragedie avvenute appena il giorno prima e decisioni tecniche prese scegliendo il “male minore”.
Come esplode davvero una petroliera? Perché l’incendio non venne spento? E soprattutto: la Haven è stata un incidente o il risultato inevitabile di un sistema costruito per risparmiare su controlli, manutenzione e responsabilità?
Tra processi senza colpevoli, risarcimenti limitati e un mare che non guarisce davvero, analizziamo cosa è successo dopo la narrazione e cosa, oggi, potrebbe (o non potrebbe) cambiare se accadesse di nuovo.
Dentro Scandali è il podcast di BOATS che approfondisce e analizza i casi raccontati in Scandali, separando i fatti per capire ciò che spesso resta invisibile.
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
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Torna Scandali Podcast con una nuova stagione dedicata agli eco-scandali che hanno cambiato per sempre il nostro rapporto con ambiente, industria e responsabilità pubblica.
Aprile 1991. Al largo di Genova una petroliera esplode e il mare si trasforma in una distesa nera di petrolio. È la Haven: il più grande disastro petrolifero mai avvenuto nel Mediterraneo.
Per giorni la nave brucia senza controllo, mentre decine di migliaia di tonnellate di greggio contaminano oltre 100 chilometri di costa ligure. Ma con il passare delle settimane emerge qualcosa di ancora più inquietante: riparazioni fatte al risparmio, sistemi di sicurezza compromessi e una catena di decisioni che trasforma un incidente in uno scandalo.
Chi è responsabile della marea nera della Haven? E perché, nonostante morti, devastazione ambientale e anni di indagini, nessuno pagherà mai?
Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo.
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