𝐋𝐀 𝐌𝐔𝐒𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐎𝐒𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐄 - Monografie oltre ai generi
𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼: 𝗹'𝘂𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗼𝗰𝗸𝗵𝗮𝘂𝘀𝗲𝗻
"Quando un ascoltatore ha l'impressione di non aver mai udito prima quanto sta ascoltando, quando il linguaggio di una musica è al di sopra della sua conoscenza, quando si sente commosso profondamente senza spiegarsi la causa, solo allora si trova di fronte a qualcosa di veramente nuovo nella musica. È la manifestazione della coscienza primigenia, dell'archetipo, dimenticata nel tempo.”
Il principio della composizione come attività conoscitiva, resta senza dubbio il maggiore interesse dell'arte di Karlheinz Stockhausen (1928-2007), compositore tedesco riconosciuto come tra i più innovativi e avanguardisti del XX secolo; i suoi contributi maggiori nel mondo della musica consistono nel suo lavoro sull'elettronica, sull’alea nella composizione seriale, sulla musica intuitiva e sulla spazializzazione del suono.
Stockhausen iniziò a comporre nel 1950, passando rapidamente da partiture considerate tradizionali alla musica “seriale" ovvero la tecnica compositiva basata sulla serie, principio costruttivo che si fonda su una successione prestabilita e invariabile di dodici note, una tecnica ideata da Arnold Schönberg. L’ideazione invece della cosiddetta musica "puntuale” è un approccio che concepisce i suoni come eventi a sé, le note acquistano una propria fisicità, in una sorta di vitalismo irrazionalistico volto ad una capacità di coinvolgimento totale anche nell’ascolto.
È presso lo studio per la musica elettronica di Colonia in cui il compositore tedesco comincia a dedicarsi di più alla musica elettro-acustica: l'utilizzo di elementi fonici da una parte e apparecchi per la trasformazione del suono dall’altra, gli consentiranno di innovare enormemente nel campo della musica “spaziale". Il suono percepito infatti non è mai o quasi mai proveniente dalla stessa direzione, ma si sposta intorno allo spettatore/ascoltatore. Il pubblico non si trova più ad ascoltare un concerto dove il suono lo investe frontalmente ma è immerso in uno spazio sonoro a 360°, fino a quel momento qualcosa di davvero inaudito.
In questo episodio di La Musica come Pratica dell’Impossibile di Michele Selva, si parla della sfida nella ricerca di nuovi linguaggi musicali, di contaminazioni culturali, spaziali, di elettronica purezza e lucidità al limite di una vera e propria "musica delle sfere”, metafora perfetta di questo racconto fatto di musica e parole immaginato come una costellazione di tanti episodi e stelle immaginate.
Un programma a cura di Michele Selva
Regia di Alessandro Renzi